Catene
Scritto da Roberto Fedeli   
martedì 16 agosto 2011

Catene
Titolo originale: Catene
Italia: 1049. Regia di: Raffaello Matarazzo Genere: Drammatico Durata: 86'
Interpreti: Yvonne Sanson, Amedeo Nazzari, Nino Marchesini, Aldo Silvani, Amalia Pellegrini, Teresa Franchini, Aldo Nicodemi, Roberto Murolo, Giulio Tomasini
Sito web ufficiale:
Sito web italiano:
Nelle sale dal: 1949
Voto: 8
Trailer
Recensione di: Roberto Fedeli
L'aggettivo ideale: Dirompente
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CateneAlla mente di un attento ed appassionato cinefilo la parola melodramma rievoca immediatamente quel preciso genere di film incentrati su trame romanzesche dalle tinte forti.
È molto probabile che la parola venga collegata ai grandi drammi interpretati da Greta Garbo (Anna Karenina, Margherita Gauthier) o agli intramontabili titoli che resero unico il cinema classico americano (Via col vento, Casablanca).
Tuttavia, nel lontano 1949, in Italia uscì Catene, un film di Raffaello Matarazzo. Un regista specializzato nelle commedie dal ritmo serrato riuscì a comporre una vera e propria opera drammatica, assai lontana dalla retorica e dalla ridondanza estetica dei capolavori americani.

Il fascino di questa pellicola risiede nella perfetta recitazione dei protagonisti, un Amedeo Nazzari e una Yvonne Sanson calati con precisione letteraria nei loro personaggi, nel fluido dipanarsi della sinossi e nella perfetta caratterizzazione sociale e folcloristica degli ambienti.
La calma apparente di una coppia sposata con due figli viene scossa dal casuale quanto fatale ritorno dell’ex amante della donna, che tenterà in ogni modo di riottenere quel trofeo, un tempo posseduto ed abbandonato.

La dirompente empatia del prodotto è accresciuta dalla focalizzazione dello spettatore sull’infausta situazione in cui viene a trovarsi la donna, sempre in bilico tra un infelice passato di illusioni perdute e un disgraziato presente di ineluttabili menzogne.
A saturare di sapienza espressiva il quadro di un meridione caldo ma umile, l’attento occhio di Matarazzo riesce a produrre un pathos sempre crescente mediante l’uso di inquadrature essenziali, che sostano impietosamente davanti ai corpi straziati dalla tragedia interiore ed esteriore.
Parte da questo film la fortunata collaborazione Matarazzo\Nazzari\Sanson che offrirà un nuovo volto al cinema italiano degli anni ’50, un cinema che non era ancora riuscito a riemergere dalle macerie dell’importante produzione neorealista.