Cowboys & Aliens
Scritto da Dario Carta   
mercoledì 24 agosto 2011

Cowboys & Aliens
Titolo originale: Cowboys & Aliens
USA: 2011. Regia di: Jon Favreau Genere: Fantascienza Durata: 118'
Interpreti: Olivia Wilde, Harrison Ford, Daniel Craig, Sam Rockwell, Adam Beach, Paul Dano, Noah Ringer, Ana de la Reguera, Clancy Brown, Keith Carradine, David O'Hara, Walton Goggins, Abigail Spencer, Toby Huss, Raoul Trujillo, Chris Browning, Buck Taylor, Brendan Wayne, Julio Cedillo, Matthew Taylor, Kenny Call, Cooper Taylor, Troy Gilbert, Chad Randall, Mylo Ironbear, Richard Allan Jones, John Macho, Paul Marshall, Andres Salazar, Craig Seitz
Sito web ufficiale: www.cowboysandaliensmovie.com
Sito web italiano: www.cowboysandaliens-ilfilm.it
Nelle sale dal: 14/10/2011
Voto: 5
Trailer
Recensione di: Dario Carta
L'aggettivo ideale: Acrobatico
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La fantasia con le ali sbagliate....

Cowboys & AliensAli di un sogno che non riesce a volare,perché le sue ali non glielo consentono e così rimane come un aquilone,con lo slancio limitato,che non prende quota e non esplora i cieli dell’immaginario,soffermandosi solo alle porte.
Non si innalza,perché non c’è vento e manca quel soffio dello spirito che lo possa liberare dai nodi che lo imprigionano tra le pareti della simulazione. Il sogno non si trasfigura e rimane una magia incompiuta.

“Cowboys and Aliens”,che il regista John Favreau mette in scena su uno script di cinque accreditati sceneggiatori ispirati dall’omonimo Comic Novel di Scott Mitchell Rosenberg,è un bizzarro sortilegio che fruga nella curiosità assopita dei testimoni del cinema di questo tempo,destandone l’interesse e uno stupore perplesso. Assortimento di due generi chiave della storia dello spettacolo americano,il Western e la Fantascienza,”Cowboys and Aliens” scuote,ma solo in apparenza,il tedio del disvalore che oggi inonda le sale di proiezione e l’Home Theater,proponendo la sorpresa come soluzione alla cinerea fotografia del panorama dei lavori su schermo.

L’effetto è indovinato,il risultato inconsistente come un bicchiere di aria fresca. Sorrisi forse gentili e benevola accondiscendenza ma certamente sarcastica,accolgono lo scorrere di immagini di cowboys,Apaches,diligenze,cavalli,affiancate da mostri alieni e navi spaziali su un palcoscenico gremito da simbolismi della classicità di frontiera al tramonto del diciannovesimo secolo:il piccolo paese (Absolution),con lo sceriffo e il saloon gestito dal proprietario di nome Doc,il Pastore,il dispotico proprietario terriero con il figlio incapace e arrogante,lo stregone indiano e le sue pozioni. In una danza clownesca ai suoni di ”Sentieri selvaggi”,”L’oro di Mackenna”,”La Cosa”,”La guerra dei mondi”,il film cerca il conforto di un applauso riconoscente per un pastiche surreale con le aspirazioni di una fiaba ed il linguaggio di un contabile.

Arizona,1873. Quando Jake Lonergan (Daniel Craig) riprende conoscenza con una ferita al fianco,si ritrova al polso un misterioso e futuristico braccialetto,senza poter ricordare né chi sia,né perché fosse lì.
Collaudato subito il braccialetto in uno scontro con tre gaglioffi in cerca di vittime, Jake si dirige verso il vicino paese Absolution,dove viene curato dal Pastore (Clancy Brown) e incontra lo sceriffo (Keith Carradine),suo nipote,(Noah Ringer),il proprietario del saloon, (Sam Rockwell),il burbero rancher Colonel Dolarhyde (Harrison Ford),il suo inetto figlio ed una schiera di altri personaggi ritagliati dalle pagine della tradizione western,fra cui spicca la bella e misteriosa Ella Swenson (Olivia Wilde).
I margini dell’immaginario di frontiera vengono improvvisamente violentati dal nugolo di navicelle spaziali che sciama su Absolution,in un esilarante rodeo di rapimenti e colpi di colt.
Jake scopre a cosa serve realmente il braccialetto e si mette all’inseguimento delle creature aliene,in un viaggio popolato da mostri,indiani,incubi e bandidos,fino a raggiungere l’astronave principale,dove un cocktail di effetti fornisce ,in un laboratorio di immagini computerizzate,il climax del film in uno scontro fra cowboys e CGI. Colori seppiati,consuetudine fotografica,clichès scenici,strizzano l’occhio alla tradizione iconologica di un genere che oggi il cinema ha messo in disarmo,ma di cui “Cowboys and Aliens” lambisce il senso nostalgico,richiamando alla memoria le schiuse Fordiane,il respiro di Mann o le nuove dimensioni crepuscolari di Peckinpah o Pollack.
Il lirismo è solo illusorio e rimane solo il mezzo per veicolare una formula redditizia e mirata alle necessità demografiche di settore,che traducono un obiettivo più economico che artistico.

In “Cowboys and Aliens” immaginazione popolare e grafismo spettacolare si coniugano in un lavoro di faceto opportunismo,tanto vanitoso quanto astuto e sornione,con improbabili sottotesti che si rincorrono in bisticci di sottintesi semiseri,dove le sorti dei popoli colonizzati nelle guerre delle Grandi Pianure sono stravolte nella prospettiva del film dove una coalizione fra Nativi Americani di ogni razza fa fronte alla minaccia dei nuovi invasori,ritagliati dalle pagine dei comic books stampati alle prime luci della Guerra Fredda (Thrilling Wonder Stories).
Daniel Craig,Harrison Ford,Sam Rockwell e compagnia,sono chiamati a radunarsi sulla pista di un circo dove ogni pubblico troverà appagata la curiosità per giochi mirabolanti e acrobazie virtuali,fra finte magie ed affascinanti illusioni.
Ma nulla di più. Ameno divertissement,innocuo e il linea con l’ultimo cinema,”Cowboys and Aliens” è un putiferio scenico grossolano e iconoclasta,un irriverente omaggio caricaturale allo spettacolo solo per gli occhi,pervaso dalla beffarda ironia di una scaltra futilità di grande suggestione e assoluta vacuità.