Age of the Dragons
Scritto da Dario Carta   
martedì 06 dicembre 2011

Age of the Dragons
Titolo originale: Age of the Dragons
USA: 2011. Regia di: Ryan Little Genere: Fantasy Durata: 110'
Interpreti: Danny Glover, Vinnie Jones, Corey Sevier, Sofia Pernas, Larry Bagby, Kepa Kruse, David Morgan, Raphael Cruz, Yanique Bland, Wayne Brennan, McKay Daines, John Lyde, Scott Chun, Amy Micalizio, Brianne Aglaure
Sito web ufficiale: www.ageofthedragonsmovie.com
Sito web italiano:
Nelle sale dal: Inedito in dvd
Voto: 5
Trailer
Recensione di: Dario Carta
L'aggettivo ideale: Naufragato
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age_of_the_dragons_leggero.pngUn tono di seriosità sfuggente,accattivante e quasi goliardica,il senso sciocco di un cinema clownesco,irridente sè stesso nel non prendersi sul serio mentre gioca con gli stili dell'immaginifico classico della letteratura e dello spettacolo.
C'è una parvenza quasi canzonatoria nel lavoro di Ryan Little "Age Of The Dragons",opera fantasy di natura derivativa e insieme rilettura grottesca del Moby Dick di Melville. Talmente sublimato nell'assurdo da riuscire a qualificarsi nelle attenzioni di un'audience sconfortato,se non certamente per l'eccellenza che lo contraddistingue,quanto meno per il senso stravagante della realtà di cui è concepito,il film di Little è l'evidente schiusa ad una percezione burlesca del cinema d'avventura,come la messa in scena del fantastico da carrozzone o l'avanspettacolo vaudeville del cinema satirico.

Evidentemente ricalcato sulle pagine dello script del "Moby Dick" di Huston,il lavoro di Little sopravvive alla grave insufficenza dei significati,perchè caparbiamente aggrappato all'ironia sfrontata che lo alimenta,facendolo ridere di sè stesso e di chi si dovesse soffermare sulla critica ai contenuti o al linguaggio dell'opera.
Come nel romanzo e nel film di Huston,Ishmael (Corey Sevier) è la voce narrante della storia e da fuori campo racconta come si presenti per arruolarsi come mozzo a bordo del Pequod,agli ordini del capitano Achab (Danny Glover).
Mentre l'equipaggio si imbarca per cercare il "vetriolo",un liquido estratto dai draghi catturati,Achab è ossessionato dalla caccia ad un mostro bianco,un drago che anni prima aveva ucciso sua sorella e sfigurato il suo viso.
Il capitano non troverà la pace fino a quando la sua rotta non incrocerà quella del mostro,momento in cui l'uomo avrà modo di estinguere la sua sete di vendetta.

L'epilogo sarà la tragedia dilaniata dal delirio e un sogno di follia andato perduto. La pedissequa assurdità di una rivisitazione senza guizzi di personalità,può tuttalpiù suscitare qualche sconcerto sulla motivazione di un'iniziativa ficcata a forza nelle pagine del catalogo hollywoodiano del nonsense. Irrisorio spessore narrativo,qualunquismo scenografico - poco CGI si salva - futilità di un dialogo dispersivo e fasullo,scontornano scene e personaggi disegnati inappropriatamente sui fogli bianchi di uno spettacolo inadeguato e posticcio,finto lavoro-pilota all'ombra della letteratura nobile e del cinema della recitazione.
Dove nel film di Huston è dramma,in "Age" è farsa e dove là è lirismo,qui è buffa bizzarria di situazioni spente. In apertura,dopo che la voce fuori campo di Ishmael accompagna le immagini che raccontano una premessa che fornisce la spiegazione dell'odio di Achab,la scena segue le tracce del film di Huston,nell'ambientazione nella taverna,con il vecchio che narra vicende antiche fra realtà e leggenda,in un paese battuto dal vento e dalla pioggia e immerso nell'oscurità.

L'ambientazione è quella di un'era senza tempo,un medioevo fantastico o un futuro preapocalittico,dove il Pequod non è vascello d'acqua ma assurdo mezzo a ruote,"una costruzione cannibale,segnata dall'acqua - quindi forse reminiscenza di un'era trascorsa e reale - con addosso i resti dei nemici,un'opera malinconica,come tutte le cose".
L'idea del vetriolo estratto dalle viscere dei draghi sostituisce l'olio per le lampade,la carne e le ossa delle balene,riducendo all'unità l'utilizzo che deriva dalla caccia ad un animale che,da rappresentazione biblica del male,trasla ad una significazione fantastica della paura. Nella galleria dei personaggi senza volto che scorrono in un racconto sonnolento e assolutamente poco evocativo,spicca l'arpioniere Stubbs (Vinnie Jones),unica voce dietro ad una persona,su un palcoscenico semivuoto.

Danny Glover è una macchietta priva di alcuna personalità e dove Peck gridava il suo odio in un delirio incarnatosi teatro ("maledetto mostro,dal cuore dell' inferno io ti trafiggo! In nome dell'odio sputo il mio ultimo respiro su di te,maledetta bestia! "),il nuovo Achab è un'ombra senza corpo trascinata nei cieli da un mostro dell'aria,anzichè negli abissi dal pesce di Giona,figura leggera e vacua come un cinema che non fa più spettacolo.