War Horse
Scritto da Dario Carta   
martedì 07 febbraio 2012

War Horse
Titolo originale: War Horse
USA: 2011. Regia di: Steven Spielberg Genere: Drammatico Durata: 146'
Interpreti: Jeremy Irvine, Peter Mullan, Emily Watson, David Thewlis, Benedict Cumberbatch, Stephen Graham, Tom Hiddleston, Niels Arestrup, Celine Buckens, David Kross, Patrick Kennedy, Rainier Bock, Nicolas Bro, Leonard Carow, Robert Emms, Rainer Bock, Pauline Stone, Irfan Hussein
Sito web ufficiale: www.warhorsemovie.com
Sito web italiano:
Nelle sale dal: 17/02/2012
Voto: 8
Trailer
Recensione di: Dario Carta
L'aggettivo ideale: Fairy Tail
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warhorse_leggero.pngC'è il linguaggio del cinema antico in "War Horse",il sapore di una magia migliore e forse oggi un po' dimenticata,il richiamo nostalgico allo stupore di un tempo,quando lo schermo creava i sogni. Nelle immagini in chiusura del lavoro di Spielberg,un cielo dipinto di rosso e arancio da un tramonto osserva silenzioso il riunirsi di una famiglia dopo il giorno del dolore,in una fotografia che richiama un cinema che beve alle fonti di John Ford,ai suoi valori,alle tradizioni più profonde del Paese,della sua gente ,della sua storia e la memoria non può che correre alla splendida sequenza di Nathan Brittles sulla tomba della moglie in "I cavalieri del nord ovest".

Una splendida inquadratura di un cavallo scolpito in una palette di colori da tavolozza d'artista,chiude un film venato dai ricordi dei classici di famiglia,da "Il cucciolo" alla saga di "Lassie",in scenografie che rubano da "Via col vento",per creare uno splendido spettacolo che parla il linguaggio di ieri in immagini e suoni fuori da questo tempo,come un aquilone fra i satelliti.

In una piccola fattoria della contea inglese del Devon il giovane Albert Narracott (Jeremy Irvine) assiste alla nascita di un puledro e lo vede crescere libero e felice nelle campagne,accanto alla madre che veglia su di lui. Infiniti spazi,verdi vallate e cieli aperti osservano la crescita del cavallo e l'amicizia con Albert,un legame profondo,sincero con sullo sfondo case e gente di campagna,vita di paese,eventi di villaggi.
Ma lo spirito forte del cavallo monta al galoppo sulle cose degli uomini e intreccia con essi una storia profonda e commovente. Ad un'asta del paese il padre di Albert,Ted (Peter Mullan),uomo di taverna ma buono e sensibile,acquista il cavallo,che ora si chiama Joey,spendendo il denaro destinato a pagare l'affitto del terreno su cui la famiglia vive.
La moglie Rose (Emily Watson),angosciata,domanda conto al marito su come possa essere ora possibile saldare l'affitto al proprietario della terra. Le aspettative di Ted sulla capacità del puledro di arare sono presto disilluse,anche se Albert e Joey,stretti da una profonda amicizia,sembrano rinsaldare una speranza infranta.

Scoppia la Prima Grande Guerra,irrompendo anche nelle campagne inglesi. Ted vende il cavallo all'esercito e,fra le lacrime,Albert promette di reincontrarlo. Le pagine della vita di Joey scorrono nei diversi capitoli delle sue vicissitudini,vissute in una guerra che non risparmia nè uomini nè animali. Il cavallo passa dall'esercito inglese a quello tedesco,conoscendo più padroni,tra cui Emilie,una bambina francese che vive con il nonno in una fattoria delle campagne,per poi tornare nelle trincee fredde e fangose,fra morti e feriti,agganciato,con altri compagni,ad un cannone,come cavallo da traino.
Desolazione,morte e dolore sono l'unica compagia dell'animale,in uno scenario dove la follìa è l'unica alternativa all'annullamento.
Eppure,anche in mezzo a questo sconforto,spunta la speranza che veglia sui lati opposti della barricata e Joey viene salvato da una terribile morte dal miracolo di due soldati appartenenti a fronti diversi,Michael e Gunthrie,che si trovano uniti a curare l'animale. Joey potrà tornare a casa,dopo avere visitato la morte e il dolore,insieme agli uomini che gli sono stati compagni nel buio della guerra e del delirio.
Il film rompe lo schermo come un aratro che fende le zolle e invade i cuori come il guizzo forte dell'emozione dalle pagine dei sogni. Il ritmo della storia è scandito dal respiro potente dei capitoli del libro di Joey che si aprono e si susseguono composti in una narrazione bevuta tutta d'un fiato. Il cavallo racconta di sè,della sua storia,del suo destino,di chi incontra nel delirio della guerra che porta via tutto a tutti. In sala,il respiro è all'unisono con quello dell'animale.

Gli scenari passano come il vento fra le scene di vita rurale in famiglia e le realtà belliche che strappano e profanano ogni senso di quiete e di pace. Spielberg,maestro della speranza,ne dipinge un grandioso affresco,scivolando con mestiere fra immagini di famiglia (Emilie e il nonno) e i rumori laceranti della guerra che penetra ovunque.
Il ricorso alle pennellate cromatiche è intenso,nei continui passaggi fra i profondi verdi e marroni delle campagne ai grigi nebbiosi dei fanghi e delle piogge nelle trincee. Spielberg danza fra simboli e allegorie,di cui fa uso per dipingere un maestoso quadro con i colori dell'emozione e del pathos.
Bello,fra tanti,è il breve episodio del dialogo fra Emilie e il nonno,dove questi spiega alla nipotina quanto valore e coraggio possa avere persino il piccione viaggiatore che svolge il suo incarico di portare un messaggio sopra una battaglia che infuria sotto il suo volo. Altrove è pena a forti tinte e le inquadrature che ritraggono il dolore degli animali feriti portano il segno di un dolore quasi umano e il regista bagna lo strazio delle immense perdite con le lacrime di ogni cuore,di uomo o di bestia.

Ma la fiaba di Spielberg affiora sempre in un sorriso liberante e persino un animale con le carni lacerate dal filo spinato steso fra due trincee si fa spunto per armonia e delicatezza. E liberare un cavallo prigioniero è occasione di scambio umano fra Michael e Gunthrie,nemici sconosciuti che lasciano le armi,si incontrano per lavorare insieme e si stringono le mani diventate amiche.
La pietà per gli animali e il vincolo di profonda amicizia fra questi e l'uomo è un motore da sempre,nel cinema di famiglia,da "Lassie" a "Zanna Bianca",da "Nata Libera" ai recenti "Seabiscuit", "Black Beauty" e "Hachiko" e Spielberg ne fa il battito per un film di modalità antica e sincera,chiave per i cancelli d'accesso alla magia e alla suggestione di uno spettacolo per tutti e per sempre.
"War Horse" è una poesia dall'anima meravigliosa,gentile e forte come una fiaba,intensa e dolce come il fascino di un cinema raccontato sugli schermi dell'emozione e della nostalgia. E' lezione di cinema.