...E ora parliamo di Kevin
Scritto da Francesca Caruso   
giovedì 23 febbraio 2012

...E ora parliamo di Kevin
Titolo originale: We Need to Talk About Kevin
Gran Bretagna, USA: 2011. Regia di: Lynne Ramsay Genere: Drammatico Durata: 110'
Interpreti: Tilda Swinton, Ezra Miller, John C. Reilly, Jasper Newell, Rocky Duer, Ashley Gerasimovich, Siobhan Fallon, Alex Manette, Kenneth Franklin, Leslie Lyles, Lauren Fox, Ursula Parker, James Chen, Leland Alexander Wheeler, Aaron Blakely, Jennifer Kim, Anthony Del Negro, Caitlin Kinnunen, Erin Maya Darke, Joseph Melendez, Neil Hardy
Sito web ufficiale:
Sito web italiano:
Nelle sale dal: 17/02/2012
Voto: 7
Trailer
Recensione di: Francesca Caruso
L'aggettivo ideale: Coraggioso
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eoraparliamodikevin_leggero.png“E ora parliamo di Kevin”, diretto dalla regista Lynne Ramsay, è la trasposizione cinematografica del romanzo di Lionel Shriver. Mostra in maniera eloquente e schietta l’altra faccia dell’essere madre e del rapporto insano che si può venire a creare col proprio figlio.
Eva mette da parte le sue aspirazioni per crescere Kevin. Il rapporto tra madre e figlio si dimostra molto complesso e difficile fin dall’inizio.
Così mentre col padre Kevin instaura un rapporto di complicità (apparente), con la madre cerca lo scontro ogni qualvolta gli è possibile. Il gesto crudele che il Kevin quindicenne compie, porterà Eva ad accollarsi l’intera colpa che la società le impone e che lei stessa sente.

“E ora parliamo di Kevin” è un film coraggioso e ha saputo esplorare una sfera affettiva e psicologica di cui si parla poco e di cui spesso si nega l’esistenza: la mancata maternità di una donna. La regista e co-sceneggiatrice mette in evidenza come la maternità non sia un qualcosa di scontato e naturale che tutte le donne devono avere per essere ritenute delle brave ragazze.
È un dato di fatto che ci siano donne che non hanno l’istinto materno, che non sono portate per fare la mamma, eppure da sempre la società impone i suoi stereotipi e se si hanno dei pensieri diversi da quelli tradizionali si è ritenute delle cattive madri.
Eva è semplicemente una donna che non era ancora pronta e ha espresso in modo non verbale il suo sentirsi fuori posto nei confronti del figlio, il quale ha percepito la riluttanza della persona che aveva di fronte.
Dall’altra parte Ramsay mostra la facciata di buonismo e finzione nella quale vive il padre di Kevin, che si rifiuta di vedere ciò che accade davanti ai suoi occhi, intento a vivere una farsa alla quale solo lui crede.

L’attrice Tilda Swinton si è calata completamente nel personaggio di Eva, riuscendo a far emergere l’interiorità di questa donna, svuotata, colpevole, amareggiata, esausta, ma pronta ad incassare ciò che la vita le ha riservato.
Eva continua a vivere e ad affrontare un giorno alla volta, cercando di ricostruirsi un’esistenza, che “qualcuno” voleva portarle via. Tutto ciò che Kevin fa, lo fa prima di tutto contro la madre, con l’intento di infliggerle dolore.
Il film dimostra come nelle famiglie apparentemente impeccabili si annidino le peggiori mostruosità e per ogni famiglia c’è una versione diversa. Laddove l’anomalia può risiedere nel genitore che opprime il figlio come ne “L’attimo fuggente”, in “E ora parliamo di Kevin” il sentire di un genitore provoca una deviazione nel figlio.

Lynne Ramsay racconta la storia di Eva e Kevin andando a ritroso, usa il flashback saltando da un momento temporale all’altro, riuscendone a mantenere l’intensità e la forza. Ciò lo si deve anche agli interpreti, ognuno dei quali riesce ad esprimere le emozioni del proprio personaggio attraverso lo sguardo e la gestualità.
Tilda Swinton è talmente spiazzante da meritare di essere inserita tra le cinque nomination all’Oscar 2012, peccato non ne faccia parte.