One Mile Above
Scritto da Francesca Caruso   
sabato 28 aprile 2012

Titolo: One Mile Above
Titolo originale: Kora
Cina: 2011. Regia di: Du Jiayi Genere: Azione Durata: 107'
Interpreti: Chang Shu-Hao, Li Xiao-Chuan, Li Tao
Sito web ufficiale:
Sito web italiano:
Nelle sale dal: Far East
Voto: 7,5
Trailer
Recensione di: Francesca Caruso
L'aggettivo ideale: Naturale
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one_mile_above_leggero.png“One Mile Above” (aka Kora) è uno di quei film che rimangono nell’animo di chi lo guarda, tanto quanto di chi lo ha vissuto girandolo.
È stato presentato all’Udine Far East Film Festival 14 e per l’occasione è stato introdotto dalla produttrice Nina Han, che è rimasta sorpresa ed entusiasta per il numero di spettatori presenti in sala. Il Teatro Nuovo Giovanni da Udine era gremito di pubblico pagante e accreditati in attesa di vivere un’esperienza intensa e molto personale.

“One Mile Above” racconta il viaggio che il ventiquattrenne Zhang Shuhao intraprende da Lijiang, una cittadina nella provincia meridionale dello Yunnan, a Lhasa in Tibet in bicicletta. Il ragazzo affronta il viaggio che il fratello maggiore si era ripromesso di fare, prima che la morte glielo impedisse. Quello di Shuhao sarà un cammino interiore che lo porterà a mettersi alla prova, oltre a essere un modo di sfuggire al dolore per la perdita del fratello.
Durante il suo percorso farà diversi incontri con persone che lo aiuteranno umanamente e concretamente. Il regista esordiente Du Jiayi realizza un film con un aspetto condivisibile con “Into the Wilde” e “127 ore”, ovvero il rapporto tra l’essere umano e la Natura.

“One Mile Above” mostra quanto sia difficile intraprendere un viaggio in luoghi impervi, ponendosi di fronte ad ostacoli naturali, che fanno raggiungere il limite della resistenza umana. Piccola nota: i problemi che Shuhao ha nel respirare quando raggiunge altitudini elevate sono gli stessi intercorsi alla troupe e agli attori mentre giravano, come pure i pericoli affrontati dal ragazzo.
Le insidie che attendono il protagonista sono di ogni genere: la neve, le strade lastricate di ghiaccio, che costeggiano la montagna, la pioggia, il terreno cedevole, l’attacco di mastini affamati, il silenzio che lo accompagna per giorni, portandolo a sentire voci (rumori e suoni della montagna) che sembrano seguirlo.

Tutto questo perché la via naturale che procede da Lijiang a Lhasa costringe a dover percorrere su e giù le otto montagne che le separano. Ci sono numerose tappe da superare e, le ultime e più dure, in condizioni estreme, ma Shuhao possiede ancora la fervente volontà di mantenere la promessa fatta, a se stesso e al fratello scomparso.
Il regista ha voluto mostrare la determinazione, il non volersi arrendere davanti a nulla e anche una sorta di cocciutaggine che un normale individuo scopre di avere se spinto dalle giuste ragioni. Il lungometraggio è tratto dalla novella ‘Zhuan Shan’, scritta da Xie Wanglin, che si traduce Kora – tipo di pellegrinaggio e forma di meditazione nella tradizione Buddhista Tibetana.
La meditazione può essere praticata in diversi modi, uno dei quali presenti nel film: prostrandosi su se stessi ripetutamente, anche per 108 volte. Un lavoro egregio è stato fatto dal direttore della fotografia Du Jie.

I paesaggi sono splendidi, così come la luminosità differente conferita alle immagini, che crea l’atmosfera del film. L’intento del regista, come lui stesso ha dichiarato, è stato quello di mettere al centro i personaggi e le loro emozioni.
L’attore Chang Shu-Hao (Shuhao) ha saputo far leva sui sentimenti del suo personaggio, mostrandone ogni più piccola sfumatura. È un film realizzato col cuore e con la volontà di raccontare una storia che arrivi al cuore di chiunque.