Attack the Block - Invasione Aliena
Scritto da Dario Carta   
mercoledì 09 maggio 2012

Titolo: Attack the Block - Invasione Aliena
Titolo originale: Attack the Block
Gran Bretagna: 2011. Regia di: Joe Cornish Genere: Fantascienza Durata: 88'
Interpreti: Jodie Whittaker, John Boyega, Alex Esmail, Franz Drameh, Leeon Jones, Simon Howard, Luke Treadaway, Nick Frost, Jumayn Hunter
Sito web ufficiale: www.attacktheblock.com
Sito web italiano: www.attacktheblock.it
Nelle sale dal: 30/05/2012
Voto: 6,5
Trailer
Recensione di: Dario Carta
L'aggettivo ideale: Arguto
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attacktheblock_leggero.pngDivertente formula thrill-comedy fin dal suo incipit,questo "Attack the Block" è un antidoto ai mali urbani, messi in berlina e sdrammatizzati dalla felice intuizione di un regista al suo primo lavoro per il grande telo.
In "Attack the Block" il regista Joe Cornish strizza l'occhio ai film low budget dei '70,chiamando sul palco un gruppetto di giovani attori senza curriculum e forse un po' anche rovistando fra le pagine del cinema di Guy Ritchie,mettendo in scena un garbato traffico di coincidenze e situazioni da cartolina d'autore.

I fuochi d'artificio in apertura su una Londra notturna che accoglie suo malgrado una goffa invasione di alieni da operetta,sono metafora della divertente energia che innerva tutto il lavoro di Cornish,gentile facezia dai tratti burleschi e dal messaggio autorevole.
Permeato da interessi ideologici e impegni sociali,il film ha il carattere per scorrere fluido fino in fondo,senza nè esorcizzare il sospetto di accusa sociale,nè sconfinare nel vuoto delle commedie adolescenziali.

Una notte, alla periferia della zona sud di Londra,un gruppetto di ragazzotti coi visi nascosti dai cappucci delle felpe,guidati dal capetto Moses (John Boyega),rapina una giovane di passaggio nel loro quartiere,Sam (Jodie Whittaker),ma l'episodio viene interrotto da un'invasione di alieni che piovono dal cielo.
La situazione peggiora quando le creature attaccano il gruppo,che si rifiuta di accettare estranei nel quartiere che appartiene loro e,vista la mal parata,Sam decide che allearsi con il gruppo sia meglio che affrontare i mostri.
Gli inccappucciati,sul piede di guerra,dovranno affrontare gli alieni e nello stesso tempo guardarsi dal gangster di zona (Jumayn Hunter),mentre il aumenta il numero di partecipanti alla storia,ciascuno nel suo proprio ruolo.

Cornish,attore comico inglese prima che regista e collaboratore di Spielberg nel suo "Tin Tin",mostra un forte senso di attenzione alle personalità dei protagonisti,gravitando attorno al polo direttivo di Spielberg a cui si legge l'omaggio in molteplici occasioni. Il linguaggio del film è provocatorio,ma zelante all'intenzione di Cornish di edulcorare i toni di una condizione sociale urbana,solo spunto per poter modellare una pellicola secondo le forme più articolate di uno sguardo sul legame del gruppo e la vera natura di ragazzi messi davanti alla minaccia. Il tema non è novità ("Il domani che verrà"),ma il regista chiama spesso ironia e sorriso sulla scena di un dramma che si fa solo pretesto al racconto di ragazzi spogliati dai vizi metropolitani a beneficio dell'urgenza più immediata per il senso di gruppo e unità.
Fra surreali dialoghi alla Monty Python,sequenze e citazioni delle pagine di cinema,da "Super 8" a "Area 51",da "Jurassic Park" a "28 giorni dopo",il film schizza veloce fra la seria fotografia di una condizione urbana e sociale,all'aspetto più ludico di una macchietta spensierata,mai stando troppo da una parte piuttosto che dall'altra,ma arrangiandosi - bene - ad armeggiare con erba,fumo,mariyuana,rap,cappucci,strade notturne,quartieri invasi da alieni squinternati,buffi spettatori,come in "Cowboys & Aliens",di una storia che imbastisce le viscere della città con la lontananza dello spazio.
La narrazione è scandita da un ritmo incalzante e tesissimo,la partecipazione e l'immedesimazione nei protagonisti arriva subito,spontanea e sincera,dove nessuno è eroe o cattivo e dove si intuisce che il primo protagonista è il film,nel suo genere,nella sua realtà di spettacolo.

Fitta di spunti e devertenti arzigogoli - c'è una bella scena che ricorda "La cosa da un altro mondo",dove ragazzi e folla si radunano attorno al corpo fumante di un alieno stecchito - la trama del film è retta da un dialogo fitto e colorito,tanto povero di contenuti,quanto risoluto a tenere accesa l'attenzione e a reggere una narrazione che pare non presentare cadute di tensione e inciampi. Poi c'è ovunque il senso colorato della rivelazione caratteriale in funzione della circostanza.
Cornish usa la violenza urbana in apertura di film come pretesto per poter spiegare le sfumature interiori dei protagonisti,col precipitare degli eventi. Il volto del branco cambia il suo aspetto,quando il pericolo si fa sentire e l'arroganza fa spazio ad una natura più vera e profonda.
Un ragazzino che vede il suo cucciolo minacciato,muta non solo l'espressione del suo viso e il suo atteggiamento ma,smesso il cappuccio da rapper,decide di indossare i più banali occhiali da topo di biblioteca,tornando il ragazzino che è.
Altrettanto esilarante è la scena che riprende il gruppo di quattro ragazzi nascosti e defilati dietro un cornicione,con inquadrati solo una fila di occhi fra il parapetto e il muretto,sgranati e attoniti davanti l'arresto di Moses,mentre oscure ombre si aggirano nelle strade del loro quartiere. La scena,apparentemente ordinaria,prende vita da una regia gentile e accorta.
E' in questo contesto che avviene lo scambio relazionale fra Moses,il suo gruppo e Sam,quando la vittima viene adottata e vezzeggiata dai suoi rapinatori,ora senza più cappuccio in testa ("...Lei mi ha curato la gamba e mi ha salvata dal mostro,quindi siamo amici!").
Tra mostri giocattolo,ombre scure e informi con la bocca luminescente,incomodi mostri molesti invasori di quartiere,senza armi sofisticate o tecnologie raffinate,ma con la sola bocca irradiante luce,spalancata come primitivo mezzo di offesa e difesa e suggerimenti di crisi sociale e metropolitana,Cornish innesta in tono semiserio l'inquietudine che agita una realtà razziale,da cui Moses non riesce a liberarsi. In un surreale sfogo,il ragazzo ipotizza che i mostri siano creature mandate dal governo per uccidere i neri ( "...prima hanno mandato qui la droga,poi le armi e ora mandano i mostri a prenderci!").

Una storia che Cornish sembra voler parodiare da un'epoca americana di ieri e di oggi. Quella delle strade,di oggi,e delle Grandi Pianure,di ieri,con le armi,l'alcool,le coperte infettate,l'esercito e le riserve ("...non ci stanno uccidendo abbastanza velocemente e hanno deciso di accelerare il processo!").
"Attack the Block" è un film attento ai suoi personaggi,li segue come ragazzi,li fa parlare di sè e delle loro realtà,insieme a quella che li accoglie,li fa muovere come persone vere,colte nelle loro paure,le loro ansietà,la loro rabbia e la loro natura più vera,su un palcoscenico che,meno allegorico di "District 9" e meno politicamente infiammatorio di "District B13",accoglie una sottile satira permeata d'umorismo intelligente e di linguaggio da spettacolo di questo tempo. E alla fine Moses può sorridere. Poco.