Chernobyl Diaries - La mutazione
Scritto da Francesca Caruso   
venerdì 22 giugno 2012

Titolo: Chernobyl Diaries - La mutazione
Titolo originale: Chernobyl Diaries
USA: 2012. Regia di: Brad Parker Genere: Horror Durata: 90'
Interpreti: Ingrid Bolsø Berdal, Dimitri Diatchenko, Olivia Dudley, Devin Kelley, Jesse McCartney, Nathan Phillips, Jonathan Sadowski, Zinaida Dedakin, Alex Feldman, Kristof Konrad
Sito web ufficiale: www.chernobyldiaries.warnerbros.com
Sito web italiano: www.everyeye.it/chernobyldiaries
Nelle sale dal: 20/06/2012
Voto: 6
Trailer
Recensione di: Francesca Caruso
L'aggettivo ideale: Ambizioso
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chernobyldiaries_leggero.pngL’idea originale del film nasce dall’immaginazione di Oren Peli, creatore di “Paranormal Activity”, che negli anni è diventata una serie giunta al quarto capitolo di prossima uscita.
Peli ha casualmente aperto la pagina di un blog fotografico di una ragazza che ha attraversato la città abbandonata di Pripyat in moto.
Il posto gli è sembrato subito suggestivo e la voglia di scriverne un film ha preso forma.

“Chernobyl Diaries” segue il viaggio di sei giovani turisti, in giro per l’Europa.
Questi decidono di partecipare a un turismo estremo organizzato dalla guida Uri, che li porta nella città fantasma di Pripyat, nella quale vivevano i dipendenti della centrale nucleare di Chernobyl.
Dopo averla perlustrata, i ragazzi si rendono conto di non essere soli e con il furgoncino compromesso, sono costretti a fermarsi lì. Sarà l’inizio di un incubo.
Il regista esordiente Brad Parker porta sullo schermo una storia, soprattutto la prima parte, suggestiva, misteriosa e molto accattivante.

L’originalità di ambientare una storia in un luogo esistente e che ha parecchio da dire su quanto successo il 26 aprile 1986 a Chernobyl è attraente e incuriosisce. In effetti con l’esplosione del reattore n°4 della centrale nucleare ucraina l’atmosfera viene contaminata da una tasso di tossine radioattive superiori a 400 bombe atomiche. Le quasi 50mila persone residenti nella vicina Pripyat vengono evacuate durante la notte, lasciando ogni tipo di effetti personali e non.
È ancora oggi una città congelata nel tempo. Una mente fervida come quella di Peli non poteva lasciarsi sfuggire un’occasione così ghiotta e, insieme ai fratelli Van Dyke, si è immaginato chi potesse vivere in quelle lande desolate e, soprattutto: se qualcuno si fosse rifiutato di andar via, oggi cosa sarebbe?
Da qui il tema della mutazione dovuta alle radiazioni, a causa delle quali i mostri generati si cibano anche di carne e sangue umano. La mutazione - in tutte le sue forme - ha da sempre affascinato e terrorizzato l’uomo, che nei film la esorcizza.
Il numero di pellicole che parlano di questo tema è davvero lungo e impressionante.

Lo sono un esempio la serie di “Resident Evil”, in cui un virus si diffonde all'interno di un laboratorio iper-tecnologico trasformando gli esseri umani in zombie, e “La mosca” di David Cronenberg, in cui il DNA di uno scienziato si unisce a quello di una mosca. Per conferire maggiore autenticità alla storia Brad Parker ha deciso di fare diverse riprese in stile documentaristico, alternando il movimento della macchina a mano con l’inquadratura classica. Inoltre ha scelto di tenere all’oscuro di alcuni passaggi gli attori per ottenere una vera sorpresa nelle loro reazioni. Ha voluto che fossero vulnerabili come i personaggi. “Chernobyl Diaries” è stato girato a Belgrado e nei dintorni di Budapest.

La troupe ha trasformato una fabbrica di trattori serba e una base aerea ungherese non più operative nella città di Pripyat.
Tutta la prima parte del film funziona bene, adducendo delle buone premesse e la scelta di girare diverse sequenze di giorno fa presa sullo spettatore, che abbassa le difese non aspettandosi che qualcosa riesca a scuoterlo.
Purtroppo nel momento in cui il film cambia direzione, trasportando i personaggi in cunicoli bui, dove non succede nulla - se non essere presi uno ad uno da braccia nascoste nell’oscurità - non regala alcuna emozione inquietante o che dia un sobbalzo. Il colpo di scena finale, poi, viene risolto in modo frettoloso, lasciando sbrogliare il bandolo della matassa allo spettatore.