In memoria di me
Scritto da Battista Passiatore   
domenica 08 aprile 2007

In memoria di me
Italia: 2006. Regia di: Saverio Costanzo Genere: Drammatico Durata: 115'
Interpreti: Christo Jivkov, André Hennicke, Marco Baliani, Fausto Russo Alesi, Filippo Timi, Stefano Antonucci, Rocco Andrea Barone
Recensione di: Battista Passiatore

inmemoriadime.jpgDopo uno strepitoso successo di critica e pubblico ottenuto con la sua opera prima "Private", il giovane cineasta Saverio Costanzo torna dietro la macchina da presa e con "In memoria di me" cavalca la sottile linea di confine tra laici e cattolici, tra spiritualità e materialità. Il regista costruisce il suo nuovo lavoro interamente all'interno di un seminario, raccontando di vocazioni, di turbamenti, del mondo rigido e severo dei gesuiti, che pur non vengono mai direttamente nominati. Ne esce fuori una pellicola sofferta, non definita né definitiva, alla quale, per stessa ammissione del regista, chiunque può attribuire il senso che gli è più consono, più corrispondente alle proprie corde. Costanzo si muove morbidamente tra i corridoi di S. Giorgio Maggiore a Venezia, seguendo le sorde e chiuse peregrinazioni di un giovane novizio dell'ordine da poco arrivato, muovendo con garbo e grazia la macchina da presa con lunghe carrellate o dolly accennati, giocando sui raccordi di montaggio, e su una fotografia che mettesse in risalto il chiaroscuro. Tecnicamente, dunque, un notevole passo avanti rispetto a Private, per un film che spara molto in alto, pur non avendo la pretesa di avere la soluzione in tasca, ma che mette sul piatto temi scomodi e controversi. Costanzo si muove ambiziosamente tra Dreyer e Bresson, conservandone quel toccante, lucido sentimento di ambiguità, ma perdendo in rigore morale, non avendo la barra del timone dritta su una rotta. Per sua stessa ammissione tante direzioni, tante sfumature che prende il film sono emerse quasi inconsapevolmente in sede di lavorazione. In memoria di me rappresenta comunque un tentativo coraggioso di parlare di un argomento a prima vista così poco cinematografico, raccontandone con passione e senza cedere a tentativi di spettacolarizzazione un mondo troppo spesso in balia di stereotipi e di vulgate con poco fondamento, fallendo complessivamente l'obiettivo, ma segnando una strada che ci auguriamo venga sempre più spesso percorsa.

Giudizio: Buono