Cesare deve morire
Scritto da Francesca Caruso   
lunedì 20 agosto 2012

Titolo: Cesare deve morire
Titolo originale: Cesare deve morire
Italia.: 2012. Regia di: Paolo Taviani, Vittorio Taviani Genere: Documentario Durata: 76'
Interpreti: Cosimo Rega, Salvatore Striano, Giovanni Arcuri, Antonio Frasca
Sito web ufficiale: www.sacherdistribuzione.it/cesare_deve_morire
Sito web italiano:
Nelle sale dal: 02/03/2012
Voto: 7
Trailer
Recensione di: Francesca Caruso
L'aggettivo ideale: Appassionante
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cesaredevemorire_leggero.png“Cesare deve morire” è scritto e diretto da Paolo e Vittorio Taviani, che all’età di 81 e79 anni hanno realizzato un’opera piena di pathos e sentimento, dimostrando come spesso l’arte si rispecchi nella vita e viceversa, infondendo un vigore nuovo e originale ad un testo shakespeariano.
Un gruppo di detenuti mette in scena il ‘Giulio Cesare’. Mentre gli attori fanno le prove emergono situazioni familiari ad alcuni di loro e così viene messa a confronto la vita reale con la finzione scenica, scoprendo quanto sia dura la vita carceraria dopo aver assaporato l’arte. “Cesare deve morire” ha per protagonisti i detenuti di un’ala del carcere di Rebibbia di Roma.

L’idea del film nasce da un colloquio dei fratelli Taviani con un’amica, che ha raccontato di aver assistito ad un pezzo teatrale che l’ha molto colpita. Il teatro in questione si trovava all’interno di un carcere e gli attori erano dei detenuti.
I due registi hanno colto subito l’occasione di raccontare di questi uomini, delinquenti e assassini, e del loro approcciarsi all’arte.
Questi carcerati hanno saputo trasformarsi nei personaggi che interpretano.
La pellicola è stata girata interamente nel carcere di Rebibbia: nelle loro celle, negli spazi adibiti per l’ora d’aria, nei corridoi e sul loro palcoscenico.

I Taviani hanno avuto il permesso di girare ovunque, unica eccezione è stata la sezione dei collaboratori di giustizia, che nessuno può vedere. L’intento principale è stato quello “di mettere a confronto l’oscurità della loro esistenza di condannati con la forza poetica delle emozioni che Shakespeare suscita” hanno spiegato i cineasti. Nel testo originale si parla di amicizia, di tradimento, di tormento e desiderio di verità, sentimenti facilmente condivisibili e che gli attori hanno saputo rendere propri.
La bravura di questi detenuti non è seconda ad attori professionisti.
Salvatore Striano (Bruto), per esempio, riesce pienamente a incarnare il suo alter ego, dimostrando di possedere delle doti non indifferenti. L’uomo è stato liberato con l’indulto del 2006. Ha continuato a formarsi artisticamente e a recitare, lavorando con Matteo Garrone in “Gomorra” – il suo debutto cinematografico – poi con Abel Ferrara in “Napoli, Napoli, Napoli”, con Marco Risi in “Fortapàsc” e con Stefano Incerti in “Gorbaciof”.
I provini per reclutare gli attori tra i reclusi sono avvenuti proprio come ci mostra il film: declinando le proprie generalità, rispondendo alle domande prima con dolore e successivamente con rabbia. Naturalmente i fratelli Taviani hanno lasciato liberi i detenuti di enunciare generalità fittizie, tutti, però, hanno voluto usare i propri nomi, il nome del padre o della madre e il luogo dove sono nati. Secondo Paolo e Vittorio Taviani è stato un modo per ricordare al mondo esterno che loro esistono, non sono frutto dell’immaginazione di uno sceneggiatore.

La verità è che troppo spesso ci si dimentica, che gli individui rinchiusi nelle carceri sono esseri umani, che hanno sbagliato e devono scontare la loro pena, ma rimangono umani. Il ‘Giulio Cesare’ è stato semplificato per stemperare i ritmi teatrali e avvicinarlo a tutti, mantenendone intatta l’anima e l’iter narrativo.
Fabio Cavalli, il regista interno alle carceri, ha collaborato in tanti aspetti, soprattutto, aiutando a tradurre i dialoghi nei vari dialetti. Scegliere il ‘Giulio Cesare’ è stato inevitabile, perché i protagonisti di questa storia sono uomini con un passato fatto di colpe e delitti, di rapporti umani interrotti e negati.
Per questo ci voleva un’opera di uguale forza e sofferenza, che rappresentasse i lori tormenti e gli sbagli che li accompagneranno sempre.
Per i Taviani quelli descritti sono due mondi che in qualche modo si rispecchiano. La parte centrale e più corposa è in Bianco e Nero, per sottolineare il salto temporale, ma anche il contrasto tra i colori sgargianti del palcoscenico - con applausi scroscianti e l’entusiasmo dei detenuti - e le prove in cui vengono fuori vecchi attriti e pensieri malinconici, in cui tutto è in divenire.

“Cesare deve morire” è incentrato sulla messa in scena dell’opera shakespeariana, i Taviani hanno volutamente tralasciato di raccontare chi fossero i detenuti. Conta il loro impegno e la costatazione di quanto l’arte sia meravigliosa e come “da quando ho conosciuto l’arte, questa cella è diventata una prigione” afferma Cosimo Rega (Cassio) nel film.
“Cesare deve morire” ha vinto l’Orso d’Oro a Berlino ed è ora disponibile in Dvd, distribuito dalla Cecchi Gori Home Video.
Il film ha un cuore pulsante che invade lo schermo e arriva allo spettatore.