Rampart
Scritto da Dario Carta   
mercoledì 29 agosto 2012

Titolo: Rampart
Titolo originale: Rampart
USA: 2011. Regia di: Oren Moverman Genere: Thriller Durata: 108'
Interpreti: Woody Harrelson, Ben Foster, Anne Heche, Robin Wright, Ned Beatty, Steve Buscemi, Sigourney Weaver, Ice Cube, Cynthia Nixon, Brie Larson, Don Creech, Jon Bernthal
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Nelle sale dal: Inedito in dvd
Voto: 6,5
Trailer
Recensione di: Dario Carta
L'aggettivo ideale: Feroce
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rampart_leggero.pngScrittura maledetta,quella di James Ellroy,ruvido scultore delle denunce all'ordine malato della Città degli Angeli. Il suo catalogo di romanzi è il crudo resoconto dell'epidemia criminale che striscia nelle fila del Dipartimento di Polizia di Los Angeles un verminaio di collusioni fra Legge e potere che mentre guarda l'abisso,ne è al contempo oggetto di osservazione.

Il cinema americano se ne è valso più volte,chiamando lo scrittore a collaborare a stesure di script ("La notte non aspetta" ) o portando,ad esempio sullo schermo il tragico affresco urbano di "L A Confidential",entrambi lavori dove la firma di Ellroy spicca sulle forme dello spettacolo noir d'ordinanza con il marchio emblematico dei suoi anatemi.

"Rampart" è il cinico richiamo agli scandali che coinvolsero alla fine degli anni '90 la Divisione di Polizia di Los Angeles Rampart qui raccontati nel dramma di Dave Brown (Woody Harrelson) in una sceneggiatura a quattro mani di Ellroy e del regista Oren Moverman,innervata del forte spirito Hard Boiled di cui Dashiell Hammett ha saturato le sue pagine e Hawks il suo cinema. Ventiquattro anni di lavoro sulle strade hanno spiegato a Dave come relazionarsi con la società che lo circonda,lasciandolo conquistato dal fascino della brutalità e della violenza.
Rude con i colleghi del suo distretto e aggressivo con chiunque incontra,Brown trae profitto da ogni situazione gli si presenti,ignorando ogni risvolto etico. Determinato e disinvolto,il poliziotto adatta le regole alle sue necessità,comunque queste possano soddisfare i suoi istinti.
Dave è una figura fuori dal quadro,sia nella sfera privata - due ex mogli,sorelle fra loro che vivono fianco a fianco e dalle quali l'uomo ha avuto due figlie - che in quella professionale,dove Brown riversa la sua tendenza alla sopraffazione e all'abuso,pulsioni motivate,a suo dire, dal senso di protezione verso le sue due figlie e che lo incastrano quando Dave viene ripreso durante un pestaggio di un sospetto.

L'America vigila ancora sui fatti di Rodney King accaduti otto anni prima e il LAPD soffre le ferite aperte dagli abusi,dalle aggressioni e dalle discriminazioni razziali. Brown è nell'occhio del ciclone e l'avvocato distrettuale (Sigourney Weaver) lo marca stretto ricusando ogni giustificazione del poliziotto e spingendolo alle dimissioni.
Regia e fotografia coniugano un dolente ritratto di L A Babilonia,tagliato a vivo nella tipica impronta che Ellroy ama lasciare nelle sue righe,uno scatto impietoso su una città dove il sole rovente e le tenebre squarciate dai neon notturni corredano attività criminali,indistintamente spartite fra le forze opposte della Legge e del delitto.

L'impostazione registica è quella dell'occhio privato,i fatti documentati da una lente che fotografa le strade e le viscere delle comunità,ma l'impianto narrativo,granitico e feroce,vanta la forte fedeltà alle pagine dello scrittore dell'urlo della città.
La macchina entra nelle pieghe di un organismo disfunzionale e ne rovista i vizi,le perquisizioni illegali,la corruzione,la brutalità,l'immissione di prove false,lacerando il tessuto connettivo di una società aggredita dal potere costituito.
Dietro l'attenta regia di Moverman,la sceneggiatura alza la voce nella denuncia e della provocazione toccando i nervi scoperti di uno scandalo complesso e articolato,di disturbante impatto sociale.

La fisicità di "Rampart",nell'ottica del regista,è incarnata nello spaccato fra l'inquietante amoralità di Brown e la povertà della sua solitudine,infezioni scovate nell'indagine interiore di un individuo alla deriva,con sullo sfondo un evento diventato "tempesta di proporzioni epiche sia legalmente che finanziariamente".
La fotografia è opportunamente minimale,la narrazione è scheletrica,i primi piani prevalgono sulle aperture,qui rivolte al solo scenario urbano,il montaggio è imbastito in rapida successione di inquadrature e cucito fitto in veste documentaristica nell'architettura dolente e morbosa di una cronaca mediatica.

"Rampart" è un sofferto racconto di vizio e miseria,scolpito nella pietra delle strade dove Bene e Male si intrecciano egualmente nell'ordito sociale,si mischiandosi fra loro nel fascino controverso dell'ambiguità,seduzione cantata da Ellroy nelle ruvide pagine delle sue cronache qui tradotte in cinema con la stessa intransigenza e ferocia.