La frode
Scritto da Dario Carta   
mercoledì 10 ottobre 2012

Titolo: La frode
Titolo originale: Arbitrage
USA: 2012. Regia di: Nicholas Jarecki Genere: Thriller Durata: 95'
Interpreti: Richard Gere, Tim Roth, Susan Sarandon, Monica Raymund, Brit Marling, Laetitia Casta, Josh Pais, Stuart Margolin, Nate Parker, Austin Lysy, Larry Pine, Curtiss Cook, Evelina Oboza, Sophie Curtis, Gabrielle Lazure
Sito web ufficiale: www.arbitrage-film.com
Sito web italiano:
Nelle sale dal: 14/03/2013
Voto: 7
Trailer
Recensione di: Dario Carta
L'aggettivo ideale: Attuale
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Arbitrage - Sesso, potere e denaro su Facebook

arbitrage_leggero.pngProvocatorio e convincente,"Arbitrage",primo lavoro di Nicholas Jarecki, non tira in ballo parafrasi nel descrivere con il linguaggio del nuovo cinema il sottile filo teso fra Bene e Male,e con un idioma tagliente e severo innesta il dubbio della revisione dei valori tradizionali in questa società.
Con "Arbitrage" non solo si arriva a percepire un attacco alla mentalità americana che valuta il denaro come valore svincolato al senso di morale,ma si coglie anche l'invito del regista a intuire la nuova forma di crimine che,soppiantata la matrice mafiosa dell'illegalità organizzata,alimenta una società permeata dal flusso dell'economia estrema e della finanza illecita.
Lo sfruttamento della fiducia a danno degli investitori fu il delitto che ha portato al crollo delle Borse del 2008. Stone ne ha raccolto il segnale in "Wall Street",in un parallelo romanzato con la vicenda di Bernie Madoff.

In "Arbitrage" Jarecki muove un personaggio che,come Madoff e Geko,annuncia come denaro e crimine siano ugualmente declinabili al principio della corruzione. Robert Miller (Richard Gere),capo di una Compagnia di investimenti,è coinvolto in una megatruffa di 400 milioni di dollari sottratti alla Società,capitale che l'uomo non è in grado di restituire agli investitori.
La figlia Brooke (Brit Marling),CFO della Compagnia,è ignara del lavoro del padre sui libri contabili e non sa se credere o no alle lusinghe e alle spiegazioni ambigue di suo padre.
Miller ha una moglie,Ellen (Susan Sarandon),impegnata sul sociale e donna accomodante sulla infedeltà e le menzogne del marito e sulla sua tresca con la giovane artista francese Julie (Laetitia Casta),che sa bene come manovrare l'amante.
Ma una notte i due hanno un incidente di macchina su una strada di campagna e Julie muore.
Miller fa la sua scelta e decide per sè stesso,insabbiando i fatti e chiamando a falso testimone un giovane al cui padre l'uomo aveva a suo tempo dato aiuto. Ma al detective di polizia Michael Bryer (Tim Roth) i conti non tornano e decide di indagare più a fondo,senza mollare l'osso. I guai di Miller si moltiplicheranno esponenzialmente.

Il collante della storia è Miller,da cui Jarecki non distoglie telecamera e attenzione neanche per una frazione di secondo. Miller,inquadrato fin dall'incipit del film come un predatore,incarna ambiguità,eccesso ed ambizione e veicola il segnale d'allarme per un'etica messa al martirio dalla speculazione e dall'interesse al servizio di un ego fuori misura.
Il lavoro,strutturato su una regia serrata e tagliente,è alimentato da energia e tensione al calor bianco e dimostra come dramma e thriller possano tradurre un alto livello di suspense in un cinema dove dialogo e ritmo sostituiscono azione e teatralità.
Jarecki non molla un attimo la presa su Miller e lo fotografa a casa,dove la menzogna convive con il senso di accettazione rassegnata di Ellen,lo ritrae nei dialoghi con la figlia,anch'essi fasulli ed equivoci,lo segue dall'amante,tradita pure lei dopo la sua morte dal calcolo e dalla convenienza. Vita privata e lavoro di Miller sono fissati nella impietosa radiografia di una figura circolare,ma Jarecki non elargisce soluzioni e non sublima giudizi.

La sua è semmai una cronaca sociale con una sola svolta,quella dove il dramma assume le forme di un legal thriller di tutto rispetto giocato sulla scacchiera della discussione morale,ma privo di sentenze etiche o conclusioni soggettive.
Il regista seziona un uomo e il suo ambiente,lo ritrae nello spaccato di un palcoscenico che Jarecki fotografa e racconta come una realtà pericolosamente attuale,affetta dai sintomi di un'epoca in grave crisi d'identità umana.
"Arbitrage" è l'esempio di un cinema ben scritto e ben confezionato,neutrale sul fronte di sentenze o assoluzioni sulla liceità del calcolo e della manipolazione e veicolo libero al servizio di una storia su personaggi plausibili e oggi più che mai realistici.