The Motel Life
Scritto da Ilaria Mutti   
domenica 18 novembre 2012

Titolo: The Motel Life
Titolo originale: The Motel Life
USA: 2012. Regia di: Alan Polsky, Gabe Polsky Genere: Drammatico Durata: 95'
Interpreti: Dakota Fanning, Emile Hirsch, Stephen Dorff, Kris Kristofferson, Hayes MacArthur
Sito web ufficiale:
Sito web italiano:
Nelle sale dal: Festival di Roma 2012
Voto: 8
Trailer
Recensione di: Ilaria Mutti
L'aggettivo ideale: Introspettivo
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motellife_leggero.pngE, in chiusura arriva, al Festival di Roma “The Motel Life,”il bel film dei fratelli Polsky.
C’è una parte di America, lontana anni luce dagli sfavillanti miti di New York o Los Angeles, dove le persone e le loro storie sembrano ancora immerse nella grande depressione, senza che il New Deal li abbia mai sfiorati.

Si tratta per lo più di un’America di provincia, con tristi figure di perdenti, a volte on the road, spesso White trash, per le quali non sembra esserci scampo.
Ed è in questi spazi di desolazione che Alan e Gabe Polski hanno ambientato la storia di due fratelli. Mark e Jerry Lee sono rimasti orfani molto presto e la madre prima di morire si è fatta promettere che sarebbero rimasti sempre uniti.
E così è stato, anche perché Jerry Lee ha perso una gamba da piccolo e ha bisogno dell’aiuto di Mark, anche lui, del resto, fratello debole e infelice dopo aver perso la donna che amava. In questo ambiente già saturo di tristezza, all’improvviso si scatena il dramma, quando Jerry Lee, per un incidente uccide un bambino in bicicletta.
E’ allora che Mark, nel suo istinto protettivo scappa con il fratello ed ha inizio la loro fuga praticamente senza meta, costellata da tutta una serie di anonimi e scadenti motel, che sono simbolo e testimonianza della loro vita ai margini.
Ma, per loro, resta tuttavia aperto uno spiraglio, un elemento che rende unica e meno disperata la vita e dà al film la sua originalità e la sua ragion d’essere. Sono le storie che, come un padre, Mark si inventa e che Jerry Lee traduce in immagini, e diventano meravigliosi fumetti, in bianco e nero, dai toni decisamente pulp e dalle animazioni che le trasformano in una serie di short movie alternativi e consolatori. Il finale del film, quando arriva, sarà amaro anche se per uno dei due fratelli la vita avrà ancora delle offerte da fare.

Ottima prova di lancio, alla regia, per i due fratelli Polsky, finora noti come produttori, in un film che, se è vero che si porta appresso certi luoghi comuni del cinema indi, fatti di squallore e di situazioni strappalacrime, ha però il pregio di aver messo in piedi una storia diretta e ben costruita.
Si sente, infatti, uno stile concreto e facilmente leggibile, e spesso il pensiero va ai personaggi di Raymond Carver, al loro spaesamento e al loro bisogno di amore e di salvezza.
Al Festival di Roma il film ha ricevuto il “Premio del Pubblico BNL”