Dredd
Scritto da Dario Carta   
lunedì 07 gennaio 2013

Titolo: Dredd
Titolo originale: Dredd
USA: 2012. Regia di: Pete Travis Genere: Azione Durata: 96'
Interpreti: Lena Headey, Karl Urban, Olivia Thirlby, Domhnall Gleeson, Santi Scinelli, Jason Cope, Deobia Oparei, Langley Kirkwood, Brandon Livanos, Rakie Ayola, Allen Irwin, Joe Vaz, Scott Sparrow
Sito web ufficiale: www.dreddthemovie.com/index.html
Sito web italiano:
Nelle sale dal: Prossimamente
Voto: 6,5
Trailer
Recensione di: Dario Carta
L'aggettivo ideale: Violento
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dreed_leggero.pngIn un'intervista rilasciata a l"Espresso",Ben Affleck esprime l'opinione che gli Studios sembrano avere perso ogni interesse nei film "che fanno pensare",a beneficio della realizzazione in serie di nuove produzioni più lucrative.
Oggi non stupisce più il popolo del cinema in ogni suo strato che lo sguardo delle Majors sia fisso sul botteghino anzichè sui pensieri dell'audience,per cui ciò che porta cassa allo showbiz americano è il prodotto creato dagli effetti speciali e dai personaggi improbabili.

Perfetto disegno per il "Dredd" di Pete Travis,ennesimo termine del fitto vocabolario del cinema di consumo,luogo di spettacolo,lucro,fumetto e intrattenimento allo stato brado. Prodotto quasi da popular demand,"Dredd" è emanazione di arte grafica,il fumetto,termine oggi iscritto all'albo artistico sotto la voce "Graphic Novel",nota contemplativa dell'universo supereroico o ballata sulla durezza del fiato metropolitano di oggi o di domani - si spazia da Superman a Dark Knight,da Catwoman a Sucker Punch fino a Watchmen e Max Payne.

"Dredd" non segue il "Judge Dredd" del ' 95 con Stallone sotto la maschera del giustiziere. Diciotto anni di cinespettacolo richiedono una valutazione adeguata al passaggio di una intera era di tecnologia e a quasi una generazione di spettatori esigenti e ammaliati da una percezione sensoriale straordinariamente visiva ed acustica dell'intrattenimento in sala.
In apertura di film,una voce fuori campo descrive la condizione degli Stati Uniti nel futuro,un mondo desolato e sprecato,una Terra Maledetta sulla cui costa orientale sorge la città di Mega - City One,una violenta metropoli che si allarga da Boston a Washington,che ospita 800 milioni di residenti e che registra 17000 crimini al giorno (!)
L'unica forza preposta al mantenimento della Legge e dell' Ordine è quella dei Giudici,allo stesso tempo giuria ed esecutori della Giustizia nei confronti dei malviventi. Al veterano Dredd (Karl Urban) viene affiancata la recluta Anderson (Olivia Thirlby),parapsicologa e lettrice del pensiero,ma non accettata nel corpo dei Giudici perchè non idonea. I due sono chiamati ad investigare sull'omicidio di tre spacciatori precipitati da un grattacielo di 200 piani,una baraccopoli verticale,sede della peggiore delinquenza della città e quartier generale della regina del commercio di stupefacenti,Madeline Madrigal (Lena Headey),chiama Ma-Ma,a capo del traffico dello Slo-Mo,una droga in grado di ridurre la percezione del tempo all'1% del normale.

Sparatorie,inseguimenti e stragi completano una trama già tessuta in fitti titoli già scritti prima nelle pagine dei comix su schermo. Quindi "Dredd" non aggiunge nulla di nuovo al panorama delle pellicole sul futuro distopico e disturbato dal degrado e dal sovraffollamento postapocalittico,con un'umanità messa in ombra dal cinismo,dalla delinquenza senza argini,dal caos e dal mercato malato (si pensi al mondo di Carpenter in "1997-Fuga da New York").
Semmai di "Dredd" affascina l'aspetto tecnologico,la costruzione scenica,la finzione sfacciata e boriosa ma sorprendentemente ammaliatrice. Chi ne fa le spese è il resto di un lavoro che scommette sugli occhi tutta la propria identità,lasciando dialoghi,significato e densità alla deriva. "Dredd" corre veloce,con il ritmo violento dei fiotti di sangue di Frank Miller e Zac Snyder,compiaciuto della palette fiorita di accesi impatti cromatici e dei suoni di uno score al sintetizzatore.

Crudele e terribile,"Dredd" non eredita la performance di Stallone,ma scolpisce un cinema virtuale e senza uomini,dove chi vince è il mosaico digitale di una realtà afflitta dal malessere e dalla violenza. Come in "Le belve",il villain è donna,il che femminizza il male in una visione che sovverte lo standard maschile della crudeltà e le spietate sentenze di morte infondono un senso di disagio innaturale.
Le due figure femminili messe in antitesi fra loro squarciano il tessuto del film in un doloroso conflitto fra distorsione e debolezza,come uno strappo fra mente e carne,pensiero e aggressione.
"Dredd" si compendia in una suggestiva coreografia di trucchi al digitale,raccolti in un cinema tanto ricco di frammenti di colore ed effetti di magia scenica,quanto avaro di quel sale interiore che sa conquistare non solo gli occhi ma anche il cuore di chi va al cinema per provare emozioni non solo virtuali.