The Haunting in Connecticut 2: Ghosts of Georgia
Scritto da Dario Carta   
lunedý 25 marzo 2013

Titolo: The Haunting in Connecticut 2: Ghosts of Georgia
Titolo originale: The Haunting in Connecticut 2: Ghosts of Georgia
USA: 2013. Regia di: Tom Elkins Genere: Horror Durata: 100'
Interpreti: Chad Michael Murray, Katee Sackhoff, Abigail Spencer, Cicely Tyson, Emily Alyn Lind, Lauren Pennington, Lance E. Nichols, Wayne PÚre, Andrea Frankle, Grant James, Brad James, Jaren Mitchell, Hunter Burke
Sito web ufficiale:
Sito web italiano:
Nelle sale dal: Inedito
Voto: 5
Trailer
Recensione di: Dario Carta
L'aggettivo ideale: Riscattato
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the_haunting_in_connecticut_2_ghosts_of_georgia_leggero.pngQuando nel 1999 Night Shyamalan faceva dire a Haley Joel Osment "Vedo la gente morta",siglava il compendio del cinema dei morti della generazione a seguire,oggi corrente stanca e arenata nelle secche della noia.
Se "The Others" afferrava viscere ed emozioni,il cinema paranormale di questo tempo cataloga in innumerevoli titoli ripetizioni ed eco senza i brividi delle visioni di anime spente ancora tra noi. Pellicole come "Silent House","Seven Below","Sinister" e mille ancora,cercano tra i morti il respiro di una paura ormai spenta nell'abitudine ad un palcoscenico senza pi¨ dimensione ed identitÓ.

"The Haunting in Connecticut 2 : Ghosts of Georgia" non ha nulla a che vedere con il film del 2009 dell'allora esordiente Peter Cornwell "The Haunting in Connecticut" ("Il Messaggero",in Italia), film cupo ed inquietante su spiriti ed evocazioni ultraterrene.
Mentre al centro del primo film si agita la lotta di una famiglia in sofferenza per una grave malattia del corpo,elemento che si allarga prima ad un rapporto tra Fede e prova e poi ai confini tra realtÓ e immaginazione,visioni e paure,vivi e morti,passato e presente, in "Ghosts of Georgia" il regista Tom Elkins,anch'egli al primo lavoro per il grande schermo e montatore del film di Cornwell,cuce esoterismo e storia in un ricamo un poco grossolano ma intrigante di fantasia e pagine americane.
Lisa (Abigail Spencer),il marito Andy (Chad Michael Murray) e la piccola Heidi (Emily Alyn Lind) traslocano da Atlanta in una casa in campagna,un'occasione offerta dalla banca e subito presa al volo dalla famiglia. Il motivo di tanta convenienza viene subito chiarito:la casa Ŕ abitata dallo spirito del suo primo proprietario,del suo successore e dalle anime di una squadra di schiavi che nel IXX secolo frequentavano quel luogo quando era una fermata della ferrovia sotterranea.
Qui Heidi capisce subito che condivide con la madre e la zia Joyce (Katee Sackoff) la capacitÓ extrasensoriale di vedere e comunicare con le ombre dei morti,dono scomodo per Lisa ma non per Joyce,che non lo rinnega,e quando la bambina comincia a tessere una relazione sempre pi¨ fitta con lo spirito del proprietario d'origine, Mr. Gordy,f arÓ comprendere alla famiglia cosa realmente accadde anni prima in quel posto

Caricato all'eccesso da clichŔs di genere,"Ghosts of Georgia" fatica a procedere senza scoprire il fianco alla monotonia e alla svogliatezza. L'incipit Ŕ un chiaro rimando a "The Ring",nei sogni disturbati e distorti,tinti di seppia e grigio.
La dinamica scenica si imbelletta di ombre, farfalle,voci,visioni e lamenti che avvolgono la narrazione senza convincere lo schermo piatto di un cinema giÓ risolto in una fantasia assente e prevedibile. La voce giÓ udita di Heidi che formula il "..vedo cose..." Ŕ solo il sospiro tiepido della confessione di Haley Joel Osment che "vede la gente morta".
Radio spente che si accendono, lampadine fulminate,porte che si aprono,primi piani incerti di ombre che svaniscono,risa nell'oscuritÓ,una bambina che parle con un'idea ma poi vomita insetti,sussurri e musiche in crescendo,sono il verbo debole di una perifrasi del brivido senza cinema e viceversa.

Se il guizzo Ŕ improbabile,il salvagente Ŕ concesso nella messa a fuoco del rapporto fra le due sorelle, Lisa e Joyce,segni opposti rispetto ad Heidi,che crea gli equilibri come un quieto ponte fra vita e aldilÓ.
Quando il film Ŕ al tramonto, fra le sofisticate note di blues titate allo slide della provincia sudista,la suggestione prende una timida forma,come un brano di storia che vuole farsi udire.
La paura teatrale e fracassona cede il passo alle piccole gentilezze visive che si fanno argomento per chiudere in cortesia. Emergono le righe di storia dell' America chiusa della provincia, delle sue vicende nascoste o dimenticate e i suggerimenti di un cinema che chiede la parola nei piccoli dettagli di valore.
Allora, lasciati alle spalle i ricordi di "The New Daughter" e i retaggi di una maledizione sepolta, la penna del regista scrive con la mano di un fantasma che si fa corpo,accarezza due sorelle che si abbracciano sull'altalena e fotografa una bambola di colore nella cesta della bicicletta di Heidi. E allora, forse, le anime dei morti possono tornare nella pace dei boschi.