Io sono un gatto
Scritto da Francesca Caruso   
martedì 16 luglio 2013

Io sono un gatto

io_sono_un_gatto.jpg“Io sono un gatto” (Wagahai wa Neko de Aru, 1905) è il romanzo d’esordio del grande scrittore giapponese Natsume Sōseki. C’è voluto un secolo per arrivare fino a noi, forse un po’ troppo, ma grazie alla Neri Pozza - che lo pubblica nel 2006 - oggi se ne può godere la lettura.
Il narratore, testimone degli eventi presentati, è un gatto senza nome, un trovatello che casualmente si introduce nella casa del professor Kushami, dove vive con la moglie, le loro tre bambine e la cameriera.
Accolto senza troppa convinzione dal professore, il gatto si dimostra più interessato ad ascoltare i discorsi del suo padrone con gli ospiti, che si avvicendano regolarmente nella sua casa, piuttosto che familiarizzare con i suoi simili.
Dall’amico burlone Meitei ai suoi ex allievi Kangetsu e Tōfū, dall’amico ‘filosofo’ Yagi Dokusen a Tatara Sanpei, il gatto si fa un’idea chiara e più che pertinente degli esseri umani, giudicati spesso sfavorevolmente, ma ai quali si sente molto vicino.

Quella davanti alla quale ci si trova non è la solita storia dai classici sviluppi che si attuano in un romanzo, piuttosto vengono raccontati alcuni momenti della vita di questi personaggi e, soprattutto, attraverso i loro discorsi emergono i più disparati argomenti. Ognuno di loro fa le proprie considerazioni su un numero considerevole di tematiche, anche stravaganti, passando dal serio al faceto con una nonchalance ben costruita. Si avrà modo di sorridere e di soffermarsi su ragionamenti presi in esame di rado.
Sōseki descrive un quadro preciso - circoscrivendolo intorno ad una manciata di personaggi, che raffigurano diversi modi di pensare - di quel particolare periodo di passaggio dalla tradizione alla modernizzazione che il Giappone vive agli inizi del Novecento. Tra le tante questioni affrontate, si parla della donna, di come fosse in precedenza e delle conquiste fatte nel presente dello scrittore. “Le studentesse e le signorine di oggi l’autostima e la fiducia in se stesse ce l’hanno nelle ossa (…) non vogliono essere meno dei ragazzi e in questo sono ammirevoli” sostiene Meitei.
Esprime ciò che pensa della filosofia occidentale, dell’innata competizione dell’ uomo e del suo volersi distingue, inventandosi sempre qualcosa di nuovo.

Definito uno dei grandi libri della letteratura mondiale, come lo sono altre opere di Sōseki (“E poi” e “Il cuore delle cose” – editi sempre da Neri Pozza), “Io sono un gatto” lascia un segno indelebile nell’animo. L’epilogo è un po’ amaro, come la birra che il gatto beve quando rimane solo, e sorprende per la maniera in cui l’autore vi arriva.
Per leggerlo non serve essere appassionati di letteratura orientale, potrà piacere a chiunque voglia fare un viaggio nel passato, per scoprire quante cose in comune ci sono in fondo col presente. Sono espressi ragionamenti che paiono in tutto e per tutto attuali, veri ieri quanto oggi.
Da non dimenticare che è un’opera umoristica e col simpatico protagonista ci si intende fin dal primo incontro.
“Chi ha letto il libro distrattamente, convinto che si trattasse di un’opera di poco valore, di colpo capirà di trovarsi davanti a qualcosa di molto diverso” dice il gatto rivolgendosi al lettore. “Io sono un gatto” non può mancare a chi ama la lettura, di qualsiasi genere.

Io sono un gatto
Titolo originale: Wagahai wa Neko de Aru
Autore: Natsume Sōseki
Traduzione: Antonietta Pastore
Casa editrice: Neri Pozza, 2006
Pagine: 510
Prezzo: € 18,00

Francesca Caruso