Lunchbox
Scritto da Daria Castelfranchi   
venerdì 29 novembre 2013

Titolo: Lunchbox
Titolo originale: Lunchbox
India: 2013. Regia di: Ritesh Batra Genere: Drammatico Durata: 105'
Interpreti: Irrfan Khan, Nimrat Kaur, Nawazuddin Siddiqui, Denzil Smith, Bharati Achrekar, Nakul Vaid, Yashvi Puneet Nagar, Lillete Dibey
Sito web ufficiale:
Sito web italiano:
Nelle sale dal: 28/11/2013
Voto: 8
Trailer
Recensione di: Daria Castelfranchi
L'aggettivo ideale: Stuzzicante
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lunchbox_leggero.pngUna deliziosa opera prima quella di Ritesh Batra. Presentato all’ultimo Festival di Cannes, durante la Semaine de la Critique, Lunchbox ha vinto meritatamente il Premio del Pubblico. L’esordio alla regia dell’indiano già autore di numerosi cortometraggi, è infatti un film fresco ed autentico.
E’ un po’ commedia romantica, un po’ dramma e un po’ spaccato di Mumbai, città più popolosa dell’India. Lunchbox ci avvicina con grazia ed in maniera assai accattivante alla cultura indiana, lontana anni luce dalla nostra – almeno apparentemente. Inquadrature di treni carichi di gente che si allontanano dalla stazione, di fattorini in bicicletta che sfrecciano attraverso la città anche sotto le piogge monsoniche, di tetti affollati dai piccioni.

Uomini che cantano in coro, bambini che intrattengono i viaggiatori in cambio di qualche spicciolo. Quella descritta da Batra è una Mumbai affollata, caotica, frenetica, colorata.
Ed in questo caleidoscopio di sari, macchine e risciò, si svolge la storia di Ila e Saajan.
Lei è sposata con un marito che non la degna di uno sguardo e che cerca di riconquistare con piatti prelibati: che però finiscono sulla scrivania sbagliata, quella di Saajan.

Un biglietto di Ila allo sconosciuto che ha decisamente apprezzato il suo cibo, dà il via ad uno scambio giornaliero di messaggi con cui i due protagonisti iniziano a parlare di sé, a raccontarsi la propria vita, le proprie delusioni e disillusioni.
Non una storia d’amore comune e prevedibile ma quasi una tenera amicizia tra una donna che vive fra tradimenti e indifferenza ed un uomo ancorato al passato, a quella moglie persa tempo prima la cui mancanza ancora lo rattrista.
Contemporaneamente al carteggio tra Ila e Saajan, il contabile prossimo alla pensione si ritrova alle prese con il giovane che prenderà il suo posto, al quale deve insegnare il lavoro.

Dapprima insofferente verso il volenteroso Shaikh, Saajan lo prende poi sotto la sua ala protettrice e ne diventa quasi una figura paterna, per lui che, orfano, non ha mai avuto una famiglia. Sullo sfondo, la tradizione dei Dabbawallahs, ovvero quei fattorini che ogni giorno, da cento anni, consegnano pasti caldi preparati da madri e mogli per figli, mariti, familiari.
Con la bicicletta e successivamente il treno, questi angeli della ristorazione aziendale giungono in ogni angolo della città per poi riportare i contenitori vuoti alle casalinghe.
Addirittura, pochi anni fa l’Università di Harvard ha condotto uno studio sul loro sistema di consegna, verificando che viene commesso solo un errore ogni milione di consegne.

Questa eccezione alla regola, è lo spunto per dar vita alla piacevole storia messa in scena da Ritesh Batra. Se volete vedere qualcosa di veramente diverso, gradevole e narrativamente attraente, Lunchbox è il film che fa per voi.
E se siete amanti della cucina, indiana in particolar modo, preparatevi ad assaporare gustose ricette e segnatevi che “cinque mandorle messe a bagno nell’acqua la sera e mangiate la mattina successiva, aiutano la memoria”.