La porta
Scritto da Francesca Caruso   
martedì 31 dicembre 2013

La porta

la_porta.jpgSesto romanzo di Natsume Sōseki edito dalla Neri Pozza (dopo ‘Io sono un gatto’, ‘Il signorino’, ‘Il cuore delle cose’, ‘Guanciale d’erba’, ‘E poi’), “La porta” è l’episodio conclusivo della ‘prima trilogia’ del più grande scrittore giapponese del Novecento, preceduto da “Sanshiro” e da “E poi”.

I tre romanzi sono legati tra loro dalla tematica della ricerca di se stessi, ma anche dalla messa in evidenza della solitudine provata dall’uomo nel mondo moderno.
Sōsuke e Oyone vivono il loro amore coniugale in disparte da tutti. Tranne le persone che incontra a lavoro, Sōsuke non ha altri rapporti interpersonali, niente amici.
D’altra parte Oyone, che sta quasi sempre a casa, ha solo Sōsuke e la cameriera Kiyo con cui parlare. La coppia trova la felicità nello stare insieme l’uno con l’altro.

La situazione in cui si trovano è stata determinata dall’aver tradito la fiducia dell’amico di Sōsuke, Yasui. L’equilibrio raggiunto rischia di venire meno, quando l’uomo apprende che Yasui sarà ospite di Sakai, il padrone di casa e suo vicino. Turbato profondamente dalla notizia Sōsuke vuole evitare di incontrarlo e che Sakai venga a conoscenza della colpa di cui lui e Oyone si sono macchiati. Decide, allora, di recarsi per qualche giorno ad un tempio zen e meditare, senza dire alla moglie la vera ragione del suo viaggio.

Il titolo del libro si riferisce all’entrata del tempio dove Sōsuke va a riflettere.
Un aspetto affrontato dall’autore è il senso di colpa, che accompagna la coppia nel loro viaggio per la vita. I due accettano di pagare le conseguenze del loro gesto e riescono a trovare sollievo nel loro reciproco amore. Sōsuke e Oyone “abbandonarono i genitori, abbandonarono i familiari, abbandonarono gli amici. In una parola abbandonarono la società intera. O, piuttosto, furono loro ad essere scacciati” spiega Sōseki nel libro. All’inestinguibile senso di colpa si aggiungono le ristrettezze economiche e la mancanza di un figlio desiderato da entrambi, ma in una serena rassegnazione e nell’affetto che li unisce marito e moglie trovano un singolare appagamento.

Ne “La porta” sono presenti delle tematiche ricorrenti nelle opere di Sōseki, come quella di persone comuni (o che diventano tali) con problemi economici, il conflitto tra dovere e desiderio (col conseguente tradimento di un amico per amore), l’isolamento volontario dal resto del mondo (in questo caso di una coppia).
Cosa sia successo nello specifico tra Sōsuke, Yasui e Oyone non è rivelato dall’autore, che dà al lettore la libera interpretazione del non detto, del lasciato in sospeso, affinché sia lui ad apporre i pezzi mancanti del puzzle, di cui si intuisce la visione d’insieme.

L’inazione caratterizza la storia di questa coppia in ogni ambito, soprattutto quella di Sōsuke, che rimanda qualsiasi incombenza, come per esempio andare a parlare del futuro del fratello minore con la zia. Segnato da quanto accaduto in passato, Sōsuke lascia che le cose procedano secondo il loro corso senza metterci minimamente del suo. Sembra aver perso volontà ed energia. Ciò che lo fa stare sereno è la vicinanza di Oyone.
Nel leggere questo romanzo si rimane incantati, sedotti, dalla descrizione che Natsume Sōseki fa di queste due anime, della delicatezza con cui tratteggia le cause della mancata maternità, dell’amore provato dai due coniugi, svelato nella preoccupazione che Sōsuke nutre per la salute della moglie o in quella di Oyone quando scorge nell’umore del marito qualcosa che prima non c’era.
È un libro che si assapora parola dopo parola fino al suo epilogo.

La porta
Titolo originale: Mon
Autore: Natsume Sōseki
Traduzione: Antonietta Pastore
Casa editrice: Neri Pozza, 2013
Pagine: 237
Prezzo: € 16,00

Francesca Caruso