La lanterna delle peonie
Scritto da Francesca Caruso   
mercoledì 26 marzo 2014

La lanterna delle peonie

la_lanterna_delle_peonie.jpg“La lanterna delle peonie – Storia di fantasmi” (Kaidan botandōrō, 1886) nasce dalla narrativa orale divulgata dai declamatori come lo è stato San’yūtei Enchō, che in un secondo momento la mette nero su bianco, diventando un importante scritto letterario del Novecento. È arrivato a noi grazie alla Marsilio Editore, che l’ha pubblicato nella collana Mille Gru http://www.marsilioeditori.it/catalogo/collana/2/letteratura-universale/8/mille-gru

La storia originaria è quella dello scrittore cinese Qu You “Mudan Dengji”, diffusasi in Giappone e non solo. Prima di San’yūtei Enchō diversi autori giapponesi hanno tradotto il testo, aggiungendovi ognuno qualcosa di proprio pugno, ma la versione di Enchō è quella con più interventi originali e più ampliata, prendendo le distanze tanto dall’opera di Qu You quanto dagli altri. Iijima Heizaemon, divenuto un ricco samurai, perde la moglie e prende Okuni come sua concubina.
La donna riesce a far allontanare la figlia di Iijima, Otsuyu, che va a vivere in un'altra dimora con la nutrice Oyone. La ragazza conosce Hagiwara Shinzaburō e se ne innamora perdutamente. Nonostante il suo amore sia ricambiato i due non riescono a vedersi e Otsuyu ne muore. Nel frattempo Okuni instaura una relazione con il vicino Genjirō e insieme orchestrano un piano per uccidere Iijima e appropriarsi della sua casata.

L’autore dà spazio alla gelosia femminile, al rancore, all’amore e a momenti di istintiva comicità. I personaggi tratteggiati tutti egregiamente sono funzionali al racconto, che è disseminato di colpi di scena inattesi e legami insospettabili svelati lungo il cammino che questi percorrono.
Tra quelli che rimangono impressi c’è Tomozō, simbolo dell’avidità umana, dell’ingratitudine e mancanza di riconoscenza verso colui che lo ha aiutato. Per suo tramite Enchō dimostra quanto gli uomini siano da temere più dei fantasmi.
Ruolo di primaria importanza lo rivestono le figure femminili, il motore della narrazione: Otsuyu e Oyone sono i fantasmi e smuovono gli animi; Omine è l’artefice della ricchezza del marito, è lei che escogita il piano che darà loro agio e autonomia; Okuni, la concubina traditrice, è colei che va contro le ferree regole familiari e non tradirà mai l’uomo che ama.
Enchō la spoglia dello stereotipo della donna malefica fine a se stessa.

La scrittura de “La lanterna delle peonie” è fluida e avvincente, l’autore intreccia le due trame con acume e maestria. Nella parte conclusiva l’unico neo – sorvolabile – è la ripetizione del resoconto che i diversi personaggi fanno, evitabile, ma derivante dalla struttura della tradizione orale. A ben vedere in ogni ripetizione è posto qualche dettaglio che arricchisce, non toglie. Enchō vi mescola tanti aspetti da coinvolgere il lettore sotto più punti di vista. Quella narrata non è solo una storia di fantasmi, è un amore tragico non vissuto, è una storia di tradimenti e vendette. Sotterfugi, intrighi, omicidi, avidità, sentimenti condividono un’atmosfera nostalgica, che porta indietro nel tempo e fa conoscere usi e costumi di un Giappone non molto diverso da quell’occidente che tante volte ha puntato il dito.
Qui i fantasmi non sono raccapriccianti, non incutono timore se non a coloro che sono in difetto. Enchō ne descrive due tipi: quello della ragazza che vuol ricongiungersi al suo amore, la cui presenza è richiamata proprio dal desiderio che l’uomo ha di lei, e quello della moglie che attraverso la possessione di uomini e donne al servizio del marito si vuol vendicare.
“La lanterna delle peonie” è una storia bella e appagante, che è un piacere leggere.

La lanterna delle peonie – Storia di fantasmi
Titolo originale: Kaidan botandōrō
Autore: San’yūtei Enchō
Traduzione: Matilde Mastrangelo
Casa editrice: Marsilio, 2012
Pagine: 291
Prezzo: € 18,00

Francesca Caruso