Noi 4
Scritto da Domenico Astuti   
giovedì 27 marzo 2014

Titolo: Noi 4
Titolo originale: Noi 4
Italia: 2014. Regia di: Francesco Bruni Genere: Drammatico Durata: 93'
Interpreti: Ksenija Rappoport, Fabrizio Gifuni, Lucrezia Guidone, Francesco Bracci, Raffaella Lebboroni, Milena Vukotic, Gianluca Gobbi, Giulia Li Zhu Ye
Sito web ufficiale:
Sito web italiano:
Nelle sale dal: 20/02/2014
Voto: 5
Trailer
Recensione di: Domenico Astuti
L'aggettivo ideale: Modesto
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noi4_leggero.pngIn tempi di vacche magre come questi in cui la medietà cinematografica italiana si aggira tra film come “ Un boss in salotto “ o “ Sole a catinelle “, è difficile per chi ama e conosce il Cinema vedere film italiani, analizzarli e giudicarli.
Anche se un film come “ Noi4”, è sicuramente molto distante come Commedia da altre pellicole di questi tempi tuttavia risulta di una modestia e di una ‘ semplicità ‘ buonista che se solo li confrontassimo con le pellicole dei nostri padri ( Monicelli, Lattuada, Pietrangeli... ) o anche al solo confronto di tanto buon Cinema di oltreconfine, dovremmo abbassare lo sguardo e pensare ad altro.

E’ raro vedere un film in cui nei primi dieci minuti si assiste quasi in tempo reale al risveglio dei quattro protagonisti, dopo che sui titoli di testa si è visto una serie di cartoline romane da ente del turismo distratto e svogliato.
Dopo il risveglio e un po’ di Teatro Valle occupato e un po’ di corridoi della Scuola Mazzini con affacciata sul Colosseo ( ma quasi tutto il film è tra Colosseo, Piazza Venezia, Piazza Vittorio, Stazione Termini: tutte viste senza sfondo e ambienti, ma buttati lì come fossero solo una necessità minimalista ed economica ) scopriamo che questa danza immobile gira intorno ad un esame di Terza Media di un ragazzetto e dei suoi genitori separati che affrontano questa giornata a seconda del carattere che hanno. Non è certo ‘ una domenica d’ agosto ‘, nemmeno ‘ iI giorno dell’Assunta ‘, e non ha nemmeno la graffiatura di un film come “ L’amore è eterno fin che dura “; è, ,come abbiamo già scritto, una danza immobile con lieto fine poco reale.

La storiella ? Oltre l’ esame del giovanotto come pretesto narrativo, c’è una giovane ventenne ( la sorella ) che detesta da anni sua madre, adora il padre perché non le vieta nulla, quasi tenta il suicidio a causa di un regista quarantenne che forse l’ha messa incinta, e alla fine torna sentimentale e grata alla madre. Un figlio che mal sopporta il padre Peter Pan e cialtroncello ma lo vorrebbe di nuovo a casa. La madre ansiosa, iperattiva e intollerante che riscopre l’amore per l’ ex marito grazie ad una serata al lago con relativa nuotata, ma soprattutto per un sentire familiare superficiale.
Il padre invece sempre sorridente ( narcolettico ? ) inconcludente e easy che vorrebbe tornare con la moglie nonostante l’impossibilità caratteriale. La morale ? In fondo c’è solo la famiglia come baricentro ai nostri fallimenti personali. Segnaliamo un paio di errori macroscopici, anche se non essenziali, ma che mostrano una distrazione che si riverbera sul film: non può essere il 13 giugno la data dell’esame, perché in quel giorno iniziano gli scritti e non terminano le prove orali; in quella scuola italiana non esistono più le tesine ma le mappe concettuali.

Siamo nel mese di Giugno, Giacomo, un ragazzetto di 13 anni, paziente e riservato, deve fare l’esame orale di Terza Media. Ma ha una famiglia scombinata e i genitori separati, quindi quel giorno si sveglia dalla zia invece che nel suo letto.
Il padre, artistoide fallito, bohemien, di estrazione nobiliare ( un Fabrizio Gifuni bravo e simpatico ma un po’ troppo monocorde ) se la dorme a casa di un amico senza ricordarsi del’impegno col figlio; la madre ( una splendida Xsenia Rappoport ) è una ingegnera di origini russe, lavora alla realizzazione della metropolitana capitolina e sente il peso del mondo sulle spalle; si sveglia ed è presa dall’ansia per il figlio, ma anche per il lavoro che rallenta e si attacca al telefono con la sorella, con l’ ex marito che non le risponde mai, con quelli al lavoro.
Poi c’è la ventenne Emma una tardo-hippy, che vive alla giornata, aspirazioni d’attrice che la portano a letto col regista slavo che ha l’età del padre e partecipa all’ occupazione del Teatro Valle, ma per adesso pulisce il teatro a turno con altri. Insomma gli ingrediente fin qui sono quelli tanto cari al primo Muccino, senza la regia fantasmagorica di Muccino tuttavia.

La storia si sviluppa intorno a questo giorno importante per Giacomo ma anche per gli altri tre protagonisti che girano intorno al ragazzo e alla fine dell’esame. Tra scontri, incomprensioni, imbarazzi e conflitti andranno tutti e quattro al lago a fare il bagno e a mangiare un panino. E questo gli farà riscoprire il valore della famiglia. Anche se il giorno dopo Giacomo si sveglia da solo a casa e va al mare con un’amichetta cinese mentre la sorella resta in teatro, la madre al lavoro e il padre nella casa dell’amico. Almeno così è, se vi pare.
Ma... Ad una sceneggiatura corretta scritta con esperienza ma senza impennate o graffiature, necessarie per una Commedia ‘ seria ‘, una regia semplice e senza tentavi autorali. Interni più da case beat-alternative che da ingegnere capo o da agente di attori. Tutti gli altri personaggi ( sullo sfondo ) sembrano essere in fondo insignificanti e senza personalità.
“ Scialla “ è stato un debutto interessante ma sopravvalutato, questo film è un po’ un tornare indietro, se fa un altro paio di passi alle spalle potremmo trovare ‘ un medico in famiglia ‘ o ‘ due camere e cucina.