13 Sins
Scritto da Dario Carta   
mercoledì 09 aprile 2014

Titolo: 13 Sins
Titolo originale: 13 Sins
USA: 2014. Regia di: Daniel Stamm Genere: Horror Durata: 88'
Interpreti: Mark Webber, Ron Perlman, Rutina Wesley, Pruitt Taylor Vince, Christopher Berry, Stephanie Honore, Devon Graye, Brittney Alger, Tom Bower, Beau Brasseaux, Thomas Francis Murphy, John L. Armijo, Ritchie Montgomery, Deneen Tyle
Sito web ufficiale:
Sito web italiano:
Nelle sale dal: Inedito
Voto: 6,5
Trailer
Recensione di: Dario Carta
L'aggettivo ideale: Sconcertante
Scarica il Pressbook del film
13 Sins su Facebook

13_sins_leggero.png“13 Sins” del regista Daniel Stamm (“The Last Exorcism”,”A Necessary Death”) ha l’ingrato compito di provocare con il tema della liceità nei territori dell’etica,cosa scivolosa nell’ambiente dello spettacolo di questa epoca.
Emanazione trasversale del solido lavoro tailandese “13:Game Of Death” ( o “13 Beloved”) i cui diritti furono acquistati anni fa dalla Weinstein per investirli in un nuovo progetto in lingua inglese,”13 Sins” fu affidato a Stamm per scriverne la sceneggiatura (a quattro mani con David Birke) e per dirigerne la narrazione in modo alternativo al titolo asiatico.

Ne è nato un film denso e inquietante,permeato da una tensione in levare e da un’energia al calor bianco,doti invidiabili nel fitto dizionario del cinema thriller.

Elliot (Mark Webber),licenziato dalla compagnia di assicurazioni dove lavorava come agente,ha parecchi problemi da risolvere. Disoccupato e senza quattrini,l’uomo deve accudire a un fratello mentalmente in ritardo e provvedere alle cure di un padre invalido e razzista (Tom Boxer),con l’ulteriore preoccupazione di un matrimonio in arrivo con la compagna Shelby (Rutina Wesley),già in dolce attesa.
Indebitato e nei guai,sembrano non esserci soluzioni per Elliot,fino al giorno in cui riceve una telefonata da una misteriosa organizzazione,che lo invita a partecipare ad una specie di gioco dove dovrà superare 13 prove sempre più impegnative,alla fine delle quali,se queste saranno superate,l’uomo riceverà sul suo conto corrente parecchi milioni di dollari.
La prima sfida è semplice:per mille dollari Elliot dovrà ingoiare una mosca,ma man mano che il Gioco procede,le richieste saranno sempre più insidiose e depravate,come far piangere un bambino e incendiare un oggetto sacro in una chiesa.
Ma l’incentivo è forte e il premio è troppo generoso per resistere alla tentazione di provarci.
Elliot accetta di partecipare,ma quanto costa l’anima di un uomo? Stamm non cade nella trappola dell’allegoria morale a buon mercato e compone un psychothriller sul filo della tensione,impartendo un ritmo in crescendo all’ossessione,senza fronzoli ed inciampi fino all’incredibile epilogo.

Il tema non è nuovo,ma il fascino sta nella confezione. Il prezzo della Salvezza di fronte al denaro è una provocazione di cui il cinema horror si è già occupato,da “The Most Dangerous Game” del ’32,a “The Box” di Richard Kelly del 2009,fino all’eccellente e più recente Black Comedy di E. L. Katz “Chep Thrills” (2013),con le variazioni in chiave di “The Game” di Fincher (’97).
Non a caso Stamm dà inizio al suo racconto ad un crocevia,dove Elliot è fermo al volante della sua macchina,in mezzo al nulla,nel buio della notte,probabilmente lo stesso crocevia di Robert Johnson nella sua “Crossroads”,l’incrocio delle scelte,luogo dove l’Avversario aspetta per lanciare la sua offerta.

Stamm sincronizza immagini,grafica e dialoghi e li monta in una traccia limpida e scorrevole,cui aggiunge il beat di un ritmo in accelerazione continua e un umorismo noir un po’ Monty Python,che stempra suspense e dinamica.
Sarebbe un soffio per “13 Sins” cadere nel cinema istituzionale,truccato da clichès,stereotipi ed eufemismi di routine,ma Stamm scansa il convenzionale,mescola dramma e umorismo e guadagna un thriller d’identità. Ironia tagliente e satira si declinano con intrigo e inquietudine in un teatrino di baruffe tra il surreale e il tragico.

Al regista piace ricorrere ad una coreografia burlesca e giullare,come quella di un Luna Park,dove Stamm ambienta le sequenze finali del film o come quelle di una pista circense,che il filmaker richiama senza stancarsi,perfino nell’ossessiva suoneria clownesca del cellulare di Elliot,come a ricordare che il Gioco è dopotutto solo uno show,uno spettacolo di equilibrismo senza rete in un’arena sotto il tendone,fra bande e fanfare in festa.
L’odissea morale di “13 Sins” è cinama acido e affilato,un Frek-Show funambolico ed equivoco,dove Stamm agita dramma e black humor in una messinscena al vetriolo come il gioco tragico di un clown.