Le meraviglie
Scritto da David Di Benedetti   
giovedì 22 maggio 2014

Titolo: Le meraviglie
Titolo originale: Le meraviglie
Italia: 2014. Regia di: Alice Rohrwacher Genere: Drammatico Durata: 110'
Interpreti: Maria Alexandra Lungu, Sam Louwyck, Alba Rohrwacher, Sabine Timoteo, Agnese Graziani, Monica Bellucci
Sito web ufficiale: www.lemeraviglie.mymovies.it
Sito web italiano:
Nelle sale dal: 22/05/2014
Voto: 7
Trailer
Recensione di: David Di Benedetti
L'aggettivo ideale: Pasoliniano
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lemeraviglie_leggero.pngGelsomina (Maria Alexandra Lungu) vive con le sue sorelle, sua madre Angelica (Alba Rohrwacher) e il suo autoritario padre Wolfgang (Sam Louwyck) in un casolare in rovina immerso in un’assolata campagna senza tempo. I giorni della famiglia passano lenti mentre tutti raccolgono miele dal loro piccolo ma fruttuoso allevamento di api.
Mentre tutt’intorno il paesaggio brucia sotto l'effetto dei diserbanti e il mondo della campagna si sfalda e si trasforma, dalla città arriva un concorso televisivo, condotto dalla fata bianca Milly Catena (Monica Bellucci) e chiamato “Il Paese delle Meraviglie”, che promette letteralmente “un sacco di soldi” alla famiglia che si dimostrerà più “tipica” raccontando e illustrando al pubblico nel modo più convincente possibile il proprio prodotto artigianale.
Gelsomina vorrebbe partecipare, convinta che la sua famiglia possa vincere il premio, ma suo padre non prende neanche in considerazione la proposta della ragazza, preso com’è dal problema che le nuove normative europee per la produzione alimentare gli pongono davanti: se non sistemano il laboratorio del miele con pareti lavabili e spazi ben delimitati, dovranno chiudere l'attività.

Unico film italiano in concorso a Cannes, “Le meraviglie” è l’opera seconda di Alice Rohrwacher, che dopo “Corpo celeste” torna dietro la macchina da presa con una più decisa consapevolezza stilistica e registica per raccontare una storia a metà tra l’onirico e l’autobiografico, complessa e ricca di metafore. A Cannes il film è stato premiato da un lungo applauso della stampa internazionale, certo non estranea ai tanti retaggi (stilistici e non) pasoliniani e felliniani presenti nella pellicola. Il tema del sogno è infatti una costante dell’intera opera, sospesa in non luoghi a metà tra il reale e l’immaginario e in un tempo indefinito, presumibilmente gli anni ‘80 (le bambine cantano la canzone “T’appartengo” di Ambra Angiolini, storica sigla del programma “Non è la Rai”, ricordo d’infanzia a cui probabilmente la regista è particolarmente affezionata).

La pellicola gioca quindi costantemente con le dimensioni del ricordo e del sogno affidandosi a dialoghi semplici e immediati, recitati in lingue e dialetti misti come lo stile (“sporco” e volutamente impreciso), che passano con nonchalance dal viterbese al tedesco, accompagnati da numerosissimi primi piani e da una macchina a mano che non abbandona quasi mai i suoi personaggi, pedinandoli quasi alla maniera neorealista.

“Le meraviglie” è, in fin dei conti, una favola che racconta la crescita della giovane protagonista e il suo abbandono dell’età dei sogni e dei giochi. Il padre autoritario (che è, metaforicamente, il re di un regno minacciato) e la madre remissiva (la regina) sono ciò che lega Gelsomina alla sua faticosa vita, operosa e indistricabilmente legata agli altri membri della famiglia proprio come quella delle api, dalla quale può sognare la fuga solo ammirando la fata bianca del “Paese delle meraviglie” e scambiando timidi sguardi con il piccolo e taciturno Martin, che viene da un programma di rieducazione dello stato tedesco, e con il quale Gelsomina instaura subito un rapporto speciale.
Ben diverso è, invece, il rapporto che la giovane ha col padre, consapevole dell’inevitabile crescita della sua primogenita e quindi deciso a farne la responsabile dell’attività di famiglia, ma al contempo convinto di avere davanti a sé la bambina di sempre: per questo le regala addirittura un cammello da mettere in giardino, come la piccola desiderava in una più tenera età. Il film è dunque anche racconto di conflitti esistenziali e familiari, di rapporti incostanti e silenziosi, di cambiamenti inevitabili ai quali nessuno riesce, nonostante gli sforzi, a sottrarsi.

Vera protagonista del film è, però, la campagna, luogo senza tempo relegato a un universo che sembra non esistere più, ma in realtà ancora estremamente vitale. «In Italia oggi si parla della campagna solo per raccontarne la distruzione e l'imminente rovina, o per usarla come sfondo romantico e innocente di storie che poco la riguardano», ha affermato la regista, «eppure quello che sta avvenendo nel paesaggio italiano è un cambiamento molto più profondo e doloroso.
La lunga lotta per la terra, quel teatro millenario di scontri tra proprietari e lavoratori, non si è risolta, si è solo allontanata, sbiadita. Il campo di battaglia è stato lasciato libero e sono arrivati gli sciacalli. Prima hanno dato fuoco a tutto quello che incontravano sul cammino, poi hanno arraffato quei pochi spazi di risulta rimasti più o meno intatti, e li hanno trasformati in uno strabiliante parco tematico per rassicurare le nostre domeniche. Una specie di museo all'aria aperta».

“Le meraviglie”, in sintesi, non è un film perfetto (in alcuni punti vi è forse un eccesso di autoreferenzialità), ma riesce a raccontare con sensibilità e con una buona dose di visionarietà quella fase della vita in cui tutto cambia inesorabilmente, confermando anche la grande sensibilità di una regista italiana emergente, consapevole della propria identità artistica, che ha imparato a destreggiarsi in ambientazioni e situazioni cinematograficamente rischiose.