Femen - L'Ucraina non è in vendita
Scritto da Ciro Andreotti   
domenica 22 giugno 2014

Titolo: Femen - L'Ucraina non è in vendita
Titolo originale: Ukraine Is Not a Brothel
Australia, Ucraina: 2014. Regia di: Kitty Green Genere: Documentario Durata: 78'
Interpreti: Inna Shevchenko, Sasha Shevchenko, Anna Hutsol, Oksana Shachko
Sito web ufficiale: www.ukraineisnotabrothel.com
Sito web italiano:
Nelle sale dal: 12/06/2014
Voto: 6,5
Trailer
Recensione di: Ciro Andreotti
L'aggettivo ideale: Riflessivo
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femen_leggero.pngI Boney M intonano Rasputin, frattanto una ragazza si sveste e viene trascinata di peso da un gruppo di poliziotti ucraini verso una camionetta pronta ad accoglierla.
La ragazza si ribella ma un pugno la fa disporre a più miti consigli: questa la storia delle Femen, il gruppo di attiviste e femministe più famoso del pianeta.

Cosa siano le Femen e il loro particolare modo di difendere la figura femminile, cerca di spiegarcelo Kitty Green, regista di origine australiana che le ha seguite per oltre un anno, cercando di catturarne l’essenza, cercando di capire il dietro le quinte di un movimento che è molto di più di un gruppo di ragazze in topless che cercano le ribalte dei rotocalchi e delle televisioni.

Tramite le parole delle stesse protagoniste si scopre come Femen sia ormai diventato un vero marchio, capace di produrre gadget di ogni sorta, il tutto per poter raccogliere fondi capaci di sovvenzionare centinaia di responsabili del progetto; dai truccatori sino a coloro che seguono le ragazze con telecamera e fotocamera.

Alle spalle delle attiviste, pronte a aprire le loro case e i loro cassetti di ricordi, fra un pestaggio e un arresto; c’è, come in una sorta di nemesi e legge del contrappasso, un uomo: Victor Stavisky; un uomo che come i suoi compatrioti è vittima della medesima cultura maschilista, una cultura che da sempre le Femen cercano di debellare.
Al tempo stesso Victor è anche cofondatore, assieme a Anna Hutsol, del movimento anti patriarcale per eccellenza del quale si reputa l’esponente pensante di maggior rilievo, dall’alto delle sue conoscenze mediatiche e di studio.

Un film che lancia quindi grandi riflessioni sulla liceità del comportamento di un gruppo di ragazze che ha sacrificato molto del loro essere donna, in difesa dell’essere donna in alcuni angoli del mondo, che ci si trovi in Ucraina, Russia o nelle nazioni Islamiche più ortodosse. Un film che getta un ombra pesante sulla coerenza morale di un manipolo di attiviste molto belle quanto spregiudicate e forse opportuniste.