Life Itself
Scritto da Dario Carta   
lunedý 21 luglio 2014

Titolo: Life Itself
Titolo originale: Life Itself
USA: 2014. Regia di: Steve James Genere: Documentario Durata: 115'
Interpreti: Martin Scorsese, Werner Herzog, Roger Ebert, Errol Morris, Ava DuVernay, Ramin Bahrani, Stephen Stanton, Chaz Ebert, A.O. Scott, Marlene Iglitzen
Sito web ufficiale:
Sito web italiano:
Nelle sale dal: Inedito
Voto: 8
Trailer
Recensione di: Dario Carta
L'aggettivo ideale: Imperdibile
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Parla di una vita spesa per il cinema,l'elegante e intenso epitaffio dedicato dal produttore-regista Steve James a uno dei fari della critica cinematografica americana Roger Ebert.

life_itself.jpgIn " Life Itself" James sfoglia con delicatezza e rispetto le pagine della vita professionale di Ebert,in un fraseggio alternato fra il racconto della formazione della sua carriera di giornalista negli anni '60 e le laceranti riprese effettuate durante gli ultimi quattro mesi di vita del critico,ricoverato in ospedale per la settima volta per una riabilitazione motoria dopo l'operazione subita nel 2006 quando a Ebert fu asportata la mascella per un tumore,lasciandolo impossibilitato a parlare,bere e nutrirsi.

James filma alcuni episodi delle giornate del critico in ospedale,le sofferenze e le terapie,l'ottimismo e il vigore,il sostegno della moglie Chaz,sposata a 50 anni,donna dolce e forte,la sorridente compagnia dello staff infermieristico e compone un documento denso e commovente,dove celebra Roger Ebert come giornalista e uomo,alternando fotografie e notizie sulle sue tappe professionali a filmati della sua ultima sofferenza durante il ricovero.

Alla voce fuori campo dell'attore Stephen Stanton che commenta il ricco archivio fotografico del passato di Ebert esposto senza un necessario rispetto alla cronologia,a privilegio dell'importanza delle svolte dell'attivitÓ dello scrittore,si alterna la fredda voce sintetizzata del computer che traduce in suoni le parole di un uomo che, non arresosi al suo male,si aggrappa alla tastiera con l'ostinata perseveranza di chi ha speso una vita per la sua arte.
In apertura di film si sente Ebert proclamare quello che Ŕ sempre stato il respiro della sua vita "...per me il cinema Ŕ come una macchina che genera empatia" e "...sono nato nel film della mia vita...non ricordo come mi ci sono trovato dentro,ma continua ad affascinarmi".

A chi avesse dedicato attenzione alle recensioni di Ebert,non sarÓ di certo sfuggito il linguaggio semplice e comprensivo per ogni lettore,con cui il critico esprimeva la sua antologica conoscenza cinematografica,competenza generata dalla viscerale passione nutrita per ogni forma di cinema intelligente.
In una carrellata suggestiva e a tratti romantica,accompagnata da una partitura jazzata e sfumata in note di blues,James compone il suo collage chiamando le testimonianze e le dichiarazioni affettuose (o a volte pi¨ disincantate) di amici,scrittori,critici e registi ed evoca le svolte di una vita spesa per il cinema,dove Ebert confluiva con la sua scrittura limpida e schietta,ogni aspetto sociale e istituzionale,dalla cultura,alla politica,alla religione.

Come in spot in bianco e nero di un'era giÓ trascorsa ma che fu davvero vita vissuta,spiccano foto e ricordi degli inizi di Ebert come giovane giornalista presso il Chicago Sun-Times,la sua lotta contro l'alcool,la controversa e bizzarra trasmissione televisiva "Siskel & Ebert" che mandava in onda il tagliente confronto dei due fronti antitetici della critica cinematografica americana,l'iconografico "Thumbs-up,Thumbs-down" sulle recensioni e i giudizi passati in TV.
Il viaggio Ŕ ricco di emozioni e nostalgie,il clima Ŕ quello che riporta alla parentesi politica americana del ventennio '60/'70,il ritmo Ŕ solido,il respiro Ŕ quello forte di un documento autentico ed intenso.

Fra gli interventi di registi quali Errol Morris,Werner Herzog,Ramin Bahrani,Ava DuVernay,Martin Scorsese (qui produttore esecutivo) e di giornalismo di settore quali Richard Corliss,A.O. Scott,Jonathan Rosenbaum,si aprono finestre su clip dei cult movies che nutrirono lo spirito di osservazione di Ebert,da "Bonnie and Clyde" a "Sussurri e Grida",da "El Norte" a "Toro Scatenato",e che marcarono la profonda fede e l'intenso credo di un uomo che seppe coniugare la disponibilitÓ democratica delle sue osservazioni con la determinata consapevolezza della sua posizione sullo scenario della critica di cinema.

Con il suo ricorrente controbattere ad ogni provocazione o polemica,cui Ebert replicava instancabilmente ricordando all'interlocutore chi fosse il destinatario del Premio Pulitzer,il critico,pur non contravvenendo alle sue ferree regole sulla relativitÓ delle opinioni in funzione dei titoli,reclamava la sua posizione nelle fila del giornalismo di settore,la qual cosa,pur non guadagnandogli sempre simpatie e omaggi,lo aiut˛ certo a crearsi la sua identitÓ di scrittore singolare e anticonformista,come alcune testimonianze confermano a proposito delle recensioni di Ebert sulle Sexy-Comedies anni '60/'70 di cinema da noleggio,di fronte al quale il critico non ha mai nascosto la sua attrazione per le forme femminili.

James riversa questo atteggiamento ironico di Ebert in ogni fotogramma del suo film,ricordando come questa sua posizione nei confronti della vita lo avesse aiutato fino alla fine a combattere con ottimismo il suo male.
James compone il suo lavoro con un occhio a Scorsese e uno a Eastwood e crea un'elegia che rievoca la magica nostalgia del cinema nelle sale di ogni Paese.

Anche se la penna di Ebert non scriveva che nella sua lingua natale e la sua figura Ŕ poco nota al di lÓ dei confini nazionali,il film elogia una personalitÓ universale nel mondo di ogni cinema ed esplora un'icona della Pop-Culture americana,un vero traduttore dell'American Dream,un soldato di cinema,come lo chiam˛ Herzog,che seppe interpretare e capire il linguaggio dello spettacolo e ridare energia e vigore alla forma critica e letteraria del cinema della seconda metÓ del XX secolo.