The Homesman
Scritto da Dario Carta   
martedì 30 settembre 2014

Titolo: The Homesman
Titolo originale: The Homesman
U.S.A: 2014. Regia di: Tommy Lee Jones Genere: Drammatico Durata: 122'
Interpreti: Tommy Lee Jones, Hilary Swank, Grace Gummer, Miranda Otto, Sonja Richter, David Dencik, John Lithgow, Tim Blake Nelson, James Spader, William Fichtner, Jesse Plemons, Evan Jones, Hailee Steinfeld, Meryl Streep, Barry Corbin, Autumn Shields, Caroline Lagerfelt
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Sito web italiano:
Nelle sale dal: Inedito
Voto: 8
Trailer
Recensione di: Dario Carta
L'aggettivo ideale: Crepuscolare
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the_homesman_leggero.pngNel suo secondo film come regista,fatta eccezione per due lavori per la TV,Tommy Lee Jones rilegge le pagine della frontiera americana,questa volta non quelle postmoderne del sofisticato "Le tre sepolture",ma quelle più crepuscolari di una epopea Western nostalgica e tramontata ormai quattro decenni fa dietro i tendoni ormai chiusi su uno schermo che oggi non può più raccontare le storie dell'Ovest e dei suoi pionieri.

L'ambientazione nel vecchio West americano non è nuova a Jones,già protagonista del tiepido lavoro di Howard "The Missing",ma questo è tutt'altro cinema. Intenso e suggestivo,il lavoro, coprodotto con Luc Besson e diretto dallo stesso Jones su una sua sceneggiatura in formula con Kieran Fitzgerald e Wesley Oliver,ispirata al romanzo omonimo di Glendon Swarthout ,partecipa alla più profonda affezione ad una drammaturgia tutta umana che il regista innesta in percorsi interiori e fotografie psicologiche di dolente tristezza e sofferta sensibilità.

Mary Bee Cuddy (Hilary Swank),dietro la dura scorza di proprietaria terriera,ha l'anima tormentata dalla solitudine. A Cuddy manca un marito,nonostante le sue fatiche in fattoria le abbiano guadagnato rispetto e benessere,e dalle immagini in apertura si capisce fino a che punto questa fragilità possa spingere la donna,portandola ad offrirsi come moglie a conoscenti e vicini,ricevendo sempre risposte negative. Quando il Pastore del villaggio (John Litghow) parla alla donna della triste condizione di tre mogli psicologicamente instabili,che devono essere condotte ad est per ricevere cure adatte presso la moglie di un ministro metodista (Meryl Streep),Cuddy accetta l'incarico e parte con le tre infelici.
Il contrasto fra la solitudine di Cuddy e la devastante realtà mentale delle tre mogli malate ed alienate nonostante la loro condizione di donne sposate,è uno dei sottotesti che compongono la storia di "The Homesman".

Nel corso del viaggio,Cuddy si imbatte in un uomo di nome George Briggs (Tommy Lee Jones), appeso per il collo ed in bilico su un cavallo,in attesa di morire impiccato per sfinimento,messo in quelle condizioni,si viene a sapere,come punizione esemplare per aver disertato. Cuddy salva George e i due proseguono il viaggio insieme verso est,dalle praterie desolate del Nebraska alla civiltà delle città in Iowa. Il film è il racconto di questo viaggio,ed è insieme il il viaggio interiore di due improvvisati compagni che la sorte ha voluto affiancare,ed è anche il racconto della relazione che nasce tra un malandrino disadattato ed una donna frustrata e sola.
Negli esterni lo scenario,catturato in Widescreen dal fotografo di "Babel" Rodrigo Prieto,è l'eterna prateria che scorre come un disegno monodimensionale,sempre in direzione orizzontale,un'iperbole scenica del lungo viaggio a est,accompagnato dai suggestivi spartiti dello score di Marco Beltrami,nei suoi archi ed eco delle memorie del Cooder di Paris Texas. Jones non è Ford e neanche Peckinpah,ma c'è in "The Homesman" un po' di quel cinema,sia nella gestualità della composizione,che che nel senso di nostalgica rievocazione di cui il lavoro è permeato.

Ma come in "Gli spietati" di Eastwood,al regista interessa soffermarsi sulla condizione emarginata di una collettività minore,l'umanità femminile,qui malata,là discriminata,e Jones lascia a George Briggs la funzione di figura di fondo,nonostante un titolo che,intraducibile in italiano,rimanda all'uomo che porta qualcuno a casa.
Venata di drammatica ironia,la chimica fra George e Cuddy genera la forte energia di una vicenda che compendia dolore,riscatto e tragica pietà.
Purtroppo persa nella versione tradotta,la dinamica relazionale che si sviluppa tra i due protagonisti,si coglie in modo tutto speciale nella versione in lingua originale attraverso il linguaggio e le espressioni di Cuddy e George,nello strascicato e cantilenante accento sudista dell'uomo e nella limpidezza della parlata più pacata e gentile del personaggio della Swank. Tommy Lee Jones traccia un vivissimo disegno di un malfattore sudicio e rozzo,che per il breve tempo della speranza ha saputo fantasticare su un ravvedimento ben presto annegato nella corrente della dimenticanza.

Hilary Swank declina a tutto tondo voce,movenze e mimica nell' intensa performance di una donna dolente e inquieta investita da una missione che porta in sè il peso della tragedia.
Forte ed empatico,"The Homesman" è un dramma nel West al tramonto,ed è un lavoro che scorre integro e fluido, mentre raccoglie,emozioni,nostalgie,atmosfera e respiro di un cinema che,senza retorica o stilemi,mette in scena tematiche forse scomode,sicuramente toccanti,con il linguaggio dello spettacolo migliore.