La cicala dell’ottavo giorno
Scritto da Francesca Caruso   
martedì 10 febbraio 2015

La cicala dell’ottavo giorno

la_cicala_dell_ottavo_giorno.jpgUna sorta di favola giapponese, che i genitori raccontano ai loro bambini, narra che le cicale vivono solo 7 giorni dopo 7 anni passati sottoterra. Basandosi su questo assunto l’autrice Mitsuyo Kakuta ha pensato alla probabilità per una cicala di vivere un giorno in più delle altre: “Quella cicala dell’ottavo giorno avrebbe la possibilità di vedere cose che le altre non hanno potuto vedere. Certo, forse alcune di quelle cose avrebbe preferito non vederle mai, ma altre, non così orribili, potranno darle almeno un po’ di gioia”.

Kiwako si innamora di Takehiro, che è però sposato con Etsuko. Per continuare la relazione con Kiwako, Takehiro le mente dicendole che ha intenzione di divorziare. Quando Kiwako resta incinta, Takehiro le dice che non è il momento opportuno, spingendola ad abortire. Successivamente Takehiro e Etsuko diventano genitori di una bella bambina, Erina.
Un giorno Kiwako entra in casa, in loro assenza, per vedere la piccola di pochi mesi. Nel momento in cui la tiene tra le braccia, dentro di sé, scatta qualcosa di inimmaginabile solo pochi minuti prima e decide di portarla via con sé. “Io non l’abbandonerei mai nemmeno per un minuto. Le vorrei un bene dell’anima e la proteggerei in eterno” dice a se stessa.
È un romanzo sulla maternità e sul voler diventare madre. Il desiderio di maternità di Kiwako pervade il suo animo spazzando via in un solo istante ogni sentimento negativo per l’amante e sua moglie.
La madre naturale è descritta fin dall’inizio come una madre irresponsabile e leggera. È l’aver lasciato la neonata sola in casa e senza chiudere la porta a permettere il suo rapimento. In seguito si scopriranno anche quali meschinità ha inflitto a Kiwako.
Si parla di un crimine, ma non si ravvede un figura veramente cattiva.
Kiwako ha sofferto terribilmente per gli inganni e le manipolazioni di Takehiro e per le vessazioni di sua moglie Etsuko, ma quando prende tra le braccia la bambina non pensa a vendicarsi, ma a prendersi cura di lei e ad amarla sopra ogni cosa.
Kiwako è consapevole di aver commesso un crimine e ogni giorno nelle sue preghiere chiede di poter stare un altro giorno con la bambina, a cui ha dato il nome di Kaoru, un giorno ancora e poi ancora uno.
Tutti i personaggi sono da rimproverare per determinate azioni commesse, sono vittime e carnefici al contempo, responsabili delle condizioni in cui si vengono a trovare.
È un romanzo sincero, che parla in maniera profonda delle emozioni, dei desideri, delle sofferenze e dei ragionamenti di queste persone, che si ritrovano a essere dei gusci vuoti (come in più di un’occasione Etsuko dice a Kiwako).

Nella seconda parte c’è un messaggio positivo che l’autrice vuol lasciare: l’essere umano può trovare in sé una forza immensa, da un’esperienza negativa può nascerne una positiva, chiunque può cambiare il proprio cammino.
Nella prima parte Kiwako racconta la sua storia dal proprio punto di vista, nella seconda è Erina da adulta a parlare in prima persona. Nell’utilizzare la prima persona Mitsuyo Kakuta rende il lettore il confidente di queste due donne, divenendo partecipe dei loro dolori e affanni, ma anche dei loro attimi di gioia.
Se inizialmente l’unico sentimento provato per Kiwako è di disapprovazione per il gesto esecrabile compiuto, successivamente la gamma emotiva si amplia e si arriva a comprendere quel gesto, nonostante si continui a non accettarlo.
Non mancano riflessioni sui legami di sangue e su come molte donne si facciano abbindolare, manipolare e prendere in giro da fin troppi uomini, a causa di una dipendenza eccessiva.

Si parla di quali conseguenze possono avere le bugie, come una menzogna o una cattiveria possa cambiare una vita.
Il romanzo spinge il lettore a porsi degli interrogativi, per esempio pur condannando il crimine di Kiwako ci si chiede se – alla fine – la piccola non sarebbe stata più felice con lei. Anche se non fosse stata rapita, infatti, non è detto che la madre naturale sarebbe stata altrettanto amorevole e si sarebbe presa cura di lei come fa Kiwako.
Non c’è assoluzione o condanna da parte dell’autrice nei confronti dei suoi personaggi. Ciò che le preme - e rende magnificamente - sono le motivazioni umane di una donna annientata nei sentimenti e nell’essere donna, che scorge una luce.
È un racconto che non ci si aspetta, sorprende e coinvolge prepotentemente.

La cicala dell’ottavo giorno
Titolo originale: Yōkame no semi
Autrice: Mitsuyo Kakuta
Traduzione: Gianluca Coci
Casa editrice: Neri Pozza, 2014
Pagine: 398
Prezzo: € 18,00
Questo libro è stato prodotto col sole: Azienda carbon-free

Francesca Caruso