The Green Inferno
Scritto da Luca Orsatti   
mercoledì 16 settembre 2015

Titolo: The Green Inferno
Titolo originale: The Green Inferno
USA 2013 Regia di: Eli Roth Genere: Horror Durata: 103'
Interpreti: Lorenza Izzo, Ariel Levy, Sky Ferreira, Nicolás Martínez, Kirby Bliss Blanton, Aaron Burns, Magda Apanowicz, Matías López, Daryl Sabara, Adam Leong, Mary Dunworth, Cody Pittman
Sito web ufficiale: www.greeninfernomovie.tumblr.com
Sito web italiano:
Nelle sale dal: 24/09/2015
Voto: 7
Recensione di: Luca Orsatti
L'aggettivo ideale: Esplicito
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the_green_inferno_leggero.pngErano addirittura 6 anni, ovvero dai tempi di Hostel: Part II, che Eli Roth non si mostrava al cinema. Anni in cui ha prodotto vari titoli e recitato per l'amico Quentin Tarantino con Bastardi senza gloria, per tornare ora con The Green Inferno, presentato Fuori Concorso al Festival Internazionale del Film di Roma.
Una pellicola che ha platealmente omaggiato Ruggero Deodato e il suo cult Cannibal Holocaust, uscito nel 1980 e ancora oggi vietato in vari Paesi del mondo.

Il cannibalismo estremo è quindi tornato d'attualità, andando ad incontrare temi apparentemente distanti eppure ben cucinati dal sadico e truculento Roth, magnificamente aiutato dalla mano grondante sangue di Greg Nicotero, genio del trucco riuscito a rendere credibili e decisamente nauseanti i più 'folli pasti' indigeni del film.

Tutto parte in un campus d'America. Un gruppo di studenti ambientalisti lascia la Grande Mela per raggiungere l'Amazonia peruviana, in modo da salvare dall'estinzione una tribù locale, minacciata dall'arrivo delle ruspe e dei fucili dei signori della guerra, visibilmente pagati dalle grandi multinazionali. Gli attivisti sono pacifici, ed armati di semplici telefonini puntano a smascherare l'illegalità in atto andando on line e in streaming con le riprese video del disboscamento. Se non fosse che l'aereo turistico sul quale viaggiavano precipiti nella giungla, con gli indigeni del posto pronti a saziarsi a volontà. Con i loro corpi. Divorandoli uno dopo l'altro...

Una trama a più tracce, politica ed ambientalista, per poi scatenarsi nel tanto atteso e scontato bagno di sangue, che farà rivoltare gli stomachi più forti. Questo si chiedeva ad Eli Roth e questo il regista ha fatto, riuscendo ad essere ancora più esplicito e maniaco del passato. I cannibali di The Green Inferno non conoscono censura, spezzando braccia, corpi, ossa, bevendo sangue, masticando occhi e interiora, per poi cucinare i malcapitati di turno come se fossero tacchini del Ringraziamento. Dopo mezz'ora circa di 'preparativi', necessari per presentare la trama e giustificare l'apparente folle partenza verso l'Amazonia, i ragazzi e le ragazze di Roth diverranno presto protagonisti del suo film più riuscito, visivamente affascinante, grazie alle bellezze naturali della verde Foresta e ai colori pennellati sui corpi dei protagonisti, e maledettamente inquietante.

Perché qui non ci sono psicopatici armati di trapani e martelli, come in Hostel, bensì indigeni, esseri umani da sempre legati ad altre culture, altri mondi, altre storie, portati a fare quel che fanno solo e soltanto perché a loro avviso 'normale'.
Mattanze umane giustificate e giustificabili, in un crescendo di orrore e tensione alternato alle inevitabili risate, con palesi e volute citazioni allo scult di Deodato di 33 anni fa.
Se non si può gridare al miracolo dinanzi alla recitazione dei vari protagonisti e alle loro tutt'altro che sfaccettate caratterizzazioni (c'è lo stronzo, la stronza, l'angelica vergine, il panzone e la fattona bionda), Roth, per una volta clamorosamente 'liberatosi' dalle scene di sesso e da vistosi e prosperosi nudi femminili, 'attacca' i social network e la loro presunta forza sociale e politica nello smascherare in tempo reale i crimini più disparati, etichettando il tutto come puro e semplice fuoco di paglia, perché 'non è retwittando i link dei video di YouTube che si fermeranno i signori della guerra'.
E a scoprirlo sulla loro pelle, in tutti i sensi, saranno proprio i protagonisti di The Green Inferno.

Un messaggio che il regista ha ben pensato di cavalcare e diffondere nel modo più originale possibile, disgustando i palati troppo fini ed esaltando quelli più vicini al suo cinema, da sempre violento ed eccessivo e qui semplicemente oltre in una sconvolgente scena di cannibalismo, che di fatto rimarrà nella storia del 'genere'.
Mai sazio, Roth ha avuto l'intelligenza di concludere la sua opera spiazzando, tanto da seminare colpi di scena nei confronti di un sequel di fatto ufficiale e già in fase di scrittura. Che noi tutti, a stomaco rigorosamente vuoto, non vediamo l'ora di digerire.

Trailer