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Scritto da Anna Maria Pelella   
mercoledì 18 giugno 2008

Gino Frezza: Effetto Notte
Le metafore al cinema
edizioni Meltemi
pag. 476
prezzo: 29.00

La centralità della metafora nell'espressione cinematografica è l'argomento di questo approfondito saggio. L'autore individua alcune linee guida entro cui spaziare nell'esplorazione del concetto della rappresentazione cinematografica metaforica.
Le principali categorie sono in realtà un pretesto per raccogliere concetti che possono agevolmente essere presenti in più categorie contemporaneamente. Le metafore analizzate sono quelle del corpo, dello spazio e del tempo, oggettuali e quelle della sfera morale. Chiude il saggio una nutrita analisi del concetto di matrice, come segno del passaggio di testimone tra la rappresentazione metaforica tout court e quella filmica in senso esteso, non più limitata dal mezzo ma, anzi amplificata dalle nuove possibilità offerte dalle evoluzioni successive all'avvento del virtuale.

Le metafore del corpo sono principalmente date dall'uso del corpo femminile nel senso più esteso possibile. Archetipico, alla fine, dal momento che la rappresentazione dello sguardo precede persino quella dell'oggetto corpo. Inoltre tutte le figure mitiche, mutanti, archetipi del fantastico come i vampiri o gli zombi raccontano la storia di un corpo che metaforicamente trascende i propri limiti e si ricollega alla memoria ancestrale.
Mentre nel caso del doppio, esso si configura come "altro da sè" che funge da schermo per le proiezioni di parti rifiutate, quindi coperte esse stesse da metafore, in quanto oggetto di tabù.
Nell'esplorazione delle metafore dello spazio e del tempo abbiamo innanzitutto la rappresentazione di quelle che riguardano la memoria di cose estinte, come i dinosauri o, nel caso specifico della cultura americana, gli indiani. Poi tutto quello che ha soppiantato un precedente, come le auto che subentrano ai cavalli, ad esempio. Ancora la terra, come radice indissolubile e legame col passato, o anche il villaggio come concetto che segna una comunità. Passando anche attraverso l'uso di specchi o nebbie in quanto oggetti metaforicamente carichi di legami con l'oltre.

La metafora oggettuale riguarda l'uso degli oggetti, sia come segno che come legame. Oggetti caricati a seconda dell'esigenza filmica di valenze assai diverse. Segno comico, quando sfugge al controllo dell'uomo, o ansiogeno quando è connesso ad un altro da sè che rovescia la percezione dell'uso stesso dell'oggetto.
Nel concetto di metafora della sfera morale rientra tutto quello che ha una valenza immediatamente riconducibile alle scelte dell'uomo e sue finalità in situazioni connesse ai temi della responsabilità.
La matrice, infine è il punto di incontro tra la rappresentazione metaforica necessaria, come simbolo al posto di un concetto non facilmente esprimibile, e la possibilità infinita di rappresentare piani altri, anche senza la necessità di usare una metafora. In questo capitolo si analizza più approfonditamente l'uso della metafora filmica prima e dopo l'avvento della tecnologia che ha consentito la realizzazione di un film come Matrix, nel quale si incontrano modalità di rappresentazione fino ad allora impensabili.
Tutto lo studio è condotto attraverso il richiamo a scene di particolare pregnanza tratte da film famosi. L'uso della rappresentazione metaforica è qui svelato a partire dal risultato stesso del lavoro di copertura operato attraverso lo strumento cinematografico.
Lo studio in sè risulta molto esauriente e assai circostanziato. L'uso delle immagini tratte da film famosi rende accessibile i concetti dimostrati con grande competenza, ma espressi con un linguaggio Ghezzi-oriented che, senza l'uso di adeguati richiami a concetti condivisi correrebbe il rischio, per fortuna sventato, di essere scarsamente comprensibile al lettore.

 
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