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La Democrazia al cinema PDF Stampa E-mail
Scritto da Anna Maria Pelella   
sabato 14 giugno 2008

Giovanni Rizzoni - La Democrazia al cinema.
I Dilemmi del costituzionalismo in cinque film
anno: 2007
edzioni: Meltemi
pag. 77
prezzo: 9.00

La Democrazia al cinema Il cinema assolve molte funzioni. Se la primaria può senz'altro definirsi quella di comunicare e diffondere contenuti, è comunque su questa base che le successive e talvolta innovative funzioni vengono ad innestarsi. In questo volume sulla rappresentazione delle forme costituzionali, il veicolo scelto per indagare il passaggio di concetti apparentemente complessi, è appunto il film. In quanto mezzo privilegiato per rispondere al bisogno di rielaborare sul piano dell'immaginario collettivo le istanze fondamentali che sono alla base della convivenza civile il cinema, e la rappresentazione tout court che esso da sempre riesce a passare delle tematiche che informano del decorrere dei momenti storici, è specchio fedele della rappresentazione sociale, intesa come concetto sociologico. Il libro nasce da una serie di seminari tenuti all'università di Roma, indirizzati a studenti di Diritto pubblico comparato.

L'autore suddivide il lavoro in cinque capitoli, scegliendo film diversissimi tra loro per forme e contenuti, che però hanno il pregio di fornire un'occasione di riflessione circa il diritto costituzionale, senza grossi sforzi dal punto di vista dell'analisi metatestuale.
In Amistad, di Steven Spielberg, il concetto su cui l'autore pone l'attenzione è quello della necessità di dibattere in seno al diritto costituzionale, il problema del ripensamento dei paradigmi etico-civili validi fino a prima dei fatti. L'epoca storica cui si riferisce il film è quella immediatamente precedente la guerra civile americana.
Tutto il racconto è incentrato sulla causa che vide impegnata la Corte federale del Connecticut e successivamente la Corte suprema federale. L'autore individua in quel passaggio i prodromi della contraddizione che in seguito avrebbe portato alla guerra.
In A History of Violence di David Cronenberg, l'accento è posto sul contrasto tra "lo stato di natura" e quello della convivenza civile in seno ad un progetto costituzionale. La doppia personalità del protagonista allude qui ad un doppio stato, che agisce in parallelo all'ordine costituito. Il finale ha il senso del superamento di questa doppiezza, che però è edificato sulle macerie dell'ordine precedente.

In La parola ai giurati di Sidney Lumet, il punto di discussione è sul concetto di riflessione, in contrapposizione al concetto di azione immediata. La riflessione assume qui un carattere democratico, dal momento che oltre a permettere l'esposizione delle proprie motivazioni, consente l'elaborazione dei possibili preconcetti dati dalla mancanza di interrogativi iniziali. Si parte da un contesto in cui ogni giurato ha la sua opinione e si arriva ad un punto in cui la decisione finale è frutto di un'elaborazione collettiva.
In Tempesta su Washington di Otto Preminger, la tematica analizzata è quella della ricera della verità in seno al dibattito politico. Qua il punto è che se davvero l'arte della politica è quella della pratica discorsiva che ne costituisce la finalità stessa, le verità oggettive, non passibili di modifiche o interpretazioni, ne divengono naturali nemiche.
Infine in The Queen di Stephen Frears abbiamo uno spaccato sul senso conservativo del dibattito politico in un'istituzione granitica come quella monarchica. La Regina e il suo primo ministro sono qui complici nel mantenere il timone del potere anche mediatico, in una tempesta del tutto inaspettata come quella della morte di Diana. Il dialogo tra i due è sotterraneo e teso al passaggio delle informazioni senza che dall'esterno si possa notare alcun movimento.

E sarà al superamento della crisi e alla restaurazione dello status antecedente ai fatti, che vedremo la conferma del fatto che anche un potere apparentemente antagonista, come quello di un primo ministro laburista, serve o comunque ritiene suo dovere farlo, a restaurare la piattaforma della monarchia senza la forza della quale tutto l'apparato politico corre seri rischi di destabilizzazione.
Nel complesso il testo stimola l'interesse del lettore e l'uso di film famosi agevola la comprensione nonostante la complessità dei temi trattati. Il tono è discorsivo e l'esposizione brillante invita alla riflessione su argomenti decisamente sempre attuali.

 
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