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Ore d’ozio PDF Stampa E-mail
Scritto da Francesca Caruso   
domenica 10 agosto 2014

Ore d’ozio

ore-dozio-tsurezuregusa.jpgLa casa editrice Marsilio riedita un’importante opera letteraria giapponese. Si tratta di “Ore d’ozio” di Kenkō Hōshi. Prima di essere uno scrittore Kenkō Hōshi ricopre un ruolo importante alla Corte dell’imperatore Go-Nijo. Nato come Yoshida Kaneyoshi cambia nome diventando Kenkō Hōshi quando si fa monaco, scegliendo la meditazione e l’allontanamento definitivo dalla vita di Corte. È durante questo periodo che si avvicina alla scrittura, a mettere su carta i suoi pensieri, i suoi aneddoti, le sue pregresse esperienze di vita e i suoi ricordi.

La sua opera più famosa è lo “Tsurezuregusa”, in Italia conosciuto col titolo“Ore d’ozio”. Letteralmente il titolo originale significa: “Appunti presi durante le ore d’ozio”.
Composto da 243 prose (o paragrafi), di diversa lunghezza - da poche righe a due o tre pagine al massimo - in “Ore d’ozio” l’autore esterna le più vaste e a volte contrapposte considerazioni su un’infinità di argomenti: dal come viene considerata la donna e i suoi atteggiamenti nei confronti dell’uomo al saper valutare se stessi e i propri talenti, dal comprendere i propri limiti al saper governare una popolazione, con gli errori che più frequentemente si fanno.

Nel paragrafo 142 si può leggere: “… piuttosto che arrestare i ladri e limitarsi a punire le colpe, sarebbe bene governare in modo tale che la gente non debba soffrire la fame e patire il freddo. Quando gli uomini non hanno sicurezza di mezzi, non hanno saldezza di spirito e sono ridotti allo stremo, rubano.
Se non c’è un buon governo, ma ci sono invece le tribolazioni provocate dalla fame e dal freddo, è impensabile che la gente smetta di commettere reati. È un’azione crudele punire gli uomini dopo averli tormentati e averli indotti così a infrangere le leggi”.
La situazione di cui parla Kenkō è, purtroppo, attuale oggi come ieri. Sembra proprio che su certe questioni l’uomo non riesca ad imparare dagli errori commessi in passato.
Libro scritto tra il 1330 e il 1332, è tutt’oggi studiato nelle scuole giapponesi come espressione dei fondamenti della cultura tradizionale.
Quello che ci ha lasciato Kenkō è un’eredità significativa: riflessioni sull’uomo, sulla natura, sulla società, accompagnate da frammentati ricordi del mondo di Corte e da piccoli pensieri sui più svariati argomenti appartenenti alla quotidianità.
A volte capita di incontrare considerazioni opposte su un medesimo argomento, ma ciò è dovuto ai diversi momenti in cui sono state scritte quelle prose e al differente stato d’animo che lo ha spinto in una determinata direzione.

Non è detto che tutti i paragrafi cattureranno l’attenzione del lettore, ce ne sono alcuni che sono di maggior interesse rispetto ad altri, ma questo dipende dalla sensibilità individuale e dal bagaglio d’esperienza che ciascuno porta con sé.
L’autore riflette, argomenta e descrive con uno sguardo lucido e uno stile di raffinato acume ogni suo pensiero. L’ozio - a cui fa riferimento - è quel momento della giornata che ognuno dedica a se stesso, un momento in cui lasciar vagare la mente, raggiungendo un piacevole straniamento. I propri momenti d’ozio Kenkō li ha dedicati alla riflessione, allo studio e alla composizione di scritti, che secondo lui sono importanti per ogni individuo.
“Ore d’ozio” piacerà tantissimo al lettore già avvezzo a questo genere, ma potrà incontrare il favore anche di coloro che si lasceranno condurre dalle sue riflessioni senza tempo.

Ore d’ozio
Titolo originale: Tsurezuregusa
Autore: Kenkō Hōshi
A cura di: Adriana Boscaro
Casa editrice: Marsilio, 2014
Pagine:220
Prezzo: € 15,00

Francesca Caruso

 
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