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Scritto da Francesca Caruso   
martedì 21 aprile 2015

Tokyo Noir

tokyo_noir.jpgNakamura Fuminori esordisce sulla scena letteraria italiana con “Tokyo Noir” (Suri, 2009) - suo ottavo libro (sesto romanzo) – impostosi all’attenzione di pubblico e critica giapponese e statunitense.
Ha vinto il Premio Kenzaburō Ōe 2010 ed è stato definito “un thriller filosofico agghiacciante” dal Wall Street Journal.
Mentre il titolo italiano vuol sottolineare l’ambientazione dove si svolge l’azione, una Tokyo più dark di quella che nella maggior parte dei casi si conosce, una città dove si affastellano una miriade di anime perdute, fantasmi che si muovono tra la folla senza essere notati e che si trovano a vivere un’esistenza nella quale una volta entrati è difficile uscirne.

Il titolo internazionale, The Thief, quanto quello originale, Suri, invece identifica il protagonista di questa storia ipnotizzante tanto nella descrizione di eventi e personaggi quanto per i colpi di scena, che scardinano le certezze del lettore, inchiodandolo sul proprio posto a sedere (che sia un divano, una poltrona, una sedia o altro) fino all’ultima parola.
Nishimura è un ladro, un abile borseggiatore che, con estrema destrezza e leggerezza, sottrae principalmente portafogli sulle linee della metro di Tokyo.
Con una sola occhiata riconosce gli individui più facoltosi, quelli che non patiranno per un po’ di denaro rubatogli. Nishimura non ha famiglia e, dopo la scomparsa del suo unico amico, nonché collega, Ishikawa, è solo.
Così quando incontra un ragazzino che ruba maldestramente ad un supermercato cerca di aiutarlo, spingendolo ad abbandonare quella vita. Sarà l’incontro col criminale Kizaki a determinare il suo destino.
Costretto ad effettuare dei furti ben studiati, se non vuole che al ragazzino sia fatto del male, Nishimura dovrà superare se stesso.

Raccontato in prima persona, il protagonista svela - con lucida autenticità - i momenti  cruciali che lo hanno portato al presente narrativo e si apre totalmente al lettore raccontandogli cosa pensa nel profondo e i suoi sentimenti più intimi. Inoltre Nishimura è il tramite attraverso il quale l’autore parla di un lato oscuro di Tokyo, uno di quelli meno etichettati.
Nella seconda parte del romanzo Nakamura Fuminori si sofferma in modo particolare su come il destino possa legare indissolubilmente le persone tra loro.
Parla di come a volte scelte che sembrano arbitrarie e individuali siano invece previste in quanto manipolate da altri. “In fondo che cos’è il destino, se non il vincolo che tiene uniti i deboli ai forti?” dice Kizaki.
Sono innumerabili gli esseri umani che ogni giorno compiono delle scelte in base alle possibilità che si parano loro davanti. Scegliere significa rinunciare a qualcosa. Quando una scelta rende felici, non si bada a cosa ci si lascia alle spalle.

Quando invece qualsiasi cosa si scelga implica conseguenze negative, allora ci si rende conto che la vita non è nelle nostre mani, non sempre almeno. Ed è questa la sconcertate scoperta che fa Nishimura nell’epilogo.
Nonostante questi sia un antieroe, una figura da non imitare, il lettore entra in empatia con lui e segue passo passo, con interesse e apprensione, la sua vicenda. Non è cattivo e lo si vede nel rapporto fraterno che instaura col ragazzino.
Come nelle intenzione dell’autore “Tokyo Noir” è un romanzo tra le righe del quale emerge luce e speranza.

Tokyo Noir
Titolo originale: Suri
Autore: Nakamura Fuminori
Traduzione: Gianluca Coci
Casa editrice: Mondadori, 2015
Pagine: 173
Prezzo: € 17 (e-book disponibile)

Francesca Caruso


 
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