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Brevi considerazioni e voti sintetici dal nostro inviato Denis Zordan a Venezia 66!
LE “PAGELLE” VENEZIANE
· FRANCESCA (Bobby Paunescu) Applausi a scena aperta in sala per le offese ad Alessandra Mussolini, inviperita al punto da convincere la Fandango a fermare prudenzialmente nuove proiezioni.
Non si tratta però di una storia sui rapporti tra Romania e Italia, quanto di una vicenda – tutta ambientata in Romania – su quanto sia complesso sognare in un paese ancora segnato. E un bel ritratto di giovane donna. Voto 6,5
· LIFE DURING WARTIME (Todd Solondz) Praticamente Happiness 2, ma è un sequel sui generis, con Solondz che cambia tutto il cast e sfiora l’autoparodia, per poi convincere nell’insieme. C’è meno cattiveria che in Happiness e Storytelling, e forse il regista ama meno di una volta i suoi freaks, ma ci si immedesima ancora. Voto 7
· THE ROAD (John Hillcoat) Delusione per il regista di The Proposition, che da un libro di Cormac McCarthy trae una sorta di post atomico poco ispirato, con alcuni momenti di paura che non ricompensano della noia e delle banalità.
Viggo Mortensen muore nel finale, Charlize Theron sparisce nella notte: non basta. Voto 5
· MY SON MY SON WHAT HAVE YE DONE? (Werner Herzog) Secondo film di Herzog (a sorpresa) in concorso, ma una delusione cocente malgrado gli applausi. Da un fatto di cronaca un film che gioca col tragico (l’Orestea di Eschilo, mica bruscolini), ma appare autoreferenziale e discutibile. Michael Shannon fa l’ennesima parte da disturbato. Voto 5
· PERSECUTION (Patrice Chéreau) Amatissimo dai mostri sacri dei dizionari, Mereghetti e Morandini, fischiato da una buona fetta di pubblico pagante. Chéreau mette in scena un dramma d’autore, che a tratti incuriosisce e a tratti respinge.
Ma la noia, comunque, c’è. Voto 5,5
· ACCIDENT (Soi Cheang) Thriller della Milkyway di Johnnie To, con un ottimo Louis Koo. Inserito con coraggio nel concorso veneziano, imprevedibile e inesorabile congegno narrativo, è il miglior film di Soi Cheang insieme a Home Sweet Home. Inevitabilmente un po’ snobbato, al Far East di Udine sarebbe venuto giù il teatro dagli applausi. Voto 7,5
· LOURDES (Jessica Hausner) Interessante film di una 37enne tedesca, con una convincente Sylvie Testud e uno sguardo scettico e corrosivo sui veri o presunti miracoli di Lourdes. Splendida la figura del prete, ottimo il finale in balera. Voto 7
· BURIED SECRETS (Raja Amari) Sorprendente vicenda di emarginazione, che spiazza sempre le attese dello spettatore fino ad un finale inaspettato e quasi horror. Un piccolo grande film con Hafsia Herzi, la giovane protagonista di Cous Cous, brava e versatile. Voto 7
· INSOLACAO (Felipe Hirsch e Daniela Thomas) Classico film da festival, lento e frammentario, supponente e quasi del tutto privo dell’ironia di un Bressane. Decisamente tedioso e inutile. Voto 4
· WHITE MATERIAL (Claire Denis) Mezzo passo falso per la regista degli straordinari L’Intrus e 35 Rhums. Isabelle Huppert sempre in scena nel testardo tentativo di mantenersi in bilico in una terra ostile. L’intento è chiaro, la commozione però non arriva. Esito minore. Voto 6
· CAPITALISM: A LOVE STORY (Michael Moore) Moore riesce spesso a colpire durissimo, con trovate che rasentano la genialità. La requisitoria contro il capitalismo e l’America com’è diventata è un vero fiume in piena, peccato solo la prolissità. Voto 7
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