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Che fosse un tipo difficile da fermare, lo si era capito. Chi ha tentato di suggerirgli uno stop, a quest'ora è pieno di piombo. Metaforicamente nella vita reale, e sul serio in quella dello schermo. I nemici Rambo li tratta così, anche se in fondo è un buono. Solo che quando si incazza, son dolori. Sylvester Stallone ha deciso di realizzare il quinto episodio della saga di Rambo (a due anni di distanza dal quarto), e non ci sono dubbi che tengano. I tempi sono cambiati, Sly ha la sua dannata età, ma queste - a quanto pare – sono quisquilie.
Tanto più che a breve Stallone sarà pure premiato al Festival di Venezia, con il premio Jaeger-LeCoultre Glory to the Filmmaker, onorificenza che omaggia coloro che hanno lsegnato indelebilmente il cinema contemporaneo (prima di Stallone, è finito ad artisti come Kiarostami e Kitano) Le riprese di Rambo 5 dovrebbe partire nel 2010, e la storia ruoterà intorno a traffici di droga e di esseri umani sul confine messicano. Rambo opera in terra americana, dunque, senza puntare il mitra in qualche angolo del mondo dove regimi, dittature, terroristi fanno il bello e il cattivo tempo.
Come mai? Bè, la cosa è logica: Rambo opera in una nuova America, quella del nuovo presidente Barack Obama.
E Obama è stato chiaro: l'America ora tende la mano all'estero, anche agli interlocutori meno presentabili, nella speranza di ricevere segni distensivi.
Il problema è che, finora, il capo della Casa Bianca ha ricevuto più pernacchie che sorrisi, e forse il redivivo Rambo dovrebbe alzare un po' la voce con lui. “Se non hai le palle, tu, Barack, bè, ce le metto io”, potrebbe essere questo il senso della rentrée rambesca.
Fonte: AttentiAlCine
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