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Scritto da Pambianchi Guido
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giovedì 29 maggio 2008 |
Raccolta di Detti Bolognesi
“Loro origine e significati”
L’acqua fa marzir infénna i fondamént.
L’acqua fa marcire persino le fondamenta.
Avair durmé in braz aj anzèl.
Secondo i nostri nonni aveva passato la notte in braccio agli angeli
chi si svegliava sereno e felice.
L’è dura l’aranga.
È dura l’aringa. Rassegnazione di quanto fosse difficile e tribolata la vita dei poveri.
Con piò la s’masda con piò la pozza.
Più si mescola, più puzza.
Avrir la bacca pr’arsurèr i denti.
Aprire bocca per rinfrescare i denti. “Dire sciocchezze”.
Al còrr al brod.
Corre il brodo. Giorno dell’abbondanza Natale, Pasqua e giorno degli Addobbi.
L’è un quèl ch’a s’campra con una canzunatta.
Comperare una cosa per una canzonetta significa ottenerla quasi per niente.
Purtèr sò i cópp.
Portare su le tegole.”Oggi che il lavoro dei manovali è reso meno faticoso dalle macchine,metaforici ma non meno pesanti,sono rimasti soltanto i padri di famiglia Purtér sò i còpp…
Al cug è mòrt dalla pòzza ed carban.
Il cuoco è morto per la puzza del carbone.”Nella casa non regna l’abbondanza e l’ospite si deve accontentare “
Fèe l’èsen pr’an pagèr al dazi.
Fare l’asino per non pagare dazio . “Trovare tante scuse per non pagare o fare il proprio dovere.
An vdrèv un frè di séruv in t’la naiv.
Non vedrebbe un frate dei Servi nella neve. Capita ai ragazzi,che hanno
la testa tra le nuvole.”I frati dei Servi potano la tonaca quasi nera”
Ai nasc un frè.
Nasce un frate.( Quando terminata la cena ,ci si accorgeva che il
silenzio era assoluto,che nulla in casa o fuori lo turbava,allora il
nonno diceva
“Ai nasc un fré e tutti ridevano alla battuta.)
Ai red fein i garétt del schérp.
Gli ridono i garetti delle scarpe(La felicità dell’infanzia,indomani
così lontano,la gioia di addormentarsi tra le braccia della mamma).
Ai suda la langua in bacca.
Gli suda la lingua in bocca (Frase rivolta alle persone molto pigre).
Al mond l’è bel parché l’è véri.
Il mondo è bello perché è vario.(Ognuno la pensa a modo suo).
An s’nèsa brisa i mlòn da stèr in dl’èra.
Non si annusano i meloni stando nell’aia:cioè le cose non vanno giudicate con faciloneria.
Avair un pà a mòi e ch’l’éter in t’l’acqua.
Avere un piede a bagno e l’altro nell’acqua. (Lo si dice di una persona che è irrimediabilmente inguaiata)
Pan d’un dé, muier d’un mais e vén d’un an.
Pane di un giorno, moglie sposata da un mese e vino di un anno .
Al fa i pi ai mussein.
Riesce persino a fare i piedi ai moscerini, tanto è abile e diligente(lo si diceva di un bravo artigiano).
An s’pòl andèr in paradis in caròza.
Non si può andare in paradiso in carrozza (Il paradiso bisogna guadagnarselo, il cammino della vita è molto duro.)
I pavér mainen a bavère l j oc.
I paperi portano a bere le oche.(Gli ignoranti pretendono d’insegnare
ai dotti,o meglio i dotti si lasciano guidare dagli ignoranti.
Ps:Ora i figli vogliono insegnare ai propri genitori,)
Andér in sbòda ed fasù.
Andare in brodo di fagioli. (Il Bolognese non va in brodo di giuggiole quando è innamorato o contento “Al va In Bròda ed Fasù”)
Stópid e po’ stémet.
Stupido!!! E poi datti delle arie.(Frase pronunciata con tono di benevolo
compatimento, con aria di estrema compassione, il che la rende ancora più feroce.
Sorbole, Sorbolina, Soccia, Soccialov.
Sono i surrogati della più Petroniana delle espressioni…….
Alcuni detti quando si aveva fame:
In cà nostra la zànna litiga con al dsnèr.
In casa nostra la cena litiga con il pranzo.
A magnan al pan col brisèl.
Mangiamo il pane con le briciole per companatico.
A buiarèv al dièvl e a bvré.
Bollirei il diavolo e berrei il brodo.
Ma quando si viveva nell’abbondanza:
Mettèr in sverzura al stamg.
Mettere in orgasmo lo stomaco.
Ch’la lighèva i can con la susézza.
Che si legavano i cani con la salsiccia.
Ch’avéva al stamg sanza memoria.
Lo stomaco senza memoria, cioè mangiava continuamente.
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