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"Sguardi di Cinema Italiano" Terzo appuntamento! PDF Stampa E-mail
Scritto da Battista Passiatore   
giovedì 31 gennaio 2008

"Sguardi di Cinema Italiano" terzo appuntamento!

In sala il Regista Fabrizio Cattani

Eccoci giunti al 3° Appuntamento della rassegna “Sguardi di cinema Italiano”.
Dopo il controverso film di Claudio Malaponti “7km da Gerusalemme ”, adesso è la volta del toscano Fabrizio Cattani (autore dell’ancora inedito “Queste piccole cose” – 2002) che presenterà al numeroso pubblico del Visconti, il suo secondo lungometraggio dal titolo “IL Rabdomante”.
Uscito in sala nel Settembre del 2007, “Il Rabdomante” è un film prezioso, da (ri)vedere.
Un’opera totalmente autarchica che, alla stregua delle sempre più intraprendenti piccole produzioni indie sparse per tutta Italia, rappresenta a oggi tra le "avanguardie" di un linguaggio nazionale del cinema che, almeno nel nostro paese, sembra aver perso la propria identità.
La storia comunque, facendosi forte dei suggestivi paesaggi del materano (a partire dagli immancabili Sassi), gioca con abilità inconsueta sul doppio registro del genere e delle derive arty, non disdegnando di immergersi nella dimensione dell’apologo e del racconto a suo modo "morale", a sfondo antropologico.
La vicenda è quella di Harja, una giovane donna dell’Est-Europa, incinta e in fuga dal suo protettore e aguzzino, il quale, incidentalmente, è anche il boss che controlla il racket dell’acqua fra Puglia e Basilicata. Sorte vuole che Harja trovi riparo presso Felice, proprietario di una masseria, affetto da schizofrenia ma in possesso di un "dono" che da quelle parti è oro: è un rabdomante, e la sua attività di procacciatore di acqua è è per gli abitanti di quella terra un elemento salvifico.
Logico che Felice, al pari di Harja, non rientri esattamente nelle grazie del "boss dell’acqua", e l’inaspettato sodalizio fra i due fa in modo che i sicari spediti alle costole della fuggiasca e colui che dovrebbe porre – in un modo o nell’altro – un freno all’attività rabdomantica di Felice, incrocino le loro strade e uniscano le forze al cospetto della coppia di "guastatori" degli affari del boss. Dentro Il rabdomante c’è soprattutto uno sguardo di una profondità abissale su una delle realtà più depresse del Sud-Italia.
Il regista non segue fedelmente i tracciati del più inconcusso realismo, "sporcandolo" spesso e volentieri con elementi fabulatori che dalla commedia all’italiana (la rappresentazione dei caratteri) tracimano addirittura al western (e d’altronde, con quei paesaggi naturali a disposizione era impossibile non lasciarsi tentare dal più ardito dei mélanges), ma la rappresentazione di uno status vivendi poggia tutta sul "contatto" che il regista ha con i luoghi della rappresentazione stessa.
In tal senso, il film di Fabrizio Cattani nel suo vagare ondivago, ora estaticamente fisso (e sono i momenti in cui la narrazione si allenta e sfilaccia, per lasciarsi voluttuosamente sedurre dalle suggestioni dell’ambiente) ora dinamicamente determinato da necessità endogene al racconto (e sono i momenti i cui le fila dei raccordi vengono tutti riallacciati), è il ritratto, non meno schizofrenico, di una realtà sociale in cui la "doppia velocità" sembra darsi come imprescindibile condizione esistenziale, quasi l’estrema rappresentazione plastica del conflitto fra retaggi ancestrali e insorgenza della modernità.
Ottima infine la prova d’attore di (già premiata in più di un festival in giro per il mondo) del protagonista Pascal Zullino, anche coautore della sceneggiatura.

Battista Passiatore
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