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Il mostro della laguna nera (1954) DVD PDF Stampa
Cult Movie Sci-fi
Scritto da Maurizio Carità   
lunedì 15 gennaio 2007

Il mostro della laguna nera DVD
Creature from the Black Lagoon
USA: 1954. Regia di: Jack Arnold Genere: Fantascienza Durata: 79'
Interpreti: Richard Carlson, Julie Adams, Richard Denning, Antonio Moreno, Nestor Paiva
Recensione di: Maurizio Carità

creaturapiccolo.jpegClassic-Cult degli anni '50 questo film fù anche l'icona di riferimento di tutti quei monster-movies che ,dopo di esso, dilagarono nei Drive-In americani.
Una spedizione si reca in Amazzonia per alcuni studi scientifici e per comprendere il perché della scomparsa di un precedente gruppo esplorativo. Dopo essersi accampati in una zona lagunare i "nostri" vedreanno il loro soggiorno funestato da sinistre sparizioni. Il colpevole è un mostruoso essere parte umano e parte anfibio che li' vive e che non ama gli intrusi. Una bella scienziata finirà nelle mire del mostro e solo l'intervento dell'eroico belloccio potrà salvar la giovane dalle grinfie dell'uomo-anfibio. Diretto da Jack Arnold ,nel 1954, il film fù un sorprendente successo commerciale. Lo stesso Arnold ,che ne diresse uno dei due seguiti, legò temporaneamente il suo nome e la sua carriera registica ai b-movies, con assurde e mostruose creature, che furoreggiarono nelle sale fino ai primi anni '60. Il fascino di questa pellicola è tutto legato alle splendide riprese subacquee e all'ingenuità della storia stessa. Semplice e con una recitazione tipica di quegli anni "Il mostro della laguna nera" pone il dilemma dell'impossibile amore fra la bella e la bestia.
Lo spettatore si trova immerso in un'atmosfera avventuroso orrorifica ricreata con grande abilità.
Tale risultato è dovuto anche grazie all'uso del bianco e nero e dei relativi giochi di luce e anche grazie all'ottima ambientazione.
Il mostro è artigianale ma al tempo stesso molto efficace nella messinscena. Pare che l'attore che indossava la tuta da mostro più volte fù costretto a sospendere le riprese poiché quest'ultima era troppo pesante e gli impediva di respirare.
Eh già, anche questo accadeva ai tempi in cui il cinema era davvero genuino, forse risibile se messo a confronto con la potenza dei computer odierni, ma al tempo stesso carico d'uno stile che oggi è andato perduto.
Ho provato malinconia ed infantile (nel senso di puro e semplice) divertimento nel riguardare questo pezzo di storia nello schermo della mia televisione..

 
Mi sono perso il Natale PDF Stampa
Commedia
Scritto da Francesco Bassi   
lunedì 15 gennaio 2007
Mi sono perso il Natale
USA: 2006. Regia di: Paul Feig Genere: Commedia Durata: 90'
Interpreti: Lewis Black, Wilmer Valderrama, Tyler James Williams, Dyllan Christopher
Recensione di: Francesco Bassi

misonopersoilnatalepiccolo.jpg Sono passati sedici anni da quando Macaulay Culkin perse l'aereo e, restato solo in casa aspettando la mamma, ne combinò di cotte e di crude. Da allora (ma anche da prima) fu chiaro a tutti che lasciare dei ragazzini senza adulti durante le feste natalizie sarebbe stato come accendere il phon mentre ci si fa la doccia. Insomma, un rischio altissimo per chiunque si trovi nelle vicinanze. Così capita per cinque giovani dai 15 anni in giù che rimangono bloccati in aeroporto causa tempesta. Sono tutti figli di separati e devono raggiungere "l'atro" genitore e viaggiano quindi non accompagnati. Avere l'aeroporto a disposizione però si rivela un'occasione da non perdere, anche perché come diceva il comico statunitense Peter Willforth: "Tutto è relativo: ad esempio, il Natale senza tacchino é una cosa triste, ma non per il tacchino". Prevedibilissima commedia natalizia realizzata per un target di pubblico dai 6 anni in su, il film del comico Paul Feig (chi vedeva la serie televisiva "Sabrina, la strega" potrebbe ricordarselo: era Mister Poll) ha comunque qualche aspetto interessante. Se come al solito il tema dominante di qualsiasi film natalizio è la famiglia, ad essere rappresentata qui è solo quella "separata". E questo perché giusto o sbagliato che sia, la realtà è soprattutto questa. Ecco quindi che è l'affetto, l'amore in senso stretto a dover fare da collante, come quello di un padre che si fa centinaia di kilometri con una vecchia macchina a basso "inquinamento" in mezzo alla neve pur di non lasciare soli i figli il 25 Dicembre, anche se loro non se lo aspettano. Ecco quindi il finale tradizionale comunque commuovente, e l'incapacità nel parlare male di un film che per quanto sia sostanzialmente noioso, fa uscire dal cinema un poco più buoni. Giusto il tempo di rimettersi al volante e arrabbiarsi col primo che aspetta troppi secondi davanti ad un verde prima di ripartire.
 
Hypnotica PDF Stampa
Horror
Scritto da Federico Albani   
domenica 14 gennaio 2007

Hypnotica
Doctor Sleep
durata: 105' video: 2,35:1 formato widescreen anamorfico 16/9 audio: Inglese, Italiano (Dolby Digital 5.1) sottotitoli: Italiano
extra [*sottotitolati in italiano] : Menù interattivi, Accesso diretto alle scene, Dietro le quinte*, Interviste*
custodia: amaray
produzione: DNC

hypo.jpgAmbientato in Europa, con chiari riferimenti gotico-religiosi, il film narra le vicende di un agente di polizia londinese che, con l'intento di smettere di fumare, si rivolge ad un medico, il quale tramite l'uso dell'ipnosi riesce a sfruttare il suo personalissimo potere di "vedere" ciò che immagina il paziente. Questa potenzialità si rivelerà inaspettatamente utile nella risoluzione di un macabro caso di omicidi. Ben presto faremo infatti la conoscenza di una piccola bimba, unica sopravvissuta alle cattiverie di un killer spietato, la quale a causa dello shock subito, non emette più una parola. Tutta la vicenda si districherà attraverso una serie di indizi che ricondurranno pian piano ad una chiesa sconsacrata all'interno della quale si svolgono rituali antichi al fine di "ingannare" la morte. Il supporto DVD9 fa sì che il fattore di compressione video non risenta di particolari artefatti, permettendoci di assaporare il film senza fastidi. I canali audio offrono il formato Dolby Digital 5.1 sia in lingua italiana che in lingua Inglese, ai quali si aggiungono i sottotitoli in sola lingua italiana. Il menù non è nulla di particolare, ma fa il suo dovere, rendendo accessibili le funzioni più comuni. Come extra troviamo un dietro le quinte e alcune interviste.

 
Hostel PDF Stampa
Horror
Scritto da Federico Albani   
domenica 14 gennaio 2007

Hostel
Hostel
durata: 85' video: 2,35:1 formato widescreen anamorfico 16/9 audio: Italiano, Inglese (Dolby Digital 5.1) sottotitoli: Italiano, Inglese, Inglese per non udenti
extra [*sottotitolati in italiano] : Menù interattivi, Accesso diretto alle scene, 4 Commenti*, Featurettes*, Riprese Multianglo, Dietro le quinte*, Trailer vari
custodia: amaray
produzione: Sony

hostel.jpgIl menu principale è molto curato ed estremamente accattivante, Italiano e Inglese in 5.1 pieni e senza sbavature, video pulito e ottimo anche nelle numerose scene scure, ma il fiore all’occhiello di questo prodotto è la sezione Contenuti Speciali. Una sezione dedicata ai commenti, dove ne troviamo quattro della durata dell'intero film e sottotitolati in italiano, una sezione trailers dove ve ne troviamo sei di altrettanti film in uscita, una sezione featurettes e un inquietante "Kill The Car!", un simpatico esempio di ripresa in multi-angle con la possibilità di poter cambiare inquadratura con il proprio telecomando e di montare il filmato proposto come meglio crediamo. I filmati offerti nella sezione Dietro Alle Quinte sono impressionanti! Il film viene ripercorso interamente, dai giorni in pre-produzione fino all’ultima scena girata. 3 filmati, più di 70 minuti, una telecamera che ha seguito tutte le fasi di produzione e che riuscirà ad immergervi nell’atmosfera familiare e giovanile presente sul set, cast e addetti ai lavori, in primis Eli Roth, che si prestano a battute e scherzi senza tralasciare spiegazioni inerenti al film.

 
Hostel PDF Stampa
Horror
Scritto da Francesco Lomuscio   
domenica 14 gennaio 2007

Hostel
USA: 2005. Regia di: Eli Roth Genere: Horror Durata: 95'
Interpreti: Jay Hernandez, Derek Richardson, Eythor Gudjonsson, Barbara Nedeljakova
Recensione di: Francesco Lomuscio

hostel.jpgIl nome di Eli Roth potrà dire ai più poco o niente, ma i seguaci irriducibili dello splatter su celluloide sanno benissimo che l'uomo di cui stiamo parlando è colui che, dopo aver interpretato, tra gli altri, i trashissimi prodotti "Troma Terror firmer" (1999) e "The toxic avenger 4: Citizen Toxie" (2000), è passato dietro la macchina da presa, nel 2002, per dedicarsi a "Cabin fever", horror incentrato su cinque ragazzi in vacanza tra i boschi, alle prese con un misterioso e pericoloso virus. Ora, mentre Roth annuncia tra i suoi progetti futuri "The bad seed", remake de "Il giglio nero" (1956) di Mervyn LeRoy, arriva nelle sale cinematografiche italiane la sua ultima fatica, "Hostel", che si avvale della presenza, in qualità di produttori esecutivi, di Sua Maestà Quentin Tarantino (nel film, tra l'altro, vediamo in tv una sequenza del suo Pulp fiction), Scott Spiegel, regista del truculento "Intruder-L'intruso" (alias Terrore senza volto) e "Dal tramonto all'alba 2", e Boaz Yakin, sceneggiatore di quest'ultimo. Ed il lungometraggio, interpretato da Jay Hernandez ("Torque-Circuiti di fuoco"), Derek Richardson ("Scemo e più scemo-Inizio così") e l'esordiente su grande schermo Eythor Gudjonsson, dopo un'inquietante introduzione, apre nello stile dei vari "American pie" e simili, mettendo in scena Paxton e Josh, compagni americani di college che, in viaggio in Europa, fanno conoscenza con l'islandese Oli, il quale li conduce ad un insolito ostello della gioventù in una sperduta città slovacca, popolato da ragazze belle e disponibili, come Natalya e Svetlana. Ma, come vogliono le regole che hanno fatto la storia del filone slasher, tutti coloro che si dedicano alla ricerca dello sballo totale, tra droghe varie e sesso sfrenato, devono necessariamente, poi, trovare la morte; puntualmente, infatti, dopo circa metà pellicola tranquillamente trascorsa alternando serate in discoteca ed una buona dose di eccitanti fanciulle poco vestite, si passa al lato strettamente orrorifico, mentre ci rendiamo già conto del fatto che la bella fotografia di Milan Chadima contribuisce in maniera fondamentale ad enfatizzare una grigia atmosfera, lasciando raramente splendere il sole nel cielo. E Roth, che ora non sembra ispirarsi più, come per il suo film d'esordio, ai classici del genere degli Anni Settanta, ma dichiara di essere stato influenzato dai nuovi autori horror orientali, tanto da riservare un cammeo al pluriosannato regista Takashi Miike (responsabile, tra l'altro, di "Ichi the killer" e "The call-Non rispondere"), genera intelligentemente un ideale crescendo emotivo che ci conduce in maniera progressiva all'interno di un avvolgente vortice di violenza. Dapprima, infatti, sfrutta soprattutto le soggettive, inquietandoci, attraverso gli occhi delle future vittime, con le immagini di strumenti chirurgici ed armi bianche a disposizione del macellaio omicida di turno; e cela perfino i dettagli gore, grazie al ricorso ad analogie di montaggio, disturbando lo spettatore unicamente tramite gli effetti sonori e le disperate urla dei poveri disgraziati. Il tutto, però, per sfociare infine in un sanguinolento ed insostenibile tripudio di amputazioni e sadiche torture, tirando in ballo trapani, forbici e motoseghe, con una strizzatina d'occhio al "Non aprite quella porta" del 2003 (prodotto dagli stessi Mike Fleiss e Chris Briggs), che testimoniano ancora oggi le notevoli qualità dei due effettisti Greg Nicotero e Howard Berger, cui dobbiamo tutto il meglio dello splatter su celluloide degli ultimi vent'anni, grazie anche alla KNB Efx Group, fondata insieme al collega Robert Kurtzman. Un autentico gioiellino da non mancare, quindi, appena venato d'ironia, per i fan dell'horror ed i nostalgici di un certo, coraggioso cinema di genere che fu, shockante quanto vi pare, ma dopotutto innocuo. Mentre i soliti fruitori falsamente benpensanti, sempre pronti ad incriminare la violenza cinematografica, farebbero meglio a preoccuparsi del fatto che l'idea per il film è venuta al regista dopo aver scoperto, insieme all'amico web-master Harry Knowless, un sito internet in cui si parlava di un vergognoso commercio, da qualche parte in Tailandia, che faceva affari sfruttando il brivido umano dell'assassinio. E stiamo parlando, purtroppo, di spaventosa realtà.

 

 
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