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007 Casino Royale PDF Stampa
Azione
Scritto da Riccardo Galli   
lunedì 08 gennaio 2007

007 Casino Royale
USA - Gran Bretagna: 2006. Regia di: Martin Campbell Genere: Azione Durata: 145'
Interpreti: Daniel Craig, Judi Dench, Eva Green, Cécile De France, Giancarlo Giannini, Caterina Murino, Simon Abkarian, Jeffrey Wright, Claudio Santamaria
Sito web: www.sonypictures.com/movies/casinoroyale/site
Voto: 8
Recensione di: Riccardo Galli

 Qualcosa è cambiato, finalmente dopo 40 anni, 20 film e 5 attori, la serie e il mito di James Bond stavano appannandosi, a causa di film apprezzabili solo dai fan, nei quali mancavano consistenti tracce di sceneggiatura o regia (comunque, l'intrattenimento era assicurato).
Era perciò arrivato il momento di una svolta, puntualmente e fortunatamente giunta: "Casino Royale" è uno dei migliori Bond di sempre (per chi scrive è secondo solo al mitico "Goldfinger"), ed i fattori ed i meriti di questa riuscita sono molteplici.
La storia, tratta dal primo romanzo bondiano di Ian Fleming (già portato sullo schermo, in forma di parodia, nel 1967), vede Bond fresco doppio 0, quindi con licenza di uccidere, alle prese con Le Chiffre, un pericoloso banchiere del terrorismo che per racimolare soldi per un attentato organizza una ricca partita di poker al Casino Royale.
Al fianco di Bond, la sensuale Vesper Lynd, impiegata al ministero delle finanze. Un film trascinante, emozionante, adrenalinico, che annuncia la sua qualità fin dal magnifico prologo in bianco e nero, in cui si racconta l'acquisizione della licenza di uccidere, e che prosegue lungo i 145 minuti mantenendo la suspense sempre alta e cercando di essere qualcosa di più della semplice compilation di scene d'azione (peraltro, fantastiche).
Il punto è che finalmente, a 11 anni di distanza da "Goldeneye", un film di Bond è di nuovo scritto e diretto, pensato - nel senso migliore del termine - con un racconto che sia appassionante e credibile, personaggi che non siano manichini unidimensionali e dicendo, nei limiti del prodotto, qualcosa che vada al di là dell'avventura pura e semplice.
Mads MikkelsenLa sceneggiatura, scritta dai consueti Neal Purvis e Robert Wade, con l'aiuto del premio Oscar Paul Haggis ("Crash", "Million Dollar Baby"), è evidentemente una delle migliori della serie, così ricca d'avventura e misteri mozzafiato ma capace soprattutto di farci entrare nel mondo intimo di uno dei miti più celebrati del 20° secolo, di raccontarne l'evoluzione ed il carattere, tratteggiando un personaggio a tutto tondo che sembra lontano dallo charme ironico e a tratti farsesco dei precedenti (esclusi gli sfortunati Timothy Dalton e George Lazenby): 007 non vuole più navigare ai confini - spesso superati - del fumetto, ma agire in un mondo duro, violento, cinico e disperato (mai la violenza è stata più esplicita in un Bond) che è quello dei migliori thriller, se non della realtà.
E in questo, l'uso dei dialoghi e dei personaggi, a partire da Vesper, chiave dell'intera saga ed unicum nel panorama femminile bondiano, o dal cattivo senza un occhio, che piange sangue e deve un mucchio di soldi ai signori della guerra, è perfetto.
Eva Green e Daniel CraigA dare coerenza e spessore allo script, che comunque non fa mai mancare la dose di divertimento ed azione ed una certa abilità strutturale, ci pensa la regia di Martin Campbell, artigiano di notevole competenza tecnica che alle prese con Bond da sempre il meglio di sé (sua la regia del già citato "Goldeneye"): oltre alla straordinaria abilità nel costruire scene d'azione strabilianti (dalla corsa in Uganda al camion in aeroporto fino al mirabolante finale veneziano) e la capacità di gestire sapientemente la suspense (mirabile il modo in cui usa una lunga partita di poker come centro dell'intreccio: in tempi di computer grafica, non è male), riesce anche a far vivere e respirare i personaggi, a infondere un senso di emozione vera che di solito manca nei film di Bond. Esemplare, in questo senso, la scena dell'abbraccio sotto la doccia tra James ed una sconvolta Vesper, risolta con un carrello avanti e indietro, mai vista, per intensità e tenerezza, in un film della serie.
Daniel Craig in una scena a coronare il tutto, quello che era il dubbio maggiore dell'impresa: Daniel Craig è semplicemente perfetto, fisicamente, per carisma, per mascolino fascino e per la bravura dell'interprete ben supportato dalla favolosa Eva Green (i loro dialoghi sono manuali di chimica cinematografica), dall'intenso Mads Mikkelsen e da un ben composto cast di comprimari.
Dopo un film del genere sembra impossibile tornare indietro.

 
La meteora infernale (1957) PDF Stampa
Cult Movie Sci-fi
Scritto da Maurizio Carità   
domenica 07 gennaio 2007

La meteora infernale
The monolith monsters
USA: 1957. Regia di: John Sherwood Genere: Fantascienza Durata: 80'
Interpreti: G. Williams, L. Albright, L. Tremayne
Recensione di: Maurizio Carità

La meteora infernaleIn seguito a una pioggia di meteoriti, un uomo raccoglie una delle rocce cadute dal cielo; il giorno seguente lo ritrovano mutato in pietra. Una bambina porta a casa un frammento di meteora; qualche tempo dopo, la sua casa è sepolta dalle rocce e i genitori trasformati in pietra anch'essi. Una pioggia torrenziale svela la causa di questi eventi misteriosi: sotto l'effetto dell'acqua, le rocce meteoriche si accrescono a dismisura, sino a crollare sotto il proprio peso e generare nuove formazioni, una vera e propria valanga vivente. Dalle analisi il minerale risulta essere una forma di vita parassita, una sorta di fungo minerale che si nutre di acqua; così si spiega anche la trasformazione in roccia delle persone che ne vengono a contatto: in mancanza di acqua, il minerale è in grado di assimilare i fluidi corporei degli esseri viventi. Le rocce avanzano verso la città vicina. Ulteriori indagini di laboratorio rivelano che il cloruro di sodio è in grado di arrestare i processi vitali del minerale. Fortunatamente, la città è circondata da quello che in precedenza era un fondale marino. Viene fatta saltare una diga e i monoliti sono inondati da una massa d'acqua salata, che li trasforma in comunissima roccia inanimata. Tratto da un soggetto di Jack Arnold e ambientato nello scenario quasi ascetico del deserto tanto amato dal regista, questo film presenta un'invasione aliena che, in un certo senso, precorre i propri tempi. Nel corso degli anni Sessanta e nel decennio successivo, infatti, il cinema di fantascienza si fa più raffinato e le ipotesi di vita extraterrestre più sofisticate; ai 'mostri provenienti dallo spazio' si affiancano forme di vita più plausibili, di cui molte non senzienti proprio come i nostri minerali.

 
La cosa 1982) DVD PDF Stampa
Cult Movie Sci-fi
Scritto da Paolo Fabbri   
domenica 07 gennaio 2007

La cosa DVD
The Thing
USA: 1982. Regia di: John Carpenter Genere: Horror Durata: 101'
Interpreti: Kurt Russell, Keith David, Wilford Brimley, Richard Dysart, Richard Masur
Recensione di: Paolo Fabbri

La cosaUn husky siberiano in fuga sulle nevi dell'Antartide viene ripetutamente fatto bersaglio dei colpi di fucile sparati da un elicottero norvegese che lo insegue. Gli uomini di una base scientifica americana verso la quale l'animale si avvicina assistono sgomenti alla scena che si conclude con una sparatoria e l'esplosione dell'elicottero. Il pilota Mac Ready ed il dottor Copper si recano al campo norvegese per avere spiegazioni sull'accaduto, ma scoprono che l'accampamento è stato devastato da una furia sovrumana e che tutti i suoi occupanti sono morti. La causa di tutto è una creatura aliena precipitata sulla Terra migliaia di anni fa e risvegliata dal suo sonno glaciale dagli scienziati norvegesi. L’essere assimila gli esseri con i quali viene a contatto per poi assumerne le sembianze , mutando continuamente aspetto, allo scopo di colonizzare la terra. Per gli uomini della base il problema ora è scoprire di quale corpo l'alieno si è impadronito… Solitamente definito come un remake de “ La Cosa da un altro mondo”, il film del ‘51 diretto da Nyby e prodotto da Howard Hawks, in realtà questo “The Thing” di Carpenter è piuttosto una rilettura (più fedele) del racconto di Campbell "Who Goes There?" dal quale anche il film di Nyby aveva tratto ispirazione. Si tratta senz’altro una delle migliori opere dell'autore, soprattutto per la sapiente regia in grado di coniugare virtuosismi tecnici e colpi bassi senza mai scadere nel volgare o nel superficiale (cosa quanto mai difficile per un film all'insegna dell'eccesso). “La Cosa” è un film feroce, pessimista e nichilista in cui Carpenter frantuma ogni ottimismo: la sua “cosa” è di per sé l'indescrivibile, l'irrazionale, qualcosa di simile ad una montante follia contagiosa che non risparmia niente e nessuno. La colonna sonora è affidata al maestro Ennio Morricone, ma la trovata principale del film rimnagono gli splendidi effetti speciali creati da Rob Bottin, che a colpi di lattice e protesi rende possibili orribili mutazioni che non si erano mai viste prima d’ora sul grande schermo. Più cupo e claustrofobico di “Alien”, pauroso e raccapricciante come “L’Esorcista” il film doveva risultare un successo planetario, ed invece fu uno dei più gravi flop del regista che quasi fece fare banca rotta alla Universal Production. E tutto questo perché nello stesso anno imperversava sugli schermi “ET” di Spielberg e a nessuno andava di credere nell’alieno cattivo, tutti vedevano gli esseri dell’altro mondo come dei teneri pupazzoni da accarezzare e coccolare e non come terribile parassiti mutanti che dilanino corpi e menti. Anche la critica fu feroce, arrivando addirittura a definire Carpenter “pornografo dell’orrore” salvo poi (come spesso accade), a diversi anni di distanza, rivalutare “La Cosa” fino ad inserirlo tra i migliori film di genere mai diretti. Da vedere (e rivedere) senza riserve.

 
La guerra dei mondi (1953) DVD PDF Stampa
Cult Movie Sci-fi
Scritto da Maurizio Carità   
domenica 07 gennaio 2007

La guerra dei mondi DVD
The war of the worlds
USA: 1953. Regia di: Byron Haskin Genere: Fantascienza Durata: 85'
Interpreti: G. Barry, A. Robinson, L. Tremayne
Recensione di: Maurizio Carità

La guerra dei mondiL'invasione extraterrestre per eccellenza approda sul grande schermo sotto la direzione del regista Byron Haskin e del produttore George Pal. Per l'occasione, l'ambientazione della famosissima opera di Wells viene spostata dalla Londra del 1890 agli Stati Uniti degli anni Cinquanta. Un meteorite cade nei pressi di una piccola comunità. Un gruppo di cittadini si reca sul luogo dell'impatto per investigare; fra loro sono lo scienziato Clayton Forrester, la giovane Sylvia Van Buren e suo zio il pastore Matthew Collins. Quando la folla si è diradata, dalla sommità del meteorite emerge un tentacolo metallico sormontato da una sfera luminescente. Gli uomini lasciati di guardia si avvicinano sventolando bandiera bianca in segno di pace, ma vengono disintegrati da un raggio mortale. Forrester scopre che la meteora nasconde una nave spaziale e che la Terra sta per subire un'invasione. Il generale Mann informa lo scienziato che altre meteore simili stanno cadendo in diverse parti del mondo. Le astronavi marziane calano sulla cittadina distruggendo tutto ciò che incontrano. Il pastore Collins, in un ingenuo e goffo tentativo di comunicare pacificamente, viene disintegrato. La stessa sorte tocca ad armi, soldati, mezzi corazzati... le navi marziane sembrano indistruttibili, protette da un campo di forza che respinge ogni tipo di offesa, armi nucleari incluse. Clayton e Sylvia si rifugiano in una fattoria abbandonata, dove vengono sorpresi da un visore telescopico. Clayton riesce a recidere l'oculare dell'apparecchio. Un marziano entra di soppiatto nella stanza e posa un tentacolo sulla spalla di Sylvia. Clayton punta la torcia contro la creatura e questa fugge terrorizzata. I marziani invadono Los Angeles, martoriandola coi loro raggi letali. La popolazione fugge in preda al terrore poi, improvvisamente, mentre le navi si preparano all'attacco finale, uno dei veicoli barcolla e si abbatte contro un edificio. In tutto il mondo, le astronavi marziane precipitano al suolo. Clayton si avvicina cautamente alla prima nave. Dal portello che si apre su un fianco dello scafo esce un tentacolo rossastro che si accascia un attimo dopo. Il marziano e' morto, come tutti i suoi simili, vittima di quei germi patogeni da cui millenni di evoluzione ci hanno garantito l'immunità. Il regista Haskin offre al nostro sguardo poco più di un paio di rapide immagini dei marziani. Per tutta la durata del film, il vero invasore sono le eleganti astronavi a forma di manta, letali e affascinanti, guidate da un nemico spietato e invincibile. Dopo il preludio della Cosa da un altro mondo, i tempi sono maturi per un'invasione su larga scala. Gli alieni presentati in questa ambiziosa produzione, con pelle coriacea, dita a ventosa e astronavi dotate di raggi mortali, hanno fissato il modello dell'invasore spaziale nell'immaginario del pubblico cinematografico; a loro volta questi hanno un debito nei confronti delle illustrazioni pubblicate sulle più diffuse riviste di fantascienza dell'epoca. I marziani sono spinti da un istinto atavico, quello dell'espansione, che mettono in pratica senza concedere appello ad alcuna ipotesi di negoziato, come una colonia di cavallette. E nella loro natura animalesca gli alieni sono inevitabilmente sconfitti, grazie all'astuzia dell'uomo o, nel caso in questione, per volontà di una forza superiore a quella degli invasori stessi, un potere che ha a cuore le sorti del genere umano. Un concetto rassicurante che Wells, ateo convinto, sicuramente non aveva inteso esprimere nella sua opera. Al contrario, nel libro l'attacco degli alieni fornisce al genere umano la consapevolezza di essere solo una delle tante specie nate su una delle tante rocce che galleggiano in un universo vasto e desolato.

 
L'invasione degli ultracorpi (1956) PDF Stampa
Cult Movie Sci-fi
Scritto da Maurizio Carità   
mercoledì 07 luglio 2004

L'invasione degli ultracorpi
Invasion of the body snatchers
USA: 1956. Regia di: Sean Don Siegel Genere: Fantascienza Durata: 80'
Interpreti: K. McCarthy, D. Wynter, K. Donovan
Recensione di: Maurizio Carità

L'invasione degli ultracorpiDopo una breve vacanza, il dottor Miles Bennell fa ritorno alla propria città, Santa Mira, e scopre che molti dei suoi pazienti soffrono di quella che ritiene una sorta di isterismo collettivo: sostengono che il padre non è più il vero padre, lo zio il vero zio o la sorella la vera sorella. Mentre passa una piacevole serata in compagnia della fidanzata Becky, il dottore viene rintracciato telefonicamente da una coppia di amici, Jack e Theodora Belicec. Raggiunta la loro abitazione, si trova a esaminare un corpo che i coniugi sostengono di aver trovato sul tavolo da biliardo. Il corpo, che non possiede impronte digitali, cicatrici o altri segni di riconoscimento, appare come una versione incompleta di Jack. I quattro chiamano la polizia ma il corpo sparisce misteriosamente. Dopo aver cercato invano di convincere gli agenti, i nostri fanno una scoperta agghiacciante: la serra contiene una strana pianta che produce dei grossi baccelli. Questi strani vegetali, sistemati accanto a un essere umano durante il sonno, si aprono e ne imitano le fattezze, per poi assimilarne i ricordi. In una lotta disperata contro il sonno e la fatica, Jack e Theodora soccombono alla stanchezza e vengono rimpiazzati dai loro duplicati. Ritrovati Miles e Becky, li invitano a unirsi a loro, all'inevitabile. Insieme ad altre persone sostituite, fra cui un collega di Miles, il dottor Dan Kauffman, i nostri vengono rinchiusi nello studio di Miles dopo aver ricevuto una potente dose di sonnifero. Per meglio comprendere le implicazioni delle loro azioni, è necessario riportare un breve dialogo fra Miles e il sosia del suo collega. Dan (indicando una coppia di baccelli destinati a sostituirli) ... Non sentirete alcun male, mentre sarete immersi nel sonno, essi assorbiranno la vostra mente, per farvi rinascere in un mondo tranquillo, senza problemi... Miles: - Ma un mondo dove tutti sono uguali... Povera umanità. Becky e io non siamo gli ultimi rimasti... gli altri vi distruggeranno. Dan: - Domani non lo vorrai più. Domani sarai uguale a noi. Miles: - Io amo Becky. L'amerò domani come l'amo oggi? Dan: - Non è necessario l'amore... Miles: - Niente amore... nessun sentimento... Solo l'istinto di conservazione. Non potete amare né essere amati, vero? Dan: - Lo dici come se fosse una mostruosità, ma non lo è affatto. Sei stato innamorato altre volte, ma non è durato. Non dura mai. Amore, desiderio, ambizione, fede... senza tutto questo la vita è molto più semplice. Miles:- Non mi interessa una vita così. Dan: - Dimentichi una cosa, Miles. Miles: - Cosa? Dan: - Non hai scelta... Dopo una fuga drammatica, inseguiti dall'intera popolazione ormai vittima della sinistra invasione, Miles e Becky si nascondono in una caverna appena fuori città. Miles si assenta per un momento e, al suo ritorno, trova Becky addormentata. La risveglia con un bacio, ma lo sguardo della donna è freddo e distaccato, così fugge anche da lei, che nel frattempo ha dato l'allarme a quelli che ormai sono i suoi simili, e vaga per l'autostrada, inascoltato, nel vano tentativo di informare la gente della minaccia: La prossima vittima potresti essere tu! Come è ormai noto, i produttori temevano una cattiva risposta del pubblico a tanto pessimismo, così convinse Siegel ad aggiungere un finale più accomodante, nel quale la polizia arresta Miles, che racconta la sua storia a uno psichiatra. Q uando stanno per rinchiuderlo in cella d'isolamento, arriva una chiamata di soccorso: un camion che trasportava uno strano carico di enormi baccelli si è rovesciato sull'autostrada. I poliziotti e lo psichiatra guardano Miles, visibilmente sollevato. Dopotutto, forse, non è troppo tardi. Il film presenta un mostro molto più temibile di quelli che divorano la gente o distruggono i grattacieli, un mostro che trasforma la personalità della vittima contro il proprio volere. Interpretata come una parabola contro i pericoli del comunismo, questa pellicola è stata al contrario mal tollerata dal sistema maccartista; e ciò perché, in sostanza, rappresenta un campanello d'allarme contro ogni forma di conformismo. "Domani non vorrai più la nostra morte... domani sarai come noi..." In fondo è proprio questa cieca arrendevolezza, questa sensazione di appartenenza a una collettività in grado di offrire un'identità di massima a chi non vuole rischiare di costruirne una propria, la vera forza di ogni qualunquismo. A livello più profondo, il film è una parabola sul significato del concetto di umanità e sulla facilità con cui essa può venire sottratta a un individuo. Un tema centrale nella fantascienza scritta come in quella cinematografica, qui affrontato con la cruda efficacia dell'essenzialità. La tensione del film viene accentuata dal movimento dei suoi protagonisti (i continui spostamenti di Miles e Becky da un luogo all'altro, la loro fuga incessante) e dal loro nascondersi in luoghi angusti e claustrofobici (ripostigli, corridoi, la buca coperta da tavole di legno nella caverna, quasi una sepoltura prematura). Ancor più terribile il fatto che molti dei loro amici siano già stati assimilati, rendendo difficile stabilire di chi sia ancora possibile fidarsi. Pochi momenti nella storia del cinema sono agghiaccianti come la scena in cui Miles bacia Becky e, dal suo volto privo di emozioni, comprende che anche lei è diventata una di loro. La potenza narrativa del film dimostra come, a volte, lavorare a basso costo possa garantire la buona riuscita di un'opera: in questo modo trucchi ed effetti speciali non prendono il sopravvento sui personaggi che, al contrario, insieme a storia, dialoghi e regia diventano il vero fulcro della sua realizzazione.

 
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