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Underworld Evolution (dvd) PDF Stampa
Fantascienza
Scritto da Federico Albani   
sabato 20 gennaio 2007

Underworld Evolution
Underworld Evolution
durata: 106' video: 2,40:1 formato widescreen anamorfico 16/9 audio: Italiano, Inglese, Francese (Dolby Digital 5.1) sottotitoli: Italiano, Inglese, Svedesel, Francese, Danese, Norvegese, Olandese, Ebraico
extra [*sottotitolati in italiano] : Menù interattivi, Accesso diretto alle scene, Commento del regista, dello sceneggiatore e dei protagonisti*, Dietro le quinte*, Video musicale, Trailers
custodia: amaray
produzione: Sony

underworld2.jpgPartiamo subito ricodando che Underworld Evolution è un film che per la quasi totalità della sua durata è girato in condizioni di luce precaria e con una tonalità virante verso il blù, ma nonostante ciò la resa del dvd è eccelente, restituendo un quadro di immagine particolarmente interessante. Il livello di dettaglio sia nei primi piani che negli sfondi è ottimo, permettendo all'occhi di percepire ogni più piccolo oggetto. Il quadro complessivo è entusiasmante e il lavoro svolto in fase di encoding è ottimo e non si ravvisano problemi legati alla compressione, e questo non fa che confermare il giudizio ampiamente positivo sulla realizzazione. L'audio risulta decisamente adeguato alle necessità del film ma non sembra sfruttare appieno il potenziale di cui è capace. Il Dolby Digital crea un buon ambiente sonoro, non così vivace e dinamico come in tante altre colonne sonore, ma in grado di offrire allo spettatore un'efficace esperienza in cui si inseriscono degli effetti sonori ben riproposti dai canali posteriori e dei dialoghi generalmente ben comprensibili (anche se in alcune circostanze presentano un volume leggermente inferiore a quello principale). Nelle scene più concitate, buoni gli ingressi delle frequenze basse che aggiungono prodondità all'ambiente. Sotto il fronte degli extra dobbiamo dire che sono utti ben realizzati: Troviamo il dietro le quinte che è suddiviso in 6 capitoli e della durata complessiva di 74', poi il commento del regista, dello scenografo e altri membri della troupe, il video musicale Her Portrait in Black by Altreyu e trailer vari.

 
Underworld (dvd) PDF Stampa
Fantascienza
Scritto da Federico Albani   
sabato 20 gennaio 2007

Underworld
Underworld
durata: 118' video: 2,40:1 formato widescreen anamorfico 16/9 audio: Italiano, Inglese (Dolby Digital 5.1) sottotitoli: Italiano, Inglese
extra [*sottotitolati in italiano] : Menù interattivi, Accesso diretto alle scene, Commento audio del regista e degli attori Scott Speedman e Kate Beckinsale*, Errori sul set (3'43'')*, Dietro le quinte di Underworld (13'03'')*, Gli effetti visivi di Underworld (9'57'')*, La creazione delle creature (12'30'')*, Acrobazie (11'43'')*, Visioni e suoni di Underworld (9'08'')*, Video musicale "Worms of the Earth", Storyboard a confronto, Trailer vari, 2 Spot TV
custodia: amaray
produzione: Sony

underworld.jpg Di prima qualità la resa del video, davvero eccellente nonostante le difficoltà rappresentate dalla fotografia del film, sempre molto scura e dalle tonalità cromatiche molto stilizzate.Il lavoro svolto è quindi ottimo, fin dalle prime immagini si può notare la profondità dei neri e l'adeguato contrasto che contraddistingue ogni frame di questo DVD. Ambientato esclusivamente di notte, il film garantisce insidie per la luminosità che vengono invece superati molto bene in ogni situazione. Il croma è ben saturato e restituisce nel migliore dei modi una paletta dalle sfumature fredde tendenti verso il blu. Elevato il livello del dettaglio, con qualche concessione nei fondali di alcune scene. Potente l'audio di questo disco, una traccia Dolby Digital che sfrutta ottimamente il proprio potenziale. Come per il video, anche per l'audio si può capirne il valore sin dai primi istanti, con il surround e il subwoofer che sottolineano al meglio i rumori della pioggia e della sparatoria nella metropolitana. I dialoghi risultano mediamente puliti e comprensibili sebbene ogni tanto essi risultino un po' coperti dalla musica o dagli effetti sonori. Il surround è costantemente sollecitato, cosa che crea un ambiente d'ascolto dinamico e coinvolgente. Gli extra si guadagnano una piena sufficienza, data la loro buona quantità che compensa la mancanza di un interessante approfondimento. Il commento è piacevole anche se non troppo informativo, e per i dettagli tecnici sulla lavorazione bisogna guardare l'articolato "Dietro le quinte" che coinvolge vari capitoli dedicati agli effetti visivi, alle acrobazie e ad altri aspetti curati durante le riprese. Simpatica ma non indimenticabile la presenza degli errori sul set, così come tutta la seconda pagina degli extra che propongono solo spot, trailer e un video musicale.

 
Ultraviolet PDF Stampa
Fantascienza
Scritto da Federico Albani   
sabato 20 gennaio 2007

Ultraviolet
USA: 2005. Regia di: Kurt Wimmer Genere: Fantascienza Durata: 88'
Interpreti: Milla Jovovich, Cameron Bright, Nick Chinlund, William Fichtner, Sebastien Andrieu, Ida Martin, Ricardo Mamood, Steven Calcote
Recensione di: Federico Albani

ultraviolet.jpgNella Shangai del tardo ventunesimo secolo due fazioni opposte combattono una aspra guerra.
Gli umani intendono sterminare gli emofagi, portatori di un terribile e contagioso virus che li rende più forti, agili e in grado di rigenerare le ferite ma anche bisognosi di continue trasfusioni e dalla durata media vitale assai breve. Un bambino, Six, il cui sangue contiene un antigene in grado di risolvere questa situazione di stasi, è braccato da entrambe le parti e spetterà a Ultraviolet, una emofaga il cui passato nasconde dolori e traumi, fare luce sull’intera vicenda cercando di proteggere il bambino da entrambe le fazioni.
Avevamo lasciato Kurt Wimmer alle prese con il sottovalutato Equilibrium (ma nel frattempo ha anche girato La regola del sospetto), film che vi invitiamo a ripescare; ritroviamo ora questo giovane regista nel momento più nero della sua carriera. Ispirandosi a una pellicola di John Cassavetes (Gloria, 1980) il filmaker imbastisce un’astrusa vicenda sospesa fra film di fantascienza, horror a base di vampiri e action movie ricco di combattimenti.
Girato con un budget di circa 30 milioni di dollari ma con un look finale da videogioco di serie B, Ultraviolet si inserisce alla perfezione nel recente trend di pellicole quali Resident Evil o Aeon Flux, prodotti destinati a un pubblico quattordicenne che trova riuniti in un solo oggetto i suoi generi di consumo preferiti (videogames e donnine seminude finto-fetish).
Il film in questione rappresenta però una ulteriore (de)evoluzione in questo campo, grazie alla politica aggressiva da parte della Sony che, insoddisfatta dal lavoro di Wimmer, lo ha esautorato impedendogli qualsiasi tipo di controllo in fase di montaggio e, in occasione del lancio, ha impedito ai critici l’accesso alle visioni in anteprima, di fatto vietando loro la possibilità di dissuadere il pubblico dalla visione.
Siamo ormai arrivati a una netta escalation nell’aggressività di queste multinazionali, che vedono sempre più il pubblico come un nemico, o una preda da conquistare con ogni mezzo possibile: è ormai virtualmente chiuso ogni canale di dialogo critico e costruttivo.
Ultraviolet è un tunnel temporale che riporta indietro questo tipo di film ai tempi di Tron: fondali realizzati con una computer graphic nata vecchia, attori legnosi e inespressivi che sembrano anch’essi generati dallo stesso programma, trama che si riduce a una serie di livelli di gioco (con rare pause per ricaricare le armi), scene d’azione che vorrebbero ispirarsi a Matrix o in generale ai più recenti anime ma finiscono col sembrare gli scarti di lavorazione di qualche svogliata pubblicità televisiva.
Chi vi scrive non ha mai trovato nulla di male nel realizzare un’opera che prediliga la confezione rispetto al contenuto, e la storia del cinema è del resto affollata di titoli del genere: ma si tratta di un'operazione che richiede un talento visionario fuori del normale, e che non è assolutamente facile da condurre in porto.
Armi implausibili, buchi logici grandi come astronavi, immaginario sostanzialmente banale e ripetitivo o, nei casi in cui appare brillante (come, è giusto ammetterlo, in certe scenografie e architetture), realizzato in modo approssimativo e privo di ogni cura.
Scene di azione coreografate in maniera goffa o risolte esclusivamente attraverso il montaggio, assenza della pur minima goccia di sangue, stanca ripetitività del narrato (durante il film cambiano in pratica solo il colore dei capelli della protagonista Milla Jovovich e i centimetri di esposizione del suo culetto e pancetta), pretenziosità assortite, rendono Ultraviolet un prodotto la cui ideale destinazione (la più vicina discarica comunale) è posticipata soltanto di alcuni mesi durante i quali il dvd pieno di contenuti per nulla speciali verrà affittato da ragazzini in fregola che puntualmente ne sospenderanno la visione dopo una trentina di minuti per attaccarsi alla Playstation 2 (che assicura una computer graphic di maggior livello), a Playboy.com (che assicura un eros di maggior livello, ed è tutto dire) o alla visione della finestra della loro stanza (che assicura trama e azione di maggior livello, anche dovesse affacciarsi su una palude morta).
Punti di maggior interesse: gli ottimi titoli iniziali (rubati però da Hulk) e le scene di apertura.
Punti di maggior fastidio: tutto il resto del film, ma la colonna sonora (di un Klaus Badelt che in altre occasioni aveva mostrato talento) si distingue come particolarmente atroce, inascoltabile nemmeno alla quinta pasticca di ecstasy buttata giù con un litro di vodka.
Non sono stati impiegati attori umani durante le riprese.

 
Ultimatum alla Terra(1951) PDF Stampa
Fantascienza
Scritto da Maurizio Carità   
sabato 20 gennaio 2007

Ultimatum alla Terra
The day the earth stood still
USA: 1951. Regia di: Robert Wise Genere: Fantascienza Durata: 92'
Interpreti: M. Rennie, P. Neal, H. Marlowe
Recensione di: Maurizio Carità

ultimat2.jpgUn disco volante atterra di fronte alla Casa Bianca ed e' immediatamente circondato dalle squadre di sicurezza dell'esercito. Dalla nave scende un essere dalle fattezze umane, Klaatu, il quale estrae dalla cintura uno strano oggetto. Prima che possa parlare, l'alieno viene colpito da un proiettile sparato da un soldato particolarmente nervoso. L'oggetto era uno strumento avanzatissimo di cui Klaatu intendeva fare omaggio al Presidente degli Stati Uniti.
Ricoverato in ospedale, Klaatu chiede al Segretario di organizzare un incontro con tutti i capi di governo, ma ciò si rivela impossibile per 'motivi di sicurezza.' L'alieno fugge dall'ospedale e, nascondendosi dietro uno pseudonimo, prende in affitto una stanza. Dalla padrona di casa e suo figlio raccoglie informazioni sulla società e la politica terrestri. Appreso che un famoso scienziato, il professor Barnhart, vive poco lontano, si reca a casa dell'uomo e lo convince a riunire una delegazione di scienziati in rappresentanza di ogni paese del mondo. Convinto della necessità di una dimostrazione di forza, l'alieno provoca un black-out di mezz'ora esteso all'intero pianeta, escludendo (chissà come) dal fenomeno soggetti a rischio come ospedali e aerei in volo.
Barnhart riunisce gli scienziati presso il disco volante, ma Klaatu viene ucciso dai militari. Nello stesso istante dall'astronave esce un gigantesco robot che, dopo aver neutralizzato le armi puntate contro di lui con un raggio disintegratore, raccoglie il corpo senza vita di Klaatu e scompare con esso all'interno del disco. Attraverso l'utilizzo di tecnologie sconosciute all'uomo, il robot restituisce temporaneamente la vita all'alieno. Finalmente Klaatu può rivelare il contenuto del suo messaggio. Portavoce di una federazione interplanetaria turbata dalla disinvoltura con cui il genere umano utilizza l'energia atomica per la costruzione di ordigni nucleari, ammonisce i popoli terrestri ad abbandonare questa strada. Un esercito di robot invincibili sarà garante delle operazioni di disarmo e, nel caso i governi della Terra decidessero di agire diversamente, autorizzato a distruggere il pianeta.
Tornati a bordo del disco volante, Klaatu e Gort si allontanano sotto gli occhi di un'umanità messa in salvo, forse, dalla propria irrazionalità.
Prodotta in piena guerra fredda, questa pellicola dimostrò come il cinema di fantascienza potesse (o, forse, dovesse) occuparsi anche di temi squisitamente terrestri. Nel 1951 era opinione comune che, se gli alieni fossero scesi sulla Terra, la popolazione mondiale si sarebbe abbandonata a scene di isteria di massa. La figura benevola, comprensiva, quasi paterna di Klaatu fu una vera sorpresa per il pubblico americano. Per la prima volta nella storia del genere l'alieno veniva proposto sotto questo profilo e, come lo storico Giovanni Mongini ebbe occasione di scrivere sulle pagine di Robot (no. 4, luglio 1976), 'parlare di un alieno dotato di buone intenzioni verso i terrestri equivaleva, per citare un esempio di un altro genere, a parlare di indiani buoni in un film western dell'epoca'... Chissà cosa deve averne pensato John Wayne!
Interessante notare come nell'opera originale da cui il film è tratto, Farewell to the master di Harry Bates, la vicenda si concludesse con il rovesciamento del rapporto padrone-servitore, rivelando in Gort il vero extraterrestre e in Klaatu il suo portavoce. Il fatto che Wise abbia deciso di rinunciare a questo stratagemma, restituendo a Klaatu il ruolo di protagonista, testimonia la sua intenzione di attribuire all'essere proveniente dallo spazio una nobiltà d'animo facilmente riconoscibile dal pubblico.
Certo la soluzione finale proposta dall'alieno, un corpo di polizia composto di robot temibili e incorruttibili, appare tristemente fascista, ma la trattazione generale della vicenda, considerata l''epoca in cui viene presentata, riscatta ampiamente questa caduta di tono.

 
Wallace e Gromit - La maledizione del coniglio mannaro PDF Stampa
Animazione
Scritto da Federico Albani   
venerdì 19 gennaio 2007

Gran Bretagna: 2005. Regia di: Steve Box,Nick Park Genere: Animazione Durata: 94'
Interpreti:
Recensione di: Federico Albani

wallace_.jpgSono tutti pollici verdi nel quartiere di Wallace e Gromit, e i due intraprendenti amici fanno ottimi affari con il loro sistema "Anti-pest" che non fa vittime. Con l’avvicinarsi dell’attesissima competizione per piante giganti, Wallace e Gromit si renderanno conto che il sistema ha i suoi aspetti negativi... Se Nick Park e Steve Box sono riusciti a vincere ben 3 Oscar con le loro creature Wallace e Gromit (due oscar per miglior cortometraggio mentre uno come miglior film d’animazione 2006 proprio con la pellicola oggetto della recensione, il loro primo lungometraggio) ci deve essere pure un motivo. Questo non è certamente difficile da trovare dopo la visione del "La maledizione del coniglio mannaro", una opera godibilissima che ha portato finalmente al successo anche in Italia le avventure dei due simpatici personaggi. Il film, girato in stop-motion (la tecnica per intenderci del "La sposa cadavere") con il supporto dell’animazione computerizzata, sorprende per la sua notevole resa visiva. Ogni frame (ricordiamo che ogni 3 secondi della pellicola sono costati un giorno di lavoro) è curato nel minimo dettaglio sia a livello degli interpreti (esemplare a tal proposito è il cane Gromit che, nonostante sia disegnato senza bocca e sopracciglia, ha una grande espressività) che a livello di sfondi, tutti molto realistici e fotografati superbamente. All’ottimo aspetto grafico si aggiunge anche una storia divertente e originale. La vicenda che narra del terribile coniglio mannaro, un mostro che fa strage di ortaggi, è ricca di sorprese e infarcita di simpatiche gag che fanno continuamente il verso ai classici dell’horror Universal. Nel concitato finale non viene risparmiato neanche "King Kong", citato in un esilarante sequenza. Gli stravaganti protagonisti poi, dalla collaudata coppia composta dal maldestro Wallace e dal taciturno Gromit, fino ai piccoli coniglietti che infestano le campagne di Tottington, sono tutti assai simpatici e ci se ne innamora quasi immediatamente. Un universo spassoso in cui è impossibile non fare almeno una capatina.

 
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