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Nightmare (1984) DVD PDF Stampa
Cult Movie Sci-fi
Scritto da Paolo Fabbri   
venerdì 19 gennaio 2007

Nightmare dal profondo della notte DVD
Nightmare
USA: 1984. Regia di: Wes Craven Genere: Horror Durata: 95'
Interpreti: Heather Langenkamp, Robert Englund, John Saxon, Ronee Blakley, Johnny Depp
Recensione di: Paolo Fabbri

nightmare.jpegSpringwood: Alcuni adolescenti residenti in Elm Street fanno lo stesso strano sogno, in cui compare un uomo con il viso bruciato e degli artigli montati sulle dita. Una sera, una giovane di nome Tina, dopo aver passato la notte con il suo ragazzo, viene ritrovata uccisa: sul suo cadavere delle profonde ferite procurate da dei rasoi. Nancy, amica della vittima e figlia del capo della polizia locale, scoprirà il legame sinistro che collega Elm Street agli strani omicidi.
Non creduta, nonostante la decimazione dei suoi amici, dovrà affrontare le proprie paure laddove queste hanno origine: nei suoi incubi peggiori... Fred Krueger, mostruoso e spietato assassino con il suo temibile guanto artigliato, è diventato l'idolo del cinema horror a partire dagli anni '80 grazie soprattutto a questa pellicola e a qualche suo buon seguito.
La storia si sviluppa come una fiaba anderseniana, in questo caso molto macabra, vertiginosa e soprattutto allucinante: molto “nera”, insomma. Pur non essendo il primo horror che segue questo schema, “Nightmare” è sicuramente uno dei risultati migliori nel suo genere: l’idea cardine attorno a cui ruota l’intera vicenda, cioè che il sogno possa essere incisivo per la morte, è davvero inquietante. Il regista Wes Craven ha inaugurato con questo film la cinenovela dell'incubo, che ha come protagonista il demoniaco Fred Krueger, orrido persecutore notturno degli adolescenti di Springwood.
Il suo marchio distintivo è ovviamente il guanto, immortalato nella sequenza d’apertura, che ricorda i quattro rasoi prolungati nelle dita della mano destra del celebre personaggio Marveliano "Wolverine". E’ proprio con queste lame affilatissime che Freddy angoscia le sue giovani vittime, prigioniere dei sogni di cui lui è padrone, riuscendo spesso a straziarle fisicamente in deliranti conflagrazioni sanguinolente.
Il movente degli omicidi compiuti dal maniaco si intuisce nel corso della pellicola: i nuovi cittadini di Springwood unirono le loro forze per eliminare Fred Krueger, serial killer pedofilo che in vita uccise diversi bambini della zona bruciandoli nella sua caldaia "Quartier generale”.
Con i segni delle fiamme ancora sul volto, Krueger si vendica sui figli di coloro che lo hanno ucciso, infliggendo loro notti di puro terrore e costringendoli quindi a restare svegli (una delle frasi più popolari della serie è proprio "Non dormire").
Nancy, la protagonista del film, sarà la prima a reagire al mostro intuendone una fisicità che travalica il sogno..
Il professor Craven ha diretto un vero e proprio "capolavoro mondiale cinematografico", dando vita alle notevoli e spiccate potenzialità del suo personaggio migliore.
Non rivelando subito il background, offre invece allo spettatore un mosaico spezzettato da ricostruire nell'arco dei lunghi seguiti, tra cui spicca maggiormente il terzo episodio, il quarto e l'ultimo della serie: "Nightmare nuovo incubo", diretto ancora da Wes Craven.
Eccellente la prestazione del cast, in particolare le interpretazioni di Robert Englund nei panni del mitico “Freddy Krueger”, Heather Langenkamp, John Saxon e Johnny Depp.
La lusinghevole ed imperiosa musica a cura di Charles Bernstein, l'ottima sceneggiatura e gli splendidi effetti di make-up, impreziosiscono questo intramontabile cult elevandolo al titolo di "Capolista del terrore".
I fan dell'orrore devono averlo obbligatoriamente nella loro videoteca personale: è un dovere morale!

 
Immortal ad vitam PDF Stampa
Fantascienza
Scritto da Marco Massacesi   
lunedì 15 gennaio 2007

Immortal (ad vitam)
Francia: 2004. Regia di: Enki Bilal Genere: Fantascienza Durata: 102'
Interpreti: Charlotte Rampling, Linda Hardy, Thomas Kretschmann
Recensione di: Marco Massaccesi

immortel_frj.jpg New York 2095. In una strana piramide flutuante nel cielo, gli dei dell'antico Egitto stanno giudicando Horus. Nel frattempo nella citta, una donna misteriosa viene arrestata, la donna però possiede un potere segreto... Immortal (ad vitam) 23° secolo, Jill (Linda Hardy), una misteriosa donna con i capelli blu si aggira per New York. Lei ancora non lo sa ma Horus, un dio con la testa di falco, la sta cercando per sedurla. La divinità, però, ha bisogno di un corpo umano, prende così le sembianze di Alcide Nikopol (Thomas Kreschmann Il Pianista, La regina Margot), ex prigioniero politico... Enki Bilal con questo "Immortal ad Vitam" è alla sua terza prova da regista dopo "Bunker Palace Hotel" e "Tykho Moon". Nato a Belgrado nel 1951 si trasferisce dopo dieci anni a Parigi dove scopre la lingua francese, i fumetti ed il cinema. Per chi è appassionato della trilogia di Nikopol creata dalla mente visionaria di un Bilal giovanissimo, sappia che la trasposizione cinematografica ha dei sostanziali cambiamenti. A partire proprio dal personaggio principale, Nikopol, che sulle tavole era un disertore quasi pacifista nella pellicola è un rivoluzionario mandato in ibernazione per i suoi atti sovversivi. Ad Horus, il dio "Falco", che nei disegni era più assetato di potere e di vendetta ed invece, nel film, condannato alla mortalità, desidera solo tramandare la sua divinità ingravidando la neo cibernetica Jill. In realtà tutto il concetto di divinità viene ridefinito, nei volumi a fumetti viene visto come se gli dei fossero una sorta di comunità vampiresca ed assetata di potere, a differenza del contesto cinematografico la quale viene elevata ad un livello quasi solenne, anche se in una scena li vediamo giocare a monopoli (forse una delle poche cose riprese dal fumetto). Ma Bilal stesso ha dichiarato che era impossibile riproporre quel mondo futuristico ed aberrante tutto alla stessa maniera. I disegni erano puro delirio pittorico, in ogni "vignetta" si potevano trovare una quantità di personaggi e di idee quasi improponibili da filmare. Vari elementi, comunque, rimangono fedeli, la gamba di ferro "aggiustata" dal dio Horus a Nikopol, la piramide apparsa improvvisamente sul cielo di New York (nei fumetti era Parigi), il clima elettorale univoco,il look della "Donna Trappola" Jill. Ad onor del vero, la pellicola, vista fuori dal contesto fumettistico, funziona ugualmente, è ironica, intensa e visionaria. Fa parte di quei film che non si riescono a catalogare come pura fantasy, dietro c'è ben altro. Il manovratore di questo mondo alternativo è uno di quei personaggi che rivoluzionò il mondo del fumetto (insieme ad un altro grande come Moebius) e con la macchina da presa è riuscito a renderlo fruibile a tutti, lasciando intatta la sua spinta sovversiva e visionaria. Affascinante, forse è questa la parola giusta, ed a chi non piace questo genere di cose, bè, è meglio che si continui a leggere Topolino.

 
Il mio miglior nemico PDF Stampa
Commedia
Scritto da Francesco Prognante   
lunedì 15 gennaio 2007

Il mio miglior nemico
Italia: 2006. Regia di: Carlo Verdone Genere: Commedia Durata: 115'
Interpreti: Carlo Verdone, Silvio Muccino
Recensione di: Francesco Pognante

ilmiomigliornemico.jpg Achille De Bellis è il top manager di un’importante catena alberghiera di proprietà di sua moglie Gigliola e di suo cognato Guglielmo. Sembra avere tutto ciò che un uomo desidera: una bella casa, un ottimo matrimonio ed una solida posizione sul lavoro. Ma mentre si avvicina l’anniversario delle nozze d’argento, ogni certezza nella sua vita viene travolta dall’incontro – anzi lo scontro – con uno ’sbandatello’ di ventitré anni di nome Orfeo. Dopo il successo di "Manuale d’amore", De Laurentis ha avuto la bella pensata di mettere insieme, uno contro l’altro, due dei personaggi più popolari del cinema italiano: l’intelligente Verdone, idolo di più di una generazione, e Muccino, osannato dalle adolescenti. Una furbata commerciale dal successo assicurato. Come ci si aspetterebbe, il film è un’amalgama della comicità di Verdone e della predilezione di Muccino per i problemi familiari e affettivi. Un progetto sulla carta interessante, ma penalizzato da una soggetto superficiale e trascurato, che nella prima parte mette in risalto il lato più macchiettistico della comicità dell’attore romano, accostato a svolte drammatiche spesso pretenziose e poco riuscite. Se Verdone è bravo come al solito nel mettere alla berlina le labili sicurezze di un quarantenne dell’alta società, ricordandoci che bisogna perdere tutto per accorgerci di quello che ci manca davvero, un po’ meno bravi sono stati gli sceneggiatori (ben quattro!) a sviluppare questo tema; la sceneggiatura è approssimativa e si sfalda nell’ultima parte, togliendo credibilità e serietà all’idea di partenza. Tuttavia il film propone anche spunti interessanti come l’evolversi del rapporto tra i due protagonisti, che sfocia in una compensazione, dal lato di Orfeo del padre che non ha mai avuto, dal lato di Achille della paternità che ha sempre trascurato. E nel finale spunta pure una teoria interessante: la famiglia è un qualcosa di necessario, che non ha legami di sangue ma di affetto e di compensazione. In conclusione "Il mio miglior nemico" risulta un film superficiale, che talvolta scade nel banale, e dalla comicità discontinua, affidata principalmente all’innegabile appeal dialettico di Verdone, e all’ancor più innegabile feeling tra i due protagonisti, molto ben caratterizzati. Difatti la coppia Verdone-Muccino sulla scena funziona e, alla fine, la pellicola strappa qualche risata e nel complesso risulta divertente quanto basta per accontentare la maggior parte del pubblico. Il buono spunto iniziale é in parte sprecato, ma almeno si ride.

 
Il diavolo veste Prada PDF Stampa
Commedia
Scritto da Monica Cabras   
lunedì 15 gennaio 2007

Il diavolo veste Prada
USA: 2006. Regia di: David Frankel Genere: Commedia Durata: 116'
Interpreti: Meryl Streep, Anne Hathaway, Emily Blunt, Stanley Tucci, Adrian Grenier, Tracie Thoms
Recensione di: Monica Cabras

ildiavolovesteprada_us.jpg Divertente, frivolo, straordinario. Il film di David Frankel ha tutte le carte in regola per diventare un vero cult della commedia americana. A cominciare dagli interpreti tra i quali emerge una strabiliante Meryl Streep, che dimostrando ancora una volta la sua grandezza, si cimenta nell'elegantissimo ruolo del direttore di una rivista newyorchese, autentico dittatore e guru della moda. Ma andiamo per ordine... In una New York sempre più frenetica, Andy (AnneHathaway, "Pretty Princess", "I Segreti di Bokeback Mountain"), una giovane appena uscita dall'università sogna di far carriera come giornalista ma l'unica possibilità che le si presenta davanti è un lavoro come assistente in una rivista di moda: Runway. Andy è la tipica ragazza impegnata non frivola e non certo interessata al superficiale mondo della moda, e si vede! A capo della Runway, il magazine più esclusivo del mondo che decide cosa fa tendenza e cosa no, Miranda Priestly (Meryl Streep), la donna più potente del mondo della moda con un enorme senso dell'estetica e della perfezione, e soprattutto precisa e dura con i propri collaboratori, che al più piccolo errore perdono il lavoro. Il film è quasi una rivisitazione della favola di Cenerentola, dove la protagonista più che un principe azzurro trova una mai posseduta eleganza e una maggiore consapevolezza di se. Anne, infatti, è come un pesce fuor d'acqua nella redazione di RunWay: malvestita e sciatta non è proprio all'altezza delle sue colleghe e men che meno del suo capo, soprannominato la donna-drago. Ma Anne, oltre che di un curriculum di tutto rispetto, è dotata di una determinazione che in qualche modo attrae Miranda. La trasformazione di Anne da stracciona in una elegantissima cenerentola è merito del più stretto collaboratore e amico di Miranda, Nigel interpretato da un esilarante e divino Stanley Tucci a suo agio tra Chanel e Dior. Protagonista indiscussa del film, comunque, è la moda. Tra Meryl Streep e Anne Hathaway, infatti, pare di assistere ad una infinita sfilata, una lunga passerella nella quale apprezziamo cappelli, scarpe, borse, giacche e chi più ne ha più ne metta…e tutto rigorosamente uscito da qualche famosa casa di moda, Chanel, Donna Karam, Galliano, Prada e Valentino, che per la prima volta appare anche nei titoli di coda come attore, nel ruolo di se stesso. Ma il film è anche più profondo di come appare, esattamente come scopre Andy. Due sono i messaggi che il regista ha voluto mandare con "Il Diavolo veste Prada" tratto dall'omonimo best-sellers di Lauren Weisberger. La prima lezione che Andy impara è che l'industria della moda, che lei guarda con intellettuale presunzione, è meno superficiale di come s'immagini, dietro a quello che vediamo nelle vetrine o nelle copertine delle riviste, c'è il lavoro di migliaia di persone fatto duramente e con passione. L'altra cosa che il personaggio interpretato dalla Hathaway impara riguarda l'ambizione e la carriera, e quale prezzo si è disposti a pagare pur di raggiungere il successo: sacrificare valori e amici vale il raggiungimento di un obiettivo professionale? In conclusione, nonostante la storia possa sembrare banale è stata sapientemente confezionata per il Cinema dal regista che ha realizzato un opera piacevole da vedere, e per citare le parole di Miranda Priestly: "è tutto".

 

 
Il custode PDF Stampa
Horror
Scritto da Paolo Zelati   
lunedì 15 gennaio 2007

Il custode
USA: 2005. Regia di: Tobe Hooper Genere: Horror Durata: 94'
Interpreti: Dan Byrd, Stephanie Patton, Tarah Paige, Price Carson, Greg Travis, Alexandra Adi
Recensione di: Paolo Zelati

ilcustode.jpg Wes Craven sostiene che il genere horror funziona "ciclicamente", cioè torna al successo ogni 15 anni, Joe Dante invece spiega il rinnovato successo dell'horror imputandolo al tormentato periodo storico che il mondo sta vivendo e che, quindi, verrebbe esorcizzato e rappresentato da questo tipo di cinema. Comunque stiano le cose, il risultato più evidente di questa rinascita lo troviamo nel "ripescaggio" subito da alcuni registi dei quali avevamo perso le tracce. Tobe Hooper è forse il più illustri di questi desaparecidos: dopo lo straordinario esordio targato 1974 con "Non aprite quella porta", la carriera del simpaticissimo texano avanza ad alti (Poltergeist) e bassi (The Mangler) fino a perdersi - durante gli anni 90 - in oscure produzioni televisive. Ma nel 2004 ecco che i fan di Hooper (tra i quali chi scrive) tirano un sospiro di sollievo: "The Toolbox Murders" è sporco, violento, tesissimo e cattivo, insomma pura exploitation d'autore che riporta il Papà di "Leatherface" ai fasti di un tempo. E infatti in Italia, nessuno se lo fila. Ora invece esce "Il guardiano", un film sfortunato e pasticciato che non ha trovato una distribuzione theatrical nemmeno negli USA. La storia: una mamma (Denise Crosby, cioè la Rachel di Cimitero Vivente) con i suoi due bambini si trasferisce in una piccola città con lo scopo di rilevare una vecchia ditta di pompe funebri abbandonata. Una volta trasferitisi nella casa, i tre scoprono che una strana figura si aggira, di notte, tra le tombe e che il sottosuolo è infestato da una strana alga nera che risveglia i morti e riesce a possedere i vivi. Raccontare oltre sarebbe inutile. Il guardiano è un film che regge per tutto il primo tempo, grazie ad una coinvolgente narrazione old style con la quale Hooper ci presenta luogo e personaggi (abbastanza interessanti) e getta le base per lo svolgimento della storia. Poi il delirio. Il secondo tempo sembra fatto apposta per farci esclamare: "Ma no! Ma che peccato!": la logica se ne va in vacanza e Hooper, autocitandosi qua e là e adottando uno stile "over the top" probabilmente non adatto alla sceneggiatura di Anderson e Gierasch- accumula zombie, possessioni, alghe assassine, mutanti ed effettacci da sagra di paese come se ci trovassimo in un incubo horror di un teen-ager anni 80. Provaci ancora Tobe!

 
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