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Horror
Scritto da Federico Albani   
domenica 14 gennaio 2007

Hostel
Hostel
durata: 85' video: 2,35:1 formato widescreen anamorfico 16/9 audio: Italiano, Inglese (Dolby Digital 5.1) sottotitoli: Italiano, Inglese, Inglese per non udenti
extra [*sottotitolati in italiano] : Menù interattivi, Accesso diretto alle scene, 4 Commenti*, Featurettes*, Riprese Multianglo, Dietro le quinte*, Trailer vari
custodia: amaray
produzione: Sony

hostel.jpgIl menu principale è molto curato ed estremamente accattivante, Italiano e Inglese in 5.1 pieni e senza sbavature, video pulito e ottimo anche nelle numerose scene scure, ma il fiore all’occhiello di questo prodotto è la sezione Contenuti Speciali. Una sezione dedicata ai commenti, dove ne troviamo quattro della durata dell'intero film e sottotitolati in italiano, una sezione trailers dove ve ne troviamo sei di altrettanti film in uscita, una sezione featurettes e un inquietante "Kill The Car!", un simpatico esempio di ripresa in multi-angle con la possibilità di poter cambiare inquadratura con il proprio telecomando e di montare il filmato proposto come meglio crediamo. I filmati offerti nella sezione Dietro Alle Quinte sono impressionanti! Il film viene ripercorso interamente, dai giorni in pre-produzione fino all’ultima scena girata. 3 filmati, più di 70 minuti, una telecamera che ha seguito tutte le fasi di produzione e che riuscirà ad immergervi nell’atmosfera familiare e giovanile presente sul set, cast e addetti ai lavori, in primis Eli Roth, che si prestano a battute e scherzi senza tralasciare spiegazioni inerenti al film.

 
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Horror
Scritto da Francesco Lomuscio   
domenica 14 gennaio 2007

Hostel
USA: 2005. Regia di: Eli Roth Genere: Horror Durata: 95'
Interpreti: Jay Hernandez, Derek Richardson, Eythor Gudjonsson, Barbara Nedeljakova
Recensione di: Francesco Lomuscio

hostel.jpgIl nome di Eli Roth potrà dire ai più poco o niente, ma i seguaci irriducibili dello splatter su celluloide sanno benissimo che l'uomo di cui stiamo parlando è colui che, dopo aver interpretato, tra gli altri, i trashissimi prodotti "Troma Terror firmer" (1999) e "The toxic avenger 4: Citizen Toxie" (2000), è passato dietro la macchina da presa, nel 2002, per dedicarsi a "Cabin fever", horror incentrato su cinque ragazzi in vacanza tra i boschi, alle prese con un misterioso e pericoloso virus. Ora, mentre Roth annuncia tra i suoi progetti futuri "The bad seed", remake de "Il giglio nero" (1956) di Mervyn LeRoy, arriva nelle sale cinematografiche italiane la sua ultima fatica, "Hostel", che si avvale della presenza, in qualità di produttori esecutivi, di Sua Maestà Quentin Tarantino (nel film, tra l'altro, vediamo in tv una sequenza del suo Pulp fiction), Scott Spiegel, regista del truculento "Intruder-L'intruso" (alias Terrore senza volto) e "Dal tramonto all'alba 2", e Boaz Yakin, sceneggiatore di quest'ultimo. Ed il lungometraggio, interpretato da Jay Hernandez ("Torque-Circuiti di fuoco"), Derek Richardson ("Scemo e più scemo-Inizio così") e l'esordiente su grande schermo Eythor Gudjonsson, dopo un'inquietante introduzione, apre nello stile dei vari "American pie" e simili, mettendo in scena Paxton e Josh, compagni americani di college che, in viaggio in Europa, fanno conoscenza con l'islandese Oli, il quale li conduce ad un insolito ostello della gioventù in una sperduta città slovacca, popolato da ragazze belle e disponibili, come Natalya e Svetlana. Ma, come vogliono le regole che hanno fatto la storia del filone slasher, tutti coloro che si dedicano alla ricerca dello sballo totale, tra droghe varie e sesso sfrenato, devono necessariamente, poi, trovare la morte; puntualmente, infatti, dopo circa metà pellicola tranquillamente trascorsa alternando serate in discoteca ed una buona dose di eccitanti fanciulle poco vestite, si passa al lato strettamente orrorifico, mentre ci rendiamo già conto del fatto che la bella fotografia di Milan Chadima contribuisce in maniera fondamentale ad enfatizzare una grigia atmosfera, lasciando raramente splendere il sole nel cielo. E Roth, che ora non sembra ispirarsi più, come per il suo film d'esordio, ai classici del genere degli Anni Settanta, ma dichiara di essere stato influenzato dai nuovi autori horror orientali, tanto da riservare un cammeo al pluriosannato regista Takashi Miike (responsabile, tra l'altro, di "Ichi the killer" e "The call-Non rispondere"), genera intelligentemente un ideale crescendo emotivo che ci conduce in maniera progressiva all'interno di un avvolgente vortice di violenza. Dapprima, infatti, sfrutta soprattutto le soggettive, inquietandoci, attraverso gli occhi delle future vittime, con le immagini di strumenti chirurgici ed armi bianche a disposizione del macellaio omicida di turno; e cela perfino i dettagli gore, grazie al ricorso ad analogie di montaggio, disturbando lo spettatore unicamente tramite gli effetti sonori e le disperate urla dei poveri disgraziati. Il tutto, però, per sfociare infine in un sanguinolento ed insostenibile tripudio di amputazioni e sadiche torture, tirando in ballo trapani, forbici e motoseghe, con una strizzatina d'occhio al "Non aprite quella porta" del 2003 (prodotto dagli stessi Mike Fleiss e Chris Briggs), che testimoniano ancora oggi le notevoli qualità dei due effettisti Greg Nicotero e Howard Berger, cui dobbiamo tutto il meglio dello splatter su celluloide degli ultimi vent'anni, grazie anche alla KNB Efx Group, fondata insieme al collega Robert Kurtzman. Un autentico gioiellino da non mancare, quindi, appena venato d'ironia, per i fan dell'horror ed i nostalgici di un certo, coraggioso cinema di genere che fu, shockante quanto vi pare, ma dopotutto innocuo. Mentre i soliti fruitori falsamente benpensanti, sempre pronti ad incriminare la violenza cinematografica, farebbero meglio a preoccuparsi del fatto che l'idea per il film è venuta al regista dopo aver scoperto, insieme all'amico web-master Harry Knowless, un sito internet in cui si parlava di un vergognoso commercio, da qualche parte in Tailandia, che faceva affari sfruttando il brivido umano dell'assassinio. E stiamo parlando, purtroppo, di spaventosa realtà.

 

 
Hostage PDF Stampa
Azione
Scritto da Luca Orsatti   
domenica 14 gennaio 2007

Hostage
USA: 2005. Regia di: Florent Siri Genere:Azione Durata: 133'
Interpreti: Bruce Willis
Recensione di: Luca Orsatti

Dopo aver fallito un negoziato per un ostaggio, il poliziotto Jeff Tally lascia Los Angeles per diventare capo della polizia in un paesino con un bassissimo tasso di criminalità. Quando tre ragazzi delinquenti mettono in pericolo la loro vita cercando di rubare la macchina di quella che sembrava una famiglia per bene... Onestamente questo ultimo film di Bruce Willis non mi ha convinto completamente. I primi 30 minuti sembrano promettere bene (compresi i titoli di testa molto ben fatti) e la storia, anche se dall’andamento prevedibile, riesce ad intrigare. Successivamente però il tutto va contorcendosi e l’intreccio narrativo non risulta sempre chiarissimo con conseguente perdita di tensione emotiva. La colpa va forse imputata al processo di adattamento (il film è tratto dal Best sellers "L’ostaggio" di Robert Crais) non riuscito del tutto. Buona comunque la parte conclusiva con discrete sequenze d’azione ed un colpo di scena non male che riesce a risollevare in parte le sorti della pellicola.

 
Hazzard PDF Stampa
Commedia
Scritto da Francesco Lomuscio   
domenica 14 gennaio 2007

Hazzard
Titolo originale: The Dukes of Hazzard
USA: 2005. Regia di: Jay Chandrasekhar Genere: Commedia Durata: 106'
Interpreti: Seann William, Scott Jessica Simpson, Johnny Knoxville
Sito web: www.dukesofhazzard.com
Voto: 6
Recensione di: Francesco Lomuscio

hazzard_leggero.jpgOrmai, tra due Charlie's angels ed uno Starsky & Hutch sembra che a Hollywood, accanto a quella dei comic-movie e dei movie-games, sia esplosa la moda di portare sul grande schermo i personaggi di vecchi telefilm. Quindi, Jay Chandrasekhar, membro del team comico Broken Lizard, dopo lo slasher demenziale Vacanze di sangue, del 2004, torna dietro la macchina da presa per rileggere in un lungometraggio cinematografico le imprese narrate in Hazzard, una delle sue serie televisive preferite, trasmessa nel 1979 da CBS, miscuglio di gusto del Sud e azione non-stop, la quale, per i fan, è sinonimo di inseguimenti in automobile e scazzottate su polverose strade di contea.
La contea di Hazzard, come suggerisce il titolo, su cui imperversano, a bordo della loro Dodge Charter, la Generale Lee, i cugini Bo e Luke Duke, originariamente interpretati da Tom Wopat e John Schneider, ma che hanno ora i volti dell'eccezionale Seann William Scott della trilogia American pie e di quel Johnny Knoxville divenuto famoso per la controversa serie di MTV Jackass. Qui i due, che spesso si ritrovano inseguiti dagli uomini dello sceriffo quando, durante alcune consegne, infrangono la legge, vivono insieme allo zio Jesse, splendidamente incarnato da Willie Nelson, che produce la birra più buona del Sud, ed alla cugina Daisy, nei cui cortissimi shorts troviamo "custodita" la provocante Jessica Simpson, e finiscono per scoprire che le proprietà dei loro vicini sono state confiscate illegalmente dal losco funzionario governativo Boss Hogg.
Un Burt Reynolds duro e minaccioso come al solito, ma decisamente fuori parte, quest'ultimo, in quanto il personaggio originale della serie, con il caratteristico completo bianco, stivali bianchi e grande Stetson bianco, era rappresentato come un personaggio sì temibile, ma in fin dei conti grasso ed imbranato.
Al di là di questo, però, elemento su cui possiamo tranquillamente chiudere un occhio, Chandrasekhar richiama efficacemente ed in maniera nostalgica, supportato dalle scenografie di Jon Gary Steele (American history x) e dalla fotografia di Lawrence Sher (La mia vita a Garden State), l'atmosfera televisiva degli Anni Settanta, sebbene i suoi personaggi parlino di email e morbo della mucca pazza, e zio Jesse, impegnato a sfornare i suoi esilaranti indovinelli, se ne esca dicendo: "Sapete cosa succede se date del viagra ad un politico? Diventa più alto!".
In conclusione, quindi, circa 105 coinvolgenti ed irresistibili minuti, tra scazzottate alla Bud Spencer e Terence Hill, inseguimenti eseguiti di retromarcia e la mitica Lynda Carter di Wonder woman nei panni di Pauline, che rischiano soltanto, in alcuni momenti, di risultare un po' troppo fracassoni; ma, nonostante siano trascorsi più di venticinque anni, sui sedili della veloce Dodge Charger arancione con 01 scritto sulle fiancate ed il disegno della bandiera sudista sul tettino, il divertimento è ancora oggi assicurato!

 
Halloween (1978) DVD PDF Stampa
Cult Movie Sci-fi
Scritto da Paolo Fabbri   
domenica 14 gennaio 2007

Halloween DVD
Halloween
USA: 1978. Regia di: John Carpenter Genere: Horror Durata: 93'
Interpreti: Jamie Lee Curtis, Donald Pleasence, Nancy Loomis, Tony Moran, Charles Cyphers
Recensione di: Paolo Fabbri

halloween.jpegHaddonfiled, Illinois, 1963, durante la notte di Halloween il bambino Michael Myers uccide la sorella maggiore Judith dopo che questa ha avuto un rapporto con il suo fidanzato.
Smith’s Grove. 1978, la notte della vigilia della festa di Halloween, esattamente quindici anni dopo, Michael riesce a fuggire dal manicomio nel quale era stato rinchiuso.
Sulle sue tracce si mette il dottor Sam Loomis, colui che per tutto il periodo della detenzione si era curato della sua malattia. Con molta probabilità il ragazzo, ormai cresciuto e molto forte fisicamente, avrà fatto ritorno nella sua vecchia casa.
Giunto in città, infatti, Michael incomincia a pedinare Laurie, una ragazza simile a sua sorella, ma molto timida, nel frattempo il dottor Loomis cerca Michael nel suo passato: prima passa dal cimitero e trova che la lapide di Judith è stata sottratta, poi una volta raggiunta la vecchia e disabitata casa dei Myers, vi trova un cane sbranato da poco tempo. Laurie intanto, per la notte di Halloween, ha accettato di fare la baby sitter, così come una sua amica, anch’ella pedinata di Michael. Sarà proprio quest’ultima la prima vittima, una volta che si sarà ritrovata sola dopo aver piazzato la bambina che doveva controllare a Laurie. Una coppia di amici intanto, raggiunge la casa dove la ragazza è stata uccisa ed anche loro diventano vittime.
Laurie, spaventata e preoccupata a causa di una serie di segnali (la telefonata di una vittima mentre stava morendo) decide di farsi coraggio e va a dare un’occhiata nella casa dell’amica. Qui rinviene i tre cadaveri e, dopo essere stata aggredita di Michael, riesce a fuggire ed a tornare nella casa dove stava lavorando come baby sitter. Michael riesce ad entrare nella villa e dopo diverse colluttazioni, nelle quali rimane ferito più volte, è infine colpito da diversi proiettili esplosi dal dottor Loomis, in perlustrazione in quella ed attirato dalle grida dei bambini. Poco dopo, il corpo di Michael non si troverà più.
Capolavoro del cinema horror, più che un classico, una pietra miliare del genere (poi diventato horror urbano). L’uomo senza volto, che non ha immagine, è il serial killer, la cui natura folle è rappresentata proprio da questo topos.
Il prologo che introduce il trauma del maniaco, è semplicemente perfetto: la sequenza dell’omicidio di Judith si apre e si chiude con un’inquadratura frontale della casa (con la quale per altro si chiude tutto il film) e tutto avviene con quella che sembra un’unica sequenza.
Il personaggio principale, Michael (interpretato sotto la maschera da Tony Moran), è costruito oltre che naturalmente da una forte preferenza per la soggettiva, attraverso le indagini del dottore che, ripercorrendone i luoghi del passato ne descrive il carattere presente (nel dialogo con il poliziotto ad esempio, dopo aver ritrovato il cadavere del cane “Un uomo non sbrana” “Lui non è un uomo”).
Per mantenere questa distanza nel racconto, per quanto riguarda la scelta delle inquadrature, Carpenter preferisce campi medi e campi lunghi, arricchiti da pregevoli carrelli e dall’uso della steadycam, all’interno dei quali la soggettiva di Michael o l’ingresso del suo corpo nell’immagine, appare anche come un’intrusione del folle nella quotidianità di Haddonfiled, e non permette allo spettatore di avere un altro punto di vista se non quello dell’assassino.
Il regista si curò anche di comporre la musica, diventata ovviamente un cult, e che mostra una capacità di adattarsi alle immagini tanto da rendersi necessaria quanto queste nel creare autentica suspence nello spettatore.
Molto pulito anche il lavoro dell’operatore alla m.d.p. Ray Stella. I titoli di testa (nei quali il regista ci tiene a mostrare la paternità del lavoro sin dal titolo, lasciando che appaia John Carpenter’s Halloween) scorrono mentre una zucca invade lo schermo, proponendo da subito quello stato d’angoscia dal quale lo spettatore non potrà che rimanerne affascinato.
Scritto in soli dieci giorni con Debra Hill, anche coproduttrice, e girato in tre settimane, costò trecentomila dollari e fu il primo grosso successo di pubblico di Carpenter (Morandini 2003) con in incasso di sessanta milioni (Di Giammatteo – Dizionario del cinema americano).
Esordio al cinema per l’appena ventenne Jamie Lee Curtis, figlia di Tony Curtis e Janet Leigh, da quel giorno una delle icone degli anni ottanta delle scream girls.
Sarà l’unica ragazza a salvarsi, perché meno frivola delle sue amiche.
Seguito da oltre sei pellicole, tutte prodotte sul personaggio di Michael Myers, e da un’infinità di cloni, mai all’altezza di questo capolavoro del genere.

 
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