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La guerra dei mondi (1953) DVD PDF Stampa
Cult Movie Sci-fi
Scritto da Maurizio Carità   
domenica 07 gennaio 2007

La guerra dei mondi DVD
The war of the worlds
USA: 1953. Regia di: Byron Haskin Genere: Fantascienza Durata: 85'
Interpreti: G. Barry, A. Robinson, L. Tremayne
Recensione di: Maurizio Carità

La guerra dei mondiL'invasione extraterrestre per eccellenza approda sul grande schermo sotto la direzione del regista Byron Haskin e del produttore George Pal. Per l'occasione, l'ambientazione della famosissima opera di Wells viene spostata dalla Londra del 1890 agli Stati Uniti degli anni Cinquanta. Un meteorite cade nei pressi di una piccola comunità. Un gruppo di cittadini si reca sul luogo dell'impatto per investigare; fra loro sono lo scienziato Clayton Forrester, la giovane Sylvia Van Buren e suo zio il pastore Matthew Collins. Quando la folla si è diradata, dalla sommità del meteorite emerge un tentacolo metallico sormontato da una sfera luminescente. Gli uomini lasciati di guardia si avvicinano sventolando bandiera bianca in segno di pace, ma vengono disintegrati da un raggio mortale. Forrester scopre che la meteora nasconde una nave spaziale e che la Terra sta per subire un'invasione. Il generale Mann informa lo scienziato che altre meteore simili stanno cadendo in diverse parti del mondo. Le astronavi marziane calano sulla cittadina distruggendo tutto ciò che incontrano. Il pastore Collins, in un ingenuo e goffo tentativo di comunicare pacificamente, viene disintegrato. La stessa sorte tocca ad armi, soldati, mezzi corazzati... le navi marziane sembrano indistruttibili, protette da un campo di forza che respinge ogni tipo di offesa, armi nucleari incluse. Clayton e Sylvia si rifugiano in una fattoria abbandonata, dove vengono sorpresi da un visore telescopico. Clayton riesce a recidere l'oculare dell'apparecchio. Un marziano entra di soppiatto nella stanza e posa un tentacolo sulla spalla di Sylvia. Clayton punta la torcia contro la creatura e questa fugge terrorizzata. I marziani invadono Los Angeles, martoriandola coi loro raggi letali. La popolazione fugge in preda al terrore poi, improvvisamente, mentre le navi si preparano all'attacco finale, uno dei veicoli barcolla e si abbatte contro un edificio. In tutto il mondo, le astronavi marziane precipitano al suolo. Clayton si avvicina cautamente alla prima nave. Dal portello che si apre su un fianco dello scafo esce un tentacolo rossastro che si accascia un attimo dopo. Il marziano e' morto, come tutti i suoi simili, vittima di quei germi patogeni da cui millenni di evoluzione ci hanno garantito l'immunità. Il regista Haskin offre al nostro sguardo poco più di un paio di rapide immagini dei marziani. Per tutta la durata del film, il vero invasore sono le eleganti astronavi a forma di manta, letali e affascinanti, guidate da un nemico spietato e invincibile. Dopo il preludio della Cosa da un altro mondo, i tempi sono maturi per un'invasione su larga scala. Gli alieni presentati in questa ambiziosa produzione, con pelle coriacea, dita a ventosa e astronavi dotate di raggi mortali, hanno fissato il modello dell'invasore spaziale nell'immaginario del pubblico cinematografico; a loro volta questi hanno un debito nei confronti delle illustrazioni pubblicate sulle più diffuse riviste di fantascienza dell'epoca. I marziani sono spinti da un istinto atavico, quello dell'espansione, che mettono in pratica senza concedere appello ad alcuna ipotesi di negoziato, come una colonia di cavallette. E nella loro natura animalesca gli alieni sono inevitabilmente sconfitti, grazie all'astuzia dell'uomo o, nel caso in questione, per volontà di una forza superiore a quella degli invasori stessi, un potere che ha a cuore le sorti del genere umano. Un concetto rassicurante che Wells, ateo convinto, sicuramente non aveva inteso esprimere nella sua opera. Al contrario, nel libro l'attacco degli alieni fornisce al genere umano la consapevolezza di essere solo una delle tante specie nate su una delle tante rocce che galleggiano in un universo vasto e desolato.

 
L'invasione degli ultracorpi (1956) PDF Stampa
Cult Movie Sci-fi
Scritto da Maurizio Carità   
mercoledì 07 luglio 2004

L'invasione degli ultracorpi
Invasion of the body snatchers
USA: 1956. Regia di: Sean Don Siegel Genere: Fantascienza Durata: 80'
Interpreti: K. McCarthy, D. Wynter, K. Donovan
Recensione di: Maurizio Carità

L'invasione degli ultracorpiDopo una breve vacanza, il dottor Miles Bennell fa ritorno alla propria città, Santa Mira, e scopre che molti dei suoi pazienti soffrono di quella che ritiene una sorta di isterismo collettivo: sostengono che il padre non è più il vero padre, lo zio il vero zio o la sorella la vera sorella. Mentre passa una piacevole serata in compagnia della fidanzata Becky, il dottore viene rintracciato telefonicamente da una coppia di amici, Jack e Theodora Belicec. Raggiunta la loro abitazione, si trova a esaminare un corpo che i coniugi sostengono di aver trovato sul tavolo da biliardo. Il corpo, che non possiede impronte digitali, cicatrici o altri segni di riconoscimento, appare come una versione incompleta di Jack. I quattro chiamano la polizia ma il corpo sparisce misteriosamente. Dopo aver cercato invano di convincere gli agenti, i nostri fanno una scoperta agghiacciante: la serra contiene una strana pianta che produce dei grossi baccelli. Questi strani vegetali, sistemati accanto a un essere umano durante il sonno, si aprono e ne imitano le fattezze, per poi assimilarne i ricordi. In una lotta disperata contro il sonno e la fatica, Jack e Theodora soccombono alla stanchezza e vengono rimpiazzati dai loro duplicati. Ritrovati Miles e Becky, li invitano a unirsi a loro, all'inevitabile. Insieme ad altre persone sostituite, fra cui un collega di Miles, il dottor Dan Kauffman, i nostri vengono rinchiusi nello studio di Miles dopo aver ricevuto una potente dose di sonnifero. Per meglio comprendere le implicazioni delle loro azioni, è necessario riportare un breve dialogo fra Miles e il sosia del suo collega. Dan (indicando una coppia di baccelli destinati a sostituirli) ... Non sentirete alcun male, mentre sarete immersi nel sonno, essi assorbiranno la vostra mente, per farvi rinascere in un mondo tranquillo, senza problemi... Miles: - Ma un mondo dove tutti sono uguali... Povera umanità. Becky e io non siamo gli ultimi rimasti... gli altri vi distruggeranno. Dan: - Domani non lo vorrai più. Domani sarai uguale a noi. Miles: - Io amo Becky. L'amerò domani come l'amo oggi? Dan: - Non è necessario l'amore... Miles: - Niente amore... nessun sentimento... Solo l'istinto di conservazione. Non potete amare né essere amati, vero? Dan: - Lo dici come se fosse una mostruosità, ma non lo è affatto. Sei stato innamorato altre volte, ma non è durato. Non dura mai. Amore, desiderio, ambizione, fede... senza tutto questo la vita è molto più semplice. Miles:- Non mi interessa una vita così. Dan: - Dimentichi una cosa, Miles. Miles: - Cosa? Dan: - Non hai scelta... Dopo una fuga drammatica, inseguiti dall'intera popolazione ormai vittima della sinistra invasione, Miles e Becky si nascondono in una caverna appena fuori città. Miles si assenta per un momento e, al suo ritorno, trova Becky addormentata. La risveglia con un bacio, ma lo sguardo della donna è freddo e distaccato, così fugge anche da lei, che nel frattempo ha dato l'allarme a quelli che ormai sono i suoi simili, e vaga per l'autostrada, inascoltato, nel vano tentativo di informare la gente della minaccia: La prossima vittima potresti essere tu! Come è ormai noto, i produttori temevano una cattiva risposta del pubblico a tanto pessimismo, così convinse Siegel ad aggiungere un finale più accomodante, nel quale la polizia arresta Miles, che racconta la sua storia a uno psichiatra. Q uando stanno per rinchiuderlo in cella d'isolamento, arriva una chiamata di soccorso: un camion che trasportava uno strano carico di enormi baccelli si è rovesciato sull'autostrada. I poliziotti e lo psichiatra guardano Miles, visibilmente sollevato. Dopotutto, forse, non è troppo tardi. Il film presenta un mostro molto più temibile di quelli che divorano la gente o distruggono i grattacieli, un mostro che trasforma la personalità della vittima contro il proprio volere. Interpretata come una parabola contro i pericoli del comunismo, questa pellicola è stata al contrario mal tollerata dal sistema maccartista; e ciò perché, in sostanza, rappresenta un campanello d'allarme contro ogni forma di conformismo. "Domani non vorrai più la nostra morte... domani sarai come noi..." In fondo è proprio questa cieca arrendevolezza, questa sensazione di appartenenza a una collettività in grado di offrire un'identità di massima a chi non vuole rischiare di costruirne una propria, la vera forza di ogni qualunquismo. A livello più profondo, il film è una parabola sul significato del concetto di umanità e sulla facilità con cui essa può venire sottratta a un individuo. Un tema centrale nella fantascienza scritta come in quella cinematografica, qui affrontato con la cruda efficacia dell'essenzialità. La tensione del film viene accentuata dal movimento dei suoi protagonisti (i continui spostamenti di Miles e Becky da un luogo all'altro, la loro fuga incessante) e dal loro nascondersi in luoghi angusti e claustrofobici (ripostigli, corridoi, la buca coperta da tavole di legno nella caverna, quasi una sepoltura prematura). Ancor più terribile il fatto che molti dei loro amici siano già stati assimilati, rendendo difficile stabilire di chi sia ancora possibile fidarsi. Pochi momenti nella storia del cinema sono agghiaccianti come la scena in cui Miles bacia Becky e, dal suo volto privo di emozioni, comprende che anche lei è diventata una di loro. La potenza narrativa del film dimostra come, a volte, lavorare a basso costo possa garantire la buona riuscita di un'opera: in questo modo trucchi ed effetti speciali non prendono il sopravvento sui personaggi che, al contrario, insieme a storia, dialoghi e regia diventano il vero fulcro della sua realizzazione.

 
The Blob (1958) DVD PDF Stampa
Cult Movie Sci-fi
Scritto da Francesco Bassi   
mercoledì 07 luglio 2004

The Blob il fluido che uccide DVD
The Blob
USA: 1958. Regia di: Irvin S. Yeaworth Jr. Genere: Fantascienza Durata: 90'
Interpreti: Steve McQueen, Aneta Corsaut, Earl Rowe, Olin Howli, Alden Chase, John Benson, George Karas, Lee Paton, Elbert Smith
Recensione di: Francesco Bassi

The BlobUno strano meteorite, di forma rotonda, cade di notte nella campagna intorno a una cittadina americana. Un vecchio contadino lo scopre, proprio mentre il meteorite si apre, rivelando al suo interno una sostanza molliccia. Il contadino la tocca con un bastone, e la sostanza gli si appiccica alla mano. Gridando, il vecchio si dirige verso la strada dove per poco non viene investito da un’auto a bordo della quale vi sono il giovane Steve e la sua ragazza. I due soccorrono il vecchio e lo portano dal dottore del paesino. Quando la mano del vecchio viene scoperta, Steve grida che la sostanza s’è mossa, invadendo anche il braccio. Il dottore gli chiede di tornare nella zona dove hanno soccorso il vecchio per cercare di capire cosa sta succedendo. Intanto però la sostanza ingloba completamente il corpo del vecchio e s’accresce, divenendo una massa gelatinosa che divora anche il medico e la sua infermiera. Steve assiste allo spettacolo e, terrorizzato, dice alla ragazza che devono avvertire la polizia. La polizia è un po’ scettica al riguardo, ma si convincerà quando vedrà il mostruoso blob emergere dall’uscita del cinema dietro una massa di spettatori urlanti. Steve scopre che l’essere può essere sconfitto con il freddo e vengono quindi utilizzati estintori di Co2 per paralizzarlo. Un aereo militare lo trasporta nell’Artico, sperando che non si risvegli mai. Sullo schermo appare la scritta , seguita però da un punto di domanda. Sarà davvero finita? “Blob” è il classico film di fantascienza che qualcuno definirebbe mitico. Anche perché a farlo uscire dal ghetto della serie b e a renderlo popolare oltre la ristretta cerchia degli appassionati sono stati Enrico Ghezzi, Marco Giusti e soci con la trasmissione di culto (altra definizione abusata) di Rai3, collage di spezzoni televisivi accostati con provocatoria intelligenza, e introdotti proprio da alcune scene di “Blob”. Il quale è certamente un film particolare, poiché il mostro protagonista è alquanto bizzarro, non ha nulla di umano e però ingloba gli esseri umani, crescendo ad ogni vittima metabolizzata. Il regista Irvin S. Yeaworth jr riesce a creare una buona atmosfera, anche grazie all’innesto del fantastico (e dell’orrore) su un genere allora molto in voga, quello sugli adolescenti ribelli, che qui in realtà sono un po’ meno ribelli del solito. S’alleano addirittura con la polizia per combattere il mostruoso blob invasore. Ottimi e moderni i dialoghi e, come in quasi tutti i film di fantascienza, emerge dalla vicenda e dai volti dei protagonisti una certa malinconia, come una sfiducia latente nel futuro che li attende. E, a posteriori, ci si rende conto che non avevano tutti i torti ad essere pessimisti. A parte le guerre, la fame nel mondo, le malattie incurabili, il blob non è stato sconfitto; è qui, tra noi, vivo e vegeto. Basta andare al cinema o guardare la televisione per rendersene conto. E forse la vicenda metaforizzava e anticipava una globalizzazione di cui proprio Hollywood è uno dei maggiori (e piacevoli, ammettiamolo) responsabili. “Blob” è uno di quei film che guadagna molto dall’ambientazione, la provincia americana, e si potrebbe scrivere un saggio sull’enorme numero di pellicole fanta-horror ambientate nei tranquilli paesini degli Stati Uniti. Se ha un difetto, è quello d’accelerare troppo la fine del mostro. Tra gli interpreti spicca ovviamente un giovane Steve McQueen, che diventerà una star del cinema, ma sempre un po’ indipendente, vero padre putativo di molti attori attuali. Da ricordare che del film non è stato girato alcun seguito (come invece il finale avrebbe lasciato prevedere) ma ben due remake: uno, del 72, diretto dall’ex JR Larry Hagman e l’altro, nel 1988, da Chuck Russell. Entrambi all’altezza dell’originale dal punto di vista realizzativo, ma privi ovviamente di quell’originalità dirompente che poteva avere un film come “Blob” negli anni Cinquanta (un periodo in cui quasi tutto era originale e dirompente).

 
Ultimatum alla Terra (1951) DVD PDF Stampa
Cult Movie Sci-fi
Scritto da Maurizio Carità   
lunedì 12 aprile 2004

Ultimatum alla Terra DVD
The day the earth stood still
USA: 1951. Regia di: Robert Wise Genere: Fantascienza Durata: 92'
Interpreti: M. Rennie, P. Neal, H. Marlowe
Recensione di: Maurizio Carità

Un disco volante atterra di fronte alla Casa Bianca ed e' immediatamente circondato dalle squadre di sicurezza dell'esercito. Dalla nave scende un essere dalle fattezze umane, Klaatu, il quale estrae dalla cintura uno strano oggetto. Prima che possa parlare, l'alieno viene colpito da un proiettile sparato da un soldato particolarmente nervoso. L'oggetto era uno strumento avanzatissimo di cui Klaatu intendeva fare omaggio al Presidente degli Stati Uniti. Ricoverato in ospedale, Klaatu chiede al Segretario di organizzare un incontro con tutti i capi di governo, ma ciò si rivela impossibile per 'motivi di sicurezza.' L'alieno fugge dall'ospedale e, nascondendosi dietro uno pseudonimo, prende in affitto una stanza. Dalla padrona di casa e suo figlio raccoglie informazioni sulla società e la politica terrestri. Appreso che un famoso scienziato, il professor Barnhart, vive poco lontano, si reca a casa dell'uomo e lo convince a riunire una delegazione di scienziati in rappresentanza di ogni paese del mondo. Convinto della necessità di una dimostrazione di forza, l'alieno provoca un black-out di mezz'ora esteso all'intero pianeta, escludendo (chissà come) dal fenomeno soggetti a rischio come ospedali e aerei in volo. Barnhart riunisce gli scienziati presso il disco volante, ma Klaatu viene ucciso dai militari. Nello stesso istante dall'astronave esce un gigantesco robot che, dopo aver neutralizzato le armi puntate contro di lui con un raggio disintegratore, raccoglie il corpo senza vita di Klaatu e scompare con esso all'interno del disco. Attraverso l'utilizzo di tecnologie sconosciute all'uomo, il robot restituisce temporaneamente la vita all'alieno. Finalmente Klaatu può rivelare il contenuto del suo messaggio. Portavoce di una federazione interplanetaria turbata dalla disinvoltura con cui il genere umano utilizza l'energia atomica per la costruzione di ordigni nucleari, ammonisce i popoli terrestri ad abbandonare questa strada. Un esercito di robot invincibili sarà garante delle operazioni di disarmo e, nel caso i governi della Terra decidessero di agire diversamente, autorizzato a distruggere il pianeta. Tornati a bordo del disco volante, Klaatu e Gort si allontanano sotto gli occhi di un'umanità messa in salvo, forse, dalla propria irrazionalità. Prodotta in piena guerra fredda, questa pellicola dimostrò come il cinema di fantascienza potesse (o, forse, dovesse) occuparsi anche di temi squisitamente terrestri. Nel 1951 era opinione comune che, se gli alieni fossero scesi sulla Terra, la popolazione mondiale si sarebbe abbandonata a scene di isteria di massa. La figura benevola, comprensiva, quasi paterna di Klaatu fu una vera sorpresa per il pubblico americano. Per la prima volta nella storia del genere l'alieno veniva proposto sotto questo profilo e, come lo storico Giovanni Mongini ebbe occasione di scrivere sulle pagine di Robot (no. 4, luglio 1976), 'parlare di un alieno dotato di buone intenzioni verso i terrestri equivaleva, per citare un esempio di un altro genere, a parlare di indiani buoni in un film western dell'epoca'... Chissà cosa deve averne pensato John Wayne! Interessante notare come nell'opera originale da cui il film è tratto, Farewell to the master di Harry Bates, la vicenda si concludesse con il rovesciamento del rapporto padrone-servitore, rivelando in Gort il vero extraterrestre e in Klaatu il suo portavoce. Il fatto che Wise abbia deciso di rinunciare a questo stratagemma, restituendo a Klaatu il ruolo di protagonista, testimonia la sua intenzione di attribuire all'essere proveniente dallo spazio una nobiltà d'animo facilmente riconoscibile dal pubblico. Certo la soluzione finale proposta dall'alieno, un corpo di polizia composto di robot temibili e incorruttibili, appare tristemente fascista, ma la trattazione generale della vicenda, considerata l''epoca in cui viene presentata, riscatta ampiamente questa caduta di tono.

 
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