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Io sono l'amore PDF Stampa
Commedia
Scritto da Marzia Gandolfi   
venerdì 19 marzo 2010

Io sono l'amore
Titolo originale: Io sono l'amore
Italia: 2009 Regia di: Luca Guadagnino  Genere: Commedia Durata: 120'
Interpreti: Tilda Swinton, Flavio Parenti, Edoardo Gabbriellini, Alba Rohrwacher, Pippo Delbono, Maria Paiato, Diane Fleri, Waris Ahluwalia, Gabriele Ferzetti, Marisa Berenson
Sito web: 
Nelle sale dal: 19/03/2010
Voto: 6,5
Trailer
Recensione di: Marzia Gandolfi
L'aggettivo ideale: Sincero

Io sono l'amoreEmma è la moglie "straniera" e composta di Tancredi Recchi, influente esponente dell'alta borghesia industriale lombarda. Sposati senza amore, Emma e Tancredi vivono tra agi e ipocrisie in una grande villa nel cuore di Milano insieme ai loro tre figli: Elisabetta, Edoardo e Gianluca.
Prossimo al padre per cinismo e concretezza, Gianluca si distingue dai suoi fratelli, sensibili e idealisti come Emma, che veglia amorevole sulla loro felicità precaria.
Edoardo, orgoglio della madre, delude invece le aspettative del padre ripiegando sulla gestione di un ristorante bucolico in società con Antonio, un giovane chef di talento e di bassa estrazione sociale.

L'ingresso in scena di Antonio sovvertirà equilibri e destini con la forza e la "portata" dell'amore.
L'orrore di molto cinema italiano sta nel mettere frequentemente in scena la borghesia come unica depositaria dell'umano: middle class compiaciuta e paga di sé. Correva questo rischio Io sono l'amore di Luca Guadagnino, invece, pur partendo da quell'angolo limitato di osservazione e attraverso le vicende umane e professionali di una famiglia di industriali milanesi, racconta la borghesia senza assolverla.
Con "cento colpi di spazzola" e con la regalità diafana di Tilda Swinton, il regista palermitano licenzia adolescenti pruriginosi e prove di immaturità, muovendosi con proprietà estetica ed eleganza formale nella Milano decadente degli dei caduti di Visconti.

Peccando di intenzionale manierismo, Guadagnino guarda all'universo truccato delle classi privilegiate e segue le vicende umane di un gruppo di famiglia in un interno milanese, "raffreddato" dalla neve e dalle ipocrisie affettive che governano i Recchi e riempiono le loro stanze sovraccariche e opulenti.
Dentro una villa che congela e impedisce sentimenti e movimenti del cuore, entra impetuosamente colui che "è l'amore", colui che porta con sé, per nascita e per vocazione, il principio di natura, la fiamma e gli ingredienti in grado di recuperarli all'emozione. Soltanto Edoardo e l'esotica ed estraniata padrona di casa risponderanno a quel richiamo, spostandosi emotivamente e fisicamente lontano da Milano.
Su una piana ligure sopra il mare di Sanremo, Edoardo sperimenta l'amicizia ed Emma il vero amore, riacquistando la sua identità nazionale svenduta per una nuova e innaturale posizione sociale.
Tilda Swinton, abbagliante e (co)stretta negli abiti borghesi, è ancora una volta musa sensibile dell'autore che, con un preciso sezionamento del corpo, scompone la sua bellezza in dettagli, lasciando intatta la resa unitaria della figura altera e intera e cogliendo particolari significanti (accessori e novakiane acconciature a spirale) di un personaggio ridestato all'amore.
Un film che apre e chiude esibendo beffardo la menzogna della rappresentazione e della natura umana.

 
Mine Vaganti PDF Stampa
Commedia
Scritto da Stefano Priori   
giovedì 18 marzo 2010

Mine Vaganti
Titolo originale: Mine Vaganti
Italia: 2010 Regia di: Ferzan Ozpetek Genere: Commedia Durata: 110'
Interpreti: Riccardo Scamarcio, Nicole Grimaudo, Alessandro Preziosi, Ennio Fantastichini, Lunetta Savino, Elena Sofia Ricci, Ilaria Occhini, Bianca Nappi, Massimiliano Gallo, Paola Minaccioni, Emanuela Gabrieli, Carolina Crescentini, Giorgio Marchesi, Gianluca De Marchi
Sito web: www.minevaganti.net
Nelle sale dal: 12/03/2010
Voto: 6
Trailer
Recensione di: Stefano Priori
L'aggettivo ideale: Confuso
Scarica il Pressbook del film

Mine VagantiCosa voleva dire Ozpetek con “Mine vaganti”?  Sembra scappare di mano, un suo significato profondo. Forse Ozpetek voleva dirci che l’omosessualità vissuta in un clima di ignoranza è più faticosa da condurre, ed è più sofferta? Le tracce di questa sofferenza però, si perdono nel racconto. L’ambientazione stigmatizzata della cultura meridionale sembra essere il veicolo e l’ironia del film.  
Ironia che risulta essere al limite dell’irrisione.

Il pubblico ieri in sala, ha irriso con applausi, in diverse scene, gli amici gay di Tommaso e l’effetto è sembrato quello di un boomerang, sul tema ‘omosessualità’ e la sua comprensione.
Insomma, ci è sembrato un film, dai margini un po’commerciali. Un film tragicomico, non propriamente d’autore. Il film parla di Tommaso, Riccardo Scamarcio - il quale è vero ripete più volte, in modo banale, gli stessi atteggiamenti – ma si muove altresì con notevole naturalezza e a tratti con una buona recitazione. Tommaso tornato da Roma, dichiara al fratello Antonio di essere gay, dicendogli che a cena, lo urlerà di fronte a tutti, così che il padre, lo cacci dall’azienda e lui possa tornare a Roma libero. Il fratello Antonio, precedendolo, una volta a tavola, dichiarerà invece lui, di essere omosessuale davanti a tutti.
Il padre cacciandolo, subirà un infarto.
Fino a questo punto, il film, ha un ritmo di sequenze in successione, quasi poetiche. Il parlare in pugliese, le figure che si alternano, le nipoti grasse, le cameriere, la zia, il mangiare che la moglie porta al marito in ospedale  “Ti ho portato riso e pollo, mangia!”. Elementi e stonature, che tornano nei conti del film, nel ballo finale, che evoca un clima soffocante, dell’ambiente famigliare meridionale. Alle volte completamente tollerante con la zia alcolizzata, poi incapace di accettare la realtà omosessuale. Elena Sofia Ricci nella parte della zia è molto brava. Alba è davvero molto bella. La nonna un volto intenso, il suo “Buongiorno amore mio”, nel finale è commovente, forse poco utilizzata nel film.

Gli amici gay di Tommaso, non sembrano c’entrare nulla col film, non entrano mai nel contesto, se non per folclore.
Risultando stereotipi fuorvianti. Nessuno dice loro nulla, come invece, ci si aspetterebbe. Tommaso dopo aver preso le redini dell’azienda al posto di Antonio,deciderà anche lui alla fine di abbandonarla, per la “scrittura”. Resterà tacito il suo essere omosessuale,motivato dalla paura di far stare male il padre.
Il contenuto del film, nel finale scivola come in disparte, i dialoghi sono davvero insufficienti, senza continuità.
Alle volte realistici, molte volte patetici.
Piccolo neo, il montaggio nel finale, della nonna che si trucca, malfatto e televisivo.
Tuttavia nel suo insieme il film risulta essere piacevole. 

 
Mine Vaganti PDF Stampa
Commedia
Scritto da Ciro Andreotti   
giovedì 18 marzo 2010

Mine Vaganti
Titolo originale: Mine Vaganti
Italia: 2010 Regia di: Ferzan Ozpetek Genere: Commedia Durata: 110'
Interpreti: Riccardo Scamarcio, Nicole Grimaudo, Alessandro Preziosi, Ennio Fantastichini, Lunetta Savino, Elena Sofia Ricci, Ilaria Occhini, Bianca Nappi, Massimiliano Gallo, Paola Minaccioni, Emanuela Gabrieli, Carolina Crescentini, Giorgio Marchesi, Gianluca De Marchi
Sito web: www.minevaganti.net
Nelle sale dal: 12/03/2010
Voto: 6,5
Trailer
Recensione di: Ciro Andreotti
L'aggettivo ideale: Corale
Scarica il Pressbook del film

Mine VagantiTommaso Cantone, figlio di Vincenzo e Stefania, è ritornato a Lecce per svelare alla sua famiglia che è andato a Roma per laurearsi in lettere, e non in Economia e commercio come tutti credono, e che è omosessuale.
Questo per far si che il padre lo cacci di casa e non gli domandi di lavorare come dirigente presso il pastificio di famiglia. Antonio, fratello di Tommaso, viene avvisato in anteprima dei propositi del fratello e lo precederà con una rivelazione altrettanto scottante e inaspettata.

Un film che ripercorre i temi cari al regista Turco: il nucleo familiare, la convivialità che si può raccogliere attorno a una tavola imbandita e anche il tema scottante dell’omosessualità, non sempre accettata e nemmeno tollerata. Un’omosessualità che è vista come una malattia da debellare, da parte di Lunetta Savino (Stefania) e da Ennio Fantastichini (suo marito Vincenzo) che proprio a causa della scoperta della “diversità” di uno dei suoi figli lo caccerà di casa per poi disconoscerlo. Ma quest’ultima fatica di Özpetek, a due anni da Un giorno perfetto (2008), ripercorre anche le scelte, più o meno obbligate, che una famiglia e la vita possono cucirti addosso. Partendo dalla nonna di Antonio e Tommaso, interpretata da una splendida Ilaria Occhini, che attraversa la pellicola per tutta la sua durata con un segreto che l’affligge da sempre.
Una serie di scelte che lo stesso Antonio ha dovuto provare sulla propria pelle, cioè rinunciare ai propri desideri per non far morire quelli della famiglia e quelli del fratello Tommaso, andato a Roma per studiare e tornato con un desiderio invece del tutto suo, cioè quello di diventare scrittore.

Una pellicola che come conviene al miglior Özpetek risulta essere corale, ben diretta ma dove però alcune tessere di un mosaico apparentemente perfetto non si riescono a incastrare alla perfezione.
La figura di Alba, figlia del nuovo socio della famiglia Cantone, combattuta per un amore impossibile per Tommaso e quella altrettanto trasversale di Antonio (Andrea Occhipinti) troppo poco sfruttata e assente dalla pellicola per lunghi tratti.
Una presenza – assenza che alla fine lascia campo aperto alla figura di Scamarcio, e a quella di Tommaso, trasformando un film che avrebbe potuto dire molto di più in un pout pourri dove troppa carne è messa al fuoco e solo pochi brandelli riescono a essere cotti a dovere.

 
La première étoile - La prima stella PDF Stampa
Commedia
Scritto da Mauro Missimi   
martedì 16 marzo 2010

La première étoile - La prima stella
Titolo originale: La première étoile
Francia: 2009 Regia di: Lucien Jean-Baptiste Genere: Commedia Durata: 90'
Interpreti: Firmine Richard, Lucien Jean-Baptiste, Anne Consigny, Jimmy Woha, Ludovic François, Loreyna Colombo, Bernadette Lafont, Michel Jonasz, Gilles Benizio
Sito web: www.lapremiereetoile.com
Nelle sale dal: 26/03/2010
Voto: 6,5
Trailer
Recensione di: Mauro Missimi
L'aggettivo ideale: Frizzante

La première étoileBell'esempio di come esistano modi molto diversi di fare e di concepire il cinema.
Il regista e attore Lucien Jean Baptiste esordisce sul grande schermo, dopo aver lavorato molto in televisione, con una commedia divertente, lineare ma che apre interessanti spunti di riflessione.
Il tutto con un badget abbastanza ridotto e attori non certo di primo grido ma che risulteranno essere decisivi per le sorti del film: il protagonista della vicenda è lo stesso Jean Baptiste, supportato egregiamente da Firmin Richard ( vista anche nel film di Dino Risi Tolgo il disturbo ) esilarante e spassosa con la sua vitalità e le sue battute; in più c'è anche l' Anne Consigny de Lo scafandro e la farfalla ma con una parte decisamente minore.

La commedia, campione d'incassi in Francia e di cui si sta già allestendo un sequel i cui diritti sono stati acquistati dagli Usa, affronta con leggerezza, ilarità e uno humor intelligente i conflitti razziali in Francia negli anni '80. La storia narra le vicende della famiglia Elisabeth, padre madre e tre figli, che non se la passano bene economicamente, anche perchè il padre di colore, Jean Gabriel, è uno scansafatiche immaturo che non ha voglia di lavorare e passa molto tempo alle agenzie ippiche, sperperando quel poco denaro che ha a disposizione. Promette ai figli una vacanza sulla neve, troppo dispendiosa per le loro tasche, e per dimostrare alla moglie, sempre più stanca degli atteggiamenti del marito, di potercela fare, ne combina di tutti i colori, riuscendo alla fine però nel suo intento di far godere anche ai suoi figli di un tipo di vacanza solo per bianchi ( e ricchi ).

Divertente quindi già la situazione di partenza, con una famiglia di neri alle prese con la classica "settimana bianca", da sempre territorio solo per bianchi che infatti guardano spassosi le rocambolesche avventure sulla neve della strampalata famiglia, priva di qualunque attrezzatura adeguata, dall'abbigliamento alle attrezzature sportive.
Il film si snoda piacevolmente lungo la rotaia del genere commedia leggera, nonostante qualche banalità e luogo comune di troppo come il conflitto tra un adolescente nero che gioca a basket e  il ragazzo bianco che scia e che si "lottano" la bella parigina di turno, alternando momenti di pacata riflessione ad altri di assoluto divertimento.

Il problema dell'integrazione razziale, sebbene sia diminuito rispetto a 20-30 anni fa, è tutt'ora presente in Francia e riguarda soprattutto quelle persone native di vecchie colonie francesi, in questo caso le Isole delle Antille, come appunto la famiglia protagonista della pellicola e come la vera famiglia del regista.
La questione sociale non viene peraltro molto approfondita nel film (che però non partiva con queste pretese) ma rimane in superficie allo svolgimento della storia che scorre via tranquilla e senza sussulti e che solo grazie alle ottime performance attoriali si riesce a rendere più che godibile per un pubblico di tutte le età.

 
La cosa giusta PDF Stampa
Drammatico
Scritto da Dario Carta   
lunedì 15 marzo 2010

La cosa giusta
Titolo originale: La cosa giusta
Italia: 2009 Regia di: Marco Campogiani Genere: Drammatico Durata: 93'
Interpreti: Ennio Fantastichini, Paolo Briguglia, Samya Abbary, Ahmed Hafiene, Camilla Filippi
Sito web:
Nelle sale dal:27/11/2009
Voto: 6,5
Trailer
Recensione di: Dario Carta
L'aggettivo ideale: Avvincente

La cosa giusta“La cosa giusta”,scritto e diretto da Marco Campogiani,mette le mani sulle tematiche boomerang legate all’immigrazione,alle contraddizioni di una giustizia disuniforme,ai timori e ai pregiudizi verso una realtà extracomunitaria ed affronta energicamente gli effetti della diatriba sociologica del Bel Paese relativa all’accettazione incondizionata dello straniero.

Eugenio Fusco (Paolo Briguglia) e Duccio Monti (Ennio Fantastichini) sono due poliziotti in antitesi caratteriale l’un l’altro,ma accomunati nel compito di sorvegliare il tunisino Khalid Amraze (Ahmed Hafiene),appena uscito di prigione perché prosciolto in primo grado dall’accusa di terrorismo,ma sospettato di appoggiare una cellula terroristica islamica.
Eugenio è un agente giovane,solare,aperto verso le condizioni sociale degli arabi,studioso della loro lingua,idealista proiettato verso il futuro di una buona carriera investigativa,prossimo marito e bendisposto a dimostrare l’innocenza di Khalid,che ritiene possa essere vittima di un errore giudiziario.
Gli viene affiancato Duccio,scafato lupo di strada,disincantato e scettico indagatore della realtà,cinico ed esperto delle analisi di indagine. Il conflitto caratteriale fra i due agenti,affiancati nel pedinamento di Khalid,uomo sospetto e potenziale pericolo,si scioglie ben presto in un’intesa a tre,quando piano piano i due poliziotti entreranno nella sfera di Khalid,ne conosceranno le abitudini,la famiglia,gli ideali e la complessità del suo pensiero.

Campogiani tesse un racconto a più strati,partendo dall’argomento sociale legato all’integrazione,passando per un’analisi interiore dei protagonisti con rapidi ed efficaci voli indagatori della loro natura morale e sviluppando un epilogo che sovverte le prospettive,ponendo interrogativi senza fornirne le risposte e lasciando allo spettatore la libertà della propria soluzione.
Nella sua regia ferma e sicura,Campogiani sposta l’accento dalla vicenda di un uomo indagato al rapporto fra tre persone che,inizialmente divisi,iniziano lentamente ad interagire reciprocamente creando un amalgama che tende a solidificare in una armonia di intenti,passando in situazioni fra il serio e il faceto,il grottesco e la farsa,ma mai perdendo di vista l’obiettivo primario del film,una vibrante inchiesta sull’immigrazione ed il pregiudizio che questa porta con sé.
In un’altalena di prospettive sociali e morali,omaggiando condizioni storiche italiane (“…il terrorista è come il vostro partigiano…”,il film penetra la complessità della relazione fra sospetto/inquisito/immigrato e deontologia,come etica derivante dal rispetto al di là del pregiudizio.
Il rapporto apparentemente contorto e stridente fra Eugenio e Duccio,due colleghi sinceramente opposti ma uniti nella ricerca della verità su Khalid,ombra di un terrore nemico,si apre sul respiro dell’intuizione della realtà del presunto colpevole,mutandoli in partecipi del suo destino.
L’inversione dei termini dei rapporti interpersonali fra i tre protagonisti,diviene il fil rouge del film,che scava negli eventi per evidenziare verità lontane e differenti dalle ipotesi e congetture.
Sono bravissimi Briguglia , Fantastichini e Hafiene,con la loro recitazione fluida e spontanea,che innerva una tensione narrativa pervasa ovunque da un senso di piacevole ironia che stempra il racconto e favorisce la lettura della sottotrama che regge la storia.

L’alchimia che nasce fra i tre personaggi trova terreno in quel senso di commedia goldoniana che alleggerisce il dramma e l’interrelazione fra i tre,che interpola il difficile rapporto fra i due agenti con la situazione inquietante dell’indagine su un sospetto terrorista,apre il sipario su un atto quasi teatrale a volte ironico e farsesco.
Campogiani mette in scena una storia che tratta una tematica altamente drammatica ed attuale,conferendole dei risvolti umoristici ma restando fedele all’intenzione della denuncia politico sociale,non fornendo risposte ma offrendo interrogativi.
Con un meccanismo quasi elementare,ma nel contempo complesso ed eterogeneo,il regista lancia la sfida sui concetti di pregiudizio e paura,toccando tasti che inducono ad una profonda riflessione sulla natura delle leggi varate da posizioni di governo e tendenze politiche sedicenti garanti della sicurezza legata ai casi di immigrazione.
“La cosa giusta” è un film avvincente e pieno di spunti,semplice eppure articolato.
Salta agli occhi,tuttavia,una eccessiva accondiscendenza da parte della tecnica narrativa,al cinema televisivo nazionale e la pellicola,nella sua validità,rischia di indulgere al palinsesto televisivo fictionale,di cui l’Italia è ormai fucina instancabile.

 
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