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Quasi amici PDF Stampa
Commedia1
Scritto da Ciro Andreotti   
lunedì 26 marzo 2012

Quasi amici
Titolo originale: Intouchables
Francia: 2011. Regia di: Olivier Nakache, Eric Toledano Genere: Commedia Durata: 112'
Interpreti: François Cluzet, Omar Sy, Anne Le Ny, Clotilde Mollet, Audrey Fleurot, Alba Gaïa Bellugi, Christian Ameri, Grégoire Oestermann, Cyril Mendy
Sito web ufficiale:
Sito web italiano: www.cinema.yahoo.com/quasi-amici
Nelle sale dal: 24/02/2012
Voto: 7,5
Trailer
Recensione di: Ciro Andreotti
L'aggettivo ideale: Sincero
Scarica il Pressbook del film
Quasi amici su Facebook
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quasi_amici_leggero.pngPhilippe, un ricco e aristocratico tetraplegico, sta selezionando chi, fra vari candidati, possa essere il suo futuro badante.
Al colloquio si presenta Driss, delinquente senegalese che necessita di una firma per poter proseguire a vivere per mezzo del sussidio di disoccupazione.
In mezzo a numerosi candidati, molto più qualificati, Philippe sceglierà proprio Driss come suo infermiere personale.

Uno sbanca botteghino basato su una storia vera, ovvero la reale amicizia che da molti anni unisce Philippe Pozzo di Borgo, uomo d’affari divenuto tetraplegico nel 1993 a seguito di un incidente di parapendio, a Abdel Yasmin Sellou, il suo aiutante di origini algerine che l’aiutò ad uscire da un grave stato depressivo nel quale versava.
Una storia, quella riproposta nella pellicola scritta e diretta a quattro mani da Nakache e Toledano, che incalza lo spettatore con un ritmo fatto di colpi di scena e di battute,   accompagnandolo negli anfratti più commoventi di un amicizia tanto atipica quanto altrettanto solida e duratura nel tempo, fino al termine di un’unione fra due realtà così distanti come quella di Driss, interpretato da Omar Sy, comico celebre in Francia e che svolge alla perfezione il ruolo di ragazzo disadattato delle banlieue parigine; e Philippe, un altrettanto strepitoso François Cluzet, volto celebre  del cinema d’oltralpe e noto al pubblico italiano per aver partecipato a pellicole proiettate anche “da noi”, quali “French Kiss” (1995) e “L’Avversario” (2002).

Nel mezzo a far da collante una corte composta da maggiordomi, segretarie, figlie adottive e jet privati oltre a difficoltà economiche e sociali per concludere con i disadattati dei sobborghi periferici che popolano un mondo diametralmente all’opposto di quello dal quale proviene Philippe.
Il cemento ovviamente un’amicizia che non conosce confini etnico sociali e che permetterà a Driss di trovare la propria strada nella vita e a Philippe di guardare il mondo, anche in termini affettivi, in maniera finalmente differente.

 
Il mio migliore incubo! PDF Stampa
Commedia1
Scritto da Daria Castelfranchi   
lunedì 26 marzo 2012

Titolo: Il mio migliore incubo!
Titolo originale: Mon pire cauchemar
Francia, Belgio: 2011. Regia di: Anne Fontaine Genere: Commedia Durata: 110'
Interpreti: Isabelle Huppert, Benoît Poelvoorde, André Dussollier, Virginie Efira, Corentin Devroey, Aurélien Recoing de la Comédie-Française, Eric Berger
Sito web ufficiale: www.monpirecauchemar-lefilm.com
Sito web italiano:
Nelle sale dal: 30/03/2012
Voto: 7
Trailer
Recensione di: Daria Castelfranchi
L'aggettivo ideale: Travolgente
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Il mio migliore incubo! su Facebook
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il_mio_migliore_incubo_leggero.pngPresentato all’ultimo Festival Internazionale del Film di Roma, dal 30 Marzo nelle sale italiane arriva Il mio migliore incubo! (Mon pire cauchemar), con Isabelle Huppert, Benoît Poelvoorde, André Dussolier e Virginie Efira.
Una tipica commedia alla francese, divertente e sofisticata, che al fianco dell’attore del momento, già protagonista di Niente da dichiarare?, Emotivi anonimi e Coco avant Chanel, vede un’inedita Isabelle Huppert, qui al suo primo, vero ruolo comico.

Nelle vesti di pignola curatrice di una galleria d’arte, il personaggio di Agathe si scontra con Patrick, rude donnaiolo attratto dai seni prosperosi, che usa un linguaggio sboccato, non conosce le buone maniere e sconvolge la vita di Agathe.
Non mancano le scene spassose, vedi le facce disgustate della protagonista quando nel suo gigantesco e immacolato appartamento, si presenta la figura rozza di Patrick. I figli vanno a scuola insieme e sono inseparabili: e da quel momento, le due famiglie sono destinate ad incontrarsi costantemente, con risvolti decisamente inaspettati.

Una casa piena di opere d’arte e un muratore casinista, una donna raffinata e un alcolista, un figlio dedito a furto e corruzione (quello di Agathe) ed uno dal QI elevato (quello di Patrick). Due mondi che si scontrano in un racconto fluido, fatto di dialoghi brillanti, che mescola situazioni esilaranti e profonda caratterizzazione dei personaggi. Sullo sfondo, un marito represso che trova in una giovane patita della natura la controparte vivace e sensuale della moglie austera, ed un matrimonio improvvisato per salvare un adolescente dalle grinfie dei servizi sociali.

Nell’ambiente dell’arte contemporanea, così patinato ed elitario, il tornado Patrick crea scompiglio e fa riscoprire ad Agathe la gioia di vivere e la passione. Da segnalare il ruolo del fotografo Hiroshi Sugimoto, che nel film interpreta se stesso ed ha accettato di vandalizzare la foto di Isabelle Huppert con le proprie mani.
La regista di Coco avant Chanel, Anne Fontane, desiderava da tempo portare sullo schermo la storia di una coppia male assortita e voleva Isabelle Huppert e Benoît Poelvoorde: lei nota per i suoi intensi ruoli cinematografici, prevalentemente drammatici, lui un comico belga. Lotta di classe e snobismo si avvertono ma rimangono sullo sfondo, analizzati con l’occhio leggero e divertente commedia.
Una commedia gustosa in cui Isabelle Huppert spicca nella sua bellezza e illumina lo schermo con il suo sorriso.
Consigliato vivamente agli amanti del cinema francese.

 
The Raven PDF Stampa
Thriller
Scritto da Marco Fiorillo   
lunedì 26 marzo 2012

Titolo: The Raven
Titolo originale: The Raven
USA, Ungheria, Spagna: 2012. Regia di: James McTeigue Genere: Thriller Durata: 111'
Interpreti: John Cusack, Luke Evans, Alice Eve, Brendan Gleeson, Oliver Jackson-Cohen, Jimmy Yuill, Kevin McNally, Pam Ferris, Dave Legeno, Sergej Trifunovic, Karen Strassman, Ana Sofrenovic, Sam Hazeldine, Ian Virgo, Aidan Feore, Péter Fancsikai, Jason Ryan, Rest of cast, Milos Djuricic, Matt Slack, Brendan Coyle
Sito web ufficiale: www.theravenmovie.com
Sito web italiano:
Nelle sale dal: 23/03/2012
Voto: 6
Trailer
Recensione di: Marco Fiorillo
L'aggettivo ideale: Tenebroso
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The Raven su Facebook
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the_raven_leggero.pngBaltimora, 1849. Le autorità rivengono i cadaveri di due donne, madre e figlia.
All’arrivo sulla scena, il detective Fields collega la vicenda ad uno dei racconti di un intellettuale contemporaneo, Edgar Allan Poe.
Squattrinato, alcolizzato e già famosissimo, Poe viene contattato dal detective in merito all’efferato crimine: dal quel momento, il sanguinario ammiratore di Poe inviterà il poeta ad una caccia all’uomo, coinvolgendo la bella Emily, suo unico amore.

A metà tra l’opera biografica e il thriller di derivazione letteraria, “The Raven” (dal titolo della celebre opera “Il Corvo”) si propone, senza riuscirvi fino in fondo, di rispettare entrambe le proprie anime, romanzando la figura di uno degli intellettuali più famosi ed apprezzati.
Poe venne trovato delirante per le strade di Baltimora il 3 Ottobre 1849 e morì quattro giorni dopo; durante la notte precedente alla sua morte chiamò più volte il nome Reynolds ma non sveliamo niente per tutti coloro che non hanno ancora visto il film.

Prendendo le mosse dalle poche notizie relative alla dipartita del poeta, tutt’oggi ancora immotivata, il regista James Mc Teigue costruisce un thriller cruento e tenebroso come le migliori pagine dello scrittore, dividendosi tra lo humor nero e le sequenze movimentate alla Sherlock Holmes e le atmosfere cupe e nebbiose alla Burton e facendo sfoggio di ottima tecnica filmica, come preannunciato dal primo raccordo audio/visivo che dal finale del film ci riporta all’inizio della vicenda.
La preannunciata caratterizzazione del poeta, “modernamente maledetto”, ed il finale fin troppo scontato, trovano il contrappeso dell’utilizzo filmico della figura di Poe, infilato in una storia che passa per molte delle sue storie.
L’anima biografica, caratterizzata dall’originale utilizzo non d’una ma di varie opere di Poe, riceve maggior attenzione e lo spettatore viene giustamente avvicinato all’intellettuale. Non si può dire lo stesso della fase puramente narrativa, interessante per buona del girato ma fin troppo flebile sul finire.

Cuori pulsanti del progetto, il regista ed il protagonista. Cineasta australiano, James Mc Teigue cominciò a lavorare come assistente di produzione, finendo al fianco dei Fratelli Wachowski durante le riprese della celeberrima trilogia “Matrix” e, poco dopo, a quello di George Lucas in “Star Wars II - L’attacco dei Cloni”; nel 2005 debuttò alla regia con “V per Vendetta”, divenuto un piccolo kolossal e un biglietto da visito carico di aspettative, aspettative non sempre rispettate a pieno nel proseguo della carriera (vedi “Invasion” e “Ninjia Assassin”).
Il suo “doppio” in scena è John Cusack: attore e produttore statunitense d’origini irlandesi, veste i panni di Poe dopo essersi reso famoso soprattutto per le svariate interpretazioni “leggere” da commedia. 

 
Late Blossom PDF Stampa
Drammatico 1
Scritto da Nicola Picchi   
domenica 25 marzo 2012

Titolo: Late Blossom
Titolo originale: Keudaereul Saranghamnida
Corea: 2010. Regia di: Choo Chang-min Genere: Drammatico Durata: 118'
Interpreti: Lee Soon-jae, Yun So-jeong, Song Hae-ho, Kim Soo-mi, Song Ji-hyo
Sito web italiano:
Nelle sale dal: Korea Film Fest
Voto: 6,5
Trailer
Recensione di: Nicola Picchi
L'aggettivo ideale: Crepuscolare
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Late Blossom Sea su Facebook
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late_blossom_leggero.pngRecentemente in Corea si è imposto il fenomeno dei “webtoons”, manhwa pubblicati on-line dagli stessi autori, da cui vengono periodicamente tratti film di successo.
Tale era il caso di “Hello Schoolgirl”, del “Moss” di Kang Woo-suk e ora anche di questo “Late Blossom” (in concorso al Florence Korea Film Fest), tratto dall’omonimo manhwa di Kang Pool, che in seguito ha debuttato nelle vesti di sceneggiatore scrivendo “Pain” di Kwak Kyung-taek. Come chiarisce il titolo alternativo (I Love You), “Late Blossom” si occupa di sentimenti, in particolare di quelli che sbocciano quando la vita si avvia verso il suo naturale crepuscolo.

Intorno ai sentimenti che, Battiato docet, non invecchiano (quasi mai) con l’età, il regista Choo Chang-min (Mapado) compone un’opera lieve, aggraziata e toccante, che esamina crucci, problematiche e amori della terza età.
E lo fa senza elaborare una trama vera e propria, incrociando due storie diverse.
La prima è quella di Man-suk, vedovo brontolone e scontroso, che consegnando il latte a domicilio s’imbatte in Song, un’anziana donna che raccoglie il cartone per strada.
Dopo un iniziale battibecco, tra i due nascerà gradualmente un affetto profondo. La seconda storia è quella di Goon-song, che assiste amorevolmente la moglie affetta da Alzheimer.

Le due vicende si incontreranno, quando tra Man-suk e Goon-song nascerà una grande amicizia. La leggerezza del tocco è la cifra più evidente della regia di Choo, che evita sia il sentimentalismo che il patetismo, pur imbastendo un film ad alto rischio di retorica. Si nota anzi uno sguardo acuto sui mutamenti sociali in atto nella Corea contemporanea, dove i tradizionali valori confuciani, pietà filiale compresa, sono in via di lento ma progressivo superamento.
Goon-song e la moglie hanno tre figli i quali, ormai adulti, si rimpallano le responsabilità l’uno con l’altro, progettando di mettere i genitori in una casa di riposo. L’uomo si trova ad affrontare momenti difficili, quando l’Alzheimer della moglie si avvia verso un peggioramento, ma i figli non solo si disinteressano della malattia della madre, ma si augurano che gli anziani non diventino un fardello troppo pesante da portare. ”Eravamo una famiglia”, commenterà Goo-song, “Ora siamo di nuovo una coppia”. Man-suk, più fortunato, abita con la nipote Yuna, la quale lo incoraggia a dichiarsi a Song.

Classico burbero dal cuore d’oro, Man-suk si sforza di alleviare l’indigenza in cui versa la donna, talmente povera da non avere un nome, ma solo un cognome.
Attraverso l’affetto reciproco e l’amicizia, le due coppie troveranno la forza di andare avanti, malgrado l’indifferenza delle giovani generazioni. Anche così, la considerazione e il rispetto riservati agli anziani sono di certo superiori a quanto accade dalle nostre parti, e il regista lo rende evidente anche visivamente, riservando ai quattro protagonisti frequenti inquadrature dal basso, che ne sottendono la statura quasi “eroica” e la superiorità morale.
Choo ambienta la storia in un quartiere periferico di Seoul (“Vive sempre in provincia, chi vive troppo a lungo”, e stavolta è Brel) togliendogli qualsiasi connotato realistico e trasformandolo nell’ambientazione perfetta per una favola, che si apre con una copiosa nevicata e si chiude con un disegno dal tratto infantile. Una favola ironica, intelligente e commovente, che affronta con delicatezza tematiche difficili come il ruolo degli anziani nella società, la malattia e la morte, e che rimarrà a lungo nella memoria dello spettatore.

Tutto il comparto tecnico è di prim’ordine, dal montaggio (dello stesso regista) alla splendida fotografia di Choi Yoon-man: i suoi toni caldi e ambrati sono quelli degli ultimi fuochi, ma il tepore che evocano è quello delle emozioni e degli affetti.
“Late Blossom” sarebbe meno riuscito senza i suoi straordinari interpreti, tra cui sarebbe davvero impossibile stilare una classifica di merito. Ai Blue Dragon del 2011 Kim Soo-mi (la moglie di Goon-song) è stata premiata come miglior attrice non protagonista, ma tutti gli attori meriterebbero un eguale riconoscimento.
Da “Late Blossom” è stata tratta anche una serie televisiva, che dovrebbe andare in onda in Corea nel primo semestre di quest’anno.

 
The Yellow Sea PDF Stampa
Thriller
Scritto da Nicola Picchi   
venerdì 23 marzo 2012

Titolo: The Yellow Sea
Titolo originale: Hwanghae
Corea: 2010. Regia di: Na Hong-jin Genere: Thriller Durata: 156'
Interpreti: Ha Jung-woo, Kim Yoon-seok, Cho Sung-ha, Lee Cheol-min, Im Ye-won, Kim Ji-hyun, Jeong Min-seong
Sito web italiano:
Nelle sale dal: Korea Film Fest
Voto: 7,5
Trailer
Recensione di: Nicola Picchi
L'aggettivo ideale: Clandestino
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The Yellow Sea su Facebook
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the_yellow_sea_leggero.pngLa prefettura autonoma di Yanbian è un’enclave coreana nella Repubblica Popolare Cinese, in cui risedono quasi un milione di coreani; alcuni sono i discendenti di coloro che espatriarono in Cina nell’800 o ai tempi dell’occupazione nipponica, altri sono fuggiti dal presunto “paradiso dei lavoratori”, la Repubblica Popolare Democratica di Corea.
In questa terra di confine, nella città di Yanji, vive Kim Gu-nam, un nordcoreano che deve ripagare un debito contratto con la mafia locale, la quale gli ha fornito i documenti necessari per far entrare sua moglie nella Corea del Sud.
Tormentato dalla gelosia, sospetta che la donna, di cui non ha notizie da alcuni mesi, lo tradisca. Gu-nam fa il tassista, e trascorre le serate perdendo a majong i soldi guadagnati durante il giorno.
Un giorno Myun-ga, un intermediario che gestisce il traffico dei clandestini, gli propone un affare: Gu-nam dovrà recarsi a Seoul a uccidere un uomo, e in cambio riceverà il denaro necessario a saldare il suo debito.

“The Yellow Sea”, già presentato a Cannes 2011 come “The Murderer” e ora in concorso al Florence Korea Film Fest, è una conferma del grande talento di Na Hong-jin, che si era rivelato alle platee internazionali con il suo film d’esordio: “The Chaser”.
E’ inoltre il primo film coreano a essere coprodotto da una major americana, che ha distribuito il film negli Stati Uniti e opzionato il regista per un possibile remake. Strutturato in capitoli che definiscono le diverse identità di Gu-nam (Taxi-driver, Killer, Joseonjok – termine dispregiativo riservato ai coreani che vivono in Cina) è anticonvenzionale al modo di “The Chaser”, di cui utilizza i medesimi protagonisti, ma a ruoli invertiti.
Disarmonico con stile, parte in sordina delineando uno spaccato di acre realismo sulla vita dei nordcoreani, entrati illegalmente in territorio cinese e discriminati sia dai cinesi che dai sudcoreani. Individui senza diritti né prospettive, induriti dalla fatica e dalla miseria e sfruttati dalle organizzazioni criminali, il cui unico imperativo è quello di sopravvivere ad ogni costo.
Gu-nam entra clandestinamente nella Corea del Sud e, mentre pianifica un omicidio che rivivrà decine di volte nella propria immaginazione, si mette sulle tracce della moglie scomparsa.
Ma la notte dell’assassinio qualcosa andrà storto, e il protagonista, che non ha ucciso nessuno, si troverà ad essere l’unico indiziato.

A definire “The Yellow Sea” vale innanzitutto la metafora dell’idrofobia, esplicitata attraverso la vicenda narrata da Gu-nam nelle sequenze iniziali: gli anziani si sono cibati di un cane contagiato dalla rabbia, e il morbo si è diffuso per il mondo come una pandemia. Secondo il noto assioma hobbesiano dell’”homo homini lupus” (anzi, canis), ferocia e sopraffazione governano i rapporti umani. E’ il trionfo della brutalità darwiniana, della legge del più forte. Il devastante ritratto di un’umanità succube di pulsioni ferine e primordiali, rabbia, gelosia, avidità, in un contesto sociale di estremo squallore, in cui inganno e violenza rappresentano la norma. Non uomini ma, appunto, cani.
Cani che si aggrediscono tra loro, cani che vengono nutriti con carne umana (sia in senso metaforico che letterale), per poi ritrovarsi a loro volta divorati. Nessuna redenzione all’orizzonte, solo la legge della sopravvivenza portata ai limiti estremi, che si accompagna alla regressione antropologica, all’apoteosi del nucleo primevo del cervello umano, quello ereditato dai rettili, come ben sottolineato nella sequenza in cui Myun-ga finisce i suoi nemici a colpi di osso.
Na Hong-jin si incolla con una nervosissima camera a mano al suo protagonista, il nostro punto di vista coincide per la maggior parte del tempo con quello di Gu-nam.
Vediamo quello che lui vede, squarci di degradazione urbana di Yanji, di Seoul, di Busan; proviamo quello che lui prova, ansia, angoscia, fame (la voracità nel mangiare connota il personaggio più di mille parole), freddo, disperazione; sappiamo quello che lui sa, ovvero quasi nulla.

Si ha sempre la sensazione che nella narrazione si aprano degli spazi vuoti, che alla concatenazione degli eventi manchi qualcosa, che il puzzle sia destinato a non ricomporsi, nell’inestricabile viluppo dei tradimenti incrociati.
L’importante è continuare a muoversi, andare sempre avanti sotto la spinta dell’adrenalina in una corsa aritmica e accidentata. La sequenza dell’omicidio è magistrale, di suspense hitchockiana, ma la violenza non è elegante né tanto meno coreografata come nel “The Man from Nowhere”di Lee Jeong-beom.
Le aggressioni sono all’arma bianca come il montaggio di Kim Seon-min: repentine, letali e cruente. Sporadici lampi di humour nero, tra cui gli inevitabili sberleffi alla polizia coreana (ricordate il lancio di escrementi di “The Chaser”?), non valgono a stemperare la cupezza dell’insieme.
E se pure nell’ultima parte Na decide di giocare per eccesso (di inseguimenti, di incidenti d’auto, di rovesciamenti di campo), l’amarissimo finale pianta il chiodo definitivo sulla bara della speranza.
Eccellente prova d’attore di Ha Jung-woo (Gu-nam) e Kim Yoon-seok (.Myun-ga), mentre Cho Sung-ha (Kim Tae-won, il boss di Seoul) ha trionfato come miglior attore non protagonista agli ultimi Daejong Film Awards. Risulta invece francamente incomprensibile l’esclusione di Na Hong-jin, a cui è stato preferito il Kang Hyung-chul di “Sunny”.

 
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