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Le idi di Marzo PDF Stampa
Drammatico1
Scritto da Daria Castelfranchi   
giovedì 15 dicembre 2011

Le idi di Marzo
Titolo originale: The Ides of March
USA: 2011. Regia di: George Clooney Genere: Drammatico Durata: 98'
Interpreti: George Clooney, Ryan Gosling, Marisa Tomei, Evan Rachel Wood, Philip Seymour Hoffman, Paul Giamatti, Jeffrey Wright, Max Minghella, Danny Mooney, Lauren Mae Shafer, Wendy Aaron, Hayley Madison
Sito web ufficiale: www.theidesofmarch.com
Sito web italiano: www.ididimarzoilfilm.it
Nelle sale dal: 16/12/2011
Voto: 8
Trailer
Recensione di: Daria Castelfranchi
L'aggettivo ideale: Cinico
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leididimarzo_leggero.pngDiciamocelo: George Clooney ha stoffa. E’ un bravo attore e con Le idi di Marzo, quarto lungometraggio dietro la macchina da presa, ha dimostrato di essere anche un valido regista.
Il suo è un film molto intenso, che racconta le dinamiche delle campagne elettorali americane, con tutti i loschi retroscena, gli intrighi, i ricatti, i compromessi del caso.
Per il ruolo di protagonista Clooney si affida a quello che può essere considerato il suo erede – non a caso gli somiglia moltissimo: Ryan Gosling, trentunenne americano, apprezzato nel recente Drive.

Se il ritmo sembra a tratti rallentare, i frequenti primi piani e i dettagli raccontano più di mille parole: dolore, rabbia, solitudine, vendetta. Stati d’animo che si percepiscono attraverso volti e sguardi, in un film attuale, autentico, cinico, che non risparmia nessuno.
Dal responsabile della campagna elettorale che pensa al proprio tornaconto, al politico influente che pretende un ministero in cambio del voto, fino allo stesso governatore Morris, interpretato da George Clooney, che ha avuto rapporti sessuali con la stagista minorenne Molly (Evan Rachel Wood) ed è pronto a tutto pur di tenere nascosto quanto accaduto.
Ottima l’interpretazione di Ryan Gosling, circondato da attori noti e altrettanto eccellenti quali Philiph Seymour Hoffman, Marisa Tomei e Paul Giamatti. Lo stesso Clooney si cala alla perfezione nelle vesti inusuali di politico dalle idee giuste e innovative, che tuttavia non ha resistito alla bella ventenne.

Inganni e corruzione coinvolgono suo malgrado il giovane protagonista: combattuto tra lealtà e ritorsione, conteso tra i due candidati, Stephen è solo un trentenne ambizioso ed impulsivo che cede al clima di ricatti e compromessi di cui è pregno l’ambiente politico per tenere in pugno il governatore e vendicare la giovane Molly.

Le idi di Marzo: la congiura che portò all’assassinio di Giulio Cesare. Un fatto storico che qui rivive sottoforma di metafora. Perché il mondo politico sembra essere proprio questo: una congiura ai danni dei cittadini, un mondo fatto di corruzione e sotterfugi dal quale è meglio rimanere lontani.
Il tradimento è sempre in agguato, come nel caso di Stephen che tradisce la sua squadra, del suo capo ufficio stampa Paul, che lo tradisce a sua volta rivelando fatti scomodi alla giornalista Ida (Marisa Tomei).
Un intrigo ben congegnato quello che racconta Clooney: sesso, politica, ricatti. Vero quanto attuale.

Buona la colonna sonora che sottolinea il crescendo drammatico della vicenda; ottima la fotografia che, con intensi giochi di luci e ombre, cattura le emozioni dei protagonisti. Molto suggestiva a questo proposito l’immagine di Gosling in controluce con un’enorme bandiera degli Stati Uniti sullo sfondo: solo contro il suo controverso paese.

 
Faces in the Crowd PDF Stampa
Thriller
Scritto da Dario Carta   
mercoledì 14 dicembre 2011

Faces in the Crowd
Titolo originale: Faces in the Crowd
USA, Francia, Canada: 2011. Regia di: Julien Magnat Genere: Thriller Durata: 102'
Interpreti: Milla Jovovich, Sarah Wayne Callies, Michael Shanks, Julian McMahon, Sandrine Holt, Adam Harrington, Valentina Vargas, Marianne Faithfull, Stephen Huszar, John B. Lowe, Anthony Lemke, Kirsten Robek, Sebastien Roberts, Apollonia Vanova, David Atrakchi
Sito web ufficiale:
Sito web italiano:
Nelle sale dal: Inedito in dvd
Voto: 6,5
Trailer
Recensione di: Dario Carta
L'aggettivo ideale: Ovattato
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faces_in_the_crowd_leggero.pngL'intrigante tematica sviscerata in "Faces In The Crowd" è la pietra angolare su cui lo sceneggiatore e regista Julien Magnat costruisce il suo lavoro d'esordio per i grandi schermi,un thriller di colore classico marcato da una tensione strategica e vibrante e scandito dal ritmo sostenuto di un cinema dall'aspetto piacevolmente retrò.
Come nei recenti "Blindness" e "Con gli occhi dell'assassino",il linguaggio usato raccoglie il senso di una paura sottile e trasversale,l'angoscia indotta dalla perdita dal senso primario della vista,qui elaborata nella variabile inedita di un morbo che,anzichè lasciare al buio gli organi della luce,li colpisce facendoli mezzo traduttore imperfetto dei segnali trasmessi alla corteccia.

In "Faces In The Crowd" la cecità lascia il posto ad un disordine reale,la Prosopagnosia,un disturbo del riconoscimento,una mancanza percettiva che impedisce di riconoscere correttamente i volti delle persone.
Schiusa interessante al panico più oscuro,che chiama in causa modelli di scienza e territori meno esplorati del cinema thriller-horror e dei suoi ibridi.

Anna Marchant (Milla Jovovich),tornando a casa una notte dopo una serata passata con le amiche in discoteca,assiste all' omicidio di una donna,lasciata morire con la gola tagliata dopo essere stata violentata. Vista dal killer,Anna,che a sua volta ha visto l'assassino,riesce a fuggire,ma non esce incolume da un incidente che le causa la perdita della cognizione percettiva. Incapace di riconoscere i volti delle persone che la circondano,i cui tratti cambiano in continuazione,la donna è preda del serial killer che le da la caccia,uno psicopatico che usa piangere sulle sue vittime.

Anna chiede aiuto al detective Kerrest (Julian McMahon) e mentre sembra farsi sempre più vicino a lei il fiato dell'assassino,i mille volti che circondano la donna,sempre diversi e sempre mutevoli,possono nascondere l'identità di un cacciatore che la vittima non può più riconoscere. Il film si porta addosso un potenziale importante che genera un forte magnetismo attraverso la descrizione delle reazioni di una protagonista tradita dai propri sensi e degli espedienti cui ricorre per non restare preda di un assassino dai mille volti e nessuna identità.
Le tattiche adottate da Anna per riconoscere le persone,per lei solo simulacri a rotazione,il linguaggio del corpo,il senso del tatto,il riferimento ai colori e persino l'uso della vista diretto a parti del corpo lontani dal viso,diventano il mezzo per una conoscenza interiore della protagonista,quel dialogo fra spettatore e personaggio che apre i cancelli all'immedesimazione. Anna non è cieca,ma resta travolta dal senso dell'isolamento in mezzo alla folla,è preda del panico della solitudine fra i mille volti di nessuno,facce ignote di una minaccia i cui lineamenti scorrono davanti ai suoi occhi senza poterli accostare a chi li possiede. Anna apprende dalla dottoressa Langenkamp (Marianne Faithfull) che i volti sono come i codici a barre dell'umanità e che da sempre sono soggetti a quella lettura che può rivelare le intenzioni umane,comunione o allarme,amicizia o pericolo.

La perdita del riconoscimento dell'identità di Anna le si allarga intorno a partire da sè stessa,dal proprio volto,che la donna non distingue in uno specchio avverso e ostinatamente risoluto a non concedere il minimo senso di una certezza che si sbriciola come le schegge di un vetro frantumato dalla disperazione per troversi persi. Fitto di indizi evocativi - l'acqua rovesciata dalla bambina sul ritratto di donna i cui occhi si sciolgono in macchie scure senza contorni e colori,o le immagini in apertura che riprendono con insistenza gli occhi chiusi di Anna e il suo fidanzato Bryce (Michael Shanks),"Faces In The Crowd" è buon thriller psicologico,ben ritmato,fluido e scorrevole,imbastito su un'idea coinvolgente,con alcuni guizzi,come l'incontro fra una psicologa sorda e una protagonista dalla vista malata,dove il regista ha cura di porre l'accento sull'urgenza di di vivere la propria battaglia,tenendo alto lo scettro offerto da una vita che offre ogni possibilità per non rinunciare e perdersi nel nulla. Probabile ostacolo ad una composizione altrimenti lineare e ordinata,è proprio l'elemento centrale del film.

Riesce ostico,col passare del tempo,metabolizzare l'infinito scorrere dei troppi visi davanti agli occhi di Anna e dello spettatore confuso,entrambi messi ad assistere allo sfogliare di tante pagine di un libro aperte a caso,dove la presa del racconto si perde in un frustrante disorientamento.
Milla Jovovich incarna in Anna un personaggio lontano dal suo catalogo professionale,ma la sua mimica e l'uso studiato dei suoi occhi supera le difficoltà dei luoghi comuni.
Julian McMahon è un detective da copione hollywoodiano,irascibile e scontroso,ma anche innamorato e out of tune dopo la sua fissa dimora in Nip And Tuck. Fra tanti altri volti,spicca Marianne Faithfull,uscita dalle pagine delle cronache di un'epoca indimenticabile,qui psicologa alternativa e beffardamente sorda.

 
The Artist PDF Stampa
Drammatico1
Scritto da Francesca Caruso   
mercoledì 14 dicembre 2011

The Artist
Titolo originale: The Artist
Francia: 2011. Regia di: Michel Hazanavicius Genere: Drammatico Durata: 100'
Interpreti: John Goodman, Missi Pyle, Penelope Ann Miller, James Cromwell, Beth Grant, Ben Kurland, Joel Murray, Jen Lilley, Beau Nelson, Jean Dujardin
Sito web ufficiale: www.warnerbros.fr/the-artist.html
Sito web italiano:
Nelle sale dal: 09/12/2011
Voto: 8,5
Trailer
Recensione di: Francesca Caruso
L'aggettivo ideale: Meraviglioso
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theartist_leggero.pngUna ventata d’aria fresca, rinnovata energia e irresistibile fascino per una pellicola dal profumo antico, ma mai così suadente come quello utilizzato dal regista Michel Hazanavicius.
Con “The Artist” Hazanavicius rispolvera il cinema muto, conferendogli nuovo lustro e creando di fatto un vero e proprio capolavoro della cinematografia.
“The Artist” racconta la Hollywood degli anni ‘20 e ’30, mostrando il cinema che parla di se stesso.

George Valentin è un divo di successo del cinema muto. L’avvento del sonoro lo fa entrare in un vortice autodistruttivo e il suo orgoglio lo porta a rifiutare il cambiamento in atto.
Nel frattempo la comparsa Peppy Miller entra a far parte del firmamento delle stelle hollywoodiane. Il loro incontro si rivela fondamentale per entrambi.
Era da tempo che il regista nutriva il desiderio di cimentarsi nella realizzazione di un film muto, in parte perché affascinato da quel cinema d’altri tempi e in parte perché voleva mettersi alla prova con un diverso linguaggio cinematografico. In effetti nel cinema muto tutto passa attraverso le immagini e l’organizzazione di ogni più piccolo dettaglio.
Nessuna immagine è gratuita, tutte servono a raccontare una storia. L’obiettivo principale di Hazanavicius è stato quello di creare delle suggestioni, delle emozioni e delle sensazioni che potessero raggiungere lo spettatore lungo tutto l’arco del film.

La storia e il modo in cui l’ha raccontata corrisponde pienamente alle sue intenzioni.
“The Artist” non scimmiotta i film romantici o comici muti, gli attori non eccedono nella loro performance, il regista ha voluto che la loro fosse un’interpretazione naturale, e se qualche ammiccamento se l’è concesso, questi è circoscritto e consono alla narrazione. Molto bella la sequenza in cui George sogna di sentire il rumore del bicchiere, della sedia che cade, delle ragazze che ridono, ma non sente la sua voce.
È una sequenza che lascia di stucco per quanto è acuta e ben confezionata.
In “The Artist” si possono riscontrare degli echi della Hollywood degli anni ’20 e ’30, senza però che l’autore abbia pensato a un personaggio specifico. C’è chi farà delle associazioni con la storia di Greta Garbo e John Gilbert, chi ricorderà Charlie Chaplin (che come Valentin ha rifiutato a lungo il sonoro) e chi ne penserà degli altri.
In questa storia gli aspetti comici si intrecciano perfettamente con quelli drammatici e romantici. Quella delineata è una storia che parla di un amore puro e sincero, di come l’orgoglio possa danneggiare un uomo e di come la celebrità sia vacua e abbia una scadenza. Chi vi ripone tutte le proprie speranze rischia di ammalarsi di depressione e non vedere altro che il proprio passato, come accade a Valentin.

Il cagnolino è esilarante, ricoprendo un ruolo tutt’altro che marginale, determina invece le simpatie che lo spettatore nutre nei confronti del suo padrone. “Se il cagnolino è affezionato a George Valentin, vuol dire che l’uomo non deve essere poi così male. Hai fiducia nell’istinto del cane” ha spiegato Michel Hazanavicius.
Per quanto riguarda gli aspetti tecnici il regista si è impegnato in tutti i settori.
Al compositore Ludovic Bource ha richiesto musiche ben precise, che non invadessero il campo filmico, ovvero che non prendessero il sopravvento sulle immagini. Vediamo spesso la musica attenersi ai gesti degli attori e questi ne vengono trasportati diventando un tutt’uno con essa.
Il direttore della fotografia Guillaume Schifmann è alla sua terza collaborazione con il regista. Ha giocato sui contrasti, sulle ombre, utilizzando le luci in modo tale da conferire ad ogni inquadratura il giusto significato emozionale.
Le riprese sono state fatte in 35 giorni negli studi cinematografici hollywoodiani ed è proprio lì che la magia ha preso vita.

Con “The Artist” Hazanavicius è riuscito a riportare lo spettatore indietro nel tempo, facendogli assaporare per un paio d’ore la bellezza del cinema all’epoca del muto e dei suoi artisti, quelli che intere generazioni hanno amato e che amano tutt’ora.
È un film elegante, raffinato, divertente , in una parola: geniale.
Non si sente minimamente la mancanza delle parole e la storia scorre in modo talmente piacevole, da sentire il desiderio, al termine del film, di rivederlo ancora una volta per apprezzarlo nuovamente.

 
Sherlock Holmes - Gioco di ombre PDF Stampa
Azione
Scritto da Francesca Caruso   
martedì 13 dicembre 2011

Sherlock Holmes - Gioco di ombre
Titolo originale: Sherlock Holmes: A Game of Shadows
USA: 2011. Regia di: Guy Ritchie Genere: Azione Durata: 129'
Interpreti: Robert Downey Jr., Jude Law, Rachel McAdams, Kelly Reilly, Eddie Marsan, Geraldine James, Gilles Lellouche, William Houston, Affif Ben Badra, Jared Harris, Stephen Fry, Noomi Rapacen
Sito web ufficiale: www.sherlockholmes2.co.uk
Sito web italiano:
Nelle sale dal: 16/12/2011
Voto: 7,5
Trailer
Recensione di: Francesca Caruso
L'aggettivo ideale: Trascinante
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Sherlock Holmes - Gioco di ombre su Facebook
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sherlockholmesgiocodiombre_leggero.pngIl leggendario detective, scaturito dalla penna di Sir Arthur Conan Doyle, torna nuovamente sul grande schermo con il sequel “Sherlock Holmes – Gioco di ombre” in un’avventura molto più impegnativa e pericolosa della precedente.
Guy Ritchie dirige Robert Downey Jr, Jude Law e un nutrito cast che si sposa perfettamente con i vari personaggi, su una sceneggiatura dei coniugi Michele e Kieran Mulroney.

Sherlock Holmes è intenzionato a scovare e fermare il professor Moriarty, dimenticandosi completamente dell’imminente matrimonio del Dr. Watson. Holmes, anche questa volta, riesce a coinvolgerlo nelle sue indagini, che porteranno i due amici a svelare un complotto atto a creare disordini inimmaginabili. In questa nuova avventura fanno la loro comparsa alcuni personaggi che i lettori dei racconti originali di Conan Doyle conoscono bene.
Il professor Moriarty è il genio del male con il quale si scontrerà il nostro detective.
Entrambi nutrono sincera stima per l’intelletto dell’altro, sempre impegnati a neutralizzare le mosse dell’avversario.
Poi c’è Mycroft Holmes, fratello maggiore di Sherlock, dotato come lui, ma più pigro. Se nel primo episodio si è dato più spazio e tempo ad esplorare i due personaggi principali, qui si approfondisce meglio la loro amicizia e si dà ampio spazio all’azione, fatta di combattimenti corpo a corpo, rincorse contro il tempo, esplosioni e tanta ironia, servita ad hoc per rendere la storia entusiasmante.
I travestimenti di Holmes abbondano e sono uno più spiritoso dell’altro. L’intento del regista e della produzione è stato quello di creare “un giallo che alzasse la posta in gioco per Holmes”. Holmes e Watson sono spinti agli estremi, mettendo alla prova la loro amicizia. Quella venutasi a creare tra i due è un legame fraterno.
Per il detective Watson è l’unico vero amico che abbia mai avuto e Ritchie ha mantenuto lo spirito con cui Conan Doyle aveva descritto il loro rapporto nei suoi racconti.

La storia è ambientata a fine ottocento, periodo in cui si iniziavano a profilare grandi cambiamenti e sconvolgimenti mondiali.
Il regista è riuscito ad amalgamare bene le diverse situazioni, rendendo credibili le manovre sovversive di Moriarty.
Per quanto riguarda la figura di Sherlock Holmes e il suo modo di indagare è certamente diverso dai racconti originali.
Ritchie ha tolto quell’aspetto datato per fare conoscere alle nuove generazioni peculiarità diverse: ha recuperato la destrezza fisica del personaggio, ha optato per abiti molto comodi eliminando il mantello e la pipa ricurva, mantenendo l’ironia e l’aspetto ludico. Una delle sequenze più divertenti e trascinanti del film è quella in cui Holmes si deve spostare a cavallo, suo punto debole, e opta per un pony. Robert Downey Jr. è stato abile nell’alternare il serio dal faceto del suo personaggio. Il suo Sherlock Holmes è irresistibile sotto ogni punto di vista.

Per ciò che riguarda l’aspetto tecnico il lavoro fatto è notevole. Il direttore della fotografia Philippe Rousselot è riuscito egregiamente a conferire un’atmosfera diversa in ogni situazione in cui i nostri si vengono a trovare.
Quella descritta è una Londra misteriosa, dall’atmosfera rarefatta, senza dimenticare la villa lussuosa sulle Alpi Svizzere, ricoperta dalla neve e con una posizione a strapiombo, che conferisce fin dalla prima immagine una sensazione di pericolo, oltre che di spettacolare bellezza.
La colonna sonora è un altro aspetto predominante del film. Le musiche curate dal veterano Hans Zimmer (con una carriera trentennale alle spalle) hanno echi internazionali: da quelli che richiamano la cultura gitana alla musica classica.
Non vi è dubbio che lo Sherlock Holmes ideato da Guy Richie e da Robert Downey Jr (che ci ha messo del suo) è sicuramente unico, stravagante e pungente quanto basta. È ricco di fascino e divertente, e saprà appassionare.

 
The Artist PDF Stampa
Drammatico1
Scritto da Domenico Astuti   
martedì 13 dicembre 2011

The Artist
Titolo originale: The Artist
Francia: 2011. Regia di: Michel Hazanavicius Genere: Drammatico Durata: 100'
Interpreti: John Goodman, Missi Pyle, Penelope Ann Miller, James Cromwell, Beth Grant, Ben Kurland, Joel Murray, Jen Lilley, Beau Nelson, Jean Dujardin
Sito web ufficiale: www.warnerbros.fr/the-artist.html
Sito web italiano:
Nelle sale dal: 09/12/2011
Voto: 7
Trailer
Recensione di: Domenico Astuti
L'aggettivo ideale: Divertente
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theartist_leggero.pngProbabilmente quest’anno Hollywood premierà con gli Oscar due film che con stili differenti raccontano la magia del Cinema, soprattutto quello che fu.
Con il film di Martin Scorsese “ Hugo Cabret  “ ambientato a Parigi e con l'omaggio al  magico Maries-Georges-Jean Méliès, un regista e illusionista francese che ha diretto più di 1500 film tra il 1896 e il 1914 e con “ The Artist “ diretto dal regista dal cognome quasi impronunciabile Hazanavicius. Un autore sconosciuto in Italia, ma che in Francia, dopo vari lavori televisivi, ha realizzato già cinque film ( l’ultimo, un film collettivo, uscirà nel 2012 con il titolo  “ Les Infidèles “ ). “ The Artist “ è una superproduzione franco-americana, con un cast tecnico francese, un cast artistico a metà, ma girato completamente a Los Angeles, e che il potente produttore americano Harvey Weinstein ha lanciato nella corsa agli Oscar ( preferendogli il film di Sorrentino "This Must Be The Place ).

Il regista deve avere avuto una gran fede in sé e nel progetto, per aver proposto – trovando anche dei no – un film costoso, in bianco e nero e muto, fatta eccezione per una colonna sonora fondamentale anche se un po’ ridondante in alcuni passaggi. Ma forse il grande amore per il Cinema mitologico del muto e la leggerezza del tratto hanno permesso questa operazione sulla carta abbastanza folle per i parametri di oggi. Hazanavicius volendo fare un omaggio al Cinema, ha immaginato uno dei grandi divi degli Anni ’20, un incrocio tra Douglas Fairbanks, Max Linder e John Gilbert, un attore fisico, egocentrico e col sorriso sulle labbra ( un sorriso alla Clarke Gable, anche se lui è della generazione successiva ) e lo ha chiamato George Valentin; gli ha messo accanto un cagnetto simpatico che lo segue sempre nei film e nella vita ( un omaggio alla famosa cagnetta fox terrier “ Asta “ della serie cinematografica con William Powell e Mirna Loy: “ L'uomo ombra “ (1934) di W.S. Van Dyke è il primo film della serie ); gli ha dato una moglie odiosa quasi identica alla diva del muto Mae Bush; e una carinissima giovane comparsa che col sonoro diventerà una diva anche grazie a lui ( un po’ Jean Simmons un po’ Norma Shearer ) e le ha dato il nome di Peppy Miller.  La storia prevedibile l’ha poi presa dal divo John Gilbert e dal suo innamoramento per Greta Garbo.

Gilbert, negli anni '20 era l'artista piu' pagato a Hollywood, ma un po’ il litigio con produttore Mayer, un po’ il non adeguarsi al nuovo cinema sonoro lo porteranno all’alcolismo e alla povertà, quando la Garbo prova ad aiutarlo e a imporlo nel film " Regina Cristina " non riuscirà a fermare la caduta del divo che morira' a 38 anni, invece in “ Artist “ la giovane diva Peppy Miller innamorata di George lo salva prima dal suicidio, poi lo impone in un film e ‘ inventa ‘ la coppia Ginger Roger e Fred Astaire, anche se poi il rimando sia per i passi di danza che per la fisicità dell’attore ricordano più “ Ballando sotto la pioggia “ e  Gene Kelly.  Il film inizia nel 1927, anno del sonoro, e termina nel 1934; lo stesso anno in cui Ginger Roger e Fred Astaire debutteranno assieme nel musical “ Cerco il mio amore “.

Con questo prezioso e raro film più filologico ( con licenze poetiche storiche ) che innovativo, Hazanavicius dimostra di conoscere profondamente il Cinema degli Anni Venti e di amarlo e di volercelo fare amare, senza tuttavia avere la spocchia del cinefilo malinconico.
In cento minuti di film, si ride, si prende parte alla vita e al dramma raccontati, ci si può anche commuovere e soprattutto dimostra che anche storie lontanissime e ‘ mute ‘ possono coinvolgere lo spettatore e deliziarlo.
Due piccolissime pecche – ma forse solo per chi scrive – in quegli anni c’è stato il crollo della Borsa di Wall street, la più grave crisi economica americana, con milioni di disoccupati e centinaia di suicidi, un breve accenno, anche in sottofondo poteva essere aggiunto.Seconda piccola pecca, il film poteva essere dedicato a tutti quei registi e attori anche immensi che non sopravvissero al sonoro, come Buster Keaton, Erich von Stroheim e tanti altri.

In un cast riuscito, segnaliamo l’attore feticcio del regista Jean Dujardin ( comico francese non ancora quarantenne, “ Ah, se fossi ricco “ , il suo primo film ) che ha ottenuto per questa interpretazione il premio come miglior attore all’ultimo Festival di Cannes; Bérénice Bejo, una convincente e solare Peppy Miller e un perfetto John Goodman nel ruolo del produttore Al Zimmer.

 
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