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Outrage |
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Drammatico1
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Scritto da Francesca Caruso
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venerdì 06 aprile 2012 |
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Titolo: Outrage
Titolo originale: Autoreiji
Giappone: 2010. Regia di: Takeshi Kitano Genere: Drammatico Durata: 120'
Interpreti: Takeshi Kitano, Ryo Kase, Kippei Shiina, Tomokazu Miura, Jun Kunimura, Tetta Sugimoto, Renji Ishibashi, Fumiyo Kohinata, Takashi Tsukamoto
Sito web ufficiale: www.magnetreleasing.com/outrage
Sito web italiano:
Nelle sale dal: Inedito in dvd
Voto: 7
Trailer
Recensione di: Francesca Caruso
L'aggettivo ideale: Trascinante
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“Outrage” segna il ritorno di Beat Takeshi al genere yakuza e se ha già realizzato “Outrage 2”, la 01 Distribution fa uscire in dvd il primo capitolo.
Presentato al Festival di Cannes 2010 il film ha riscosso grande soddisfazione da parte di pubblico e critica, dimostrando come nelle mani di Kitano questo genere sembri essere inossidabile e mai monotono.
Gli accordi tra la famiglia Murase e la famiglia Ikemoto non sono graditi al presidente di tutta la yakuza, così servendosi del suo potere fa in modo di metterle una contro l’altra.
Ruolo di primo piano l’avrà Otomo, braccio destro degli Ikemoto, che si occupa di fare ‘pulizia’. La situazione precipita quando Otomo viene cacciato dal clan proprio da Ikemoto.
L’intento del regista è stato quello di evidenziare i rituali yakuza, che si ripetono metodicamente, portandoli all’esasperazione, come pure gli individui che ne fanno parte. Ogni personaggio è certo di essere più furbo degli altri, per poi cadere vittima delle sue certezze come uno sciocco qualunque.
Tutti ingannano e vengono ingannati a loro volta in una girandola di omicidi, inseguimenti in macchina, esecuzioni raggelanti, in quella che sembra essere una corsa contro il tempo, fino all’ultima scena, che poi ultima non è. Dopo il fermo immagine e il nero, ecco aprirsi una nuova sequenza a dare prova di come tutto ricominci daccapo. Quella rappresentata è una giostra che gira all’infinito, con su tante marionette manovrate dall’alto.
Negli anni il cineasta si è cimentato in diversi generi cinematografici, ma i film yakuza rappresentano un suo segno distintivo, dirigendone molteplici.
La peculiarità presente in “Outrage”, come negli altri, è la messa in scena della violenza dilagante nei clan yakuza.
Per fare ammenda ed essere affrancato, per esempio, uno yakuza si taglia il mignolo e lo consegna al capo, pratica che sta andando in disuso, vista la spiegazione che viene data ad Otomo.
Kitano non si affretta a raccontare la vicenda, in più occasioni la macchina da presa è ferma, dando risalto ad alcuni dettagli, che creano l’atmosfera.
I personaggi da lui tratteggiati sono inespressivi e imperturbabili, è il tono di voce ad alzarsi, mentre il loro viso rimane composto.
Il versatile artista si è ritagliato il ruolo di Otomo, mantenendo la durezza e l’impassibilità del suo volto, anche questo personaggio è un uomo di poche parole, alle quali preferisce i fatti. Otomo si dimostra essere un uomo scorbutico, ma ambizioso, Kitano ama questi personaggi fuori dal coro.
Nella sua prima regia “Violent Cop”(1989) ha interpretato il poliziotto cattivo del titolo, esprimendo chiaramente che tipo di personaggio gli piace: un cattivo con una personale morale, irascibile, scontroso per alcuni versi selvatico, nel senso di non instradato, quasi genuino e se lo si fa arrabbiare sono guai.
La musica la utilizza come punteggiatura, scandendo efficacemente l’incedere della storia, che mantiene un ritmo costante e armonico.
Ancora una volta Takeshi Kitano realizza un film ben congegnato, con qualcosa in più da dire sulla mafia giapponese, forse i più navigati di questo genere troveranno situazioni familiari, tuttavia è il come Kitano racconta la storia a coinvolgere e a trascinare lo spettatore nel suo mondo.
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Ip Man 2 |
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Azione
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Scritto da Francesca Caruso
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giovedì 05 aprile 2012 |
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Titolo: Ip Man 2
Titolo originale: Yip Man 2
Hong Kong: 2010. Regia di: Wilson Yip Genere: Azione Durata: 108'
Interpreti:Donnie Yen, Lynn Hung, Simon Yam, Sammo Hung Kam-Bo, Xiaoming Huang, Siu-Wong Fan, Kent Cheng, Darren Shahlavi, Amber Chia, Jiang Dai-Yan, Hark-On Fung, Calvin Cheng Ka-Sing, Meng Lo, Stefan Morawietz, Siu Lung Sik, Yu-Hang To, Charles Mayer, Kanin Ngo
Sito web ufficiale: www.ip-man-movie.com
Sito web italiano:
Nelle sale dal: Inedito in dvd
Voto: 7,5
Trailer
Recensione di: Francesca Caruso
L'aggettivo ideale: Combattivo
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Wilson Yip torna a raccontare la vita del maestro Yip, mentore del leggendario Bruce Lee.
“Ip Man 2” mostra cosa è successo al maestro dopo la sua fuga da Foshan. Stabilitosi a Hong Kong con moglie e figlio, Ip Man apre una scuola per insegnare il Wing Chun e guadagnare il denaro necessario per mantenere la sua famiglia.
La situazione si prospetta difficile: se inizialmente fatica ad avere iscrizioni, quando riesce ad ottenerle viene fermato dagli altri maestri d’arti marziali, in particolare da maestro Hung. Questi gli spiega che per essere libero d’insegnare e tenere aperta la sua scuola deve pagare (come tutti) una ‘tassa’ annuale, altrimenti avrà dei problemi.
Maestro Ip si rifiuta.
Il periodo tratteggiato è quello in cui Hong Kong è colonia inglese e sono numerosi i cinesi che per sopravvivere e non avere problemi fanno affari con lo straniero, giungendo a compromessi.
Se da un lato il regista dà voce all’integrità morale del maestro, dall’altro mostra come un suo pari, maestro Hung, si sottometta alle richieste degli inglesi.
La sua si dimostrerà una scelta tutt’altro che personale e affaristica.
Questo secondo capitolo, come il precedente, esibisce le efficaci e spettacolari coreografie di Sammo Hung, qui anche interprete. Hung è attore, regista, stuntman e coreografo di combattimenti e si dimostra sempre all’altezza come in questo film.
L’attore dà corpo alle scelte e alle azioni di maestro Hung in modo tale da essere compreso dallo spettatore, facendo fuoriuscire tutta la sua umanità.
Ancora una volta Wilson Yip realizza non solo un grande film di arti marziali, dalle affascinanti coreografie acrobatiche, ma anche dei personaggi ricchi di spessore e sottolineando valori universali, che uniscono ogni diversità: l’amore per la patria, il combattimento come forma di difesa e non per fare del male, la spiritualità insita nelle tradizioni e, cosa fondamentale, avere pari dignità e pari valore come individui rispettandoci vicendevolmente.
Il cineasta è entrato a far parte del mondo del cinema negli anni ’80, iniziando come aiuto regista.
La sua prima regia è stata “01:00 a.m.”, film horror formato da tre segmenti, due dei quali diretti da lui. Poi cambia decisamente genere realizzando un exploitation movie, ovvero quelle pellicole che non si distinguono per i contenuti, ma per l’enfasi di alcune caratteristiche presenti in esse - come la violenza e il sesso.
Si diletta, poi, con la commedia, con il crime-drama, con la commedia romantica, con il film di fantascienza e col genere wuxia (il cappa e spada orientale).
L’incontro e il duraturo sodalizio con l’attore Donnie Yen infonde nuova linfa.
Il 2008 segna il primo di una serie di film dedicati a Yip Man.
“Ip Man” e “Ip Man 2” sono già disponibili in dvd e Blu-ray, con molteplici contenuti extra. “The Legend is born – Ip Man”(2010) di Herman Yau, terzo film, racconta la storia antecedente al primo capitolo, ancora non disponibile sul mercato italiano.
“Ip Man 2” è un film ben congegnato, in grado di soddisfare le aspettative, tanto quanto il primo, regalando un altro pezzetto di vita di un grande uomo, molto amato e oggi giustamente omaggiato.
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Chronicle |
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Fantascienza
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Scritto da Marco Fiorillo
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giovedì 05 aprile 2012 |
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Titolo: Chronicle
Titolo originale: Chronicle
USA: 2012. Regia di: Josh Trank Genere: Fantascienza Durata: 84'
Interpreti: Dane DeHaan, Alex Russell, Michael B. Jordan, Michael Kelly, Ashley Hinshaw, Anna Wood, Joe Vaz, Matthew Dylan Roberts, Luke Tyler, Lynita Crofford, Nicole Bailey, Armand Aucamp, Grant Powell, Adrian Collins, Crystal-Donna Roberts
Sito web ufficiale: www.poder-sin-limites.com
Sito web italiano:
Nelle sale dal: 09/05/2012
Voto: 7
Trailer
Recensione di: Marco Fiorillo
L'aggettivo ideale: Creativo
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Anonimo studente all’ultimo anno di liceo, Andrew nasconde una difficile situazione familiare, con la madre ormai in fin di vita ed un padre incattivito dall’alcol e dalle sofferenze.
Cerca e trova in un telecamera lo svago all’indifferenza dei coetanei e ai disagi emotivi. Dall’oggetto non si separa mai, nemmeno durante un rave party a cui arriva insieme al cugino Matt: proprio nel bel mezzo della festa Andrew, Matt e il popolare Steve rinvengono una strana caverna scavata dallo schianto di qualcosa.
Da quella caverna i tre ragazzi escono cambiati, dotati di inspiegabili poteri. Le nuove abilità sconvolgono loro la vita, in particolare quella di Andrew che assaggia per la prima volta popolarità e felicità, dimenticando l’inevitabile confronto con i demoni che si porta dentro.
Se ci si fermasse ai primi venti minuti di visione, “Chronicle” sarebbe semplicemente l’ennesimo sci-fi commerciale girato in presa diretta, dal finale scontato e dallo scarso respiro narrativo.
È arrivando fino ai titoli di coda che il primo lungometraggio di Josh Trank dimostra la sua vera essenza. Il mockumentary viene progressivamente a miscelarsi al montaggio in found footage (termine che indica film realizzati interamente o quasi con un metraggio preesistente, poi riassemblato in un altro contesto), creando un binomio unico: per tutta la durata del girato le riprese vengono effettuate utilizzando le telecamere messe a disposizione dalle stesse ambientazioni, dalle videocamere di sorveglianza al filmino amatoriale durante una festa di compleanno, innovando una tendenza, quella del semplice mockumetary, che cominciava ad annoiare.
Alle abilità di Trank vanno sommate quelle dello sceneggiatore Max Landis, responsabile delle fantastiche caratterizzazioni dei personaggi, su tutti Andrew e suo padre. Il delirio di onnipotenza del primo e la morbosa sofferenza del secondo giocano a rincorrersi sullo schermo, descrivendo sottilmente l’intricata e dolora relazione padre-figlio che, a tratti, ci fa dimenticare d’essere dinanzi ad un film di fantascienza.
A tal proposito, un ruolo fondamentale lo gioca Dane de Haan, nei panni del potente Andrew: dopo la gavetta teatrale e il successo televisivo (“True Blood” e “Law&Order”), approda al Grande Schermo proprio con “Chronicle”.
Buona la prima, speriamo che rispetti le aspettative.
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Biancaneve |
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Fantasy
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Scritto da Francesca Caruso
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martedì 03 aprile 2012 |
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Titolo: Biancaneve
Titolo originale: Mirror Mirror
USA: 2012. Regia di: Tarsem Singh Genere: Fantasy Durata: 105'
Interpreti: Lily Collins, Julia Roberts, Armie Hammer, Nathan Lane, Mare Winningham, Michael Lerner, Robert Emms, Sean Bean, Jordan Prentice, Mark Povinelli, Joe Gnoffo, Danny Woodburn, Sebastian Saraceno, Martin Klebba, Ronald Lee Clark
Sito web ufficiale: www.mirrormirrorfilm.com
Sito web italiano: www.virgilio.it/biancaneve
Nelle sale dal: 04/04/2012
Voto: 7,5
Trailer
Recensione di: Francesca Caruso
L'aggettivo ideale: Imprevedibile
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Dopo “Immortals”, Tarsem Singh rivisita “Biancaneve”, fiaba classica e intramontabile, imprimendo la sua personalissima visione.
Singh e il produttore Goldmann hanno svolto numerose ricerche sulle diverse versioni che esistono della storia. Hanno recuperato diversi elementi, li hanno messi insieme e vi hanno aggiunto l’accesa immaginazione del regista, ritrovandosi tra le mani un racconto pieno d’azione, romantico, accompagnato da uno humour sfavillante, con tante novità che riescono a catturare l’attenzione e far divertire.
Biancaneve è in procinto di compiere il suo diciottesimo anno, la matrigna è la sovrana assoluta del regno, che versa in condizioni di povertà.
Un principe di passaggio rimane conquistato dalla bellezza di Biancaneve, ma la Regina vuole che diventi il suo sposo e ordina a Brighton, suo fedele servitore, di uccidere la ragazza.
Biancaneve viene risparmiata. Saranno sette nani briganti a insegnarle come difendersi e riprendersi il suo regno.
Si rimane piacevolmente sorpresi dai risvolti comici e narrativi del film, ma anche dalle immense scenografie, dai sontuosi costumi e dalle particolari acconciature.
L’atmosfera incantata del film si mescola ad una modernizzata, convivendo magnificamente. Se all’inizio della storia Biancaneve rappresenta la classica principessa ingenua e inconsapevole delle sue potenzialità, col suo evolversi diventa una giovane donna che combatte per la sua e l’altrui libertà.
Lo stesso principe è un uomo diverso dal classico principe azzurro, il personaggio è dotato di un grande umorismo, che lo fa amare fin dal primo incontro.
È soprattutto il rapporto tra la Regina e Brighton a creare una comicità tale da rendere buffi i complotti che orchestrano a danno di Biancaneve.
L’intento di Singh è stato quello di fare un film sul trovare dentro di sé il coraggio per cambiare le cose e capire cosa si vuol diventare, quale posto occupare nella società.
I sette nani sono stati messi in disparte per la loro altezza, perché non rispecchiano determinati canoni di bellezza e questo si riflette sul loro modo d’agire, oltre a raffigurare un modo di fare presente nelle realtà di tutti i giorni e con la quale potersi identificare. In una delle prime versioni della favola i nani non erano minatori ma briganti, che rubavano ai ricchi per sé. Il regista ha ripreso quest’aspetto, dando loro ampio spazio e permettendo allo spettatore di conoscerli e amarli.
Una piccola curiosità sui suddetti: “Prima abbiamo scelto gli attori e poi abbiamo sviluppato i personaggi attorno alle loro personalità” – ha spiegato Goldmann.
Ogni qualvolta è stato possibile il regista ha fatto costruire dei set reali, oltre ad affidarsi agli effetti speciali, per regalare un’atmosfera imponente e autentica.
I costumi sono regali e splendenti, quelli della Regina non si possono non notare, disegnati e realizzati da Eiko Ishioka, che si è occupata anche dei costumi delle comparse. Per Ishioka questo è stato l’ultimo film, mancata nel gennaio del 2012, dopo aver costruito una fulgida carriera ed essere stata apprezzata per il suo lavoro. Le sue opere fanno parte della collezione permanente del MoMa di New York.
Tarsem Singh di lei ha detto: “Non si limitava a disegnare abiti, creava opere d’arte” e come non essere d’accordo visto ciò che ha saputo creare per questo film (e non solo questo).
“Biancaneve” vede muoversi un cast di bravi attori, con una Julia Roberts nel ruolo da ‘cattiva’ (diversa da come si è imparato a conoscerla).
È un film molto visivo, ricco di humour, con uno stile e dei personaggi originali, che rimarranno impressi.
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La furia dei Titani |
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Fantasy
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Scritto da Francesca Caruso
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lunedì 02 aprile 2012 |
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Titolo: La furia dei Titani
Titolo originale: Wrath of the Titans
USA: 2012. Regia di: Jonathan Liebesman Genere: Fantasy Durata: 99'
Interpreti: Liam Neeson, Ralph Fiennes, Sam Worthington, Rosamund Pike, Bill Nighy, Danny Huston, Toby Kebbell, Edgar Ramirez
Sito web ufficiale: www.wrathofthetitans.warnerbros.com
Sito web italiano: www.warnerbros.it/clashofthetitans
Nelle sale dal: 30/03/2012
Voto: 6,5
Trailer
Recensione di: Francesca Caruso
L'aggettivo ideale: Mitologico
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Poteva il cinema americano farsi scappare una traboccante miniera d’oro come spesso lo è il genere fantasy e mitologico? Domanda retorica certamente e la risposta è: No, non poteva. Ed ecco che dopo il successo dei precedenti film mitologici “Scontro fra Titani e il più recente “Immortals” arriva il secondo capitolo “La Furia dei Titani”.
Queste nuove creature sono più grandi e più cattive delle precedenti, in gioco c’è la sopravvivenza degli umani e l’immortalità degli dei.
Dopo aver sconfitto il Kraken, Perseo decide di intraprendere una vita tranquilla, stando accanto al figlio. Il padre Zeus si presenta al suo cospetto per chiedergli aiuto.
Una grave minaccia li attende: Crono, il capo dei Titani, rischia di essere liberato dalla sua lunga prigionia e scombinare gli equilibri esistenti. Ade e Ares, figlio di Zeus, si sono alleati per liberarlo.
Perseo è inizialmente restio a farsi avanti, ma quando la minaccia giunge a mettere in pericolo la vita di suo figlio, le priorità cambiano.
“La Furia dei Titani” prosegue le storie della mitologia greca che tanto affascinano il pubblico. È ricco di sequenze d’azione, effetti speciali e affronta diverse tematiche.
Il motivo per cui la mitologia greca riesce a catturare l’attenzione, rimanendone assorbiti totalmente, lo si deve al fatto che vi si raccontano imprese eroiche, che noi ‘comuni mortali’ possiamo solo sognare di intraprendere, ma anche per i suoi stilemi: c’è la tragedia, grandi passioni, tradimenti e vendette, che seppur in minima parte ritroviamo nella vita di tutti i giorni.
In questo secondo capitolo Perseo è maturato, ha un figlio che ama e che vuol vedere crescere. Il regista Jonathan Liebesman mostra l’amore paterno, esplora il legame tra un padre e suo figlio e la rivalità tra fratelli.
Viene espressa la gelosia e la collera di un figlio nei confronti di un padre, che dedica attenzioni e il proprio bene al fratello, facendo sentire il primo la seconda scelta.
Si prende in considerazione la responsabilizzazione di un individuo nel momento in cui si ha un potere da utilizzare al meglio – situazione familiare a un altro (super)eroe: Spiderman/Peter Parker.
Per ricreare l’antica Grecia, la produzione si è spostata sull’isola di Tenerife, poi in Inghilterra per gli interni e nelle cupe cave del Galles del Sud per dare vita alla sequenza della battaglia finale.
La costruzione dei set ha impiegato tempo e tanta immaginazione. Il labirinto del Minotauro, per esempio, rappresenta “la migliore combinazione di effetti e realtà (…) realizzarlo è stato complicato, difficile, a causa di tutte quelle parti mobili e della necessità di dover apparire uno spazio infinito” ricorda lo scenografo Charlie Wood. Questo labirinto è in effetti sbalorditivo e affascinante.
Il film è stato concepito per il 3D (ma convertito in post-produzione), tutte le scelte adottate nella sceneggiatura e nella pianificazione del lavoro hanno tenuto conto di ciò. Questo per agevolare il modo di lavorare di Liebesman, il quale predilige i movimenti di macchina, la macchina a spalla, rendendo più dinamico il movimento e creando un’azione sinergica di tutti gli elementi a disposizione.
La volontà è stata quella di realizzare un film epico, che appassioni lo spettatore e lo faccia entrare nel mito, dando vita ad un’atmosfera fantastica e spettacolare che riesca a conquistarlo.
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