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Il mio Godard PDF Stampa
Commedia1
Scritto da Domenico Astuti   
mercoledì 22 novembre 2017

Titolo: Il mio Godard
Titolo originale: Redoubtable
Francia 2017 Regia di: Michel Hazanavicius Genere: Commedia Durata: 102'
Interpreti: Louis Garrel, Stacy Martin, Bérénice Bejo, Micha Lescot, Grégory Gadebois, Felix Kysyl, Louise Legendre, Jean-Pierre Mocky, Tanya Lopert, Lola Ingrid Le Roch, Eric Marcel
Sito web ufficiale:
Sito web italiano:
Nelle sale dal: 31/10/2017
Voto: 6
Recensione di: Domenico Astuti
L'aggettivo ideale: Sciocco...
Scarica il Pressbook del film
Il mio Godard su Facebook

Abbiamo visto “ Il mio Godard “ regia di Michel Hazanavicius.

il_mio_godard.jpgSi può raccontare la vita di Godard come quella di un regista ormai spompato e in fondo un borghese ridicolo, inadeguato e antipatico ? Sua moglie Anne Wiazemsky, una bambolina innamorata del suo mito e appena cresce lo lascia ai suoi deliri ? Il ’68 come un momento in cui i giovani giocano a fare la rivoluzione e i situazionisti degli intellettuali stravaganti ?
Per Hazanavicius questo è tutto possibile e lo racconta con un’ironia a volte stridente e ruvida intellettualmente, borghesemente irriverente, facendo risultare il film una parodia di un’epoca e del grande regista.

Prende a pretesto il romanzo autobiografico della Wiazemsky in cui narra della storia d’amore tra lei e il regista e sceglie, e diciamo così lo focalizza, l’anno ’68. Hazanavicius realizza un film con la sola idea di demolire il privato di un Maestro-Mito del Cinema, metterlo alla berlina ( l’idea degli occhiali che si rompono continuamente che dovrebbe mostrare in realtà una miopia del regista nei confronti di ciò che ha più vicino sembra più una gag che non una descrizione di un carattere; il giochino di far parlare i due protagonisti completamente nudi e frontali su se sia giusto in un film mostrare dei corpi nudi è veramente un divertissement farlocco … ) e con lui un’epoca e degli ideali ormai chiusi nei libri di storia.

La verità è che Godard è stato un maestro innovatore e moderno del Cinema degli Anni Sessanta ( Fino all’ultimo respiro, Questa è la mia vita, Pierrot le fou ), poi passato al cinema politico con alterne fortune ( Vento dell’est, Lotte in Italia, Vladimir e Rosa ), per riprendere negli anni Ottanta e Novanta con un Cinema di ricerca e provocatorio ( Prénom Carmen, Je vous salue, Marie, Cura la tua destra ); sua moglie Anne Wiazemsky, pur giovanissima, quando conobbe Godard era già stata la protagonista di Bresson in Au hasard Balthazar, e reciterà in altri 7 film col marito e nel frattempo lavorerà due volte con Pasolini, e con Carmelo Bene e altri registi francesi e italiani mentre la loro storia terminerà dopo dodici anni di matrimonio ( divorzieranno nel 1979 ). E non dopo un anno. Ma Hazanavicius deve proprio detestare un’epoca e i suoi alfieri, perché anche Marco Ferreri è descritto più come un cialtroncello che se la spassa e realizza un cinema di serie B che non per quell’originale e provocatore autore che è stato. Se volessimo usare un linguaggio da ’68 potremmo scrivere che quel mondo culturale conservatore con cui Godard ha litigato e contestato adesso si vendica sia di un’epoca che del suo rappresentante più significativo.

Hazanavicius all’interno di una carriera ondivaga e alquanto generica ( che va da OSS 117 al poco riuscito The Search ) era riuscito a realizzare nel 2011, un buon film The artist, in cui era riuscito nell’operazione di usare la storia del cinema muto per rendenderlo abilmente un giochino piacevole per il pubblico e per Hollywood, adesso ci prova forse con la stessa ironia ma senza alcun affetto nei confronti della Nouvelle Vague e il suo maggior rappresentante.
Cosa vera è che Godard, oltre che per il suo talento molto avanti sui tempi e un rivoluzionario provocatore, è sempre stato definito un uomo dal carattere difficile se non intrattabile, la sua rigidità estetica e ideologica lo ha portato a litigare con mezzo mondo e anche con il suo amico Truffaut a cui tolse il saluto.

La storia è raccontata attraverso gli occhi dell’allora giovanissima moglie Anne Wiazemsky ( una Stacy Martin perfetta nel suo ruolo, molto carina e spesso nuda nel film ) si sviluppa in un anno di vita di Anne con Jean-Luc ( un bravo anche se un po’ caricaturale, Louis Garrel ); siamo tra il ’67 e il ’68, mentre il maestro gira il controverso La chinoise, il mondo è in gran fermento, se non i rivolta, tra occupazioni delle università, proteste di piazza violente contro De Gaulle e la guerra del Vietnam, proteste dei cineasti politici contro l’accademia rappresentata anche dal Festival di Cannes. Attraverso la storia d’amore dei due e la loro partecipazione attiva agli avvenimenti assistiamo al loro amore, al loro matrimonio e alla fine della loro storia a causa delle inadeguatezze umane e sentimentali di Godard.

Perché è un film non riuscito ? Oltre a un livore sarcastico che è l’impronta del film, perché solo chi conosce bene il Cinema di Godard, e della Nouvelle Vague, quello che ha determinato nel cambiamento stilistico e narrativo, del Cinema può seguirlo con una certa logica e partecipazione. Invece chi all’oscuro assiste a una dichiarazione su un mondo, visto con un’ironia unidirezionale, a volte spocchiosa e borghese d’antan. Il ritratto di Godard è impietoso e cinico nella descrizione superficiale, in cui il regista risulta un borghese complessato che cerca attraverso spostamenti politici sempre più a sinistra di togliersi di dosso l’estrazione sociale da cui proviene, un quasi dipendente psicologicamente da chi è politicamente più rivoluzionario, ma è anche un uomo che si sente a trentasette anni vecchio e complessato nei confronti dei giovani nonostante privi del suo talento e delle sue capacità. Spolpato all’osso risulta più borghese dei borghesi che contesta, più insicuro di quello che vuole apparire ( porta sempre con sé la moglie giovane, quasi uno scudo col mondo ), geloso e meschino al punto da offendere lei e non ascoltarla per poi tentare il suicidio quando pensa che lei voglia lasciarlo.

Un film che non è altro che un divertissement distaccato e cinico di un regista che si diverte a mostrare che il re artistico di un’epoca è poca cosa, mentre la realtà di quell’epoca è narrata con la distanza di chi non condivide e non ha partecipato anche per anagrafe a un periodo importante della storia.

Trailer

 
Una questione privata PDF Stampa
Drammatico1
Scritto da Domenico Astuti   
mercoledì 22 novembre 2017

Titolo: Una questione privata
Titolo originale: Una questione privata
Italia, Francia 2017 Regia di: Paolo Taviani, Vittorio Taviani Genere: Drammatico Durata: 84'
Interpreti: Luca Marinelli, Lorenzo Richelmy, Valentina Bellè, Francesca Agostini, Jacopo Olmo Antinori, Antonella Attili, Giulio Beranek, Mario Bois, Marco Brinzi, Fabrizio Colica, Mauro Conte, Fabrizio Costella, Lorenzo Demaria, Andrea Di Maria, Guglielmo Favilla, Anna Ferruzzo, Giuseppe Lo Piccolo, Vincenzo Nemolato, Tommaso Maria Neri, Alessandro Sperduti, Francesco Testa, Francesco Turbanti, Josafat Vagni
Sito web ufficiale:
Sito web italiano:
Nelle sale dal: 01/11/2017
Voto: 6
Recensione di: Domenico Astuti
L'aggettivo ideale: Sfocato...
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Una questione privata su Facebook

Abbiamo visto “ Una questione privata “ regia di Paolo Taviani.

una_questione_privata.jpgUna questione privata, ultimo e incompiuto romanzo di Beppe Fenoglio, pubblicato postumo nel 1963, narra una vicenda della guerra partigiana nelle Langhe, ma anche dell’amicizia fraterna di due giovani partigiani, l’amore di entrambi per Fulvia, una bella ragazza borghese torinese di buona famiglia, sfollata per un’estate del 1943 ad Alba, e l’amore totale e incondizionato di uno dei due, Milton per lei.
Fenoglio è stato un necessario romanziere del Novecento, originale e antiretorico, e questo suo ultimo romanzo breve e incompleto ha affascinato più di una generazione, per il racconto di una Resistenza partigiana, fatta sì di un’umanità coraggiosa e nobile ma anche mostrando ipocrisie, piccole viltà e contraddizioni.

Storia giunta oggi sugli schermi in un momento storico grigio e deprivato sia di memoria che di contenuti, quindi un film importante, diretto da un autore importante come Paolo Taviani e scritto con il fratello quasi novantenne Vittorio.
Purtroppo però risulta proprio lo sviluppo narrativo e la descrizione dei personaggi più abbozzato che approfondito, in alcuni passaggi è poco dichiarato ( per esempio, la ricerca di Milton del fraterno amico fatto prigioniero dai fascisti non è solo per salvarlo ma anche trovarlo per sapere da lui del rapporto amoroso che ha avuto con Fulvia, non risulta chiaro ), mentre il rapporto tra i tre giovani dopo una presentazione iniziale ( un po’ alla Jules e Jim ) si evapora del tutto, lasciando Milton ( un non sempre convincente Luca Marinelli ) a soffrire interiormente e a mettere al centro dei suoi pensieri più l’amore per la ragazza che non la lotta partigiana; ma questo resta in punta di penna. Insomma i bei personaggi del romanzo perdono spessore, diventando quasi delle figurine, in particolare Giorgio ( Lorenzo Richelmy ) che appare evanescente e impalpabile e didascalica e un po’ banale Fulvia ( Valentina Bellé ), nel ruolo di una ragazza che cerca di evitare l’orrore della guerra attraverso le simpatiche smancerie verso i due amici, che desidera essere amata senza tuttavia apparentemente scegliere.

La parte a tratti più vera e riuscita ( ma siamo lontanissimi dalla poesia di La notte di San Lorenzo opera scritta con il grande sceneggiatore Tonino Guerra ) è quella della lotta partigiana, con le atmosfere delle Langhe d’inverno e gli eroismi e le paure di giovani uomini e di gente comune che lottano, soffrono e aspettano che tutto termini, in cui anche i fascisti che compiono azioni abbiette mostrano un’umanità teorica. Resta alla fine una messa in scena minimale e a volte di impianto teatrale, anche nei dialoghi come è costume degli autori; tuttavia c’è un lato positivo, ritornano nel cinema italiano dei visi veri, giovani, dei luoghi struggenti e una storia drammatica senza banalità e realizzata con cura e attenzione autorale.

Siamo nelle Langhe nell’ultimo inverno di guerra, in una lotta senza pietà, prive di gloria e senza quartiere, tra antifascisti e ultimi fascisti. Il protagonista, Milton, è un giovane partigiano colto e che ama l’inglese, combatte sacrificandosi sulle colline piemontesi, ma nella sua mente continua a essere ossessionato dall’amore, chissà se corrisposto, di Fulvia che adesso è lontana con la sua famiglia. Spinto dalla nostalgia di lei, si distacca dal suo gruppo e ritorna alla villa dove i due si sono conosciuti e hanno trascorso l’estate del ’43 ad ascoltare in continuazione Over the Rainbow, la canzone più amata dai due e a parlare fino a notte.
Qui incontra la guardiana della villa ormai chiusa e può ritornare a vistare le stanze e a toccare gli oggetti che gli ricordano quei mesi passati assieme. Durante la visita la guardiana accenna alla relazione tra Fulvia e Giorgio, il suo migliore amico sin dall’infanzia, e oggi compagno partigiano di un’altra brigata. Milton stupito dalla notizia vuole trovare Giorgio e chiedergli la verità sulla presunta relazione, si mette alla ricerca dell’amico che nel frattempo è stato catturato dai fascisti; allora Milton, da solo, decide di sequestrare un qualsiasi fascista per poter fare uno scambio con l’amico…

La guerra partigiana, l’impazzimento d’amore di Milton per Fulvia, l’amicizia fraterna con Giorgio, e il loro presunto triangolo amoroso, così ben descritti nel romanzo, nel film trova pochi riscontri reali, tutto è dato per dato, galleggiano in una nuvola soffice e un po’ indistinta, quasi chiedessero i Fratelli Taviani, una comprensione solo a chi conosce il romanzo, in più dichiarano che hanno tratto liberamente la storia e hanno prodotto un loro personalissimo adattamento sul grande schermo.
Un altro limite del film è che in realtà c’è un solo protagonista, Milton ( dal nome del grande scrittore e poeta inglese, successivo a Shakespeare, e autore di quel Paradiso Perduto in cui si racconta l’episodio biblico della cacciata dell’uomo dall’eden ), che troviamo praticamente in quasi tutte le scene, un attore bravo ma che non può ancora reggere sulle sue spalle tutta la storia. Sicuramente resteranno nello sguardo dello spettatore alcune brevi immagini, come la fucilazione di un ragazzino da parte dei fascisti, l’immagine muta di una bambina che si rialza nel mucchio di cadaveri, va a sorseggiare un bicchiere d’acqua e torna a giacere accanto al corpo della madre morta, l’incontro casuale e pericoloso di Milton con i suoi genitori.

Un film autorale di un grande regista italiano che però oltre alla sua bravura acquisita in sessanta anni di Cinema politico ( rigore filologico, filmare spazi e luoghi silenziosi che non sono più di moda, evitare qualsiasi retorica della spettacolarizzazione ) non lascia ulteriori tracce di una ottima carriera.

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The Square PDF Stampa
Commedia1
Scritto da Domenico Astuti   
martedì 21 novembre 2017

Titolo: The Square
Titolo originale: The Square
Svezia, Danimarca, USA, Francia 2017 Regia di: Ruben Östlund Genere: Commedia Durata: 142'
Interpreti: Claes Bang, Elisabeth Moss, Dominic West, Terry Notary, Christopher Læssø
Sito web ufficiale:
Sito web italiano:
Nelle sale dal: 09/11/2017
Voto: 7
Recensione di: Domenico Astuti
L'aggettivo ideale: Arguto...
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The Square su Facebook

Abbiamo visto “ The Square “ – diretto da Ruben Östlund.

the_square.jpgDavanti a un film così impegnativo come The Square ( 142 minuti per una commedia sono un po’ tanti, Gran Premio della giuria all’ultimo festival di Cannes e prevedibile vincitore dei prossimi European Film Awards per il miglior film, oltre che candidato all’ Oscar ), diretto da Ruben Östlund, ritenuto quasi un genio, i cui ultimi due film sono Play e Forza maggiore, chi si accinge a recensire questo film deve prendere seriamente per originali la critica feroce a una società oramai troppo egoista, autoreferenziale, classista, raccontata con un humor in salsa tipicamente svedese; un film a mezza strada tra l’ironia feroce alla Bunuel ( la comparsa di animali nel quotidiano, l’uomo-scimmia che si aggira aggressivo tra i tavoli di persone ingessate e compassate ) e lo stile alla Lars von Trier ( Un certo modo idiota di comportarsi, una certa crisi della responsabilità individuale ).

Sicuramente troviamo in questa pellicola un’idea di fondo ben chiara e coerente, quasi da cinema militante; c’è una satira di costume di una società giunta quasi al capolinea dei sentimenti e delle vere passioni, che galleggia nello pseudo politicamente corretto, nell’effimero dei sentimenti plastificati, in cui le persone sembrano più dei pupazzi il cui sguardo allo specchio è l’unico orizzonte, che non a persone con delle vere emozioni, quasi degli onanisti senza veri sentimenti, la cui unica cosa che conta è sembrare corretti nella forma del quotidiano anche se in modo molto contorto.
Gli unici a salvarsi forse sono i bambini sia quelli ricchi, che pur osservando con meraviglia gli adulti non fanno altro che adeguarsi, che quelli poveri, la comparsa di un ragazzino proletario che rivendica una dignità morale perché sentitosi offeso sembra poter mettere in discussione l’insensatezza del comportamento del protagonista: ma purtroppo i mondi delle persone sono così distanti e a compartimenti stagni da non far emergere alcuna salvezza. E su questa consapevolezza termina il film.

Siamo a Stoccolma, il protagonista è un intellettuale quarantenne, Christian ( l’attore danese Claes Bang ).
E’ curatore di un importante museo di arte contemporanea che mostra installazioni di non molto senso, ma che hanno una smisurata pretesa etico-sociale ( l’arte contemporanea è usata come metafora della società svedese - Paese ritenuto dalle classifiche mondiali al primo posto per civiltà ); una mattina per strada l’uomo soccorre una donna in pericolo da un uomo furioso ed è contento della buona azione che ha compiuto, in realtà i due sono complici e gli hanno sottratto il portafoglio, il cellulare e anche i due polsini d’oro, arrabbiato decide di ritrovare le sue cose senza denunciare alla polizia il furto.
Ma deve andare al lavoro e raggiungere il museo per partecipare a una riunione con il suo team: stanno preparando una nuova mostra che prevede l'installazione dell'opera The Square ( un quadrato con un perimetro luminoso, all'interno del quale tutti hanno uguali diritti e doveri, un " santuario di fiducia e altruismo " ); ma devono anche produrre qualcosa di speciale e creativo per suscitare interesse nel pubblico perché se ne parli il più possibile. Christian però è distratto da ciò che gli è capitato, e lascia fare al suo team, e a due improbabili creativi, il da fare.
Lui va a scrivere una lettera minacciosa in cui reclama la restituzione dei suoi averi e la imbuca nelle cassette delle lettere di alcuni palazzi popolari. Il video che verrà realizzato dal team e la decisione di imbucare la lettera un po’ ovunque producono le conseguenze che renderanno Christian dubbioso e incerto sulla sua vita…

Ruben Östlund ha realizzato un film intelligente e visivamente originale, in cui una borghesia evoluta e apparentemente impegnata mostra la totale superficialità dei valori in cui crede che risultano di pura facciata e pronta in qualsiasi momento a degenerare in cinismo e in pura apparenza sociale.
Anche se un po’ prolisso in alcuni passaggi e con molti spunti non portati a conclusione, conferma il suo stile, in cui una tematica drammatica e feroce è raccontata con molto humor che permette allo spettatore di ridere e stemperare l’analisi di una società rinchiusa in un’architettura di interni, moderna e alienante. Con una bella fotografia del bravo Fredrik Wenzel ( Forza Maggiore, Il caloroso silenzio ) e le scenografie di Josefin Åsberg ( fedele collaboratrice del regista ), il Caronte del film è sicuramente Claes Bang, attore e musicista danese, che riesce a dare del personaggio i giusti toni che vanno dall’egotista effimero al cialtronesco all’uomo senza qualità; con lui da ricordare l’attore inglese Dominic West ( Genius, Money Monster, The Affair, ) e l’attrice americana Elisabeth Moss ( Darling Companion, la serie tv Mad Men ), da segnalare Elijandro Edouard ( l’uomo scimmia ).

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Auguri per la tua morte PDF Stampa
Horror 1
Scritto da Ciro Andreotti   
venerdì 17 novembre 2017

Titolo: Auguri per la tua morte
Titolo originale: Happy Death Day
USA 2017 Regia di: Chris Landon Genere: Horror Durata: 96'
Interpreti: Jessica Rothe, Isabel Broussard, Ruby Modine, Charles Aitken , Laura Clifton, Jason Bayle, Rob Mello, Rachel Matthews
Sito web ufficiale: www.happydeathdaymovie.com/
Sito web italiano:
Nelle sale dal: 09/11/2017
Voto: 6
Recensione di: Ciro Andreotti
L'aggettivo ideale: Stereotipato...
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Auguri per la tua morte su Facebook

auguri_per_la_tua_morte.jpgTree è una studentessa del Bayfield college che si ritrova imprigionata in un loop temporale che le fa rivivere all’infinito il momento del suo omicidio; giorno che coincide con quello del suo compleanno. Ogni volta che la giornata si ripete Tree riesce però a notare qualche dettaglio capace di rivelarle chi la sta per assassinare.

Fra Ricomincio da capo e le miriadi di pellicole con killer che indossa una maschera capace di mischiarlo fra una moltitudine di studenti esattamente come le sue vittime.
La pellicola di Chris Landon - regista poco più che quarantenne ma già esperto del genere - pluripremiata al botteghino d’oltre oceano, è alla fine un insieme di stereotipi dei film horror in grado di fare sobbalzare davanti alle ripetute morti della malcapitata Jessica Rothe (Tree Gelbman) o sorridere per la piega investigativa che la trama assume dopo i primi omicidi.

Un teen – horror, con un cast sconosciuto a queste latitudini, e che nulla ha a che vedere con pellicole del medesimo genere quali IT, con significati sottesi come la crescita dei protagonisti e il senso d’impotenza di fronte ai ricordi adolescenziali, o Scream la cui trama è frutto di continue citazioni per amanti del genere.

Una pellicola perfetta per una serata da passare davanti lo schermo con una scatola gigante di popcorn. Al tempo stesso probabile primo capitolo per un sequel che crediamo non si farà attendere troppo a lungo.

Trailer

 
Under The Shadow (dvd) PDF Stampa
Horror
Scritto da Davide Sorghini   
giovedì 09 novembre 2017

Titolo: Under The Shadow
Titolo originale: Under The Shadow
Caratteristiche del dvd in vendita dal 26 Ottobre 2017.

Film
Teheran, 1988. Shideh vive in mezzo al caos della guerra Iran-Iraq. Accusata di sovversione e nella lista nera della
under_the_shadow.jpg facoltà di medicina, lei vive in uno perenne stato di malessere. Inoltre suo marito è partito per la guerra lasciandola sola a proteggere la loro giovane figlia, Dorsa. Poco dopo che un missile colpisce il loro condominio, ma non riesce ad esplodere, Dorsa si ammala e il suo comportamento diventa sempre più disturbato. Alla ricerca di risposte, Shideh apprende da una vicina superstiziosa che il missile inesploso è maledetto e che potrebbe aver trasportato dei djinn, spiriti malevoli che viaggiano nel vento. Convinta che una forza sovrannaturale all'interno dell'edificio stia cercando di possedere Dorsa, Shideh arriva alla convinzione di non avere altra scelta che quella di affrontare il male per salvare se stessa e sua figlia.... Under the shadow è un horror particolare, di forte impronta autoriale che usa le regole del genere per far emergere un forte discorso sociale e politico. Nell'Iran della rivoluzione khomeinista, ulteriormente radicalizzato dalla guerra senza fine con il vicino Iraq, si assiste ad una forte regressione della condizione femminile del paese. Non è un caso che sono due figure femminili ad essere poste sotto attacco non solo dai missili che piovono su Teheran, ma dai demoni della mitologia araba che sono l'incarnazione stessa del vento che spira nella nazione persiana. Si appropriano o nascondono oggetti che sono fortemente legati con la persona che li possiede. Shired è una donna forte e razionale che si trova a dover lottare non solo contro queste creature ultraterrene, ma anche con l'ottusità di un regime che le impedisce di proseguire la carriera accademica, privandola di un'alternativa differente dal destino di semplice donna di casa.
L'invasività di queste presenze lascia soprattutto il segno nella dimensione domestica che diventa sempre più caotica. E' proprio su questo elemento che il film centra il suo bersaglio. Il caos penetra all'interno delle mura dell'appartamento. Non esiste scampo nemmeno nel posto ritenuto puù sicuro, distruggendo gradualmente l'unico spazio di piccola indipendenza di fronte ad un esterno ormai ostile. La fuga è solo l'epilogo amaro di una sconfitta, di una vita ormai senza futuro. Non è un horror per tutti....

Video
Prodotto da Vertical Entertainment e distribuito dalla Koch Media il dvd è presentato con un formato video di 2.35:1 anamorfico veramente ottimo e che denota una cura certosina svolto in fase di encoding. Il tutto permette di ottenere un quadro video molto interessante e soddisfacente. Come per tutte le uscite di prestigio targate Midnight Factory la confezione è una bella Slipcase contenente l'amaray impreziosita da un bel artwork interno. Oltre al film troviamo l'immancabile booklet, di sei pagine, realizzato da Manlio Gomarasca e Davide Pulici per Nocturno Cinema che analizza l'opera in ogni suo aspetto. Le immagini risultano pulite e, grazie a un Bitrate generoso che si attesta su 7,5 Mbps, prive di particolari difetti. Analizzando il quadro video ci troviamo di fronte a un'immagine compatta e definita che, anche nelle scene con scarsa luminosità non perde di smalto, regalandoci un certo numero di particolari. Molto buoni i primi piani ricchi di dettagli. Buoni i colori tendenzialmente caldi resi sempre in modo naturale. Incarnati precisi e realistici.

Audio
Il Dvd si avvale di un comparto audio di tutto rispetto composto da due tracce in italiano in Dolby Digital 5.1 e DTS 5.1 e da quella originale in Dolby Digital 5.1. La traccia italiana in DTS è molto potente, dettagliata e ricca di sfumature. Gli effetti sonori ambientali quanto i dialoghi sono ben armonizzati, rimanendo sempre nitidi, puliti e dal volume bilanciato.

Extra
Purtroppo troviamo il solo trailer. Troppo poco!

Trailer

 
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