HOME arrow RECENSIONI:
Mercoledì 8 Febbraio 2023
Cinemalia Menù
HOME
RECENSIONI:
PROSSIMAMENTE:
LE NOSTRE RECENSIONI:
IN DVD:
GLI INEDITI
CULT MOVIE
I FILM NELLE SALE
ARTICOLI CINEMA:
CINEMA & CURIOSITA':
IL CINEMA ASIATICO
LIBRI & CINEMA
COLLABORA CON NOI:
STAFF:
NEWS & RUMORS:
SERIE TV:
HOME VIDEO:
News
10_giorni_senza_mamma_banner_160x600.png
Informativa sui Cookie
Per migliorare la tua navigazione su questo sito, utilizziamo cookies che ci permettono di riconoscerti. Scorrendo questo sito o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all'utilizzo di cookies. Informativa
Cerca in Cinemalia
Anteprima TFF
Kimyona Sskasu - Uno strano circo (2005)
Noriko No Shokutako - Noriko's Dinner Table (2005)
Jisatsu Saakuru - Suicide Club (2002)
Tsumetai Nettaigyo - Pesce freddo (2010)
Ai No Mukidashi - Love Exposure (2008)
Chanto Tsutaeru - Be sure to share (2009)
Ekusute - Hair extension (2007)
Koi No Tsumi - Colpevole d'amore (2011)
Libri & Cinema
Prima Persona Singolare NEWS
L’ombra del sicomoro
Libri … che passione!
Assolutamente musica
Nero su Bianco
Se i gatti scomparissero dal mondo
Stanley Kubrick
La strana storia dell’isola Panorama
L’assassinio del commendatore - Libro secondo
Il bacio in terrazza
Il caso Fitzgerald
L’assassinio del commendatore
I dieci amori di Nishino
Le avventure di Gordon Pym
Kurt Vonnegut, Harrison Bergeron, USA 1961
Il circolo Pickwick
Fino a dopo l’equinozio
Un canto di Natale
Ranocchio salva Tokyo
Bruno Giordano. Una vita sulle montagne russe
La versione di C.
I quarantuno colpi
La ragazza dell’altra riva
Peep Show
Il Paradiso delle Signore
La passione del dubbio
Il fatale talento del signor Rong
Il labirinto degli spiriti
Il mestiere dello scrittore
Nero Dickens – Racconti del mistero di Charles Dickens
L'informatore
Via dalla pazza folla
gemini_man_banner_728x140.jpeg
Ultime recensioni inserite ordinate per data
Sorry we missed you PDF Stampa
Drammatico1
Scritto da Ciro Andreotti   
venerdì 17 gennaio 2020

Sorry we missed you (Sorry we missed you) UK, Belgio, Francia 2019 Regia di: Ken Loach Genere: Drammatico Durata: 100' Cast: Kris Hitchen, Debbie Honeywood, Rhys Stone, Katie Proctor, Linda E Greenwood, Harriet Ghost .
Nelle sale dal:
02/01/2020
Recensione di: Ciro Andreotti Voto: 6
L'aggettivo ideale: Già visto...

Ricky Turner, un ex operaio disoccupato, decide di cominciare l’attività di corriere in franchising presso la filiale della PDF,Sorry we missed you locandina.jpg multinazionale esperta nella consegna pacchi nel più breve tempo possibile.

Ancora una volta, dopo “Io, Daniel Blake”, l’occupazione nella città di Newcastle s’imbatte in un giustiziere ottantatreenne armato di quello che sa meglio fare ovvero dirigere pellicole di denuncia confezionate in favore delle classi meno abbienti, il tutto per denunciare la deriva verso cui sta virando la società dei consumi.

Ken Loach, regista laburista, ma sarebbe più preciso affermare il contrario, e il suo fido collaboratore Paul Laverty, al solito autore della sceneggiatura, fa acquistare un furgone di seconda mano al Rick Turner portato in scena da Kris Hitchen e gli fa consegnare freneticamente pacchi acquistati da clienti compulsivi ma con vite altrettanto problematiche esattamente come la sua, immergendo sin dalle prime battute lo spettatore nella realtà di un uomo alla caccia disperata di una nuova occasione, intravista fra le pieghe di un colloquio nel corso del quale parole come ‘affiliazione’ e ‘collaborazione’ sanno fare facile presa sul desiderio di lavorare in proprio senza piegarsi ai voleri di chi ti stipendia.

Da lì in poi quello che accadrà a Rick, a sua moglie Abbie, e al rapporto con i due figli adolescenti, la piccola Liza Jane e il sedicenne appassionato di graffiti, Seb, sarà una rapida discesa verso gli inferi declinata come una continua ingerenza di un lavoro – gabbia visto come una nuova soglia di povertà sociale, prima ancora che economica.

Purtroppo però il film, costruito con il solito realismo struggente che contraddistingue Loach e Leverty, fallisce proprio nella completa assenza di possibili vie d’uscita e dal quale pare non esserci scampo, se non una famiglia unita che fra varie vicissitudini riesce sempre a ritrovarsi. Una tipologia di trama che seppure in altre vesti Loach ci aveva già somministrato e che per quanto apprezzabile non aggiunge nulla alla vasta filmografia del piccolo – grande uomo di Nuneaton. .

 
Un giorno di pioggia a New York PDF Stampa
Commedia1
Scritto da Ciro Andreotti   
sabato 04 gennaio 2020

Un giorno di pioggia a New York (A Rainy Day in New York) USA 2019 Regia di: Woody Allen Genere: Commedia Durata: 92' Cast: Timothée Chalamet, Elle Fanning, Selena Gomez, Jude Law, Rebecca Hall, Kelly Rohrbach, Suki Waterhouse, Diego Luna, Liev Schreiber, Annaleigh Ashford, Cherry Jones.
Nelle sale dal:
28/11/2019
Recensione di: Ciro Andreotti Voto: 5
L'aggettivo ideale: Avvitato...

Una coppia di studenti universitari decide di trascorrere un fine settimana a New York per consentire a Ashleigh d’intervistare ilun_giorno_di_pioggia_a_new_york.jpg famoso regista Roland Pollard. I due partono in pullman alla volta della grande mela, ma una serie d’inaspettati eventi, fra cui la famiglia di Gatsby del tutto ignara del suo passaggio in città, creeranno nella coppia un temporaneo allontanamento.

Ennesima perla, non certo indimenticabile, della sconfinata filmografia di Woody Allen che in passato ci ha portato sul lettino dello psicoanalista e nel centro della sua mente labirintica, tormentandoci con ragionamenti a un passo dalla follia per poi finirci con battute in puro stile yiddish.

Date queste premesse l’ultima pellicola tanto ostracizzata oltre oceano, causa le accuse di molestia piovute sul regista e che hanno portato il suo ultimo lavoro a essere diffuso solamente a due anni dalla conclusione delle riprese, non aggiunge nulla a quello che già il primo Allen aveva saputo offrirci.
Storaro, maestro della fotografia e immancabile collaboratore di Allen, incornicia una splendida New York uggiosa e che cambia aspetto a seconda dei fenomeni atmosferici che la percuotono, anche se è all’interno degli attici e dei grandi appartamenti di Manatthan che si consuma la vera narrazione di un week end da commedia degli equivoci.

Allen frattanto ci trascina ancora una volta lungo quello stesso Hudson che tante volte ha fatto da sfondo alle sue pellicole più celebrate, in una metropoli ove piaghe sociali e mendicanti non hanno trovato casa, come se fossimo avvolti in una bolla spazio temporale che proietta i due protagonisti, facoltosi rampolli di famiglie agiate, tra bar fumosi e le strade in pietra vista del Greenwich Village. Impiegando Timothée Chalamet, ventiquatrenne attore dal nome francese ma dai solidi natali newyorkesi, come suo giovane alter ego e dal quale verremo lentamente, ma altrettanto metodicamente, catechizzati su amore, jazz, letteratura e l’ipercriticismo nei confronti di una famiglia che non apprezza.

Dall’altro lato Ellen Fenning, ne impersona invece l’antitesi al femminile desiderosa di avvicinarsi alla grande metropoli perchè attratta dalle mille luci che da questa s’irradiano e che il regista impiega per denigrare la vacuità del lavoro di regista e del cinema Hollywoodiano in genere. Nel mezzo un lento peregrinare da un’abitazione all’altra, da una sigaretta alla seguente, sempre incastonati all’interno di una città splendidamente autunnale, fino a un finale prevedibile e che ci fa augurare che alla prossima fatica il regista di Match Point possa tornare in sella stupendoci.

 
Star Wars: L'ascesa di Skywalker PDF Stampa
Fantascienza
Scritto da Ciro Andreotti   
venerdì 27 dicembre 2019

Star Wars: L'ascesa di Skywalker (Star Wars: The Rise of Skywalker) USA 2019 Regia di: J.J. Abrams Genere: Fantascienza Durata: 141' Cast: Mark Hammill, Daisy Ridley, Adam Driver, Oscar Isaac, Carrie Fisher, Harrison Ford, Billy Dee Williams, John Boyega, Anthony Daniels.
Nelle sale dal:
18/12/2019
Recensione di: Ciro Andreotti Voto: 7
L'aggettivo ideale: Punto Esclamativo...

Rey, Poe, Finn, C-3PO, Chewbecca e R2D2 si mettono a caccia della copia della mappa prisma che gli consentirà di scoprire dovestar_wars_-_lascesa_di_skywalker.jpg sia diretto Kylo Ren, nuovo leader supremo del Primo Ordine. Nel frattempo Rey sta completando il suo allenamento come cavaliere Jedi aiutata dal generale delle forze ribelli Leia Organa.

A oltre quarant’anni dall’inizio della saga fantascientifica ideata da George Lucas, prodromo per i Blockbuster dai settanta in poi, il regista J. J. Abrams pone fine alla terza trilogia dopo aver introdotto una nuova eroina, impersonata dalla ventisettenne Daisy Ridley, a incarnare il nuovo spirito Jedi e femminista a guardia di quella galassia lontana lontana solcata dalla musica di John Williams che fin dagli anni settanta ci ha offerto lo sguardo su un mondo in bilico fra la fantascienza e il fantasy in una continua serie di richiami alla storia e alla geopolitica.

Una galassia popolata anche questa volta da numerosi ritorni eccellenti provenienti da un passato remoto, difficile non riflettere sull’ultima prova di Carrie Fisher che scomparve alla fine delle riprese e sullo sguardo di Mark Hammill che ancora una volta indossa il mantello Jedi per dispensare consigli alla sua allieva Rey, esattamente come il suo mentore Obi – Wan fece oltre trent’anni or sono con lui.

Indiscusso merito di Abrams l’aver generato una serie che chiude i punti in sospeso risultando perfettamente circolare rispetto alle premesse stese fin dal settimo episodio (Star Wars: Il risveglio della Forza nda) portato sul grande schermo quattro anni or sono e chiosato a partire da metà dicembre in oltre due ore di combattimenti e rivelazioni che riportano alla radice della saga capostipite, ovvero puoi tentare di scappare al tuo destino ma alla fine nulla sfugge a quello che sei veramente.

La sceneggiatura del regista newyorkese fila veloce verso un finale che strizza l’occhio sia allo spirito della prima trilogia ma anche a possibili nuovi episodi, basti pensare che una nuova trilogia pare già abbozzata e sul conto della quale la Disney sta mantenendo al solito il più grande riserbo, oltre a due nuove serie tv pronte per scaldare i cuori di chi desidera rimanere legato indissolubilmente a caccia imperiali e cavalieri Jedi.
Finisce un’era e una saga si chiude, oggettivamente nel migliore dei modi pensabili, non escludiamo se ne possa aprire una nuova cresciuta su premesse altrettanto solide.

 
Panama Papers PDF Stampa
Drammatico1
Scritto da Chicco D'Aquino   
giovedì 26 dicembre 2019

Panama Papers (The Laundromat) USA 2019 Regia di: Steven Soderbergh Genere: Drammatico Durata: 95' Cast: Meryl Streep, Gary Oldman, Melissa Rauch, Jeffrey Wright, Alex Pettyfer.
Nelle sale dal: Netflix

Recensione di: Chicco D'Aquino Voto: 7
L'aggettivo ideale: Politicamente corretto...

Presentato all'ultima edizione del Festival di Venezia e subito girato su una delle piattaforme online più gettonate, Panamapanama_papers_1.jpg papers racconta di una comune cittadina americana (qui interpretata dalla straordinaria Meryl Streep) che si trova a far fronte ad un'inatteso e funesto evento in famiglia. Tenta di contattare la compagnia di assicurazione che avrebbe dovuto provvedere al risarcimento ma ben presto si accorge di aver di fronte un muro di gomma, silenzi, omertà.

E' il pretesto narrativo per disvelare la storia della Mossack Fonseca, studio legale panamense che curava fino al 2016 gli affari di svariati umanoidi d’alto bordo provenienti da tutte le parti del mondo, umanoidi che tramite MF fondavano società fittizie in regime di off-shore con particolari e vantaggiosissimi sgravi fiscali (la tanto decantata elusione fiscale che non è altro che evasione ben congegnata) risorse sottratte ai legittimi paesi.

Paesi che, sotto la stretta del debito,causato anche dal mancato introito di tasse legittime, hanno spesso dovuto rivedere al ribasso il loro Welfare, peggiorando la qualità della vita di milioni di cittadini e gettando nella miseria più assoluta il sempiterno terzo mondo.
Di tutto ciò il film fa menzione attraverso la surreale e didascalica presenza degli stessi Fonseca e Mossack rispettivamente agiti da Antonio Banderas e Gary Oldman, insuperabili nella loro toccante disumanità e nell'assoluta mancanza di etica, cinici in un mondo avido. In scena entrano altre storie, terribili, tutte contrassegnate da una cornice di rispettabilità farlocca, ma intrise di corruzione, malaffare, crimine.

Messaggio politico dirompente, film di denuncia e di critica sociale (ricordiamo che è tratto da Secrecy World:inside the Panama papers,illicit money,network and the global elite del giornalista finanziario Jake Bernstein) Panama papers è un raro esempio di cinema che un tempo fu militante e che ora approda sulla rete, sebbene sia circolato nelle sale statunitensi qualche settimana prima. Tranne che a Venezia in Italia non ha mai visto la luce nelle sale ed è un vero peccato. La scelta di riservare a un pubblico frammentato come quello casalingo è discutibile, sia per lo scarso impatto collettivo e sia per la riduttività dello scenario estetico che non sempre valorizza opere meritorie.

Al cinema l'impatto è sicuramente più coinvolgente, la soggettività dello spettatore si acutizza, ricevendo impulsi che coinvolgono, al di là dell'aspetto visivo anche e soprattutto la sfera cognitiva e morale. Inoltre c'è l'incontro, seppur fuggevole con l'altro, fatto di ipotetiche piccole insidie ma anche di altrettante piacevolezze. Vi è almeno un'abbozzo di sperimentazione sociale, di frequentazione dello sconosciuto, un' apertura al mondo.
A casa nel già noto, vi è dispersività dell'attenzione, il rapporto con la visione è mutuato dalla dimensionalità ristretta del contesto e come giganti sfoderiamo un senso di onnipotenza che sfida la magia del grande schermo. Il rischio è la fruizione inconsapevole di un'opera al pari di una buona merce confezionata. E come in ogni merce ben preparata è l'apparenza a dominare, svuotando di senso il contenuto della merce stessa. Una bella mela rossa, lucida, coltivata coi pesticidi.

 
I più grandi di tutti PDF Stampa
Commedia1
Scritto da Ciro Andreotti   
venerdì 20 dicembre 2019

I più grandi di tutti (I più grandi di tutti) USA 2011 Regia di: Carlo Virzì Genere: Commedia Durata: 100' Cast: Claudia Pandolfi, Alessandro Roja, Marco Cocci, Frankie Hi Nrg, Corrado Fortuna, Catherine Spaak, Claudia Potenza, Niccolò Belloni, Francesco Villa.
Nelle sale dal:
04/04/2012
Recensione di: Ciro Andreotti Voto: 7
L'aggettivo ideale: Agrodolce...

A metà degli anni novanta il gruppo rock dei Pluto era a un passo dallo sfondare, ma dissidi interni mai sopiti ne minaronoi_pi_grandi_di_tutti.jpg irrimediabilmente l’unità, portandoli allo scioglimento dopo una breve stagione di successi. A oltre quindici anni dall’ultimo concerto l’ex - batterista Loris Vanni riceve un messaggio email di un giornalista che desidera girare un documentario dedicato ai Pluto. Loris si mette immediatamente alla ricerca dei suoi ex colleghi. Film firmato dal fratello minore di Paolo Virzì, appassionato di musica e autore della scena rock Livornese, e che prende spunto dalle commedie a sfondo musicale, difficile non notare delle similitudini con the Blues Brothers, ricordo di una generazione che si è sballata ma che con il passare degli anni ha deciso di mettere chi la testa a posto, Sabrina e a suo modo Loris, e chi di smetterla di rincorrere un sogno difficile da realizzare, come Maurilio e Rino.

La strada percorsa da Loris, ex batterista disoccupato e con figlio a carico con il quale ha instaurato un rapporto più amicale che da genitore responsabile, va ben oltre un’intervista con un giornalista paraplegico e facoltoso che ai Pluto ha dedicato gambe e vita. Per gli altri membri della rock band più sgangherata di tutta la toscana e della scena underground, Virzì sceglie un vocalist con le fattezze di Marco Cocci, lanciato in passato dal fratello del regista, ma noto anche per essere egli stesso protagonista della scena underground.

Una bassista con le sembianze di Claudia Pandolfi che ha deciso di ricrearsi una vita rispettabile con un nuovo compagno, Francesco Villa del duo comico Ale e Franz, e per finire un chitarrista, Dario ‘K’ Cappanera, impegnato da sempre nel mondo metal, che ha abdicato alla sua bravura per entrare sommessamente in fabbrica. Fra finte interviste e interventi di vere rock star che impersonano loro stesse. Ricordi che fanno riaffiorare iniziali ruggini e una sala prove che denuncia come il tempo possa passare anche per ‘i più grandi di tutti’, come affermato dal giornalista Ludovico Reviglio, impersonato da Corrado Fortuna.

A film ultimato, lanciato anche da un EP composto da cinque pezzi punk rock firmati ed eseguiti dallo stesso Virzì, il risultato che si ammira è una commedia on the road dal finale agrodolce incentrata sul senso della vita e su come questa possa cambiarti con il passare del tempo. Su come i tuoi sogni di ventenne spesso non collimino con quello che ti attende in età adulta e su come certe amicizie possano segnarti irrimediabilmente non passando mai del tutto inosservate.

 
<< Inizio < Prec. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Pross. > Fine >>

Risultati 82 - 90 di 4744

 

Ultime Recensioni...
Il giorno sbagliato
Quando l'amore brucia l'anima. Walk The Line
7 ore per farti innamorare
Donnie Brasco
La forma dell'acqua - The Shape of Water
Re per una notte
Il re di Staten Island
La casa dalle finestre che ridono
È per il tuo bene
La gente che sta bene
Festival
Il primo Natale
Odio l'estate
Empire State
La ragazza che sapeva troppo
The vast of night
Dark Places. Nei luoghi oscuri
Honey boy
I miserabili
Quadrophenia
Parasite
La dea fortuna
Bombshell. La voce dello scandalo
D.N.A. decisamente non adatti
The gambler
Runner, runner
Il fuoco della vendetta
Death sentence – sentenza di morte
L’uomo invisibile
La Notte ha Divorato il Mondo
Ora non ricordo il nome
Cattive acque
Animali notturni
Rosso mille miglia
Gioco d'amore
All eyez on me
Gli anni più belli
Lontano lontano
L'uomo dei sogni
Rocketman
RICERCA AVANZATA
feed_logo.png twitter_logo.png facebook_logo.png instagram.jpeg
paypal-donazione.png
Ultimi Articoli inseriti
Il Cinema Asiatico
Gli articolii più letti
Archivio per genere