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Panama Papers PDF Stampa
Drammatico1
Scritto da Ciro Andreotti   
mercoledì 20 novembre 2019

Panama Papers (The Laundromat) USA 2019 Regia di: Steven Soderbergh Genere: Drammatico Durata: 95' Cast: Meryl Streep, Gary Oldman, Melissa Rauch, Jeffrey Wright, Alex Pettyfer.
Nelle sale dal: Piattaforma Netflix a partire dal 18 ottobre 2019

Recensione di: Ciro Andreotti Voto: 7
L'aggettivo ideale: Corposo...

Joe, un pensionato in vacanza con sua moglie Ellen, rimane vittima dell’affondamento della nave da turismo sulla quale stannopanama_papers_1.jpg viaggiando. Per il decesso Ellen viene risarcita con un premio assicurativo molto inferiore a quello atteso e per questo decide d’iniziare a investigare arrivando a scoprire che la sua è solo una delle molte truffe legate alla medesima compagnia.
“Non vasione - assolutamente vietata per legge - ma elusione” con questo sofismo mascherato da mantra riuscirete ad entrare nelle grazie di due avvocati soci e fondatori dello studio legale Mossack Fonseca, specializzato in apertura e intestazione di aziende offshore nei più lontani paradisi fiscali, dispersi in atolli caraibici o in angoli ignoti anche a chi vi abita.

Fin qui la pellicola di Steven Soderbergh, liberamente basata sul romanzo di denuncia scritto da Jack Bernstein, creata in occasione del festival di Venezia e da subito disponibile per il pubblico di Netflix, parrebbe non aggiungere nulla di nuovo rispetto a un qualunque documentario nato per esplorare uno degli scandali economici degli anni ’10.

La declinazione con la quale però lo storico amico di George Clooney decide di affrontare l’argomento è singolare perché posta su due piani narrativi.
Il primo ai margini del surreale, con i due avvocati, impersonati da Gary Oldman e Antonio Banderas, che raccontano cosa inizialmente unisse economicamente i popoli della terra, ovvero il semplice baratto, per poi lentamente, e grazie a ragionamenti successivi, giungere alla creazione di società atte a creare vantaggi economici per clienti non necessariamente facoltosi e dai quali i due si smarcherebbero prontamente qualora percepissero puzza di bruciato.

Dall’altro, il lato più umano e personale, impersonato da una donna tenace (Maryl Streep) desiderosa di capire come sia possibile che la vita di suo marito Joe, l’ottimo James Cromwell, potesse valere così poco. Nel mezzo molti esempi d’investitori consigliati e caduti nelle mani della coppia di avvocati. A fine film il ritratto che si evince dell’accaduto è sicuramente più chiaro, in un eterno bilico fra commedia e dramma, in cui ogni membro del cast fornisce un contributo essenziale, con una precisa menzione alla coppia Oldman, Banderas.

 
Questione di Karma PDF Stampa
Commedia1
Scritto da Ciro Andreotti   
lunedì 11 novembre 2019

Questione di Karma (Questione di Karma) Italia 2019 Regia di: Edoardo Falcone Genere: Commedia Durata: 90' Cast: Fabio De Luigi, Stefania Sandrelli, Eros Pagni, Elio Germano, Isabella Ragonese, Corrado Solari, Massimo De Lorenzo, Philippe Leroy.
Nelle sale dal:
09/03/2019
Recensione di: Ciro Andreotti Voto: 6,5
L'aggettivo ideale: Riflessivo...

Giacomo Antonelli, figlio eccentrico di una famiglia d’industriali è da sempre stato segnato dal suicidio del padre. L’incontro con il questione_di_karma.jpgfilosofo ed esoterista Ludovic Stern lo spinge a credere che il padre si sia reincarnato in Mario Pitagora, un truffatore che vive di espedienti.

La vita di un ‘bamboccione’ dei nostri tempi, facoltoso, colto e al tempo stesso legato al ricordo del padre, mal si sposa con la vita di una famiglia d’industriali ma al contrario si affianca alla perfezione con la seconda opera di Edoardo Falcone che dopo Se Dio Vuole - per il quale oltreoceano stanno già approntando un remake firmato da Bryan Singer - firma una nuova commedia ancora una volta vicina a temi ultraterreni.
Perché se nella precedente pellicola si parlava di fede e come questa possa cambiarti la vita, questa volta si tratta il tema complicato dell’elaborazione del lutto visto attraverso lo sguardo di un uomo mai veramente cresciuto, maggiormente interessato ai suoi studi e passioni e molto meno alla vita di una famiglia pragmatica di capitani d’industria, in cui spiccano una madre casalinga, mantenuta e altrettanto svampita, un nuovo marito che ha preso le redini dell’azienda e una sorellastra che in azienda lavora in qualità di dirigente.

Fabio De Luigi porta in scena un personaggio calmo, serafico, e anche tormentato, una sorta di Forrest Gump studioso e contemplativo ma altrettanto incapace di abbandonare definitivamente il ricordo del padre che si getta dalla finestra del suo studio.

Dall’altro lato il Mario Pitagora dipinto da Elio Germano è quanto di più pragmatico e esiziale ci possa essere, incapace di gestire, esattamente come Giacomo, una vita tranquilla, perché sempre braccato da usurai e da una moglie con la quale ormai è ai ferri corti.
L’amicizia che si creerà tra i due, fra il prevedibile sconforto della famiglia di Giacomo, costituita da Stefania Sandrelli, Isabella Ragonese e Eros Pagni, e quella di Mario, in cui spicca Daniela Virgilio, nel ruolo della moglie, porterà i due a cambiarsi reciprocamente permettendo a Falcone di firmare una nuova pellicola che si discosta da quelle alle quali siamo abituati, dove la risata pare quasi sempre essere un obbligo irrinunciabile, sostituendola invece con una sana riflessione.

 
L'uomo del Labirinto PDF Stampa
Thriller1
Scritto da Ciro Andreotti   
lunedì 11 novembre 2019

L'uomo del Labirinto (L'uomo del Labirinto) Italia 2019 Regia di: Donato Carrisi Genere: Thriller Durata: 130' Cast: Valentina Bellè, Dustin Hoffmann, Toni Servillo, Vinicio Marchioni, Caterina Shula, Filippo Dini, Orlando Cinque, Sergio Grossini, Carla Cassola, Sergio Leone, Marta Richeldi, Stefano Rossi Giordani, Riccardo Cicogna, Diego Facciotti, Luis Gnecco.
Nelle sale dal:
30/10/2019
Recensione di: Ciro Andreotti Voto: 6,5
L'aggettivo ideale: Minimalista...

La ventisettenne Samantha Andretti si risveglia in una camera d’ospedale alla presenza del dottor Green, un profiler che assieme aluomo_del_labirinto.jpg lei vuole scoprire chi l’abbia rapita quindici anni prima.
Allo stesso caso lavora anche Bruno Genko, detective privato esperto in recupero crediti, al quale quindici anni prima si rivolsero i membri della famiglia Andretti alla ricerca di un aiuto per ritrovare la ragazza.

L’ultima pellicola diretta da Donato Carrisi, la seconda tratta dai suoi libri e ricalcata esattamente sulle pagine del romanzo omonimo datato 2017, c’immerge nuovamente in un ‘non luogo’ esaltato dalla presenza di nomi anglofoni, ma con ambientazioni di casa nostra, in perfetto bilico fra i fumetti di Frank Miller e un paesaggio metropolitano simile alla Gotham City de Il cavaliere oscuro.

Una città nella quale una perenne oscurità e fondali color pastello danno alla pellicola le sembianze di un quadro a metà fra lo stile impressionista e il mondo dei fumetti, con la campagna che s’immerge con estrema facilità fra le pieghe di palazzi avvolti in un caldo opprimente che non vuol dare la minima tregua ai suoi abitanti e fra i quali si muove Bruno Genko, un detective privato arrivato al capolinea e con una spada di Damocle che lo sovrasta che viene descritta come si trattasse di una barzelletta – “ho due mesi di vita e lo so da due mesi” – ad impersonarlo nuovamente, come nella precedente pellicola di Carrisi, Toni Servillo che questa volta gioca però nella squadra dei buoni, o quasi, e che duetta con la solita maestria con Dustin Hoffman, nel ruolo di un profiler specializzato nell’esplorazione della mente delle vittime, ovvero il solo luogo dove un maniaco non possa nascondersi. Hoffman, per cui Carrisi ha pensato e scritto il personaggio del dottor Green, torna sulle scene quasi a sorpresa donando il suo volto rassicurante e la sua capacità mimetica a un uomo calmo e confortante al cospetto di una sopravvissuta - Valentina Bellè, che come un’abile tennista rimanda ogni palla al suo interlocutore – prevedibilmente agitata e vittima di allucinazioni.

Un giallo minimalista dove al piano psicologico, dato da una stanza spoglia in cui gli scambi di battute si susseguono con continui colpi di scena, si alterna quello maggiormente fisico, in cui le indagini di un detective degno di Philippe Marlowe e che per tutta la vita ha tirato a campare trovano il loro senso compiuto in un ultimo afflato di dignità. Se con La ragazza della nebbia Carrisi aveva dimostrato di sapersi muovere su entrambi i piani narrativi, cinematografico e letterario, ancora una volta riesce ad appropriarsi della settima arte per replicare su celluloide uno dei suoi successi. Uniche pecche nuovamente l’eccesso di colpi di scena troppo ridondanti e il desiderio narcisista di autocelebrarsi.

 
Il sindaco del Rione sanità PDF Stampa
Drammatico1
Scritto da Ciro Andreotti   
mercoledì 06 novembre 2019

Il sindaco del Rione sanità (Il sindaco del Rione sanità) Italia 2019 Regia di: Mario Martone Genere: Drammatico Durata: 115' Cast: Francesco Di Leva, Massimiliano Gallo, Roberto De Francesco, Adriano Pantaleo, Daniele Ioia, Giuseppe Gaudino, Gennaro Di Colandrea, Lucienne Perreca, Salvatore Presutto, Viviana Cangiano, Ralph P, Armando De Giulio, Morena Di Leva.
Nelle sale dal:
30/09/2019
Recensione di: Ciro Andreotti Voto: 7,5
L'aggettivo ideale: Moderno...

Antonio Barracano è definito “sindaco” perché riesce a vegliare sul Rione Sanità assieme al suo amico medico Fabio Dellail_sindaco_del_rione_sanit.jpg Ragione. Vi riesce con la capacità innata di chi sa distinguere tra carogne e brave persone e quando Rafiluccio, figlio del fornaio, gli si rivolge per comunicargli che sta per uccidere suo padre, Antonio decide d’intervenire per evitare che possa avvenire una tragedia della quale è certo che l’uomo se ne pentirebbe amaramente.

Da Morte di un Matematico Napoletano, pellicola del 1991 dedicata alla figura dello scienziato Renato Caccioppoli, fino all’approdo del rione del titolo, divenuto famoso per aver dato i natali al principe De Curtis, e già raccontato a teatro da Eduardo e in seguito al cinema da Ugo Giordani, con Anthony Quinn nel ruolo del criminale al quale rivolgersi per risolvere e governare con imparzialità.

È questo l’excursus di un regista – Martone - principalmente legato al mondo del teatro e in seguito approdato al cinema sempre per narrare, o quasi, la propria Napoli, perennemente in bilico fra afflati di camorra e screzi che potrebbero costarti la vita.
Fra le sue mani l’opera firmata da De Filippo diventa un mix ben congegnato di speranza e onore, critica sociale di uno stato assente al quale ci si sostituisce con mezzi di fortuna e con le armi a propria disposizione. Il risultato finale si potrebbe sbrigativamente scambiare come un oltraggio su celluloide riadattato ai tempi di Gomorra ma oltre questo c’è di più.

C’è la modernità di un linguaggio differente perché traslato sul grande schermo, ma al tempo stesso uguale, perché l’opera di Eduardo è stata integralmente preservata e modificata solo sulle ultime curve per donare una speranza che al grande drammaturgo scomparso negli ‘80 mancò. Al tempo stesso il cast funziona come un orologio, la colonna sonora firmata da Ralph P colpisce nel bersaglio, la Napoli livida e notturna aggiunge alla pellicola quel tocco di freddezza che non guasta e la trama avvince pur non essendo nuova e il finale arriva quando meno lo si vorrebbe incontrare.
Piacevole rivisitazione a distanza di quasi sessant’anni di un classico del teatro a dimostrazione che forse quello che doveva essere narrato era già stato ampiamente detto, o quasi.

 
Il grande salto PDF Stampa
Commedia1
Scritto da Ciro Andreotti   
domenica 27 ottobre 2019

Il grande salto (Il grande salto) Italia 2019 Regia di: Giorgio Tirabassi Genere: Commedia Durata: 94' Cast: Giorgio Tirabassi, Ricky Memphis, Roberta Mattei, Paola Tiziana Cruciani, Salvatore Striano, Liz Solari, Marco Giallini, Mastandrea; Lillo, Gianfelice Imparato.
Nelle sale dal:
13/06/2019
Recensione di: Ciro Andreotti Voto: 5
L'aggettivo ideale: Debole...

Nello e Ruffetto sono due criminali e amici inseparabili ma anche perennemente perseguitati da un destino che pare non dar loroil_grande_salto.jpg vie d’uscita. Ruffetto vive a casa dei suoceri con la moglie Anna e il figlio di otto anni. Nello frequenta la casa dell’amico e nel corso delle loro giornate i due iniziano a progettare quell colpo che potrebbe finalmente risolvere tutti i loro problemi.

Il grande salto anelato dai due protagonisti non viene spiccato nè nella pellicola ma nemmeno a visione ultimata di un film che lascia con un forte senso di amaro in bocca per via dell’occasione sprecata.
Tirabassi, cresciuto alla corte di Proietti, così come la suocera Paola Tiziana Cruciani, attore di teatro e di serie TV di successo, caratterista romano, esattamente come il suo sodale Ricky Memphis, entrambi con una forte carica empatica con il loro pubblico, non riesce in questa sua prima prova, pur sempre impreziosita dall’ultima sceneggiatura scitta a sei mani con il compianto Mattia Torre, a firmare una pellicola che si ricordi nonostante il tentativo di rinverdire a suo modo i fasti del neorealismo, del cinema di periferia e degli eterni sconfitti di Pasolini o quello più da commedia agrodolce alla Soliti Ignoti di Monicelliana memoria.

Il tutto virato in salsa slapstick, con la sfortuna che sotto varie vesti perseguita i due protagonisti fino ad arrivare a scene ai margini dell’assurdo.
Peccato perchè la coppia Tirabassi e Memphis già ampiamente vista in Distretto di Polizia, e pur passando dall’altra parte della barricata (da guardie a ladri sfortunati) funzionerebbe ampiamente ma al di là di qualche flebile risata e di camei piacevoli e gentilmente concessi da Marco Giallini, Valerio Mastandrea e Lillo la stessa sceneggiatura risulta alla fine debole e il risultato finale senza capo nè coda.

 
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