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I più grandi di tutti PDF Stampa
Commedia1
Scritto da Ciro Andreotti   
venerdì 20 dicembre 2019

I più grandi di tutti (I più grandi di tutti) USA 2011 Regia di: Carlo Virzì Genere: Commedia Durata: 100' Cast: Claudia Pandolfi, Alessandro Roja, Marco Cocci, Frankie Hi Nrg, Corrado Fortuna, Catherine Spaak, Claudia Potenza, Niccolò Belloni, Francesco Villa.
Nelle sale dal:
04/04/2012
Recensione di: Ciro Andreotti Voto: 7
L'aggettivo ideale: Agrodolce...

A metà degli anni novanta il gruppo rock dei Pluto era a un passo dallo sfondare, ma dissidi interni mai sopiti ne minaronoi_pi_grandi_di_tutti.jpg irrimediabilmente l’unità, portandoli allo scioglimento dopo una breve stagione di successi. A oltre quindici anni dall’ultimo concerto l’ex - batterista Loris Vanni riceve un messaggio email di un giornalista che desidera girare un documentario dedicato ai Pluto. Loris si mette immediatamente alla ricerca dei suoi ex colleghi. Film firmato dal fratello minore di Paolo Virzì, appassionato di musica e autore della scena rock Livornese, e che prende spunto dalle commedie a sfondo musicale, difficile non notare delle similitudini con the Blues Brothers, ricordo di una generazione che si è sballata ma che con il passare degli anni ha deciso di mettere chi la testa a posto, Sabrina e a suo modo Loris, e chi di smetterla di rincorrere un sogno difficile da realizzare, come Maurilio e Rino.

La strada percorsa da Loris, ex batterista disoccupato e con figlio a carico con il quale ha instaurato un rapporto più amicale che da genitore responsabile, va ben oltre un’intervista con un giornalista paraplegico e facoltoso che ai Pluto ha dedicato gambe e vita. Per gli altri membri della rock band più sgangherata di tutta la toscana e della scena underground, Virzì sceglie un vocalist con le fattezze di Marco Cocci, lanciato in passato dal fratello del regista, ma noto anche per essere egli stesso protagonista della scena underground.

Una bassista con le sembianze di Claudia Pandolfi che ha deciso di ricrearsi una vita rispettabile con un nuovo compagno, Francesco Villa del duo comico Ale e Franz, e per finire un chitarrista, Dario ‘K’ Cappanera, impegnato da sempre nel mondo metal, che ha abdicato alla sua bravura per entrare sommessamente in fabbrica. Fra finte interviste e interventi di vere rock star che impersonano loro stesse. Ricordi che fanno riaffiorare iniziali ruggini e una sala prove che denuncia come il tempo possa passare anche per ‘i più grandi di tutti’, come affermato dal giornalista Ludovico Reviglio, impersonato da Corrado Fortuna.

A film ultimato, lanciato anche da un EP composto da cinque pezzi punk rock firmati ed eseguiti dallo stesso Virzì, il risultato che si ammira è una commedia on the road dal finale agrodolce incentrata sul senso della vita e su come questa possa cambiarti con il passare del tempo. Su come i tuoi sogni di ventenne spesso non collimino con quello che ti attende in età adulta e su come certe amicizie possano segnarti irrimediabilmente non passando mai del tutto inosservate.

 
The irishman PDF Stampa
Drammatico1
Scritto da Ciro Andreotti   
giovedì 12 dicembre 2019

The irishman (The irishman) USA 2019 Regia di: Martin Scrosese Genere: Drammatico Durata: 209' Cast: Joe Pesci, Robert De Niro, Al Pacino, Bobby Cannavale, Harvey Keitel, Ray Romano, Stephen Graham, Jesse Plemons.
Nelle sale dal:
04/11/2019
Recensione di: Ciro Andreotti Voto: 6
L'aggettivo ideale: Routine...

Tra le mani di Martin Scorsese l’esistenza di un anziano malavitoso ridotto su una sedia a rotelle a trascorrere i suoi ultimi anni inthe-irishman-netflix.jpg una casa di cura, diventa storia di una generazione cresciuta tra i sibili dei proiettili della seconda guerra mondiale ma anche pronta a rimboccarsi le maniche a conflitto ultimato. Frank Sheeran, guardaspalle di Jimmy Hoffa, Líder Máximo del sindacato autotrasportatori e suo amico fraterno, diviene fonte d’ispirazione per narrare l’ennesima storia di un’Altra America, una nazione piena di contraddizioni e di slanci di apparente generosità come quella che contraddistingue Russ Bufalino, boss mafioso amico dello stesso Frank, originario della provincia di Catania e assurto a protettore di coloro che a lui si rivolgevano sapendo di trovare quelle risposte che la giustizia non gli poteva fornire.

Un acceleratore burocratico da pagare a caro prezzo, un uomo dal quale prendere le distanze e al tempo stesso da cercare di farsi amico.
La vita e le parole dell’Irlandese del titolo, soprannome dello stesso Sheeran, sono usate in soggettiva esattamente come quelle che a suo tempo impiegò Ray Liotta per descrivere cosa significasse essere un ‘bravo ragazzo’ nella metà dei ‘50 e di lì a seguire.

La pellicola di Scorsese aggiunge la solita costruzione di ambiente e di dialoghi ai limiti della perfezione. De Niro e Pacino, coadiuvati da Joe Pesci, riesumato per l’occasione, e nei rispettivi ruoli di Sheeran, Hoffa e Bufalino sciorinano le solite prove che non aggiungono però nulla a quanto di eccezionale avevano già in passato saputo mostrarci. Altrettanto preziosa e rara la colonna sonora composta da molte hit e pezzi minori provenienti dagli ultimi 50 anni di musica d’oltreoceano.
Scorsese dirige con la solita maestria affondando le mani in una sostanza che ben conosce ma senza i medesimi lampi di genio che in passato lo avevano portato a creare indimenticati capolavori all’ombra del crimine.

 
The report PDF Stampa
Thriller1
Scritto da Ciro Andreotti   
giovedì 12 dicembre 2019

The report (The report) USA 2019 Regia di: Scott Z. Burns Genere: Thriller Durata: 118' Cast:Adam Driver, Micheal C. Hall, Annette Bening, Corey Stall, Matthew Rhys, Jon Ham, Maura Tierney .
Nelle sale dal:
18/11/2019
Recensione di: Ciro Andreotti Voto: 6,5
L'aggettivo ideale: Attuale...

Daniel Jones, un giovane diplomatico alle dipendenze della CIA, inizia a redigere un rapporto riguardante le modalitàthe_report.jpg d’interrogatorio dei prigionieri a seguito dell’attentato dell’11 settembre. Il rapporto non viene però apprezzato dalle alte sfere del governo che cercheranno di fare di tutto per insabbiarne la pubblicazione.

The Torture Report, titolo originale della pellicola diretta da Scott Z. Burns la dice lunga sul contenuto di quest’ultima e sul nuovo caso che il regista e co – sceneggiatore di Panama Papers, ha voluto scoperchiare.
Ancora una volta Burns desidera trattare uno dei casi che in passato hanno gettato discredito sul ruolo che spesso gli States si trovano a ricoprire nello scacchiere geopolitico mondiale, mascherando la denuncia che trasuda da ogni particella della film che ha in Adam Driver il protagonista assoluto, in un ruolo che lo ancora saldamente a terra gettandolo definitivamente nell’empireo dei migliori talenti in circolazione e non più solamente come una valida promessa in rampa di lancio.

Driver impersona il ruolo di un all american boy idealista e volenteroso, che al secondo giorno di college ha per sua stessa ammissione cambiato il corso dei propri studi perché due aerei dirottati si schiantarono contro le twin towers.
La presa di coscienza è però inevitabilmente dietro l’angolo e se nel caso di Snowden di Oliver Stone, era il richiamo al desiderio di privacy quello che muoveva l’ingegnere informatico impersonato da Joeseph Gordon – Levitt, questa volta è il desiderio di gettare in pasto al mondo intero le torture mascherate da interrogatori che la CIA, molto prima di Abu Ghraib, perpetrò ai danni di prigionieri non necessariamente colpevoli.

Per tutto il corso di una pellicola di denuncia dotata di una sceneggiatura complessa ed essenziale, Daniel si troverà sempre a domandarsi se sia corretto quello che sta facendo, sempre a un passo dall’insabbiamento, sempre braccato e con lo spettro, proprio come nel caso di Ed Snowden, di essere tacciato di alto tradimento.
Un cast stellare, la cui peculiarità è l’essere composto per buona parte da attori di serie televisive, a dimostrazione che ormai queste non sono certo le parenti povere del grande schermo, aggiungono a una pellicola che pare direttamente uscita dai ‘70ies un tocco di attualità che non guasta minimamente.

 
Suits (Ottava Stagione) (dvd) PDF Stampa
Drammatico
Scritto da Francesca Caruso   
sabato 07 dicembre 2019

Titolo: Suits (Ottava Stagione)
Titolo originale: Suits (Season 8)
Caratteristiche del dvd in vendita dal 05 Novembre 2019.

Film
La Universal Pictures ha rilasciato l’ottava stagione di “Suits”. I contenuti speciali inseriti rendono questo ottavosuits_8.cover.jpg cofanetto ancora più imperdibile. Se, dopo l’addio di Mike Ross ad Harvey Specter, in molti hanno pensato che la forza di questa serie si sarebbe dimezzata, non ha fatto i conti con il carattere prorompente di Louis Litt e la sua innata ilarità. Tra tutti, l’episodio dal titolo “Rocky 8” è sicuramente uno tra i più divertenti (si raggiunge l’apice).
In questa ottava serie Harvey e Louis dovranno vedersela con il nuovo socio Robert Zane e il suo braccio destro Samantha Wheeler, avvocato, quest’ultima, dai tratti simili ad Harvey nell’aggirare gli ostacoli e raggiungere i propri obiettivi, muovendosi spesso nella zona grigia.
Non mancheranno battaglie ai vertici, clienti da tenere a bada e vecchi rancori da parte di nemici che non si danno ancora per vinti nel voler annientare Harvey. Agli appassionati della coppia di amici dalla lealtà, fiducia e affetto l’uno per l’altro inossidabili, come lo sono stati Harvey Specter e Mike Ross per 7 stagioni, le prime puntate sono di assestamento “emotivo”. È un peccato che questa ottava stagione e la nona, quella finale, non abbia permesso allo spettatore di potersi godere una delle coppie più belle e meglio scritte degli ultimi anni. L’ideatore e sceneggiatore (di numerosi episodi) Aaron Korsh ha saputo tratteggiare dei personaggi (i 6 principali per l’esattezza) che funzionano magistralmente insieme, ecco perché di tanto in tanto manca la presenza degli assenti, nonostante l’ottimo lavoro fatto dal personaggio di Harvey, Louis e Donna. Detto ciò, tuttavia, è proprio grazie alle storie che sono state scritte per loro, che l’interesse e il coinvolgimento si mantiene vivo e pieno di dinamismo in questi 16 episodi.
La Suits Family, a cui lo spettatore è affezionata e della quale non può fare a meno, è viva e vegeta ed è pronta a regalare ancora un sacco di colpi di scena, di emozioni e di risate, per non parlare dei modi atipici di comportarsi di ciascun personaggio e delle qualità peculiari che da sempre li contraddistinguono.
Se la nona stagione sarà purtroppo quella dell’addio a milioni di fan – negli USA l’ultima puntata è andata in onda il 25 settembre 2019 – questa ottava stagione, nell’attesa, si può gustare comodamente a casa, non la si può lasciare sugli scaffali dei negozi o degli store online, ma avere nella propria collezione. Buona visione!!

Video
Il cofanetto dvd di “Suits 8”, che contiene tutti i 16 episodi della stagione su quattro dischi, è prodotto e distribuito dalla Universal Pictures Home Entertainment e viene presentato nel formato anamorfico 1.78:1.
La fotografia conferma il suo alto livello. L’effetto giorno è perfettamente naturale, come pure l’illuminazione degli interni tanto in notturna quanto in diurna. Ben illuminato l’incarnato dei volti. La durata complessiva dei 16 episodi è poco più di 11 ore. Il cofanetto è confezionato in un’Amaray trasparente e possiede un Artwork interno, in cui è presente Harvey e la sinossi di ciascun episodio.

Audio
Il comparto audio di questa ottava stagione di “Suits” è soddisfacente: possiede il Dolby Digital 5.1 per l’Italiano, per l’Inglese e per il Tedesco, ed è provvisto dei sottotitoli nelle tre lingue citate. I dialoghi sono puliti e ben calibrati, gli effetti sonori e ambientali sono resi adeguatamente rispetto a ogni scena. La colonna sonora scelta per questa stagione rispetta il tono della narrazione. Il numero delle canzoni o parti di brani musicali per ciascun episodio è ridotto allo stretto necessario, forse troppo stretto per come ci ha abituato la Suits Family nelle stagioni precedenti. Il doppiaggio italiano è impeccabile, come per tutte le precedenti stagioni di “Suits”.

Extra
Questo ottavo cofanetto regala ai fan e agli spettatori tutti dei succosi contenuti speciali, quali le Gag Reel e le scene eliminate. Da vedere prima o dopo la visione della serie, questo sta a voi deciderlo, a seconda se si vuole sbirciare qual cosina prima di immergersi nella storia o lasciarseli per dopo.

Francesca Caruso
 
Motherless Brooklyn - I segreti di una città PDF Stampa
Thriller1
Scritto da Ciro Andreotti   
giovedì 05 dicembre 2019

Motherless Brooklyn - I segreti di una città (Motherless Brooklyn) USA 2019 Regia di: Edward Norton Genere: Thriller Durata: 145' Cast: Edward Norton, Bruce Willis, Bobby Cannavale, Gugu Mbatha-Raw, Dallas Roberts, Leslie Mann, Willem Dafoe, Alec Baldwin, Cherry Jones, Fisher Stvens.
Nelle sale dal:
07/11/2019
Recensione di: Ciro Andreotti Voto: 6
L'aggettivo ideale: Altalenante...

Frank Minna, proprietario di un’agenzia investigativa, muore assassinato in presenza di Lionel, un suo dipendente e amico fraterno,motherless_brooklyn_i_segreti_di_una_citt.jpg pesantemente afflitto dalla sindrome di Tourette ma che al tempo stesso è dotato di una mentalità brillante capace di portarlo alla soluzione di qualunque caso. Desideroso di scoprire chi abbia ucciso Frank, Lionel inizia a muoversi in presenza di pochi indizi che lentamente lo faranno avvicinare ai vertici politici della città.

La New York degli anni ’50 è ricostruita alla perfezione nelle mani di scenografi e direttori della fotografia al servizio di Ed Norton, alla sua seconda prova in cabina di regia e a diciannove anni di distanza dal precedente film, in quel caso si parlava di una commedia romantica nella quale impersonava un prete in chiara crisi mistica, mentre in questo caso per il poliedrico Norton significa un salto indietro nel tempo (siamo a metà dei ‘50ies) per immedesimarsi in un uomo problematico e orfano, legato in modo viscerale al suo capo e mentore, afflitto da problemi fisici dettati da una sindrome che lo rende simile, causa una memoria fotografica e un acume da fuori classe, al Raymond Babbitt di Rain Man, ma senza un Tom Cruise a caso al proprio fianco.

Norton mette mano al romanzo fiume di Jonathan Lethem, predecessore de La Fortezza della Solitudine che lo ha reso famoso a livello mondiale, rendendo un omaggio a tre dimensioni sia alla Grande Mela sia al genere Hard Boiled tanto caro ai film polizieschi e di azione proprio dei ’50 e con una palese strizzata di occhi a Chinatown.
Il risultato finale è però ben distante dal film di Roman Polansky.
Pur riuscendo a rapire lo spettatore con una prova interpretativa maiuscola e che già in passato, nel ruolo di un disabile, lo aveva portato a un passo dall’Oscar, Norton in cabina di regia non riesce a graffiare fino in fondo.

A causa di una città che si fatica a inquadrare nel periodo storico di appartenenza e non certo per demeriti di una ricostruzione certosina ma causa dialoghi e situazioni che non appartengono di certo al 1954. Una pellicola che tiene comunque con il fiato sospeso sino alle ultime incollature, che fa riflettere e specchiare l’America di oggi in quella di ieri ma che comunque non convince appieno.

 
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