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Re per una notte PDF Stampa
Commedia1
Scritto da Mirko Trincat   
giovedì 03 settembre 2020

Re per una notte (The King of Comedy) USA 1983 Regia di: Martin Scorsese Genere: Commedia Durata: 109' Cast: Robert De Niro, Rupert Pupkin, Jerry Lewis, Jerry Langford, Diahnne Abbott, Rita Keane, Sandra Bernhard, Masha, Shelley Hack, Cathy Long, Ed Herlihy.
Nelle sale dal:
1984
Recensione di: Mirko Trincato Voto: 8
L'aggettivo ideale: Notevole...

La pellicola narra le vicende di Rupert Pumpkin,aspirante comico,che cercherà di parlare in tutti i modi con Jerry, il presentatore di un famoso show.reperunanotte1.jpg
La pellicola vanta della regia di Martin Scorsese , nel cast troviamo Robert De Niro nei panni di Rupert Pumpkin e Jerry Lewis nei panni del presentatore Jerry Langford. Jerry è un adulatore delle masse,un uomo ricco e fortunato e molto seguito dal pubblico;si dovrà scontrare contro l'invadenza sconfinata dei suoi ammiratori.

 

Tra la folla riesce ad intrufolarsi nella macchina di Jerry e gli fa capire che sarebbe stato pronto per fare il comico direttamente nel suo show.
Lo lascia con la promessa che ascolterà il master di un suo monologo.
Da lì parte un viaggio che disorienta lo spettatore,un alterazione dello scenario e della razionalità, dove Scorsese ne raffigura il tutto con estrema maestria.

Rupert immagina cose che non esistono e sopratutto ne frutta delle convinzioni; cosa assai peggiore. Cosa è disposto a fare per ottenere il tanto agognato successo?

 

La pellicola vive di uno spaccato. Nella prima parte, troviamo la voglia del protagonista nel riuscire ad avverare il proprio sogno. Mentre nella seconda parte della pellicola,troviamo un Rupert folle,assai comico, ma illuso da un mondo che non girava dalla sua parte. Il tempo scandisce la trepida attesa e Rupert con la sua squilibrata follia si prende gioco di tutti, ma anche di sé stesso.

Abbiamo qui un De Niro straordinario,dove con il suo inesauribile talento, tira fuori una delle miglior interpretazioni della sua splendida carriera.

Ci troviamo di fronte ad una delle pellicole più riuscite del regista Martin Scorsese, alla fine ne sono tutte

 
Il re di Staten Island PDF Stampa
Commedia1
Scritto da Ciro Andreotti   
martedì 25 agosto 2020

Il re di Staten Island (The King of Staten Island) USA 2020 Regia di: Judd Apatow Genere: Commedia Durata: 130' Cast: Maude Apatow, Marisa Tomei, Bel Powley, Pamela Adlon, Steve Buscemi, Pete Davidson, Bill Burr, Domenick Lombardozzi.
Nelle sale dal:
30/07/2020
Recensione di: Ciro Andreotti Voto: 6
L'aggettivo ideale: Catartico...

Scott è un ventiquattrenne appassionato di tatuaggi che abita a Staten Island assieme a sua madre Margie, vedova ormai dail_re_di_staten_island.jpg diciassette anni, e a sua sorella Claire, prossima alla partenza per il college. Quando Margie inizierà a frequentare un uomo che come il padre svolge la professione di vigile del fuoco, la vita di Scott subirà un brusco contraccolpo.

L’immaturità e gli atteggiamenti con i quali il ventiquattrenne Scott Carlin affronta gli impegni della vita sono i medesimi che colpirono il giovane comico Pete Davidson a partire dai suoi otto anni, ovvero quando il padre, vigile del fuoco in servizio alla caserma di Staten Island, scomparve nel crollo delle twin towers. Prendendo il là da questa vicenda il cinquantatreenne Judd Apatow, regista trasversale ed esistenzialista, sue le pellicole 40 anni vergine e Un disastro di ragazza, confeziona una nuova catarsi narrativa all’ombra della Grande Mela.

Una catarsi figlia del tempo che passa senza che le sbandate della vita di un giovane uomo, incarnate sotto forma di un nuovo uomo nella vita della madre e di una sorella che lo sta lasciando per frequentare il college, possano scuoterlo fino a farlo crescere.

Pete Davidson, deus ex machina di una pellicola dedicata al padre Scott, offre trasporto personale e battute per un personaggio cucito sulla sua esperienza e al quale Marisa Tomei aggiunge una figura materna comprensiva e protettiva dalla quale il giovane non vorrebbe staccarsi troppo facilmente, il tutto sullo sfondo del borough meno celebrato della Mela.

Il risultato finale porta a interrogarsi se non fosse possibile fare di più e di meglio rispetto a un trascorso che avrebbe meritato ben altra narrazione con la certezza che troppi sono i punti rimasti in sospeso all’interno di un film finto giovanilista.

 
La casa dalle finestre che ridono PDF Stampa
Horror 1
Scritto da Mirko Trincato   
martedì 25 agosto 2020

La casa dalle finestre che ridono (La casa dalle finestre che ridono) Italia 1976 Regia di: Pupi Avati Genere: Horror Durata: 110' Cast: Gianni Cavina, Lino Capolicchio, Giulio Pizzirani, Francesca Marciano, Bob Tonelli.
Nelle sale dal:
30/01/2014
Recensione di: Mirko Trincato Voto: 7
L'aggettivo ideale: Cult...

In un paesino sperduto, arriva un restauratore, per sistemare un affresco ( orrido) all'interno di una chiesa, dove vieneposter-film-la-casa-dalle-finestre-che-ridono.jpg raffigurato un uomo sacrificato e ucciso da un coltello. Misteri e ombre, fanno parte di un passato, che si ripercuote sempre di più nel luogo e allora Stefano, comincerà ad indagare.... Colui che aveva disegnato l'affresco; personaggio particolare, non proprio distinto . Ogni popolano dava una visione diversa e nessuno ci vedeva molto chiaro. Aveva due sorelle che abitavano in Brasile e il Legnani era una persona disturbata mentalmente, dove si rispecchiava la sua "affezione", all'interno delle sue opere molto disturbanti. Arriva qualcosa di strano; ripulendo l'affresco, scopre che oltre all'uomo sacrificato, ci sono due donne; ritornando la mattina, non le trova più.

Il film narra le vicende del restauratore Stefano che si troverà a combattere le sue paure e cercherà a tutti i costi di vederci chiaro. Dove non c'è ombra, il tetro mondo che lo circonda non fa da riparo, anzi questa reticenza lo fa confondere. Le sorelle del pittore, vengono raffigurate con "onore", come una tipologia "politica", simile ai membri di cosa nostra; aiutate dalle radici rurali, che con l'omerta', fanno da scudo alla veridicità dei fatti.
La pellicola si presenta come un soft-horror con un'elevata presenza gotica e con una radice popolare emiliana. La difficoltà nel percepire e nel valutare l'ignoto, fa paura, più dei mostri con i trucchi prostetrici. Per molti tratti del film, questa rincorsa verso il macabro, rende inquieto Stefano; si trasforma in un "giallo" dalle atmosfere noir. Le sorelle del Legnani vivono grazie alle morti degli abitanti, dove rimangono impietriti e soli. Nella pellicola non troviamo giovani, e sopratutto non troviamo bambini. Un territorio recluso da anziani dove non c'è crescita, ma troviamo un distacco, che porta soltanto alla reclusione.

Il regista emiliano confeziona un horror di stampo made in italy, con naturalezza, passando da una visione politica, fino ad un viaggio interiore delle nostre paure e del male che ci circonda. Il padre dell'horror gotico italiano, tira fuori una storia di spessore, ove il terrore fortunatamente precede l'orrore; solo Pupi li sa fare; poi a distanza di anni tornerà nel campo "horror" con il Signor Diavolo nel 2019.

Tra il cast oltre la regia di Pupi Avati, abbiamo Lino Capolicchio,Francesca Marciano, Gianni Cavina. La pellicola si trova su YouTube in buona qualità e se si ricerca il primo Pupi Avati thriller/horror, si possono trovare molte sue pellicole su Prime Video. Possiamo identificare senza problemi questa pellicola del 1976, come un "cult" del cinema horror italiano.

 
È per il tuo bene PDF Stampa
Commedia1
Scritto da Ciro Andreotti   
martedì 04 agosto 2020

È per il tuo bene (È per il tuo bene) Italia 2020 Regia di: Rolando Ravello Genere: Commedia Durata: 94' Cast: Vincenzo Salemme, Velentina Lodovini, Claudia Pandolfi, Marco Giallini, Isabella Ferrari, Giuseppe Battiston, Matilde Gioli, Simone Baldasseroni.
Nelle sale dal:
02/07/2020
Recensione di: Ciro Andreotti Voto: 5,5
L'aggettivo ideale: Stanco...

È per il tuo bene?

La solidità di tre famiglie viene messa a dura prova quando le tre figlie di Arturo, Sergio e Antonio, amici e ancor prima cognati, siper_il_tuo_bene.jpg fidanzano con tre persone a loro sgradite. I tre, per il bene delle loro figlie e dell’armonia famigliare, decidono quindi di coalizzarsi per far sì che i tre fidanzati le lascino. Il tutto sotto lo sguardo vigile delle loro mogli.

Cosa c’è di peggio di una famiglia disgregata? Forse una felice ma per i motivi sbagliati? Tre amici e cognati, impersonati rispettivamente da Marco Giallini, avvocato di prestigio con una figlia che lavora presso il suo studio.
Giuseppe Battiston, vittima di crisi d’ira procurategli dalla figlia invaghitasi di un suo vecchio amico e Vincenzo Salemme, poliziotto con una figlia che per lui stravede esattamente come per un rapper giovane e forse pericoloso, vedono nei sogni di felicità della loro prole una fonte di precarietà famigliare venendo prima istigati dalle rispettive mogli, impersonate da Isabella Ferrari, Claudia Pandolfi e Valentina Lodovini, a vanificare i nuovi legami affettivi delle figlie e poi da loro marcati in maniera molto stretta fino al pericolo di mettere a repentaglio addirittura le loro vite coniugali.

Rolando Ravello mette mano al soggetto di Carlos Therón, trasformato in pellicola appena tre anni or sono, per rivisitare un genere che tanto ha avuto successo in passato soprattutto nel cinema d’oltralpe, ovvero la commedia degli equivoci che in tal caso è declinata come equivoco dei padri nei confronti di relazioni affettive ingiustamente ostracizzate, mentre le madri, che inizialmente parevano l’ala più dura e oltranzista, riusciranno a immedesimarsi e capire a fondo le scelte delle rispettive figlie.

Il film però, al contrario del suo omologo iberico, non decolla non riuscendo ad andare oltre un finale scontato e scene comiche fini a sé stesse e demandate alla parte maschile delle tre famiglie.
Tutto questo pur avendo tutti gli elementi al giusto posto, ovvero un cast di primissimo piano, in cui il vero mattatore e a suo modo sorpresa è un Vincenzo Salemme in stato di vera grazia recitativa, e un regista che anche se solo alla quarta pellicola mastica ormai cinema da quasi trent’anni. Occasione perduta e cast che avrebbe meritato di essere impiegato con maggior fortuna e profitto non perdendosi in una narrazione da “vorrei ma non ho tempo a sufficienza”.

 
La gente che sta bene PDF Stampa
Commedia1
Scritto da Ciro Andreotti   
giovedì 16 luglio 2020

La gente che sta bene (La gente che sta bene) Italia 2014 Regia di: Francesco Patierno Genere: Commedia Durata: 105' Cast: Claudio Bisio, Diego Abatantuono, Margherita Buy, Jennipher Rodriguez, Emanuela Grimaldi, Carlo Buccirosso, Raul Cremona, Claudio Bigagli, Federico Basso.
Nelle sale dal:
30/01/2014
Recensione di: Ciro Andreotti Voto: 7,5
L'aggettivo ideale: Arguto...

Umberto Dorloni, avvocato Milanese di successo e con una vita professionale piena di soddisfazioni, ha anche una bella famigliala-gente-che-sta-bene.jpg composta dalla moglie Carla e dai due figli Giacomo e Martina.
Quando però anche su di lui s’avventa la crisi l’occasione per evitarla è affidarsi a Patrizio Azzesi, il più famoso avvocato d’Italia che gli chiederà di collaborare con il suo studio.

Federico Baccomo, avvocato Milanese proprio come Umberto Dorloni, alias Claudio Bisio, dona modificandolo a uso e consumo della settima arte, il suo secondo romanzo e permettendo al regista Napoletano Francesco Patierno di tramutarlo nella sua quarta pellicola piena di colpi di scena e pathos, nel corso della quale il protagonista diventa prima carnefice e in seguito vittima degli eventi che lo colpiranno.

Bisio riesce a catturare le due anime del film in perenne bilico, fra commedia e dramma, alternando battute e uscite infelici e incarnando sia l’anima della classe legale, ma anche quella dei liberi professionisti, veri avventurieri dei nostri giorni in grado di muoversi dalla sconfitta alla vittoria nell’arco di una sola giornata.

A fargli da alter ego Diego Abatantuono nel ruolo di un collega famoso e altrettanto gradasso che in Umberto vede un possibile socio ed erede.
La trama si dipana quindi su due livelli narrativi che entro la fine diverranno ben quattro. Le vite private e professionali di Umberto, con una famiglia trascurata e le certezze di benessere che diventeranno via via sempre più evanescenti.

E dall’altro lato il suo essere sprezzante che si modificherà con il trascorrere della narrazione. Entro la fine ogni tassello si posizionerà senza sbavature esattamente dov’è più opportuno che fosse permettendo a Federico Baccomo di ripresentarsi sul grande schermo, a due anni di distanza dal precedente Studio Illegale, in uno stile ancor più impeccabile.

 
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