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Death sentence – sentenza di morte PDF Stampa
Thriller1
Scritto da Ciro Andreotti   
venerdì 10 aprile 2020

Death sentence – sentenza di morte (Death sentence) USA 2007 Regia di: James Wan Genere: Thriller Durata: 110' Cast: Kevin Bacon, Kelly Preston, John Goodman, Garrett Hedlund, Yorgo Constantine, Aisha Tyler, Matt O'Leary, Leigh Whannell, Jordan Garrett, Stuart Lafferty, Freddy Bouciegues.
Nelle sale dal:
09/07/2008
Recensione di: Ciro Andreotti Voto: 6,5
L'aggettivo ideale: Serrato...
Soggetto:
liberamente ispirato al romanzo omonimo di Brian Garfield (1975)

L’assicuratore Nick Hume assiste all’omicidio del figlio per mano di una banda di criminali, riconosciuto il colpevole e fattolodeath_sentence_sentenza_di_morte.jpg arrestare, Nick si persuade dell’inefficienza del sistema giudiziario, che avrebbe inflitto una pena troppo lieve all’assassino, e per questo, durante il processo preliminare, preferisce farlo liberare per potersi vendicare in prima persona.

Se dalla descrizione appena letta avete riconosciuto una trama simile a Death Wish, in Italia meglio noto con il titolo Il giustiziere della notte, capofila di quattro sequel, un remake e una parodia, avete fatto centro.

Il regista James Wan, creatore della saga horror Saw rimaneggia il romanzo di Brian Garfield, sequel di Death Wish, e traveste Kevin Bacon in un uomo allo sbando dopo che il suo figlio maggiore rimane vittima di una rapina a un distributore.

Da quel momento l’escalation di violenza alla quale si assiste è prevedibile e scontata sin dalla negazione delle accuse al legittimo colpevole vissuta con pathos da parte di un Bacon che offre il suo corpo e la sua capacità d’immedesimazione in un ruolo che credevamo più idoneo ad attori ben più fisici ma che sembra calzargli a pennello.

Al netto della parentesi di utra violenza in stile arancia meccanica, la pellicola ha una trama serrata, lienare alla quale Wan aggiunge inevitabili spruzzate di sangue degne della sua esperienza in campo horror, e capace di srotolarsi sino alle sue ultime curve.

Cameo ‘criminale’ e prezioso di John Goodman. Bacon occupa la scena con la sua voglia di vendetta pericolosa proprio perchè ammantata di giustizia e pur sapendo che nulla sarà più come prima. Da vedere se avete amato Bronson.
Da vedere se avete ancora ‘sete di giustizia’.

 
L’uomo invisibile PDF Stampa
Fantascienza
Scritto da Ciro Andreotti   
giovedì 09 aprile 2020

L’uomo invisibile (The invisible man) USA 2020 Regia di: Leigh Whannell Genere: Fantascienza Durata: 115' Cast: Elisabeth Moss, Oliver Jackson-Cohen, Aldis Hodge, Michael Dorman, Storm Reid, Harriet Dyer, Amali Golden, Benedict Hardie, Zara Michales.
Nelle sale dal:
05/03/2020
Recensione di: Ciro Andreotti Voto: 6,5
L'aggettivo ideale: Moderno...
Soggetto:
liberamente ispirato al romanzo omonimo di H.G. Wells

Cecilia, sposata da alcuni anni con un ricco scienziato, decide di scappare di casa dopo che suo marito Adrian l'ha resa vittima diluomo_invisibile.jpg un rapporto basato sulla sua mortificazione.
Ospitata da un amico, da sua figlia e aiutata da sua sorella Emily, la donna apprende che il marito, scosso dalla sua scomparsa, si è suicidato lasciandola erede di un'ingente fortuna riscuotibile a patto che non venga giudicata incapace d’intendere e di volere.
Da quel momento Cecilia inizia però ad avvertire delle strane presenze.

Il romanzo di H.G. Wells viene declinato in chiave moderna, come un horror psicologico che strizza entrambi gli occhi al tema sensibile del #metoo, facendo impersonare a Elizabeth Moss, reduce dal successo di Handmaid’s Tale, nuovamente i panni di una donna destinataria di soprusi ma non più generati da una società maschilista, come quella narrata nelle pagine del romanzo di Margaret Atwood, ma come vittima di un marito che ha saputo farsi odiare anche dal fratello, avvocato dedito alla lettura del suo testamento, anch’egli bersaglio di attacchi psicologici esattamente come la fragile Cecilia.

Anche in quest’ultima pellicola di Leigh Whannell c’è ancora molto horror, esattamente come le sue prove precedenti - non dimentichiamoci che il regista canadese è, assieme al regista James Wan, fra i creatori della saga di SAW - ma questa volta declinata come un incubo in bilico fra le paure dei propri errori passati e il terreno bruciato che si può creare attorno a una persona della quale non si riescono a giudicare i comportamenti.

Elizabeth Moss riesce nel frattempo a dominare la scena creando un nuovo personaggio solitario, carico di altrettanto pathos che si dipana dalla sua figura minuta, e che si muove all’interno di una società che sembra ostracizzarla perché capace di dire basta a un rapporto malsano ma dal quale ha potuto ricavare un chiaro beneficio economico.

Successo possibile al botteghino, frenato solamente dalla pandemia nelle quale è avvolto il nostro pianeta.
Pellicola vincente sotto ogni punto di vista, da quello horror fino ad arrivare alle evidenti implicazioni psicologiche, e per la quale non s’esclude un possibile sequel.

 
La Notte ha Divorato il Mondo PDF Stampa
Horror 1
Scritto da Chicco D'Aquino   
domenica 05 aprile 2020

La Notte ha Divorato il Mondo (La Nuit a Dévoré le Monde) Francia 2018 Regia di: Dominique Rocher Genere: Horror Durata: 93' Cast: Anders Danielsen Lie, Golshifteh Farahani, Denis Lavant, Sigrid Bouaziz, David Kammenos.
Nelle sale dal:
Inedito
Recensione di: Chicco D'Aquino Voto: 7
L'aggettivo ideale: Riflessivo...

Sam (un azzeccatissimo Anders Danielsen Lie) si sveglia un mattino nella casa dell’ex fidanzata e si accorge che qualcosa è la_notte_ha_divorato_il_mondo.jpgcambiato.Tutto è atipicamente tranquillo, non un suono familiare solo tonfi sinistri e silenzio agghiacciante. Se un vecchio adagio recita “la notte porta consiglio”, qui siamo alla notte che crea scompiglio.
Ben presto si accorgerà della tragica realtà e cioè che Parigi è in mano agli zombi e non paiono esserci vie di fuga.Tenta di organizzarsi, cibo, acqua, riscaldamento tutto sotto controllo.
Nel condominio dove abitava la ex è rimasto intrappolato in ascensore Alfred, interpretato da Denis Lavant, morto vivente dotato però di una sua personalissima sensibilità.Sam infatti, alla canna del gas in quanto a socialità, inizia a parlare con Alfred che mostra di non disdegnare le parole dell’amico occasionale.

I giorni passano e gli zombi sono ancora in strada a ringhiare nelle loro esistenze sgangherate, Sam si ingegna ma fin troppo e scova una batteria nell’appartamento e la usa.Immediatemente arrivano orde di non morti che cominceranno a stazionare sotto la finestra della casa e di lì a poco farà la comparsa una giovane donna, Sarah (l’attrice iraniana Golshifteh Farahani, già invisa al regime e poi bandita per essersi mostrata come qualsiasi modella occidentale dalle pagine di alcune riviste e per aver recitato in Nessuna verità di Ridley Scott) che porterà un filo di speranza nella vita blindata di Sam.

Se i riferimenti al filone catastrofico abbondano, Matheson in testa ma anche, per certi versi il Romero delle ultime stagioni e il mai dimenticato nei fanta- horror di serie b, La notte dei morti dementi, questa Notte costringe tutti noi, in questi tempi di clausura forzata, a riflettere sui fondamenti della libertà.

Forse solo in momenti così estremi(i nostri attuali sono solo una lunga parentesi, per fortuna tra noi e il mondo esterno) si apprezza la perdita di ciò che si riteneva inattaccabile perché acquisito e sedimentato nella quotidianità delle culture occidentali. E invece ecco che la fine del mondo si palesa senza passare dal via, senza un cenno, un segnale.
Davvero, come se non esistesse domani....

Tratto da La nuit a dévoré le monde di Pit Agarmen il film ha collezionato nel 2018 numerosi riconoscimenti, dal Tribeca Film Festival di New York al primo premio per il miglior film al Festival de Cine Fantastico de Canarias a Isla Canavera.

 
Ora non ricordo il nome PDF Stampa
Documentario
Scritto da Ciro Andreotti   
mercoledì 01 aprile 2020

Ora non ricordo il nome (Ora non ricordo il nome) Italia 2016 Regia di: Michele Coppini Genere: Documentario Durata: 71' Cast: Michele Coppini, Stefano Martinelli, Stefano Ambrogi, Paola Tiziana Cruciani, Marco Giusti, Isa Gallinelli, Franco Pistoni, Camillo Milli, Sandro Ghiani, Sergio Forconi, Raffaele Vannoli, Patrizia Ferretti, Franco Pistoni, Pietro Fornaciari, Luciano Casaredi.
Nelle sale dal:
Inedito
Recensione di: Ciro Andreotti Voto: 8
L'aggettivo ideale: Prezioso...

Michele e Stefano possiedono una videoteca a Firenze. Durante una giornata come tante i due si soffermano a guardare una ora_non_ricordo_il_nome.jpegpellicola rimanendo folgorati da un attore nei quali si sono spesso imbattuti, ma senza conoscerne il nome. Da lì Michele coinvolgerà Stefano per girare un documentario riguardante i caratteristi di casa nostra.

Come spesso accade nel mondo del cinema indipendente anche Michele Coppini, esattamente come i protagonisti di questo documentario, possiamo definirlo un regista di quelli che spesso s’intravedono e dei quali non se ne ricorda il nome.
Di certo non lo si vedrà nelle multisale, ma magari come protagonista secondario, perché sa ricoprire fra i vari ruoli anche quello dell’attore, in alcune pellicole, o a presentare programmi televisivi all’interno dei palinsesti dei canali dell’area toscana. Diciamo questo proprio per sgombrare di possibili dubbi l’efficacia di questa pellicola che, per quanto girata da un regista non celebre, ne centra perfettamente il titolo.

Una pellicola girata con mezzi esigui, d’altro canto lo scopo era parlare di attori secondari o caratteristi e cosa c’è di più difficile che ergerli a protagonisti usando pochi mezzi, scovandoli nel loro privato, fuori dalla ribalta, scoprendone desideri e dubbi riguardo carriere che avrebbero potuto essere migliori, più appaganti, ma raccontando attraverso le loro parole prima di tutto le persone, e solo poi i personaggi, ripercorrendo i successi, le scelte cinematografiche e quali i registi con i quali avrebbero desiderato lavorare o con i quali meglio hanno saputo esprimersi, tutti comunque seri professionisti che hanno saputo ritagliarsi il loro spazio nel variegato mondo del cinema italico.

Pellicola impreziosita dalla presenza di Marco Giusti, critico cinematografico e presenza fissa del programma Stracult oltre che nume tutelare del mondo cinematografico ‘di sotto’ nel ruolo di voce storica al quale affidarsi per ricordare i primi caratteristi provenienti dal cinema in bianco e nero, per poi affidare a quelli ancora in attività, o da poco passati a fare altro, la possibilità di raccontarsi.
Alla fine spiace, e molto, quando cala definitivamente il sipario, certi però che nonostante tutto senza caratteristi, una figura che quasi tutti gli intervistati pensano destinata a sparire, il mondo del cinema sarebbe stato decisamente peggiore perché come dice Cesare Cremonini: “Nessuno vuole essere Robin” ma senza quest’ultimo anche Batman possiamo ben dirlo farebbe molta più fatica.

 
Cattive acque PDF Stampa
Drammatico1
Scritto da Ciro Andreotti   
lunedì 30 marzo 2020

Cattive acque (Dark Waters) USA 2019 Regia di: Todd Haynes Genere: Drammatico Durata: 127' Cast: Mark Ruffalo, Anne Hathaway, Tim Robbins, Bill Pullman, Bill Camp, Victor Garber, Mare Winningham, William Jackson Harper, Louisa Krause, Kevin Crowley.
Nelle sale dal:
20/02/2020
Recensione di: Ciro Andreotti Voto: 7
L'aggettivo ideale: Solido...
Soggetto:
tratto dall’articolo di Nathaniel Rich, pubblicato sul New York Times il 6 giugno 2016, intitolato “The lawyer who became DuPont’s worst nightmare.”

Robert Bilott, avvocato che lavora alle dipendenze delle multinazionali della chimica, viene avvicinato da un agricoltore che desidera cattive_acque.jpgricevere un parere riguardo la morte dei propri capi di bestiame.
L’uomo sospetta che la causa di queste morti possa essere ascritta alla DuPont, multinazionale cliente dello studio presso il quale lavora Robert.

Erin Bronkovich è ancora una volta a caccia d’inquinamento ambientale e questa volta ha il volto e la rettitudine di Mark Ruffalo che impersona l’avvocato Robert Bilott, da oltre due decenni impegnato in difesa di coloro che sono stati vittima del PFOA, più comunemente noto come Teflon.

Da questo incipit, fornito dall’articolo di Nathaniel Rich, si snoda l’ennesima vicenda cresciuta negli USA, dove un uomo può cercare di scardinare un sistema corrotto con l’appoggio di una famiglia comprensiva e della sua sete di giustizia. Rispetto ad altre pellicole analoghe, ed esattamente come il proprio alter ego femminile, il film che vede Ruffalo protagonista riesce a rapire lo spettatore grazie alle implicazioni personali che toccano la vita del protagonista e di chi lo affianca.

Haynes riesce a confezionare la sua prima pellicola appartenente al genere legal thriller, raccontando l’ennesimo infrangersi del sogno americano e cavalcando un genere tanto caro proprio al mondo a stelle e strisce.
Il tutto intessendo una trama solida creata su una sceneggiatura che implica inevitabili salti temporali che però non inficiano minimamente il telaio della narrazione, aggiungendo a questa delle riprese fredde e notturne, merito dell’eccellente lavoro di Edward Lachman alla fotografia, con inquadrature livide esattamente come i miasmi che partono dalla DuPont sino alle condutture dell’acqua degli abitanti di Parkesburg, in West Virginia.

Nonostante quindi il genere sia ampiamente esplorato e la conclusione a suo modo scontata, il film ne diviene prodromo grazie a spiegazioni accurate tratte dalle ricerche dell’avvocato Billot e grazie anche a un manipolo di eccellenti interpreti, Ruffalo, Anne Hathaway, nel ruolo di sua moglie Sarah, gli avvocati Tim Robbins, da sempre sensibile a tematiche ambientali e Bill Pullman, che si gettano anima e corpo alla ricerca di una giustizia difficile da raggiungere.

 
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