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Nella mente del serial killer PDF Stampa
Thriller
Scritto da Daniele Sesti   
domenica 21 gennaio 2007

Nella mente del serial killer
USA: 2004. Regia di: Renny Harlin Genere: Thriller Durata: 106'
Interpreti: Val Kilmer, Christian Slater, LL Cool J
Recensione di: Daniele Sesti

mindhunters.jpgL'affermazione di uno degli aspiranti "cacciatori di menti", ossia gli specialisti incaricati di indagare nei delitti in cui sono coinvolti dei serial killer, dell'FBI, qualifica da subito questo film di Renny Harlin come un'opera dove è meglio non farsi troppe domande per non far crollare la fragile architettura della sceneggiatura realizzata da Kevin Brodbin (già collaboratore allo script di "Constantine"...) e Wayne Kramer. Limitiamoci ad assistere al crudele gioco psicologico in cui un gruppo di giovani agenti dell'FBI durante l'ultimo test per essere ammessi nell'organizzazione, si ritrovano inconsapevolmente. Sono su un'isola utilizzata dalla Marina per le esercitazioni per scovare un ipotetico serial killer. Ma il killer da rintracciare è molto meno ipotetico di quanto sembri. Inizia a far fuori ad uno a uno tutti i componenti dello sparuto gruppo i cui superstiti iniziano, ovviamente, a sospettare l'uno dell'altro. Dai sospetti alla certezza che ognuno di loro ha qualcosa da nascondere, un passato che riemerge prepotente e che potrebbe in qualche maniera giustificare quei delitti tanto efferati quanto ingegnosi. La dinamica delle trappole tese dall'assassino e le connessioni logiche tra gli eventi delittuose sono tra le cose migliori del film. Gli alambicchi del mostro - ed un certo gusto per il macabro - coinvolgono lo spettatore fino al finale che però non brilla per originalità né nell'ideazione, né nella sua realizzazione tecnica. Buone invece le trovate sceniche che ben si inseriscono nella scenografia allucinatoria di Charles J.H. Wood che aveva già lavorato con calibri del tipo di Sam Raimi e, Wes Craven e Peter Weir. Da lodare la produzione che si sforza di scritturare un cast di tutto rilievo (Val Kilmer, Christian Slater, James Todd Smith) anche se però poi riserva ai primi due un ruolo marginale. Parte principale invece discretamente interpretata da Jatrhyn Morris. Un discreto thriller che tutto sommato si lascia vedere.

 
Non aprite quella porta - L'inizio PDF Stampa
Horror
Scritto da Elvezio Sciallis   
domenica 21 gennaio 2007

Non aprite quella porta - L'inizio
Titolo originale: The Texas Chainsaw massacre: The beginning
USA: 2006. Regia di: Jonathan Liebesman Genere: Horror Durata: 106'
Interpreti: R. Lee Ermey, Jordana Brewster, Andrew Bryniarski, Taylor Handley, Matthew Bomer, Diora Baird, Heather Kafka, Lee Tergesen, Marietta Marich, and Terrence Evans
Sito web: www.texaschainsawmovie.com
Voto: 5
Recensione di: Elvezio Sciallis

nonapritequellaportalinizio_leggero.jpgRepetita ad nauseam: il genere horror viene disprezzato dai critici mainstream non per loro puzza sotto il naso bensì perché il 90% della sua produzione è di livello infimo; i fans vi dicono che bisogna saper apprezzare meccanismi e contenuti che afferri solo se diventi un fan nerd come loro: non credeteci o finirete a vedere quotidiane montagne di spazzatura come il sottoscritto.
Alcuni fra voi, perlomeno quelli che girano intorno ai 30 anni, ricorderanno sicuramente i fumetti Marvel editi in Italia dalla Corno.
Al tempo Stan Lee e i vari sceneggiatori alle sue dipendenze avevo un modo infallibile per risolvere il problema della genesi del mostro.
Vi faccio due esempi: L’Uomo Sabbia non era altri che un criminale sfigato che incappò in un esperimento nucleare proprio mentre stava sulla spiaggia mentre Electro era un operaio dell’Enel (o come la chiamano loro nella land of the free…) che mentre stava riparando una linea elettrica venne colpito da un fulmine.
Afferrato il concetto? Cascavate in una betoniera radioattiva e immancabilmente diventavate l’Uomo Cemento e così via.
Solo in seguito arrivarono i geni mutanti, i costumi simbionti, gli esperimenti alieni e tutto il resto.
Per fortuna che Peter Parker non è stato morso da un pangolino radioattivo… Ecco, questo è il feeling che si ricava dai primi minuti di questo tremendo The Texas Chainsaw Massacre: The Beginning (in Italia Non aprite quella porta: l'inizio, d’ora in poi TCMB altrimenti mi duole il tunnel carpale): dentro un macello che sfida ogni possibile legge sanitaria una donna che più grassa e brutta non si può sgrava direttamente sul lavoro il piccolo Thomas aka Leatherface/Faccia di cuoio.
Oddio, più che sgravare il neonato le viene quasi strappato di grembo e quindi buttato nella spazzatura.
Nulla vogliamo sapere del padre oltre al fatto che ha avuto comunque un coraggio extraumano a donare il suo seme dentro quel recipiente… Immaginate un po’? Un’altra tipa, di nuovo brutta come la fame che attanaglia lei e la famiglia, non contenta di non avere di che mangiare, raccatta l’infante e si carica sulle spalle un’altra bocca da nutrire.
Capito? Nasci in un posto dove si macellano le carcasse, è chiaro che diventi l’Uomo Macellatore, sarebbe contento il più cretino dei due vecchi ricchi in Una poltrona per due… Il tutto naturalmente narrato dall’inadeguato Jonathan Liebesman con la leggerezza di un elefante: suppongo non sia tanto colpa sua quanto di una malatendenza che ha sempre contaminato il cinema statunitense ma che negli ultimi anni si è aggravata, quella dello spiegone.
Un tempo in quei film dove i laboratori del cattivo erano pieni di alambicchi, storte e lettini di tortura, di solito lo scienziato pazzo legava il mascellone buono e gli spiegava la rava e la fava del suo piano malvagio in 3 tediosi minuti poco prima del finale, giusto per dare tempo al Charlton Heston di turno di liberarsi dalle cinghie e far vincere il Bene in blu, rosso e bianco (con tanto accento sul bianco). Ora no.
Ora cominciano a spiegarci tutto il film fin dall’incipit, prima dei titoli e non paghi di spiegarcelo, ci afferrano per le orecchie e urlano il tutto almeno una ventina di volte perché siamo dei consumatori affetti da sindrome da deficit di attenzione: l’horror moderno come Ritalin di celluloide…
Prendete sempre i primi minuti di questa spazzatura: la sfigata porta a casa il bimbo mostro, il tizio lo guarda e dice chiaramente che è la cosa più disgustosa che abbia mai visto (ma se la tiene, boh…), partono in ritardo i titoli di testa che fanno il verso a quelli del remake de Le colline hanno gli occhi, spiegandoci nuovamente con tanto di lastre ai raggi x e referti psichiatrici fatti passare velocemente che sto ragazzino oltre a essere orrendo ha anche problemi di comportamento mica da poco.
Non so voi, ma io trovo questo tipo di atteggiamento sia insultante che poco efficace dal punto di vista narrativo.
Lo spettatore dovrebbe portare del suo in sala e arricchire il film con una personale interpretazione mentre sceneggiatori e registi contemporanei sembrano giocare continuamente contro, non ci permettono nemmeno più di unire i vari puntini numerati, fanno tutto loro e noi zitti a comprare settimane enigmistiche già usate (pagandole, state bene attenti, come nuove!)… Ci siete ancora? Ok.
Il film dovrebbe intrattenerci con le traumatiche e traumatizzanti origini di Faccia di Cuoio mentre in realtà sembra una copia carbone del remake del 2003, creando sia un bel cortocircuito che un piccolo record di remake>remake>remake…
Ci sono i soliti ragazzi pescati da qualche programma televisivo e vestiti come si vestivano nei settanta (ma con muscoli e fattezze che ai tempi erano aliene, pazienza…) che combinano la solita serie di cose poco logiche e furbe e finiscono massacrati per il piacere di un pubblico che, produttori e registi ormai l’hanno capito, è diventato una lercia massa di onnivori pronta al brividino scopofilico di bassa lega.
In TCMB la motosega urla assai poco e Leatherface viene trascurato per puntare il riflettore, giocoforza, su un R. Lee Ermey dai mezzi espressivi limitati ma persuasivi; le tematiche forti vengono o sbrigate evasivamente o di nuovo urlate senza un minimo di attenzione nei confronti dell’argomento (vedi il cannibalismo); la fotografia è l’ormai solita fanghiglia desaturata che ha stufato da qualche anno e non esiste un singolo momento di genuino, puro orrore o terrore.
Ecco quindi che ci si rifugia scodinzolando nel gore, nel disgusto e nel sadismo superficiale ed è tutto di plastica, più finto di un hamburger da due soldi.
Il livello zero lo si raggiunge naturalmente durante la “cena” che riporta inevitabilmente confronti a quella messa in atto da Tobe Hooper più di 30 anni fa ed è meglio stendere un velo pietoso su un confronto così impari.
In TCMB se ne vedono poi di tutti i colori, gente che viene catapultata a dieci metri di distanza nei cespugli e sassi da una macchina in corsa senza un singolo graffio, ragazzi che mettono un piede in una tagliola da orso, urlano un po’ e poi ripigliano a correre come centometristi, canzoni (normalmente non avrei notato, ma essendo i Free uno dei miei capisaldi di tutti i tempi m’invelenisco a vedere trattata in questa maniera All right now…) trasmesse dalla radio un anno prima della loro nascita (il buon Liebesman potrà scamparsela dicendo di aver voluto omaggiare lo stesso errore compiuto da Marcus Nispel nel 2003…) e così via, in una stanca processione di inseguimenti, torture MTV oriented e noia, noia e ancora noia. Remake di gomma di un remake di gomma di un film straordinario, inutile auspicargli pochi incassi o stroncature da parte della critica: il pubblico adora ormai affondare i dentini da latte nella gomma prevedibile almeno si riesce a masticare il popcorn, la critica deve mettere il pane in tavola e si arrampicherà quindi su argomenti quali “rilettura e aggiornamento di un caposaldo del genere”, “i seventies visti attraverso la lente ipercinetica e deformante del nuovo millennio”, “un sano pugno nello stomaco al cinema buonista” e chissà quante altre cose, sperando che non vadano a cascare nella palude del metacinema e delle citazioni altrimenti non ne usciremo vivi.
Non date loro i vostri soldi, lasciateli da soli a fare come la famiglia di Faccia di Cuoio, fateli sbranare l’uno con l’altro finche non rimarrà nulla e potremo cominciare a ricostruire qualcosa di serio.

 
Nightmare PDF Stampa
Horror
Scritto da Paolo Fabbri   
domenica 21 gennaio 2007

Nightmare - Dal profondo della notte
Titolo originale: A Nightmare on Elm Street
USA: 1984. Regia di: Wes Craven Genere: Horror Durata: 91'
Interpreti: John Saxon, Nick Corri, Heather Lagenkamp, Amanda Wyss, Johnny Depp, Robert Englund
Sito web ufficiale: www.nightmareonelmstreet.com
Nelle sale dal: 1985
Voto: 8
Trailer
Recensione di: Paolo Fabbri
L'aggettivo ideale: Unico
Scarica il Pressbook del film
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nightmaredalprofondodellanotte_leggero.pngSpringwood: Alcuni adolescenti residenti in Elm Street fanno lo stesso strano sogno, in cui compare un uomo con il viso bruciato e degli artigli montati sulle dita.
Una sera, una giovane di nome Tina, dopo aver passato la notte con il suo ragazzo, viene ritrovata uccisa: sul suo cadavere delle profonde ferite procurate da dei rasoi.
Nancy, amica della vittima e figlia del capo della polizia locale, scoprirà il legame sinistro che collega Elm Street agli strani omicidi.
Non creduta, nonostante la decimazione dei suoi amici, dovrà affrontare le proprie paure laddove queste hanno origine: nei suoi incubi peggiori... Fred Krueger, mostruoso e spietato assassino con il suo temibile guanto artigliato, è diventato l'idolo del cinema horror a partire dagli anni '80 grazie soprattutto a questa pellicola e a qualche suo buon seguito.

La storia si sviluppa come una fiaba anderseniana, in questo caso molto macabra, vertiginosa e soprattutto allucinante: molto “nera”, insomma.
Pur non essendo il primo horror che segue questo schema, “Nightmare” è sicuramente uno dei risultati migliori nel suo genere: l’idea cardine attorno a cui ruota l’intera vicenda, cioè che il sogno possa essere incisivo per la morte, è davvero inquietante.

Il regista Wes Craven ha inaugurato con questo film la cinenovela dell'incubo, che ha come protagonista il demoniaco Fred Krueger, orrido persecutore notturno degli adolescenti di Springwood.
Il suo marchio distintivo è ovviamente il guanto, immortalato nella sequenza d’apertura, che ricorda i quattro rasoi prolungati nelle dita della mano destra del celebre personaggio Marveliano "Wolverine".
E’ proprio con queste lame affilatissime che Freddy angoscia le sue giovani vittime, prigioniere dei sogni di cui lui è padrone, riuscendo spesso a straziarle fisicamente in deliranti conflagrazioni sanguinolente.
Il movente degli omicidi compiuti dal maniaco si intuisce nel corso della pellicola: i nuovi cittadini di Springwood unirono le loro forze per eliminare Fred Krueger, serial killer pedofilo che in vita uccise diversi bambini della zona bruciandoli nella sua caldaia "Quartier generale”.

Con i segni delle fiamme ancora sul volto, Krueger si vendica sui figli di coloro che lo hanno ucciso, infliggendo loro notti di puro terrore e costringendoli quindi a restare svegli (una delle frasi più popolari della serie è proprio "Non dormire").
Nancy, la protagonista del film, sarà la prima a reagire al mostro intuendone una fisicità che travalica il sogno..
Il professor Craven ha diretto un vero e proprio "capolavoro mondiale cinematografico", dando vita alle notevoli e spiccate potenzialità del suo personaggio migliore.
Non rivelando subito il background, offre invece allo spettatore un mosaico spezzettato da ricostruire nell'arco dei lunghi seguiti, tra cui spicca maggiormente il terzo episodio, il quarto e l'ultimo della serie: "Nightmare nuovo incubo", diretto ancora da Wes Craven.

Eccellente la prestazione del cast, in particolare le interpretazioni di Robert Englund nei panni del mitico “Freddy Krueger”, Heather Langenkamp, John Saxon e Johnny Depp.
La lusinghevole ed imperiosa musica a cura di Charles Bernstein, l'ottima sceneggiatura e gli splendidi effetti di make-up, impreziosiscono questo intramontabile cult elevandolo al titolo di "Capolista del terrore".
I fan dell'orrore devono averlo obbligatoriamente nella loro videoteca personale: è un dovere morale!

 
Munich PDF Stampa
Thriller
Scritto da Francesco Pognante   
domenica 21 gennaio 2007

Munich
USA: 2005. Regia di: Steven Spielberg Genere: Thriller Durata: 160'
Interpreti: Eric Bana, Daniel Craig, Geoffrey Rush
Recensione di: Francesco Pognante

munich.jpgSi potrebbe pensare che non ci sarebbe stato miglior momento di questo per l'uscita di "Munich". Con Sharon in fin di vita e le olimpiadi invernali di Torino alle porte, ritornare a parlare dell'attacco terroristico che nel Settembre del 1972 portò alla morte di 11 atleti israeliani sequestrati nel villaggio olimpico della capitale bavarese, sembra un atto quasi doveroso (senza contare poi le recenti "voci" che vogliono tra i finanziatori della strage di allora, l'attuale premier palestinese Abu Mazen). Purtroppo però quel che per noi già comincia ad essere "Storia" (erano i tempi dell'omicidio Calabresi) in Medio Oriente è sempre Attualità, nessun cerchio si è chiuso e la spirale continua a girare su stessa. Cambiano i personaggi, le strategie, le persone che sperano, rimane la sofferenza e i morti. Per rispondere al primo attentato della storia in diretta televisiva (900 milioni di persone in tutto il mondo seguirono la vicenda) Israele ufficialmente rispose il 9 Settembre gettando bombe con la sua Forza Aerea sulle basi dell'Olp in Siria e Libano, ma la vera "vendetta" si consumò grazie allo spionaggio. E' questa la storia che ci racconta Spielberg col suo "Munich", un thriller vecchia maniera che tanto richiama le atmosfere dei polizieschi anni 70, da "Il giorno dello sciacallo" a "Il braccio violento della legge". Seguendo le gesta di quello che fu un vero e proprio commando di sicari (composto da cinque uomini ognuno con la propria specializzazione), le oltre due ore e trenta di pellicola alternano intense scene d'azione ad altrettanto vibranti e tesi dialoghi. Merito della sceneggiatura del premio Pulitzer Eric Roth, ma anche e soprattutto di Spielberg, cui tanto si può contestare meno che il coraggio di affrontare storie e tematiche così complesse nella Hollywood di oggi. Non poteva che essere lui, ebreo di Cincinnati, a mettere in scena una vicenda così complessa riuscendo a non cadere nella retorica. Il regista di "Schindler's list" si tiene fuori da qualsiasi catalogazione del tipo "buoni/cattivi", sceglie il punto di vista israeliano, ma allontana gli spettatori dai suoi protagonisti (ne soffre, infatti, un poco il lato emozionale del film). E' vero che il film inizia con l'episodio di Monaco (e da lì ne segue le conseguenze), ma anche lì trova le sue conclusioni(con un intenso flashback del protagonista Avner). Se prima erano semplici assassini distillatori di terrore, a fine film ci appaiono quasi sullo stesso piano dei nostri protagonisti: esecutori di una missione che credono porterà al benessere della propria gente. Si può davvero vendicare la vendetta di una vendetta di una vendetta di una vendetta...? Spielberg non suggerisce soluzioni, ma fotografa lo stato dei fatti: quel tipo di guerra non porta, e non porterà da nessuna parte, anzi aumenta la diffidenza, l'instabilità, la paura (Avner alla fine non riesce più a capire di chi potersi fidare). Profonda invece è la sua riflessione sul significato di "casa" e "patria" ("L'identità… è la parte più difficile"), tematiche già viste nei suoi due film forse meno riusciti: "Amistad" e "La guerra dei mondi", oltre che nello splendido "Et-l'extraterestre". Forse questo eterno lottare per un territorio, una nazione, non è così indispensabile, forse (e New York, la capitale della multietnicità, che fa da sfondo all'ultima emblematica scena ne suggerisce benissimo il messaggio) la casa è dove sono i nostri affetti, lì dove troviamo la tranquillità di vivere "con" la gente del mondo e non "contro". Un titolo semplice, "Munich" per un film complicato, disorientante, capace di trasmettere un pizzico di quell'ansia che le vittime di questo ormai eterno conflitto vivono ogni giorno, dove il semplice esistere può diventare una buona causa per essere uccisi.

 
Monster House PDF Stampa
Animazione
Scritto da Luca Orsatti   
domenica 21 gennaio 2007

Monster House
USA: 2006. Regia di: Gil Kenan Genere: Animazione Durata: 91'
Interpreti: Mitchel Musso, Sam Lerner, Spencer Locke, Steve Buscemi, Nick Cannon, Matthew Fahey
Recensione di: Luca Orsatti

monsterhouse_us.jpgUna foglia rossa appena staccatasi da un ramo ci introduce nell'autunnale mondo di "Monster House". In un sobborgo americano come tanti vivono Dj e Timballo, due ragazzi dodicenni incerti tra gli svaghi dell'infanzia e quelli dell'adolescenza. Se Dj si sente già grande, Timballo non vorrebbe ancora abbandonare i suoi giochi, vorrebbe poter ancora fare "dolcetto o scherzetto" con il suo amico di sempre. A distrarli dai problemi della pubertà ci penserà una casa misteriosa, un lugubre edificio fatiscente situato davanti alla casa di Dj. Lì il Signor Nebbercracker, un vecchio acido e dispotico, caccia via tutti i bambini e gli ruba i giochi che inavvertitamente capitano sul suo prato. Ma proprio il giorno prima di Halloween, per cercare di recuperare un pallone da basket, Dj causa un malore al signor Nebbercracker, che viene portato via dall'ambulanza. L'allontanamento del suo padrone causerà un misterioso cambiamento nella casa che si animerà, mangiando tutti quelli che gli si avvicinano. I due ragazzi in compagnia di una nuova amica, Jenny, cercheranno di avvertire tutti del pericolo ma nessuno vorrà credergli. "Monster House" è un divertente film di animazione che utilizza l'innovativo sistema di motion capture, sviluppato dalla Sony Pictures Imageworks, per rendere in maniera molto più realistica le espressioni e i gesti dei protagonisti. Dal punto di vista tecnico è un film impeccabile, gli ambienti, gli oggetti e soprattutto i personaggi sono resi benissimo. Sorprende l'abilità del ventottenne regista Gil Kenan, al suo primo lungometraggio, la sua capacità nell'utilizzare le possibilità offerte dalla tecnica d'animazione, i suoi movimenti di "macchina", sono favolosi ed originali. La storia, che ha sollevato forti critiche per l'aspetto troppo lugubre ed inquietante per un film destinato ad un pubblico di bambini, è molto bella, un ottimo mix tra commedia ed horror, infarcita di numerose citazioni cinefile, da Forrest Gump alla Guerra dei Mondi. Una storia non banale dove si parla di bambini e del modo in cui vengono percepiti dagli adulti. Se la casa è l'elemento orrifico, il motore della storia, i veri mostri sembrano essere gli adulti: genitori distratti che lasciano soli i figli per strani appuntamenti col maestro di fitness o con babysitter scriteriate; adolescenti sadici, poliziotti superficiali o esaltati, che tirano fuori la pistola con troppa facilità. I tre ragazzi non solo non sono creduti, non sono proprio ascoltati, per tutto il film si ritrovano soli a combattere contro la casa. Unico neo di "Monster House" è una seconda parte tirata troppo per le lunghe.

 
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