|
L'estate di mio fratello |
|
|
|
Drammatico
|
|
Scritto da Federico Raponi
|
|
domenica 06 maggio 2007 |
|
L'estate di mio fratello
Italia: 2006. Regia di: Pietro Reggiani Genere: Drammatico Durata: 98'
Interpreti: Davide Veronese, Tommaso Ferro, Maria Paiato, Pietro Bontempo, Beatrice Panizzolo
Sito web: www.selfcinema.it/estframe.html
Voto: 6,5
Recensione di: Federico Raponi
Dentro un contorno di provincia veneta e musica classica, una giovane famiglia italiana degli anni '60 ancora legata alla cultura maschilista - con la madre (Maria Paiato) che pulisce la casa e prepara i pasti mentre il marito legge il giornale e borbotta - e allo stesso tempo "urbanizzata" (nucleo ristretto a tre componenti, lei ha anche un lavoro fuori, la coppia decide se abortire o meno). La relazione tra i genitori attraversa una fase delicata, e un secondogenito potrebbe essere un'occasione ma anche un problema ("non stiamo bene insieme adesso. Non possiamo giocare sulla pelle del bambino"). Figlio unico come il protagonista, il regista Pietro Reggiani entra con sapiente libertà nella vivida immaginazione del ragazzino, e il meglio dell'opera è proprio nell'ilarità dei momenti del fantasticare: sui cambiamenti nei rapporti causati dall'eventuale arrivo di un fratello, sul diventare figlio maggiore, sul senso di colpa, sull'idea del suicidio, sulla generosità riparatoria.
Reggiani è già autore di pubblicità e di "Asino chi legge", il cortometraggio italiano (candidato al David di Donatello) più venduto all'estero mentre, per un'insolita inversione d'importanza, questo debutto nel lungometraggio fino ad oggi non ha trovato una via per la sala nonostante i riconoscimenti ottenuti in diversi Festival internazionali (tra cui Tribeca, Montreal, Bergamo). Il cineasta è inoltre co-fondatore della casa di produzione "Nuvola film" con la quale ha girato appunto "l'Estate di mio fratello", pellicola che va ricordata come la prima "adottata" da Selfcinema, originale forma di distribuzione curata da spettatori - riunitisi in associazione culturale - che hanno messo in pre-vendita sul proprio sito Internet biglietti del film in modo da garantire agli esercenti l'incasso della prima settimana di programmazione.
|
|
|
Hotel cinque stelle |
|
|
|
Commedia
|
|
Scritto da Elisa Giulidori
|
|
domenica 06 maggio 2007 |
|
Hotel cinque stelle
Francia: 2006. Regia di: Christian Vincent Genere: Commedia Durata: 106'
Interpreti: Isabelle Carré, José Garcia, François Cluzet, Jean-Paul Bonnaire, Michel Vuillermoz, Mar Sodupe, Guilaine Londez
Sito web: www.bimfilm.com/hotelacinquestelle
Voto: 5,5
Recensione di: Elisa Giulidori
Christian Vincent, autore di film come "Sauve-moi", si cimenta ora nella commedia e si rifà allo stile sofisticato anni '40-50, alla cosiddetta screwball comedy, ambientata nella società mondana e centrata sul duello dialettico dei due protagonisti. Spesso i protagonisti di queste commedie sono ricchi eccentrici, qui si è preferito scegliere due personaggi non ricchi, ma che anelano alla vita mondana e alle ricchezze altrui. Franssou è una giovane e bella insegnate che eredita 50.000 euro e decide di spenderli tutti all'Hotel Carlton di Cannes, dove conosce Stéphane, un truffatore sempre in cerca di soldi.
La trama segue tutte le regole del genere, i due prima litigheranno, poi diventeranno soci e infine si innamoreranno. A mettere in moto il meccanismo comico l'incontro con René un ex pilota di formula 1, a cui Stéphane vuole vendere una villa, non sua e che si innamora perdutamente di Franssou.
La sceneggiatura gira tutta attorno ai tre protagonisti, alle loro schermaglie amorose e dialettiche, questo, però, implicherebbe una maggior sottigliezza psicologica nel definirli, più che essere eccentrici i tre si rivelano sopra le righe: Stéphane è troppo agitato e corretto per essere un truffatore credibile, Franssou troppo scaltra per essere una semplice insegnante appena entrata nel jet set e René troppo tonto per qualunque cosa, non sono personaggi realistici, benché gli attori ce la mettano tutta. Sono molto bravi e la sintonia tra loro funziona bene, ma questo non basta ad appassionare alla loro vicenda.
Tutto alla fine scorre leggero e veloce, con alcuni dialoghi divertenti, ma senza che vi sia mai un vero coinvolgimento e non solo perché la storia è scontata, forse volendo seguire tutte le regole del genere si è pensato più il film con la testa che con il cuore.
|
|
|
A history of violence |
|
|
|
Thriller
|
|
Scritto da Andrea Raimondi
|
|
domenica 06 maggio 2007 |
|
A history of violence
USA: 2005. Regia di: David Cronenberg Genere: Thriller Durata: 90'
Interpreti: Sharon Stone, David Morrissey, Charlotte Rampling, David Thewlis, Hugh Dancy, Anne Caillon
Sito web: www.historyofviolence.com
Voto: 7
Recensione di: Andrea Raimondi
Nelle campagne dell’Indiana, la famiglia di Tom Stall conduce un esistenza ordinaria ma serena come nessun altra: il capofamiglia possiede una piccola tavola calda nella cittadina poco distante dove è conosciuto e rispettato da tutti. La bella moglie Edie è un noto avvocato locale ma soprattutto l’amorevole madre di Sarah e Jack. Jack, è vero, ha qualche problemino con i bulli della scuola ma in qualche modo riesce a venirne a capo con quel poco di ironia e intelligenza che manca ai suoi amichetti. Tuttavia, un fatto casuale e violento, all’ improvviso sconvolge la tranquillità della famiglia Stall: due individui cercano di rapinare il baretto di Tom e far fuori una delle cameriere ma l’oste, con un insospettabile fare da marine, li sistema in quattro e quattr’otto spedendoli dritti all’altro mondo. Quel fatto di sangue è tuttavia sufficiente per fare di Tom un eroe in tutta la nazione. Ma quando il circo mediatico messo in piedi dalla tivvù sembrava quietarsi, ecco che al locale di Tom compare un losco figuro, un minaccioso boss della mala di Philadelphia, venuto a chiedere vendetta scambiando il proprietario per qualcun’altro che tempo addietro gli aveva cavato un occhio ! Sulle prime sembra un malinteso ma il capoccia e i suoi sgherri non mollano la presa tanto che Edie ricorre ad azioni legali affrontando inoltre a muso duro lo scocciatore senza però ottenere nulla di concreto. Ma non è il boss ad essersi sbagliato quanto l’insospettabile marito a nascondere un passato violento e mai rivelato: il buon capofamiglia, infatti, è stato un sanguinario e anarchico sgherro della mala di Philly che, dopo una strenua lotta con se stesso, decise di cambiare vita andando ad abitare in campagna e sposando la bella Edie. Così, dopo aver fatto fuori i tre scagnozzi con l’aiuto del figlio, a Tom non rimane che vuotare il sacco e raccontare tutto a moglie e figli che la prendono malissimo. Prima di fare pace con i propri famigliari, c’è però ancora un fantasma del passato venuto a chiedere il conto: è quello del fratello Richie, un ricco malavitoso che a causa delle intemperanze di Tom, ora si trova nei guai con i pezzi grossi della mala. Il piano di Richie è semplice: chiamare Tom a Philadelphia e farlo fuori. Ma Tom ha sette vite e, ancora una volta, riesce a fare piazza pulita e tornare sano e salvo a casa dove moglie e figli, nonostante tutto, sono di nuovo pronti ad accoglierlo in famiglia.
E' un film che parte col piede giusto: lo spettatore è proiettato in uno scenario pacifico e tranquillo in cui, però, sa che prima o poi succederà qualcosa di sconvolgente. Ma non sa quando né come e proprio per questo è tenuto magistralmente sulle spine da regista e attori, ottimi nei loro ruoli. Però, dopo il primo fatto di sangue, il racconto degenera e il protagonista veste i panni abusati del Rambo di turno, dimostrando di nascondere una temibile macchina da guerra sotto i semplici panni del provincialotto. Quindi da pellicola sottilmente psicologica, dramma sociale e famigliare, il film diventa all'improvviso un episodio con protagonista Steven Seagal... . Alla fine, però, secondo me il regista si riabilita almeno in parte perché ci risparmia il temutissimo finalone buonista, in cui tutto torna come prima, anzi meglio di prima. Dopo lo sterminio a casa del fratello, infatti, Tom esce nel giardino della villa quando è ormai mattina; si avvicina al laghetto e si lava la faccia quasi in un gesto simbolico: è a questa insolita fonte battesimale infatti che il protagonista idealmente si lava via una volta per tutte i peccati della vita passata prima di tornare ancora in famiglia. Giunto a casa dopo una decina di ore d'auto, lo stremato Tom trova i famigliari a tavola ancora increduli e affranti per il dolore e la delusioni provate. Però, nonostante tutto e non senza un grande sforzo, i tre decidono di riammettere Tom tra loro e, sempre simbolicamente, è la più piccola Sarah che, alla vista del padre, gli sistema il piatto al suo solito posto a tavola garantendo così una continuità che sembrava in larga parte minacciata.
|
|
|
Prey |
|
|
|
Thriller
|
|
Scritto da Francesco Lomuscio
|
|
sabato 05 maggio 2007 |
|
Prey
Titolo originale: Prey
USA, Sudafrica: 2006. Regia di: Darrell Roodt Genere: Thriller Durata: 92'
Interpreti: Jamie Bartlett, Conner Dowds, Bridget Moynahan, Marius Roberts, Carly Schroeder, Peter Weller
Sito web: www.prey.co.za
Voto: 6,5
Recensione di: Francesco Lomuscio
E' proprio uno strano regista questo Darrell Roodt, sudafricano classe
1963: in un solo anno, il 2004, ti propone prima l'inguardabile "Van
Helsing-Dracula's revenge" (2004), con il succhiasangue più famoso
dell'universo catapultato nello spazio, poi "Yesterday" (2004), vicenda
drammatica che ottiene perfino una candidatura all'Oscar nella
categoria relativa al miglior film straniero.
Ora si presenta con un eco-vengeance (termine usato per definire i film
riguardanti gli animali assassini) che si riallaccia al poco sfruttato
filone dei leoni sbrana-uomini, il quale, al di là di "Spiriti nelle
tenebre" (1996) di Stephen Hopkins, si costituisce di un ristretto
numero di pellicole decisamente sconosciute dalle nostre parti, da
"Curse of Simba" (1965) di Lindsay Shonteff a "Savage harvest" (1981)
di Robert E. Collins.
E "Prey-La caccia è aperta", che le locandine vogliono ispirato ad una
storia vera, sembra essere quasi un rifacimento di quest'ultimo,
partendo da una situazione che, in un certo senso, riporta alla memoria
una delle shockanti sequenze del famigerato mondo-movie "Ultime grida
dalla savana" (1974), diretto da Antonio Climati e Mario Morra. Abbiamo infatti Amy (Bridget Moynahan), nuova moglie di Tom Newman
(Peter Weller), che, in vacanza in Sudafrica con il compagno ed i due
figli di lui, la quattordicenne Jessica (Carly Schroeder) ed il piccolo
David (Conner Dowds), si avventura insieme a loro in un safari nella
fitta vegetazione, mentre l'uomo è impegnato altrove per motivi di
lavoro.
Improvvisamente, però, si ritrovano circondati da leoni, i quali, dopo
aver sbranano Brian (Marius Roberts), la guida che li aveva
accompagnati, mettono in atto uno stato d'assedio che farebbe invidia
al Cujo kinghiano, trasportando la dimensione narrativa in una sorta di
"Open water" (2003) su terraferma, con i feroci felini al posto degli
squali.
Tra telefoni cellulari privi di campo ed il veicolo zebrato con i tre a
bordo che, al centro delle immense distese d'erba soleggiata, non
assume altro che le fattezze di un minuscolo oggetto, Roodt enfatizza
quindi con realismo un efficace e soffocante senso d'isolamento,
cercando di sviluppare, contemporaneamente, la tematica dell'unione
familiare, tanto cara al referente indiretto (???) Steven Spielberg.
E, se al fine di generare tensione sfrutta abilmente minacciose
soggettive accompagnate da altrettanto minacciosi ruggiti, non
risparmia cruenza e notevoli spargimenti di sangue nei momenti in cui
deve terrorizzare lo spettatore, opportunamente spaventato anche
dall'immancabile alternanza dei piani sonori.
Per un'avventura a tinte horror che, senza spingere a gridare al
capolavoro, risulta avvincente quanto basta e confezionata con
professionalità, grazie anche ad un buon ritmo garantito da una
evidente conoscenza dei meccanismi dell'action-movie, con ralenti mai
usati a sproposito.
|
|
|
Notturno Bus |
|
|
|
Commedia
|
|
Scritto da Francesco Lomuscio
|
|
sabato 05 maggio 2007 |
|
Notturno Bus
Italia: 2006. Regia di: Davide Marengo Genere: Commedia Durata: 96'
Interpreti: Valerio Mastandrea, Giovanna Mezzogiorno, Ennio Fantastichini, Roberto Citran, Francesco Pannofino, Marcello Mazzarella, Ivan Franek, Mario Rivera
Sito web:
Voto: 6,5
Recensione di: Francesco Lomuscio
Lo squillo minaccioso di un telefono accompagna i titoli di testa, in bianco, che appaiono progressivamente su sfondo nero.
Dedicato a Gillo Pontecorvo, è così che inizia "Notturno bus", tratto dall'omonimo romanzo di Giampiero Rigosi - curatore anche della sceneggiatura, insieme a Fabio Bonifacci - e primo lungometraggio di finzione ad opera di Davide Marengo, nel cui curriculum artistico, oltre a videoclip, spot pubblicitari e cortometraggi, troviamo "Craj", documentario sulla musica popolare pugliese.
E, non a caso, proprio le azzeccate musiche di Mario Rivera e Gabriele Coen, alle quali si aggiungono "Mi persi" e "La Paranza" di Daniele Silvestri, sembrano prepotentemente imporsi tra i protagonisti della vicenda, accanto all'autista d'autobus Franz (Valerio Mastandrea), giocatore di poker continuamente braccato dal corpulento Titti (lo stesso Rivera), nei confronti di cui ha non pochi debiti, e la bella falsaria Leila (Giovanna Mezzogiorno), che entra improvvisamente nella sua vita, coinvolgendolo in una lotta spietata per un microchip che potrebbe rovinare un personaggio molto potente.
Perché, mentre facciamo conoscenza con il duro malinconico Matera (Ennio Fantastichino), agente dei servizi segreti accorso in aiuto dei due, inseguiti dal violento Garofano (Francesco Pannofino) e dal gelido Diolaiti (Roberto Citran), ci rendiamo subito conto del fatto che, nonostante l'evidente lato ironico, conferito in particolar modo dalle divertenti battute snocciolate dal sempre ottimo Mastandrea, la tipologia di spettacolo che scorre davanti ai nostri occhi si presenta con le fattezze di mix volto a coinvolgere diversi generi, dal racconto d'azione alla commedia romantica; riassumibile, comunque, all'interno di un unico sostantivo: noir.
Tra ombre sui volti ed affascinanti dominanti bluastre nelle sequenze notturne, è infatti la fotografia spesso contrastata ad opera di Arnaldo Catinari ("Il caimano") a rientrare tra i maggiori pregi del film di Marengo, il quale mostra una certa padronanza della macchina da presa, supportato da un cast di volti ben assortiti che comprende anche Anna Romantowska ("La piccola apocalisse"), Ivan Franek ("Provincia meccanica"), Iaia Forte ("I buchi neri") e Antonio Catania ("La cura del gorilla").
Peccato soltanto che, nonostante siano accennati momenti di cruda violenza e non manchi neppure un inseguimento a bordo dell'autobus, l'insieme finisca semplicemente per apparire senza infamia e senza lode, probabilmente penalizzato da uno script cui non avrebbe certo leso un maggior numero di situazioni veramente coinvolgenti.
In ogni caso, ci troviamo dinanzi ad un apprezzabile biglietto da visita di celluloide, soprattutto se consideriamo lo stantìo panorama cinematografico tricolore, facilmente riluttante nei confronti del genere ed ormai diviso tra commedie proto-cabaret e veri e propri trattati politico-intellettualoidi.
|
|
|